Quando
il basilico non c'è, anche i pinoli dan forfait: ma la Jena Sabauda
fa da sè, care casalinghe telematiche e curiose!
Infatti,
in questa ricettina veloce veloce, da fare mentre l'acqua salata per
la pasta bolle, ci vuole :
un
certo languorino, quella voglia di buono ma insolito fatto con cose
facili da trovare
pasta
nel formato a piacere
qualche
spicchio d'aglio (direi da due a tre...sennò ogni sbadiglio è una
strage!)
qualche
acciuga sott'olio
1
ettogrammo di mandorle pelate
Olio
extravergine di oliva q.b. (acronimo che vale sia per quanto basta che
per quello buono)
Pecorino
Romano o Parmigiano Reggiano in abbondanza
Sale
grosso
Importantissima:
l'insalata rucola (sì, la rucola che si trova già imbustata e
pronta da condire anche dai verdurai...una busta è più che
sufficiente)
Armatevi
di mixer tritatutto e cominciate a tritare l'aglio, le acciughe, le
mandorle lubrificando a poco a poco con l'olio d'oliva extra vergine;
poi, all'abbozzo di salsa ottenuta, unite la rucola e il formaggio
(pecorino sarebbe ideale, ma anche il parmigiano va bene: vale il
gusto personale), seguitando a tritare e a incorporare olio d'oliva
fino a raggiungere una certa densa omgeneità: dovrebbe uscirne una
crema verde brillante, cosi simpatico e invitante da assaggiarlo col
pane...!
Ora,
se di pesto diversamente pesto ne avete fatto in più potete metterlo
in un barattolo on frigorifero, meglio se coperto d'olio per evitare
un'eventuale ossidazione: ma ricordate che è un preparato che va
consumato entro pochi giorni.
Alla
quantità che avete preso per condire la vostra pasta, quasi a
cottura, aggiungete qualche cucchiaio di acqua di cottura, appunto,
per ottenere la salsa che sposerà maccheroni, penne, fusilli,
spaghetti, trenette, mafaldine, farfalle....chi più ne ha, più ne
metta e buon appetito!
CATALOGO DI LUCE Regia di Orazio Nullo - foto di Augusta Belloni - (c) 2016 VK66/youtube
FOTOGRAFIE
di Claudio Montini
Io
scrivo di notte così nessuno mi vede e, avendo comunque ben altro da
fare, tutti coloro che occupano il resto del pianeta si fanno gli
affari propri.
Nella
notte, tutti hanno un impegno, un appuntamento, un amore da consumare
di nascosto e in fretta, un vizio che li consumerà ma adesso
vogliono goderselo fin che ce n'è o fin che fa male, un sogno di
libertà e di vita migliore, un incubo da spegnere aprendo gli occhi
nel buio e cercando conforto nella luce interna del frigorifero.
Nella
notte, qualcuno cerca una canzone e una voce che sciolgano la
stanchezza del vivere e c'è chi demolisce la fatica russando come
una mototrebbiatrice con la marmitta bucata, mentre abbatte sequoie
nel bosco onirico.
Nella
notte, c'è chi cerca in fondo a una bottiglia l'oblio e chi se lo
inietta o inala o ingoia in mezzo ad ascelle sudate, luci colorate e
casse che vibrano e tremano e sparano decibel come le cannonate degli
incrociatori nello sbarco in Normandia; poi, li trovano schiantati o
ribaltati o aggrovigliati alle lamiere, comunque freddi da obitorio
perchè non c'è una vita di scorta come nei videogames.
Io, di
notte, prima di dormire in attesa dell'alba, guardo le fotografie che
scarico dal Grande Fratello che Orwell aveva già visto nel delirio
della sua malattia: pochi alzano la mano a vantarsi di non essere su
un social network o di non avere un indirizzo di posta elettronica.
Ce lo
chiede l'Europa e, prima ancora, ce l'ha chiesto il mercato: allora,
come pecoroni infoiati, tutti al galoppo ad aprire account per
mandare tutta la documentazione con un click, per non doversi
ingegnare a trovare il modo migliore per saltare la fila: salvo poi
doversi recare di persona allo sportello, come una volta, per
dimostrare d'essere vivo e scalciante e avente diritto a questo,
quello e quell'altro in faccia a un altro che ha il tuo stesso
pessimo umore ma, scrutando dentro uno stupido molto veloce, per
mestiere certifica la tua esistenza.
Ma i
due stupidi veloci a far calcoli, quello che hai lasciato a casa, sì,
quello con cui navighi il mare virtuale e quello dello sportello, non
dovevano essere in grado di scambiarsi vicendevolmente le notizie
loro necessarie? Oppure
sono sordi, ciechi e muti come certi pezzi dello Stato che si parlano
solo attraverso i giornali e solo per insultarsi?
Prima
di cedere alle lusinghe del sonno, di notte, io penso a molte cose e
mi incazzo col resto del mondo: ma, dal momento che quest'ultimo fa
orecchie da mercante, scendo dal.....sì, insomma, da quel “coso”
lì e vado a piedi per i labirinti sinaptici. Dicono
che camminare sia un ottimo rimedio alla vita sedentaria, ma scrivere
camminando non si può, né di notte né di giorno perchè non si
vede la strada e si perde la direzione. Io,
invece, ho trovato lo stesso il modo di farlo perchè di notte scrivo
quello che le fotografie, sbirciate nelle bacheche altrui, sussurrano
alla mia fantasia: ogni notte il viaggio è differente così come i
pensieri che si coagulano intorno a quei francobolli di vita
strappati, con nitrato d'argento e carta o una moltitudine di pixel,
al loro eterno fluire e bruciare per dissolversi nell'oblio.
Apro
camere ammobiliate per viandanti immaginari, con vista su mondi che,
già dopo lo scatto, non esistono più perché evoluti stando al
passo della luce del giorno; in esse, allestisco scenari per quadri
che monto in sequenza come fosse un film o un videoclip da proiettare
per me soltanto, nella mia testa, perché non mi bastano mai i sogni
che Morfeo, il dio del sonno e non il calciatore, mi procura ogni
volta che chiudo le palpebre. Per
sopravvivere, per serbare ancora un briciolo di speranza, per
riempire ore vuote come una casa abbandonata e dimenticata ho bisogno
di sogni ad occhi aperti e di volare oltre la malinconia e il dolore.
Siano
benedette le fotografie e chi le scatta finchè avrò la forza e la
vista per ricamare merletti di parole per le loro didascalie, fosse
ben solamente una minuscola lirica o un emistichio che fa salire un
sorriso a fior di labbra.
Sia,
infine, benedetta la mia maestra della scuola elementare, maestra
unica direbbero i soloni odierni quasi inorridendo che una persona
sola riuscisse, in cinque anni, a svezzare alla cultura e alla
disciplina del vivere in una comunità civile una banda eterogenea
dalla bocca ancora sporca di latte.
Lei
evitava di comparire nelle fotografie di classe perchè dovevamo
essere noi protagonisti della scuola; per lei la scuola viveva perchè
c'eravamo noi e lei era li per darci gli strumenti necessari ad
essere cittadini consapevoli.
Lei
non ci ha insegnato soltanto a leggere, scrivere e a far di conto:
parlandoci di storia, geografia, aritmetica, geometria, biologia,
grammatica e ortografia ci ha insegnato a non fermarci a bello o
brutto, buono o cattivo, giusto o sbagliato, mi piace o non mi piace
ma ci ha costretto ad aggiungere un perchè che
completasse la nostra risposta. Ci
ha insegnato ad avere un'opinione ed esprimerla e a porre, a nostra
volta, domande mirate per approfondire e superare le apparenze
mettendoci, se necessario, nei panni degli altri: la mia libertà
inizia dove finisce la tua, ma farò in modo che tu possa sempre
esprimere il tuo pensiero, senza gridare e senza mangiarti le parole:
perchè discutendo con una persona intelligente posso solo migliorare
la mia intelligenza, lasciò scritto George Washington, presidente
degli Stati Uniti d'America.
Intanto
la notte scivola tra le dita che compongono parole, scorrendo più
veloce delle fotografie di ogni album che vorrei sfogliare: perciò
mi limito mettere l'ultimo punto e ad aspettare, ad occhi chiusi,
l'alba di un nuovo giorno per cercare nuove fotografie.
(c) 2016 Video di Orazio Nullo per VideoKlaut66
(c) 2015 Testo di Claudio Montini da CAMERE AMMOBILIATE PER VIAGGIATORI IMMAGINARI selfpublished with Youcanprint selfpublishing services
SUPER
TORTA ALLA MANDORLA CON FARINA BIANCA LATITANTE
di Jena
Sabauda
Se vi venisse a mancare la farina bianca, quella di
grano tenero per intenderci, dopo aver letto questa ricetta non
avrete più scuse per rinunciare a prepararvi e gustarvi una torta
super buona!
Allora, ecco la lista della spesa:
300 grammi di zucchero semolato (bianco o di canna o
una miscela delle due tipologie: vannotutte ugualmente bene e poi
capirete il motivo...)
250 grammi di burro morbido (basta lasciarlo fuori dal
frigorifero per un'ora o fargli fare un giro da dieci secondi in
microonde: che ve lo dico a fare?)
250 grammi di farina di mandorle (meglio ancora
mandorle sgusciate non pelate)
200 grammi di fecola di patate
8 uova di gallina intere (no, il guscio no!)
1 pizzico di sale
la scorza grattugiata di un limone
1 bustina di lievito per dolci
zucchero a velo q.b. giusto per una spolverata alla
fine
2 mele
Se, facendo la spesa, avete trovato la farina di
mandorle nella corsia dei preparati per dolci....bene, buon per voi;
altrimenti potete prendere delle mandorle sgusciate, ma non pelate,
infilarle in un mixer tritatutto e sminuzzarle fino ad ottenere una
farina anche grossolana, come ha fatto la vostra Jena Sabauda,
ugualmente adatta alla bisogna. Il medesimo passaggio nel mixer tritatutto lo fate fare
anche allo zucchero per 1 o 2 minuti, per sottoporlo a una sorta di
ulteriore semolatura: a maggior ragione necessaria se usate la
miscela di zucchero bianco e di canna (150+150 grammi). Ora potete aprire le uova in una ciotola (i gusci li
buttate, tanto sono vuoti e rotti: che ve ne fate?) e unite ad esse
lo zucchero e il burro ammorbidito (non sciolto e non chiarificato) e
cominciate a mescolare aiutandovi anche con le fruste; quando si
comincia a vedere una certa omogeneità, aggiungete la fecola di
patate, la farina di mandorle, il lievito per dolci, un pizzico di
sale e la scorza di limone grattugiata seguitando a mescolare, con
costanza, fino ad ottenere una bella miscela fluida ma
ragionevolmente densa e senza grossi grumi.
Imburrate una teglia dai bordi alti, versate il composto
ottenuto e, sbucciate e detorsolate le mele, disponete sulla
superficie rondelle di mele spesse come più vi piace: se affondano
tanto meglio! Mettete il tutto in forno freddo che imposterete a 180
°C per una cottura che durerà tra i 30 e i 35 minuti, a seconda
delle sue caratteristiche e della "prova stuzzicadenti".Lasciate raffeddare e poi ribaltate sul piatto di
portata, dove renderete la vostra torta super buona con una bella
nevicata di zucchero a velo; se volete prolungare la goduria, potete
accompagnarla con panna montata o del gelato alla crema...
Gra gra gracidano placide le rane dentro il fosso; batto i piedi sul sentiero per seguire il loro ritmo ma le suole delle scarpe strisciano sui sassolini sollevando un polverone: la farfalla spaventata con le ali impolverate non riesce più a volare, ma...io devo proseguire e percorrere la vita che ogni tanto fa una curva per confondermi le idee affinchè io non capisca quando è tempo di morire. Tante gocce come sassi piomban dritte dentro il fosso dando forma a degli anelli che ricordano i gioielli. Dalla pioggia appesantita, l'erba lunga si è accasciata Nascondendomi il percorso: io mi sento un'uomo perso, sto per fare una pazzia e buttarmi dentro il fosso: ma ognuno ha il suo angelo che gli indica la via. Quattro zampe col fiatone, lingua rossa a penzoloni, lui riesce a percepire i segnali della vita dentro l'erba, che per l'uomo è solamente un vegetale, e...in silenzio mi accompagna e...sparisco dentro il verde, perchè verde è la campagna
augusta e claudio
(c) 2016 testo di Augusta Belloni e Claudio Montini (c) 2016 Grafica e immagini di Augusta Belloni Seguiteci anche su facebook alla pagina Sinapsi