sabato 6 aprile 2019

Dalla cambusa di Zio Propano: LA PAGNOTTA CASALINGA

 
PANE DOMESTICO CON LIEVITO MADRE  

di Zio Propano


Nella nostra cultura, il pane è sinonimo di cibo e alimentazione sin dalla notte dei tempi; la sua produzione, a livello popolare, è sempre stata appannaggio delle quattro mura che chiamiamo casa eccezion fatta per l'ultimo secolo, quello breve e zeppo di innovazioni tecnologiche tanto quanto di vittime innocenti, quello della plastica e della bomba atomica, quello dei boat people e dei razzi sulla luna con le sonde che volano fuori dal sistema solare. In un inconscio omaggio al principio di azione e reazione, al trionfo dell'industria e dei suoi prodotti di massa, omologati nella forma e nel sapore, l'essere umano si inventa la moda di tornare a sperimentare l'artigianalità improvvisata e domestica, forse per convincersi di non essere un'automa: ecco spiegata la fortuna di spettacoli e canali televisivi dedicati alla cucina, alla pasticceria e alla panificazione.
Grazie alla frequentazione di questi ultimi e a una macchina per il pane portata a casa coi punti fedeltà di una catena di supermercati, la Jena Sabauda (prima dell'ictus) e il sottoscritto Zio Propano (per forza di cose, titolare della cambusa dopo il 29 agosto 2016) siamo diventati panificatori fai da te con piena soddisfazione sin dal 2012. Dopo vari tentativi e non senza la consultazione di appositi saggi editi in materia, siamo giunti alla ricetta che vado a illustrarvi e che replico con successo ogni tre giorni. Pertanto, procuratevi:
  • 250 grammi farina di grano tenero 00
  • 250 grammi semola rimacinata di grano duro
  • 300 millilitri di acqua di rubinetto a temperatura ambiente (tiepida se adoperate il lievito di birra fresco)
  • 3 cucchiai da tavola di lievito madre essiccato in polvere (in alternativa lievito di birra fresco, in panetti da 25 grammi: ne basta la metà)
  • 3 cucchiaini da the di zucchero bianco semolato
  • 2 cucchiaini da the di sale fino marino
  • 3 cucchiai da tavola di lievito madre fresco (poi vi spiego come farlo e mantenerlo, se non ce l'avete o non avete pazienza o voglia di tribolare...pazienza! Il pane riesce ugualmente)
  • 2 cucchiai da tavola di olio extra vergine di oliva
In una ciotola miscelate le due farine aiutandovi con due cucchiai da tavola, come se doveste condire l'insalata; in un'altra versate il sale, lo zucchero, l'olio extravergine di oliva e l'acqua (intera se adoperate il lievito madre essiccato e fresco, il resto che vi avanza dopo aver sciolto il lievito di birra o da panificazione) mescolando con un cucchiaio da tavola fino a far sciogliere sale e zucchero mentre l'olio seguiterà a stare sulle sue: poco male e, nel caso in cui preferiate panificare con lievito da sciogliere, potreste aggiungerlo adesso e seguitare a mescolare col medesimo cucchiaio fino a ottenere un fluido omogeneo sul quale pioverà la miscela di farine per procedere all'impasto. Se invece fate come me, una volta versate le farine nella ciotola col liquido, unite il lievito madre essiccato e quello fresco tenendoli separati (uno si poserà sopra la “farina” e l'altro, gioco forza, sprofonderà); ora siete pronti per impastare aiutandovi con il cucchiaio “sporco” di lievito madre fresco e ruotando la ciotola stessa, a imitazione del movimento dell'impastatrice meccanica: bisogna che facciate in modo che tutta la farina si bagni e si incorpori alle parti già umide. Mano a mano che procedete col cucchiaio, crescendo la consistenza, crescerà l'intensità dello sforzo da applicare ma vedrete anche la ciotola “ripulirsi” degli ingredienti e l'amalgama assumere una forma sferica e compatta: allora mollate il cucchiaio e procedete con la mano libera (l'altra seguita a tenere e far ruotare la ciotola) nell'impastare schiacciando la massa, ora col pugno ora col palmo, per un bel quarto d'ora senza preoccuparvi di eventuali residui di pasta su nocche e dita. Sarà la pasta stessa a trasmettervi le giuste sensazioni, anche quando vi fermerete per liberarvi dai residui che vi ho detto. Trascorso quel tempo lì a manipolare, vi ritroverete con una pagnotta di forma sferoidale: potete lasciarla così oppure manipolarla fino ad ottenere una pagnotta vagamente simile a un cilindro che, posta su un letto di carta da forno, adagiato su una teglia oppure in uno stampo da forno unto con olio extravergine di oliva (in questo caso non lo toccate più fino a cottura ultimata), lascerete a lievitare nel forno di casa spento, al buio e con la porta chiusa per tre ore circa (vale a dire, per i più pignoli, da un minimo di due a un massimo di quattro ore). In tutto questo tempo, al riparo da polveri sottili e sbalzi d'umore e di temperatura, in qualunque stagione dell'anno, l'impasto crescerà di volume e non resterà, poi, che toglierlo dal suo rifugio giusto il tempo per scaldare il forno fino a 200 °C circa (statico o ventilato per me pari son, se si tratta di forno elettrico); a questo punto ci sono due opzioni: lasciarlo stare così come ha lievitato e cuocerlo per quindici minuti, avendo cura di lasciarlo dentro finchè il forno stesso non si sia raffreddato (si tratta, all'incirca, di un'oretta in modo tale che prosegua la cottura e l'asciugatura in modo graduale e costante: avrete un pane croccante all'esterno e morbido all'interno capace di non perdere fragranza ed elasticità), oppure staccarlo dalla carta forno e manipolarlo su di un tagliere di legno o un piano di lavoro infarinato, rotolandolo fino ad ottenere un cilindro cui comprimerete le estremità per farlo più corto e tozzo, riporlo nuovamente sulla carta e sulla teglia (mentre il forno seguita a scaldarsi), quindi praticare sulla superficie superiore dei tagli incrociati con una comune forbice per ottenere l'effetto che vedete nella fotografia. La manipolazione e le incisioni agevoleranno la cottura e influiranno sulla consistenza del pane stesso a parità di tempo e temperatura di cottura i quali, lo ribadisco per i più distratti, sono di un quarto d'ora e 200 °C con, indispensabile, riposo in forno ancora caldo di un'ora (almeno) ovvero fino a raffreddamento sostanziale dello stesso: vi ritroverete con una pagnotta simile a quella che potreste acquistare dal fornaio o dal panettiere di fiducia, ugualmente sana ma sicuramente più a buon mercato...panificare per credere!! Se il lievito madre fresco non ce lo avete...pazienza! Usate con fiducia anche soltanto quello essiccato che si trova facilmente in commercio (nel supermercato, o stupid market come lo chiama la mia amica statunitense Martha, nella zona delle farine e dei preparati per dolci); io ne adopero uno che ha avviato la Jena Sabauda cinque anni fa e ho recuperato sbrinando il freezer: l'ho scongelato, mescolato con una tazzina di acqua e un centinaio di grammi di “farina” (miscela di farina 00 di grano tenero e semola rimacinata di grano duro) e impastato fino a frane una pallina liscia e non appiccicosa che ho chiuso in un recipiente ermetico (un vasetto con la chiusura “a macchinetta”): dopo 36 ore aveva occupato l'intero vasetto e in 48 spingeva già il tappo, ma se ne è stato buono finchè non l'ho adoperato. Ogni due panificazioni, lo rinnovo aggiungendo farina, acqua e zucchero a quello che mi avanza, in modo tale che per la successiva panificazione avrà già compiuto la sua espansione o lievitazione o maturazione che dir si voglia. Per coloro che fremono dal desiderio di averne uno proprio, vi suggerisco un metodo sprint che vi eviterà sprechi: sciogliete in 70 millilitri di acqua (circa...non fate i farmacisti!) un cucchiaino da the di zucchero semolato bianco, quindi incorporate 150 grammi di “farina” (ricordate la miscela per il pane? Farina di grano tenero 00 e semola rimacinata di grano duro: ma funziona anche con la sola farina 00, sia chiaro...) e amalgamate il tutto fino a formare una palla o una pagnottella che ponete in un vasetto ermetico (per accelerare la fermentazione anaerobica indotta dallo zucchero sugli amidi della “farina”) per 48 ore, almeno, o fino alla successiva panificazione. Per le prime tre volte, conviene che rinfreschiate il lievito madre dopo ogni panificazione: vale a dire che, fatto il pane, aggiungete acqua e zucchero e farina al rimanente (è sufficiente andare ad occhio: due cucchiai da tavola di farina mezza tazzina d'acqua e un cucchiaino da the di zucchero), impastate e lo mettete a riposare nello stesso vasetto anche senza risciacquarlo. Col tempo vi regolerete come meglio vi aggrada e vi suggerisce l'occhio che, è risaputo in tutto l'universo, vuole sempre la sua parte.

©2019 Testo di Claudio Montini
©2019 Immagine di Orazio Nullo


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