venerdì 15 luglio 2016

L'evidenza colposa , la dignità e la rassegnazione

L'evidenza colposa che non scuote perché non viene raccontata
   

di Claudio Montini

L'evidenza dei fatti è piuttosto semplice, tanto che si stenta ad accettarla o ad evidenziarla: dunque la si nasconde sotto proclami, parole ripetute all'infinito, tonnellate di retorica che riempiono lo spazio che si deve pur mettere tra una serie di messaggi pubblicitari e l'altra, poichè non di soli cantanti esordienti e cuochi improvvisati o di vecchi film e telenovelas si può campare. Meno male che c'è la cronaca nera e l'attualità che non mancano mai di essere serbatoio di casi al limite dell'umano, del comprensibile e del concepibile: così si tiene tesa e vibrante la corda dell'emozione e si rallenta o impedisce alla ragione l'azione di porsi domande e cercare soluzioni per uscire dalla crisi,parare il colpo, allontanarsi dal pericolo. In fondo, la ricerca dei colpevoli non sarà mai la vera priorità di ogni essere vivente senziente dotato di una buona dose di istinto di sopravvivenza e di conservazione: quello è un'esercizio che è amato solo da chi ha il sedere al comodo e al riparo, al caldo d'inverno e al fresco d'estate, la pancia piena e il telecomando a portata di mano oppure sono soliti a lavorare indefessamente solo con la lingua dando fiato alla bocca.
Nella campagna di una regione che potrebbe essere una Svizzera con il mare, che ci prova nonostante la classe dirigente e politica che nessun'altro ci invidia e che ci ostiniamo a foraggiare con le nostre tasche e con il nostro voto, due treni si scontrano fino a disintegrarsi e portare con se le vite di oltre venti persone perchè viaggiavano su una linea ferroviaria (leggi rotaie e stazioni) degna solo del Bangladesh o del Vietnam, di cui lo Stato si è disinteressato poichè data in concessione ad azienda privata, su cui il traffico era affidato al buon cuore e all'esperienza dei capistazione: vale a dire, dato che il binario era unico per entrambe le direzioni (andata e ritorno da Bari a Barletta per Andria e Trani, tanto per darvi delle coordinate geografiche) un collega telefonava all'altro, di stazione in stazione, chiedendogli se poteva dare via libera al convoglio in attesa dell'omologo che proveniva in senso contrario ma i due treni non avevano un sistema per potersi parlare (in caso di inconvenienti o di ritardi) nè i binari erano dotati di automatismi di blocco preventivo in caso di rotaia occupata. Un sindacalista che aveva trent'anni di esperienza come personale viaggiante in Ferrovie Dello Stato (ora gruppo Trenitalia), durante una trasmissione televisiva ha affermato che il sistema del dispaccio telefonico FS l'aveva abolito dai tardi anni '50 del XX secolo: ora siamo nel XXI e il disastro risale a pochi giorni fa, nell'era dei telefonini e di internet e delle motrici elettriche e diesel non delle vaporiere a carbone e del telegrafo o delle palette colorate o delle lanterne.
La gente di Puglia, la gente comune e i soccorritori e le forze dell'ordine e i vigili del fuoco sono stati eccezionali ed encomiabili, esempi di civismo e dignità anche nel dolore e nella fatica perchè ad occhi asciutti hanno pensato subito ai vivi, ai feriti, a chi aveva bisogno di sapere se doveva piangere un morto o sperare ancora in un miracolo; senza fare confusione o baccano hanno speso le lacrime e sangue dimostrando che il cuore grande della gente del sud non è solo generoso, ma anche efficiente e dignitoso e ora pretende risposte e impegno da tutti coloro che hanno taciuto, impedito, procrastinato per meglio lucrare sullo sviluppo tecnologico mancato di una regione e di una parte d'Italia che non vuole più essere fabbrica di emigranti o serraglio di naufraghi extracomunitari. Infatti, i soldi per il raddoppio di quella linea a binario unico erano stati stanziati dall'Unione Europea da almeno quattro anni, ma le norme escogitate dai soloni romani erano state tali e tante da impedire la produzione di un progetto credibile: migliorare e potenziare una manciata di chilometri di strada ferrata pareva più complicato che costruire il ponte sullo Stretto di Messina. 
L'evidenza di cui dicevo al principio è, dunque, l'urgenza di domandare conto a chi gestisce la cosa pubblica, a livello di vertice e di ponte di comando, e a chi rappresenta i cittadini nelle istituzioni dell'amnesia da cui vengono colti una volta proclamati eletti: seicentomila utenti potenziali mensili o giornalieri non portano voti sufficienti a spronare chi di dovere nel realizzare una seconda ferrovia che eviti queste tragedie?
Una parente di una vittima, interpellata da un giornalista televisivo, chiedeva che questa strage non venisse dimenticata e che fosse loro data almeno la consolazione della giustizia, non due capri espiatori (presumibilmente i capistazione, già iscritti nel registro degli indagati per disastro ferroviario colposo); la vera, giusta, sola risposta degna di un Paese civile sarebbe o dovrebbe essere una campagna ventennale di investimenti in infrastrutture di trasporto su rotaia, che porti i binari unici d'Italia dal 60% della intera rete a una percentuale minima fisiologica dettata dalla composita orografia dello stivale italico.
Questo sforzo ridarebbe fiducia agli italiani e darebbe loro anche lavoro, avrebbero qualche soldo in tasca da spendere e si rimetterebbe in moto tutto il sistema Italia, se solo smettessero di ragionare in termini di interesse partitico e personale coloro cui deleghiamo il compito di governarci.

(c) 2016 Testo di Claudio Montini  
(c) 2014 Google Images/ Vassilij Kandinskij "Croce Bianca" 1922 olio su tela  

martedì 12 luglio 2016

In loving memory of the victims of train crash disaster in Regione Puglia - South Italy

Sarebbe facile scrivere cordoglio e vicinanza a chi ha perduto una persona cui voleva un bene dell'anima, oggi, nella marmellata di lamiere e vetri e plastica e sedili imbottiti sporchi di sangue e corpi straziati. Sarebbe facile scegliere un disegnino giusto, contrito quanto basta, serio perchè una disgrazia come la morte è sempre una cosa seria...e poi continuare a fare gli sciocchi come sempre, tanto domani è un'altro giorno, tanto è successo in Bassa Italia, tanto il governo o chi per esso se ne frega. Già: sarebbe facile. Ma non mi va di farlo perchè tutti lo vedano e mettano mi piace: domattina, in silenzio, con il mio cane a passeggio, mi fermerò dalla statua della Madonna di Lourdes e questi sfortunati italiani li metterò insieme a quelli che già ci sono nel mio cuore, pregando anche per coloro che sono morti, affinchè San Pietro li faccia passare tutti e magari prima degli altri, e anche per i vivi perchè il dolore passi ma non passi mai il ricordo di coloro che hanno tanto amato.

(c) 2016 Immagine "Last Empty Station" 2016  - testo di Claudio Montini

lunedì 11 luglio 2016

Letti & piaciuti - UNA PISTOLA COME LA TUA di Enrico Pandiani, Rizzoli (2016)

LES ITALIENS: IL GRADITO RITORNO DI UN FUORICLASSE
di Claudio Montini


Enrico Pandiani
UNA PISTOLA COME LA TUA
Ed. Rizzoli 2016


Le logiche che regolano la vita di una grande casa editrice, o presunta tale, sono spesso inconoscibili e contraddittorie: la gente comune, il popolino, gli utenti, i fruitori,i consumatori (come veniamo definiti con un grado variabile di benevolenza, dagli addetti ai lavori, noi che ne finanziamo e giustifichiamo l'esistenza) pensa che esse siano dettate da una miscela di coraggio, intelligenza estetica e acume commerciale perchè non si tratta solo di produrre e vendere cultura ma anche di formare, orientare, creare una moda o uno stile o una opinione collettiva. Quando, però, si ha a che fare con un fuoriclasse, un talento superiore alla media, un fenomeno capace di congegnare storie che funzionano anche in un'altra lingua diversa dall'italiano (per esempio il francese e un'editore transalpino le pubblica e poi accade che si metta in moto la macchina che ne trarrà una serie televisiva in una coproduzione internazionale) allora metti da parte l'allergia italica alla serialità (affatto intesa nel senso della pedissequa ripetizione, sebbene il rischio sia sempre in agguato) e spedisci in campo, o nella mischia se preferite, il gioiellino talentuoso con la sola missione di fare ciò che gli riesce meglio nel modo che ritiene più opportuno.
Rizzoli, editore, ed Enrico Pandiani, autore, in UNA PISTOLA COME LA TUA (2016) si comportano esattamente così, consciamente o inconsciamente: Enrico indossa la sua divisa migliore o quella a lui più congeniale, quella che lo mette a proprio agio e stimola la vibrazione delle corde migliori dell'artista e del professionista consentendogli, l'editore, di giocare la partita come più gli piace e come a pochi riesce, ovvero divertendosi e divertendo, vale dire componendo un concerto grosso per orchestra ritmica moderna in cui ogni sezione della stessa trova il suo posto, la sua valorizzazione, la sua ragion d'essere indispensabile e utile a tutte le altre.
Un regolamento di conti tra banda rivali con salutare scambio di artiglieria leggera, caduti sul campo e inseguimento (vano) dei sicari, consente al commissario Pierre Mordenti della Brigade Criminelle della Police Nationale di scoprire un efferato omicidio perpetrato ai danno di una potente e ricca imprenditrice edile, cognata di un aspirante inquilino dell'Eliseo, a sua volta titolare della più importante compagnia produttrice di armi di Francia per giunta imparentato con il losco titolare di una impresa di servizi ecologici, dedita allo smaltimento lecito o illecito di ogni genere di rifiuti, poichè quest'ultimo ne ha sposato la figlia che ha fatto perdere le sue tracce (portandosi appresso il figlioletto) poco prima della data presunta dell'omicidio della zia. Dunque, ritrovare la giovane donna con annesso pargoletto dovrebbe essere la missione e la mossa che metterebbe nella giusta luce le tessere del rompicapo, dando loro una collocazione esatta fino a comporre il quadro d'insieme; oppure, complici le implicazioni politiche che turbano le alte sfere, servire a rimettere coperchio e sigilli al bidone colmo di sostanze tossiche e nocive in cui sono inciampati Mordenti, Les Italiens e il loro capo Patrick Le Normand: infatti il blocco di granito in forma umana, ha uno scheletro nell'armadio che è latitante con il proprio pargolo, protetti da un misterioso ambiguo personaggio che si rivelerà essere colpo di scena e chiave di volta, al tempo stesso, del buon esito di questa avventura dei flics transalpini.
Infatti, il compito di Mordenti, Santoni, Coccioni e Servandoni sarà quello di riportare a Parigi, sani e salvi, madre e figlio tra le braccia del patron Le Normand che si rivelerà essere più umano del solito e anche sfera (o ingranaggio, se preferite) inferiore sottoposto al movimento e all'influenza di sfere ben più alte e importanti: ovvero un pragmatico tecnocrate, stratega quanto basta ma dotato di cuore e onore ben celati sotto la cotta di granito. Il commissario parigino compirà in pieno la sua missione portando con sè il lettore in un viaggio nei suoi pensieri, nelle sue riflessioni, nelle sue ansie, nei suoi batticuore mostrandosi per ciò che è: ovvero un uomo che fa un mestiere che ama, in cui bisogna avere fortuna e intelligenza e sensibilità ed esperienza per riuscire; un mestiere che comporta rischi come tanti altri, in cui ci sono altie bassi, in cui a volte ci si azzecca e altre si pigliano cantonate come tutti i santi o dannati giorni che Dio, o chi per lui ammesso che il cielo non sia pieno solo di nuvole, manda in terra.
Pandiani con UNA PISTOLA COME LA TUA non ci regala il ritratto di un pistolero francese, in cui il romanzo termina quando i caricatori sono vuoti, nè l'omaggio o l'affresco, stilizzato fin che si vuole, della nazione la cui capitale egli considera come la sua seconda casa e neppure spinge più avanti i limiti del romanzo noir, come improvvidamente scritto nel risvolto della sovracopertina: lui fa della buona letteratura perchè il romanzo, come forma di espressione artisitica e narrativa, non ha avuto e non ha e non avrà mai limiti che possano imprigionarlo. Esso è la rappresentazione dei sentimenti, delle reazioni, delle idee che provano e sviluppano tutti gli esseri umani se posti di fronte ai molteplici accidenti del gioco misterioso e senza istruzioni che è la vita quotidiana e il suo divenire. Lo scrittore dalle due anime, torinese e parigina, con una eleganza e una sapienza ormai magistrali, mescola azione e ironia con enfasi e sintesi pittorica esprimendosi in un italiano schietto e semplice e diretto, mai involuto o compiaciuto, capace di sostenere senza sforzo tanto le parti ritmiche quanto quelle melodiche della partitura che distribuisce con sagacia per la sua orchestra: il lettore, anche quello prevenuto e imbevuto di categorie imposte dall'industria editoriale (per agevolare il lavoro dei librai o l'ottusità degli intellettuali autoreferenziali), dopo poche righe viene rapito dalla bellezza del periodare, dal brio della trama, dal lessico essenziale che riverbera comunque i colori necessari a vedere la scena sorgere dalle pagine, tanto che rincorre i capoversi per giungere al termine di ogni capitolo, tirare il fiato ed essere pronto in un amen a ricominciare.
E' evidente che l'esperienza come traduttore di sè stesso (i primi episodi della saga de Les Italiens sono stati pubblicati, in lingua transalpina, presso le Editons Télémaque) abbia giovato allo stile letterario di Enrico Pandiani, ancora di più migliorandolo e maturandolo e dotandolo di nerbo e corpo che lo fanno stagliare nettamente dai "padri nobili" del genere investigativo poliziesco, quali Georges Simenon o Raymond Chandler piuttosto che sir Arthur Conan Doyle, Rex Stout o mrs. Agatha Christie, senza dimenticare Carlo Fruttero e Renato Olivieri.
A partire da LES ITALIENS (Instar Libri 2009), TROPPO PIOMBO (Instar Libri 2010), LEZIONI DI TENEBRA (Instar Libri 2011), PESSIME SCUSE PER UN MASSACRO (Rizzoli 2012), LA DONNA DI TROPPO (Rizzoli 2013, il primo senza Les Italiens ma con una protagonista femminile, Zara Bosdaves, ambientato in Italia), PIU' SPORCO DELLA NEVE (Rizzoli 2015, secondo episodio "italiano" con Zara Bosdaves) arrivando a questo gradito ritorno di una squadra di fuoriclasse, come autore e protagonisti di UNA PISTOLA COME LA TUA (Rizzoli 2016), si deve prendere atto di una affermazione di uno "Stile Pandiani" in senso squisitamente letterario, filologico e semantico che altro non è che la spia della vivacità della letteratura italiana. Chi non conoscesse l'opera di Enrico Pandiani, è caldamente invitato a colmare questa lacuna leggendo con passione e trasporto UNA PISTOLA COME LA TUA e poi andare proustianamente a ritroso affrontando PESSIME SCUSE PER UN MASSACRO e LES ITALIENS, lasciando i due titoli che hanno per protagonista Zara Bosdaves, investigatrice privata in Torino, poichè sono prime tappe di un esperimento che, pur meritando di essere sviluppato, necessita ancora di una ulteriore maturazione: non è così semplice e nemmeno facile per l'uomo entrare in una donna, dopo esserne uscito alla nascita, sebbene ci provi sovente ma mai dalla parte della testa...
Comunque sia, dall'adolescenza in poi, UNA PISTOLA COME LA TUA di Enrico Pandiani edito da Rizzoli, è un libro adatto a tutti poichè i temi trattati sono di comune e stretta attualità, scene di sesso esplicite non ve ne sono (la sapienza dello scrittore si esplicita anche nello stimolare l'aggiunta dei particolari ad opera della fantasia del lettore), quelle di combattimento o di violenza o di morte sono ridotte all'essenziale senza indulgenza alla truculenza gratuita, valendo anche in questo caso la maestria dell'autore riguardo alla rappresentazione della sessualità.
Emerge nel finale, ma al lettore meno superficiale non sfuggirà affatto la presenza sottotraccia, un messaggio pedagogico o, meglio, un'auspicio sociologico affinchè si ritorni a cercare figure autorevoli di riferimento e quelle istituzionalmente deputate a farlo non si tirino indietro per paura di una constestazione, perchè il tempo è un galantuomo e sa fare il suo mestiere assai più di quanto pensino gli uomini: vale a dire che i padri devono tornare ad essere tali e far sentire la propria presenza, non solo come effimeri fornitori di materiale biologico per la perpetuazione della specie o padroni ottusi del bastimento che, se mal governato, cola picco con tutto il carico e senza scampo per ciurma e comandante.
Se la letteratura riesce a compiere questa missione intrattenendo e divertendo, allora se ne può infischiare allegramente di etichette astratte e fantasiose strategie di marketing editoriale perchè, comunque vada, sarà un successo.


© 2016 Testo di Claudio Montini – foto di Google Images/rizzoli.eu




sabato 9 luglio 2016

Luna danzante o una nota fuori dal coro?



La luna è ancora appesa al cielo che si incupisce, sopra i fili della luce, come una nota fuori dal rigo da tenere e da suonare, o da cantare come un’acuto che lasci senza fiato e strappi l’applauso del pubblico pagante. 
Ci parla da mille secoli almeno, ma nessuno capisce cosa voglia dire: non si perde d’animo, lei, ma si mette a danzare come in questo video. 
Buonanotte sognatori naviganti.

(c) 2016 testo di Claudio Montini
(c) 2014 video di Orazio Nullo, Claudio Montini e Daniele Massola da yuotube.com/claudiomontini

giovedì 7 luglio 2016

Alla faccia di Goethe, mi faccio un libro di poesie!

Gocce sparse nella polvere 
poesie a metro libero
di Claudio Montini

Le poesie sono bei giochi di parole di scarsa utilità pratica, eccezion fatta per i testi delle canzoni, che tuttavia piace a molti sentirsi dedicare. Non credo che ci siano persone che abbiano disprezzato o accolto con freddezza un biglietto d'auguri scritto in rima e in bella calligrafia, così come sono certo che ogni genitore al mondo sia stato scosso da brividi d'orgoglio ascoltando la sua creatura recitare filastrocche, più o meno famose o auliche o altisonanti, imparate a forza e senza la minima spiegazione circa il senso, il ritmo, la musicalità delle parole e dei segni di interpunzione (utili, se non altro, a capire quando riprendere fiato).
C'è chi dice che non capisce la poesia, c'è chi dice che non la riconosce, c'è chi ne è stato traumatizzato dovendola imparare a memoria, tanto da detestarla fin dal suo comparire all'orizzonte; poi quegli stessi imparano senza difficoltà apparente ogni respiro, ogni pausa, ogni intonazione delle canzonette della radio diventando capaci di cantare sopra il disco confondendosi con esso; si commuovono davanti a un tramonto, a un cielo stellato, a un alba, a un bel sedere o a una bella faccia sorridente sciorinando i più altisonanti aggettivi pur di evitare un rifiuto.
Io, che sono un parolaio, che sono uno che vorrebbe campare delle sue parole scritte, che faccio? Compongo poesie, per divertimento e per esercizio, nella mia testa per poi correre a scriverle in fretta perchè altrimenti svaniscono e non ritornano: ma lo faccio di nascosto, per non dare l'idea d'essere un perdigiorno con la testa fra le nuvole, perchè è risaputo fin dai tempi antichi che le poesie non danno il pane. Ma a me piace giocare con le parole e finisce sempre che suonino talmente bene insieme da non avere il coraggio di buttarle o dimenticarle: così è nato questo ebook di cui, nel momento in cui sto scrivendo, esiste solo la copertina creata da Orazio Nullo ma che presto sbarcherà sulla rete virtuale con StreetLib. Si tratta di una quarantina di componimenti a metro libero, in italiano (il migliore di cui dispongo), che sono stati omaggi ad amici, manifestazioni di miei stati d'animo, preghiere laiche che in modo del tutto misterioso sono affiorate nell'anima e si sono sedute ad aspettare che io passassi, le raccogliessi e dessi loro corpo. Le emozioni che sapranno regalarvi saranno propio quelle GOCCE SPARSE NELLA POLVERE che impediranno a quest'ultima di soffocarvi.

(c) 2016 Testo di Claudio Montini 
(c) 2016 Foto di Orazio Nullo

mercoledì 6 luglio 2016

Tutti amici miei, quelli del Sessantasei!



Dio del cielo, della terra e del mare
che vegli su di noi oltre le stelle
avresti un momento per ascoltarci?
Non ti ruberemo troppo tempo,
Sappiamo quanto tu abbia da fare 
tra moltitudini d'anime e di mondi 
da perdonare e da salvare.
Cinquant'anni fa ci hai fatti uscire 
da un caldo bozzolo d'amore
per camminare, pedalare e ruzzolare
per le strade del mondo che hai creato.
Figli della seconda metà del secolo breve,
ci hai messo in tasca una moneta
e sulle spalle una croce da piantare
solo quando vorrai farci riposare.
Qualcuno l'hai chiamato prima del tempo,
per qualche motivo che sai solo tu, 
come hai fatto con quelli che abbiamo amato
e che ci hanno tirato su nella vita,
ed ora che siamo arrivati a questa quota,
che siamo grandi e genitori a nostra volta,
vediamo meglio quanta fatica sia costata.
Ti ringraziamo per quel che abbiamo scampato,
per gli ostacoli che abbiamo superato,
per la gioia e l'amore che abbiamo scambiato.
Abbiamo conservato uno scampolo di ieri, 
in fondo al cuore avvolto in un tricolore,
dei ragazzi pieni di speranza che siamo stati:
ecco perchè, dopo dieci lustri, resta intatta
la voglia di fare una festa benedetta
per dire a tutti che ce l'abbiamo fatta!
Nello spirito, siamo ancora giovani e forti
e torneremo ancora molte altre volte
a ricordare tanto i vivi quanto i morti...
Almeno per cinquanta altrettante!!




(c) 2016 Testo di Claudio Montini - Video di VideoKlaut66
    per gentile concessione www.youtube.com
Le colonne sonore dei due video sono di Audionautix.com:
for "Tutti amici miei" Audionautix performed "Whatdafunk"
for "Coscritti 1966" Audionautix performed "Crushin'"


domenica 3 luglio 2016

Miccium - quarta puntata - inedito di Claudio Montini da un'idea di Silvio Curti

MICCIUM: 
IL GATTO DELLA TELEVISIONE

QUARTA PUNTATA

di Claudio Montini

Con mia somma sorpresa, non mi annoiai nè mi assopii e, anzi, ebbi l'impressione di ritrovare una certa vigoria: più d'una volta mi capitò di tenere il tempo battendo la mano sul materasso; verso la fine della trasmissione, addirittura, mi parve di avvertire un formicolio alle gambe: un'autentico miracolo e mi commossi, non solo perchè stavano passando "My Way" di Frank Sinatra con quelle parole che sembravano state scritte per me e per lui.
Mi asciugai i goccioloni che avevano attraversato imperterrite e furtive le mie vecchie gote; poi, al termine della sua seconda esibizione, applaudii Miccium per ringraziarlo di quell'ora lieve e lieta che mi aveva offerto: era da parecchio tempo che non mi capitava di avere la mente così sgombra da pensieri, rimorsi, ricordi, ansie varie sul domani o sul dopo...
Lui si inchinò manco fosse Laurence Olivier e, siccome pareva averci preso gusto, mi sorprese ancora una volta.
«A me è venuta sete...una bella ciotola di latte intero, di quello che lascia i baffi banchi di crema e di panna...sì, me la sorbirei proprio volentieri! Vieni dietro la mia coda, così ti fai un cicchetto, un bel drink anche tu...ne hai davvero bisogno hai una cera...come dire? Cadaverica...» e aggiunse un miagolio che pareva una risatina ironica, mentre balzava giù dal letto e si dirigeva verso la porta.
«Ehm....Miccium...non dimentichi qualcosa?»
«Cosa? Le cannucce che sono entrate e uscite da te? Ma dai...Alzati e cammina, come disse un falegname palestinese che ha fatto una brutta fine....però alla fine ha avuto ragione lui!»
Ho dato un'ultima occhiata fuori dalla finestra, al Giugno che imbiondiva i campi di orzo e faceva rosse le ciliege che avevamo messo a cavallo delle orecchie da bambini, prima di mangiarle ridendo e sputando lontano i noccioli per vedere chi arrivava più lontano, che scaldava l'aria con un vento tiepido e profumato di fieno; ho spostato il lenzuolo e sono sceso dal letto andando ad aprire la porta al gatto che guardava la televisione: al piano di sopra ci stavano aspettando e io avevo bisogno di un drink piuttosto robusto.


(c) 2016 Testo inedito di Claudio Montini da un'idea di Silvio Curti
(c) 2016 Immagine di Orazio Nullo "Television cat show"

Questo racconto, che ho voluto pubblicare in quattro parti, è nato per l'impulso e la volontà di un caro amico che è anche un mio lettore affezionato; il ricordo su cui è basato, quello del gatto che guardava la televisione solo se c'era "Superclassifica Show" è tutto suo e lo ha gentilmente condiviso con me, chiedendomi di inventare una bella storia che lo contenesse. Io ci ho provato e spero che vi sia piaciuto; ringrazio ancora una volta Silvio Curti per l'amicizia e perchè, come me e Orazio, sa che i sogni alimentano la fantasia ma la realtà, spesso supera entrambe le cose.
Claudio Montini