di Claudio Montini
©2026 Immagine di Orazio Nullo "Electric dream" - Atelier Des Pixels Gallery
Riflessioni in presa diretta, canzoni e altri deliri grafici
QUEL CHE MI PIACE, MI FA BENE!
Independent published (2026)
di Claudio Montini
già disponibile su amazon.it e amazon.com
e-book o cartaceo: a piacere vostro!!
di Claudio Montini
La vita non è un sogno e la morte non è un sipario o un sudario che cala quando meno te lo aspetti, spegnendo le luci di un palcoscenico o di una sala.
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma e si sposta altrove: in una stanza più confortevole, su di un palcoscenico più agevole, in un universo più giusto e più bello. In parole povere, noi camminiamo tanto in una valle di lacrime, senza che siano loro ad alimentare le acque nervose che l'hanno scavata, quanto lungo un confine valicabile soltanto a senso unico dai comuni mortali che siamo: allora, vengono in nostro soccorso ragione e fantasia, immaginazione e memoria, sentimento e cultura per costruire, allestire o assemblare vedute, percorsi, quadri in movimento al solo scopo di esorcizzare la paura della fine, della polvere alla polvere, dell'evanescenza nel sonno eterno.
In parole povere, noi camminiamo tanto in una valle di lacrime, senza che siano loro ad alimentare le acque nervose che l'hanno scavata, quanto lungo un confine valicabile soltanto a senso unico dai comuni mortali che siamo: nessuno, tra tutti coloro che abbiamo conosciuto, è mai tornato indietro a raccontarci alcunché riguardo al mondo metafisico per eccellenza.
In questo volume, troverete tre romanzi brevi anticipati da due poesie e da altrettante novelle apparentemente eterogenee tra loro, tuttavia utili a sintonizzarvi sulla lunghezza d'onda dell'intera opera: perché ricominciare a sognare liberi da ogni paura, nuoce assai gravemente soltanto a chi nemmeno ci prova!
Fare e disfare è tutto un lavorare...
di Claudio Montini
(Disponibile su amazon.it e amazon.com in e-book e in formato cartaceo)
Una città non è un teatro ma un palcoscenico senza platea né loggioni o gradinate: gli attori sono gli spettatori e viceversa, ridotti o condannati a ripetere il medesimo copione, tra l'altro uguale in tutte le epoche e a tutte le latitudini, convinti di fare la differenza.
Pavia né sfugge né si sottrae a questa prova, questa condizione, questa surreale fattispecie senza essere del tutto convinta: si presta pensando che, in fondo, tutto scorre e passa via come l'acqua del Ticino che le ha dato i natali, che la sfiora e a cui lei ha voltato le spalle.
Il vero protagonista di questi tre romanzi brevi più un racconto che li precede è il ricordo o la memoria a brandelli, a briciole, a scaglie impastate e amalgamate con i desideri, le ambizioni, i sogni di una città che non è mai esistita se non sopra una carta topografica e nella fantasia di chi l'ha attraversata.
In quello spazio poco aderente alla realtà, tuttavia riscontrabile dal vero con una passeggiata, sbocciano personaggi del tutto fittizi tranne che per quel che concerne le loro emozioni, il loro vissuto, i loro sogni di felicità e benessere quanto le critiche al sistema e alla apparente immobilità del quieto vivere.
Invece, scrivere o narrare o raccontare, ostinandosi a ricordare le promesse mancate o le cose non avverate, è un modo come un altro per gettare due sassi in uno stagno e vedere le rane o i rospi saltare incontro alle onde, restando ben nascosti o seduti sulle sue sponde.
Genitori e figli, giovani e vecchi hanno in mente di raggiungere il medesimo traguardo: andare via e tornare vincitori sazi prima dell'ultimo chilometro, dell'ultimo giro di lancette, dell'ultimo respiro dimenticando che non serve correre: basta arrivare in tempo perché, Pavia lo sa bene e da tempo, fare e disfare è tutto un lavorare.
©2026 Testo di Claudio Montini
©2026 Immagine di Orazio Nullo
Questo non è un romanzo e non è soltanto una raccolta di poesie, intervallate da brani in prosa: è un viaggio, o meglio, è una corsa a tappe che attraversa un territorio nascosto del mio cuore, una porzione poco esposta del mio animo, un angolo in verità cospicuo della mia mente nel quale mi rifugio, sempre più volentieri, in cerca di conforto o consiglio o scampo dalle fatiche e dalle nefandezze della vita.
TIRI LIBERI non è un pozzo della verità né un armadio dei desideri e, meno che mai, uno specchio parlante: è soltanto uno stagno che ha ricevuto e dato asilo a molti rivoli d'acqua, poco importa se caduta dal cielo o sgorgata dalla terra, in cui ho gettato dei sassi per il gusto di vederne la superficie incresparsi con onde concentriche destinate ad intrecciarsi, accavallarsi e a spegnersi le une nelle altre.
Funziona così anche con i sogni e le idee degli esseri umani ma provare a raccontarlo, come ho fatto, oppure a leggerlo, come potreste utilmente fare, è un potenziale antidoto alla paura di vivere col sole in fronte perché nuoce gravemente alla noia.
P.s.: disponibile su www.amazon.it e www.amazon.com in elettronico e in cartaceo...
©2026 Testi di Claudio Montini
©2026 Immagini e copertina di Orazio Nullo