La faccia di bronzo: a ciascuno la sua!
Alla fine di questa triste storia, ci sarà un sacco di gente che dovrà chiedere scusa e che non lo farà per tanti motivi: orgoglio, reputazione professionale, meschinità congenita.
Resteranno soltanto cadaveri decomposti e sepolcri immacolati, montagne di carte bollate e fiumi di inchiostro, fantasiose ricostruzioni filmate e gli sbadigli di chi aspetta già altri mostri per dare fiato alla bocca senza preoccuparsi, minimamente, di avere avviato o connesso il cervello.
Il tempo perduto o non speso non verrà restituito a chicchessia, né alla vittima o all'assassino, né al colpevole e tanto meno all'innocente travolto dall'incedere della macchina giudiziaria.
La verità delle cose è nascosta nei dettagli, nelle pause, tra le righe e nelle sfumature colte durante un battito di ciglia, come una frase banale ma fuori luogo oppure un'ardita allusione, uno sciocco doppio senso oppure un soliloquio intercettato da microfoni nascosti a propria insaputa.
La verità non è una sola e, meno che mai, è quella giudiziaria: lo sanno bene gli studiosi di giurisprudenza perché viene insegnato loro che in quella intercapedine, strettissima e soffocante e angusta, si muovono le pedine del gioco celebrato in un'aula di tribunale, non sui giornali o alla radio o in televisione, comodamente seduti in poltrona e imbellettati e vestiti a festa, opportunamente imbeccati oppure istruiti su quel che si può o che non si deve dire.
Alla fine, la verità delle cose, come sono andate e perché sono andate a quel modo, è fatta così: c'è chi la vede e chi no così come ci sono anche gli altri.
Quelli che si contentano di frettolose spiegazioni, adottando la versione più comoda, quella più rassicurante, quella moralmente più accettabile, quella certificata dal proprio avvocato di fiducia o dal compagno di bevute e giochi al bar o dal solito amico della parrucchiera bene informata.
Vale a dire che se la verità è brutta, sporca e cattiva tanto da fare paura e ribrezzo, si finisce per costruirne una alternativa, più morbida per certi aspetti, che non atterrisca più di tanto e che si possa dimenticare in fretta una volta messo sotto chiave il presunto colpevole: anche senza prove schiaccianti o la cosiddetta "pistola fumante".
Tutto il resto, circo mediatico e depistatori dell'ultimo minuto inclusi, è noia: morbosa, scabrosa, maledetta noia anche per le vittime che non possono parlare né ritornare in vita a reclamare giustizia o, almeno, tirare uno sputo, se non addirittura infilare un dito, in un occhio ai propri carnefici.
Sarebbe bello che potessero farlo davvero e, allora, quanta gente dovrebbe chiedere scusa e andarsi a nascondere vergognandosi della propria faccia di bronzo.
©2026 Testo di Claudio Montini
©2022 Immagine di Orazio Nullo "Three wizards of Oz" - Atelier Des Pixels collection
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