giovedì 26 luglio 2018

Dalla cambusa di Zio Propano: stecche di maiale in compagnia...

 ...e la dieta slitta di un giorno: così sia!

di Zio Propano

L'animale che ci ha rimesso più degli altri dall'incontro con le scimmie scese dagli alberi per camminare su due zampe, oltre alle specie estinte, sia stato il maiale: irretito dalla possibilità di disporre di un habitat al riparo da eventuali competitori e regolarmente rifornito di vettovaglie, ha finito per mettersi nelle mani e nelle fauci del peggiore e dissennato predatore che popoli il terzo pianeta di questo sistema solare. Tant'è che questi, che si considera essere superiore e custode del creato, ha inventato il detto per cui del maiale non si butta via niente poiché è riuscito a rendere commestibile o utilizzabile, a proprio uso e consumo, la maggior parte dell'intera carcassa suina salvo ripagarlo col disprezzo di farne il paradigma di ogni sconcezza o sozzeria o basso istinto. Ma, avete ragione, questa non è la sede per un'arringa in favore della carne di maiale che per millenni ha sfamato generazioni e generazioni di uomini e donne che, per un motivo o per un'altro o per cattiveria gratuita e a torto o a ragione, si son sentiti calunniare, etichettare, equiparare a un porco o a una maiala a seconda delle parlate regionali e delle situazioni contingenti. In gioventù, nel corso dei miei disordinati studi, appresi come il maiale fosse geneticamente e biologicamente l'animale più simile all'uomo: mi sorse il dubbio di essere cannibale, ma alla terza fetta di salame e alla seconda di pancetta avevo già dimenticato i termini della questione. Perciò, vi voglio rendere partecipi di questa ricetta con la costina di maiale, la quale altro non è che un pezzo d'osso della cassa toracica dell'animale cui viene lasciata attaccata la sua carne (non molta a dire il vero) con corredo di membrane e cartilagini e un filo di grasso; la fortuna dei nostri tempi è quella per cui si trovano porzioni, confezionate e addobbate e pronte da buttare in padella, in qualsiasi banco frigorifero di qualsiasi supermercato. Dunque, se mi volete imitare e portare qualcosa di nuovo in tavola, ecco la consueta lista della spesa:
  • 4 pezzi di costina di maiale (sulla confezione stava scritto così; alcuni la chiamano anche puntina di maiale, ma ho il sospetto che così si indichi quella parte che non ha l'osso e che non si adopera per la pancetta: la nostra la bacchetta, insomma, l'osso ce lo deve avere!)
  • 3 carote medie o anche grandi (come sono, sono...non state a fare i geometri!)
  • 2 pomodori tondi (meglio se ben maturi, sennò pazienza; vanno bene anche quelli oblunghi.)
  • 1 limone (ci serve solo il succo.)
  • 1 rametto di rosmarino (le foglie, naturalmente; se ce lo avete già tritato ed essiccato, tanto meglio! Una fatica in meno...)
  • 2 foglie di alloro
  • 1 patata di media grandezza
  • Mezza cipolla dorata (se grande: intera se piccola...che ve lo dico a fare? Ah, se poi avete dello scalogno...beh: tanto meglio! Un paio saranno più che sufficienti)
  • Olio extravergine di oliva (andate a occhio e gusto; all'incirca quattro cucchiai da tavola, per i farmacisti pignoli...)
  • Sale e pepe a pizzichi secondo gusto e ragione
Tritate insieme alloro, aglio e rosmarino; mettete il risultato in una ciotolina mescolandolo a un pizzico abbondante di sale fino, in modo il trito sottolinei i suoi aromi e perda ulteriormente umidità. Spremete il limone e mettete il succo in frigorifero e dallo stesso cavate la costina di maiale: in una ciotola con coperchio ermetico (quelle che vanno sia in congelatore che in microonde e hanno quelle alette che rendono la chiusura del coperchio ermetica...ci siamo capiti, no? Quelle con cui si può portare il cibo precotto ai pic-nic o che i maniaci della pausa pranzo salutista stipano di insalate e macedonie di frutta assai fantasiose, per non dire bizzarre...Siamo onnivori, dopo tutti 'sti secoli di evoluzione: non mucche da latte!), adagiate le bacchette di carne di maiale e, dopo ragionevole pioggia di sale e pepe, spolveratele col trito magico appena confezionato quindi irrorate di succo di limone, avendo cura di avanzarne metà, e cospargetele anche di olio di oliva extravergine (un cucchiaio da tavola, al massimo due). Chiudete il coperchio ermeticamente, con le apposite alette, agitate energicamente il contenitore in modo tale che l'olio si emulsioni con il succo di limone e insieme bagnino per bene le costine, dando il via alla marinatura che proseguirà mentre contenitore e contenuto riposano in frigorifero: ora è tempo di occuparci delle verdure! Infatti, affettate le carote con un taglio obliquo, come se si trattasse di affettare un salame (se avete una di quelle grattuge di acciaio con le feritoie taglienti, con cui si riduce in fette sottili o in filetti la verdure, tanto meglio per voi: lo Zio lo fa con il coltello perchè ha paura di sfilettarsi via i polpastrelli come gli accadde in gioventù con l'affettatrice elettrica...); invece le patate le sminuzzate a dadini mentre i pomodori li potete spaccare in pezzi grossolani come meglio vi garba. Tirate fuori dal frigo la ciotola e unite alla carne le verdure, salando e pepando ogni volta; quindi bagnate col resto del succo di limone e con un cucchiaio da tavola abbondante di olio extravergine di oliva (non siate farmacisti! Con tutto il bene che fa all'organismo...): date una bella mescolata con apposito cucchiaio di legno oppure, meglio ancora, chiudete il coperchio e date una scrollatina energica (o capovolgete ripetutamente) e posatelo ancora per un quarto d'ora al fresco. Giusto il tempo di tritare finemente la cipolla, versare due cucchiai di olio extravergine di oliva e una fettina di burro (non è indispensabile, ma ci può stare bene) in una padella d'acciaio per farla appassire e imbiondire; non vi resta che versare tutto il contenuto della ciotola nella padella, liquidi di marinatura compresi, per cuocere a fuoco medio per una quindicina o, al massimo, una ventina di minuti (se la fiamma è mediocre ma non vivace) con il coperchio per la maggior parte del tempo. Se vi dovesse sembrare che si asciughi troppo, mentre lo rimescolate saltuariamente (non è un risotto e nemmeno una polenta...), aggiustatevi con un mestolo di acqua del rubinetto o di vino bianco (che conferirà alla pietanza una nota allegra e sagace!). La costina risulterà cotta ma non abbrustolita e il trio Ca.Pa.Po. (carote-patate-pomodoro) arriverà a cottura armoniosamente insieme: così entrambe le componenti della pietanza saranno leggere e digeribili lasciando un sughetto delizioso cui nè voi nè il pane, che non deve mancare mai sulla tavola (a mio parere), saprete dire di no... Quando le stecche di maiale sono in buona compagnia, la dieta slitta di un giorno e così sia!

© 2018 Testo e ricetta di Claudio Montini
© 2016 Immagine di Orazio Nullo

Con gli occhi al cielo, ovunque ci sia voglia di vivere




Per l'Isola di Nessundove
(preghiera laica per la voglia di vivere)

di Claudio Montini

Apriti cielo e rinfresca di scrosci quest'aria rovente:
non avrai pentimenti in cambio e neppure rese di grazie.
Tuttavia, il sollievo che recherai alla povera gente
opererà il miracolo di credere ancora nella giustizia
non solo alla fortuna, cieca guida del destino.
Evanescenti conquiste illudono i semplici e i puri,
luccicanti cimeli e vane promesse fanno un gioco meschino:
lanciano cuori oltre gli ostacoli e lungo sentieri oscuri.
Apriti cielo e premia la voglia di vivere di chi non ha niente.

© 2018 testo di Claudio Montini
© 2015 Immagine di Orazio Nullo - Atelier des Pixels collection 

lunedì 23 luglio 2018

Arrivederci, dottor Marchionne: il resto è aria fritta.

Una cartolina per Sergio Marchionne
di Claudio Montini

Succedono cose strane in questo strano paese: si costruiscono case cominciando dal tetto! Si pontifica riguardo tutto lo scibile umano, senza aver mai nemmeno visto col binocolo a rovescio l'ombra dell'oggetto della discussione. Sono tutti ingegneri, professori, commissari tecnici e commissari di polizia, amministratori delegati infallibili e geniali, provetti e provati capitani d'industria...a parole e nascosti dietro una tastiera e un nomignolo di fantasia cui non corrisponde nemmeno la fotografia della prima comunione raccattata chissà dove. Si spera sempre nella buona sorte e si tirano mattoni o martelli contro i profeti di sventura e i pochi saggi che ancora hanno a cuore questa landa occupata da barbari senza testa, calati in un giardino delle meraviglie come elefanti strafatti di cocaina in una cristalleria, preoccupati di raggirare il prossimo e riempirsi la pancia e le tasche e le vene come se non ci fosse un domani. Dicevo che si comincia a costruire dal tetto, facendo la faccia dura e gonfiando il petto quando i castigamatti e i veri padroni del bastimento sono lontani, almeno là sulla linea dell'orizzonte, per avere il tempo di cambiare idea e addossare la colpa a qualcun'altro: non basta impedire che le aziende licenzino, bisogna metterle in condizioni di lavorare senza che abbiano bastoni tra le ruote ad ogni piè sospinto, che le materie prime arrivino e i prodotti finiti partano senza la paura di non avere una strada degna di questo nome per compiere il loro tragitto, che possano godere di sicurezza e credito e non di avere a che fare con sanguisughe vestite a festa da banchieri o loschi figuri, ugualmente eleganti, che pretendono soldi senza far niente altrimenti sono danni e dispetti a non finire. Per forza, poi, chi può emigra perchè possiede solo il suo cervello e la forza delle sue braccia, apprezzatissime altrove per lo spirito di adattamento intrinseco, ma neglette in patria perchè c'è sempre qualcuno, amico degli amici, che è più meritevole anche se non sa fare "o" col bicchiere; per forza, poi, c'è chi si porta dietro anche la propria fabbrichetta perché, alla fine, tutto il mondo è paese e gente che ha fame di lavoro se ne trova quanta si vuole: capace pure che ti fanno eroe nazionale...Qui no, l'ho già detto e lo ripeto, qui dove si comincia dal tetto e non dalle fondamenta, dove si vede e si sente solo ciò che si vuole ignorando i dati di fatto, non vale la bravura, la perizia, l'ingegno e un pizzico di fortuna: quelle cose lì generano solo invidia, acredine, astio, rancore e non già ammirazione, rispetto, spirito di emulazione; qui si gode di più a mordere la mano che potrebbe darti un'aiuto ad uscire dal guano che ad afferrarla per sforzarsi ad uscire dai guai e ringraziare; se io sto male farò di tutto perchè anche tu abbia a patire qualcosa, senza minimamente provare a migliorare la mia condizione, e sarò contento solo quando cadrai: anche se sarò ancora più a terra di prima. Arrivederci, dottor Marchionne, la dove le strade non hanno nome e dove approderemo tutti a tempo debito: per quel che mi riguarda, lei ha fatto tutto quello che poteva e tutto quello che doveva al massimo delle sue potenzialità; in parole povere, come me, lei ha fatto il suo lavoro e il suo dovere dando il meglio di sè: il resto è aria fritta.
© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2016 Immagine di Orazio Nullo "Twenty -second century engine"-Atelier des pixels collection

domenica 22 luglio 2018

Dalla cambusa di Zio Propano: insaporitore casalingo universale...

ROSMARINO... 
CHE PASSIONE!
di Zio Propano

Ho visto piante di rosmarino vegetare e prosperare in posti che noi umani fatichiamo a immaginare; nelle case dove ho abitato non è mai mancato, spesso accompagnato dalla salvia e dall'alloro, come se dovesse avere la stessa funzione che gli antichi Romani attribuivano ai simulacri degli antenati. A me, il suo profumo e la sua vista, hanno sempre dato l'idea confortevole di casa come posto sicuro, di nido degli affetti in cui si è protetti e accuditi, di baluardo del cuore e dell'anima da difendere e da curare ad ogni costo. Il distacco netto e senza rimpianti dalle stanze e dagli ambienti che mi hanno visto invecchiare (perchè si invecchia giorno dopo giorno, anche quando si è giovani e si vorrebbe sempre partire) è accaduto sempre nel momento in cui ho estirpato il rosmarino per trapiantarlo altrove: ciò che lasciavo entrava a far parte del bagaglio dei ricordi che non potevano più fare male, la nuova meta diventava la pagina bianca, nuova e pulita che andavo a scrivere senza paura poichè avevo al mio fianco questo silenzioso, parsimonioso e saggio compagno di strada. Nonostante la mia trascuratezza nei suoi confronti, la terra in cui ha preso dimora è stata molto generosa in tema di nutrienti e si è sviluppato in altezza e diametro: sicchè ho potuto prendere i rami che minacciavano di farlo collassare e ridurne la massa complessiva; tranquilli: rimane sul metro e sessanta per una circonferenza di quaranta centimetri e pare non avere risentito della potatura, dal momento che ha ripreso a svettare verso l'alto e a fiorire. Dal canto mio, ho sciacquato i rametti più ricchi di foglie con la prima intenzione di metterli in un vaso di vetro con l'acqua in cucina, per averlo a portata di mano quando gioco alla prova del cuoco (praticamente ogni giorno, da quando la Jena Sabauda è stata colpita da ictus cerebrale ischemico ed è fuori gioco rispetto a pentole e fornelli); successivamente, mi è venuta l'ispirazione per inventare un insaporitore da spargere in luogo di pepe o altre spezie. Ecco la lista della spesa:
  • un bel mucchio di foglie di rosmarino (tra i 50 e i 100 grammi oppure oltre: dipende dalla vostra pazienza e dalla lunghezza dei rametti che avete a disposizione)
  • due spicchi di aglio (regolatevi in base alle foglie di rosmarino che avete: questo vale fino a 100 grammi...)
  • tre foglie di alloro (non sono indispensabili, ma se ci sono è meglio)
  • due cucchiaini da the di sale marino fino (non siate farmacisti...serve dopo la lavorazione, per assorbire umidità ed evitare ossidazione...poi vi spiego)
Dopo avere staccato le foglie di rosmarino dai rametti, una ad una, buttate pure la parte legnosa: credetemi, per fare cento grammi ce ne vogliono parecchie...magari, vi passa anche la voglia! A proposito di foglie, quelle dell'alloro vanno tagliate privandole della nervatura longitudinale centrale e deposte insieme a quelle del rosmarino sul tagliere di legno; adesso potete pelare gli spicchi di aglio e affettarlo sorpa il cumulo di foglie, quindi munirvi di un coltello affilato o, meglio ancora, di una mezzaluna come quella che vedete nella fotografia di Orazio Nullo (in confidenza, Orazio mi ha detto che sua moglie Jasmine è una vera artista della mezzaluna: sarà per via del fatto che è di ascendenze arabe?) per procedere allo sminuzzamento di tutti gli ingredienti fino a una grossolana polverizzazione. Se avete fretta, potete mettere foglie e aglio e un cucchiaino di sale fino in un tritatutto elettrico e, con pochi brevi impulsi dati alle lame, otterrete una miscela ancora più omogenea e polverizzata da mettere in un barattolo ermetico con l'altro cucchiaino da the di sale fino marino e mescolare agitando il contenitore. Essendo la funzione del sale prettamente igroscopica e conservativa, va da sè che è bene non esagerare ma regolarsi sempre in base alla quantità di foglie di rosmarino che impiegherete. Dunque, una volta stivato nel barattolo di vetro, con tappo ermetico a molla (i barattoli che la nonna chiamava col tappo a macchinetta) o anche a vite come quelli di una nota azienda vetraria parmense o, nel caso più disperato, anche un barattolo dei sottaceti che vi siete già spazzolati (ma che avete lavato e conservato col suo tappo perchè...non si sa mai), l'insaporitore al rosmarino secco potete conservarlo in frigorifero per almeno un paio di mesi e spargerlo, a pizzichi, su minestroni e arrosti e condimenti per pasta e risotti e carni e verdure e...qualsiasi cosa la fantasia vi suggerisca, fuorchè dolci e dessert (ovviamente....)!!!

© 2018 Testo e ricetta di Claudio Montini
© 2018 Fotografia di Orazio Nullo



giovedì 19 luglio 2018

Nuntio vobis gaudium magnum: habemus librum! IV volume della serie GLI ATOMI.


Claudio Montini

Vedove scaltre e vecchi segugi 

GLI ATOMI: micro-romanzi per chi va di fretta  
Volume 4

StreetLib self publishing 2018

Ecco spiegato il motivo perchè ho rarefatto, negli ultimi tempi, la produzione di interventi sul blog: ero alle prese con l'allestimento del testo di questo nuovo "Atomo" che si è rivelato essere ricco di idee, ben al di là delle mie previsioni. Mi ha coinvolto e appassionato come non mi accadeva da un po', non mi ha lasciato andare finché non ho messo in luce molta della materia che recava in sè; forse ne ha tenuta una certa quantità di riserva, forse mi costringerà a rimetterci di nuovo le mani e a svilupparlo ulteriormente, forse andrà bene così e riuscirà a piacervi lo stesso... Me lo auguro e intanto vi auguro buona lettura regalandovi la sinossi che troverete anche negli store elettronici, in tutto il mondo, in cui è disponibile: ci vorrà qualche giorno, ma tempo ne abbiamo e anche più della vita.
In autunno, ai confini della Lomellina, ci si preoccupa di mietere il riso e di far correre i cani in vista della stagione venatoria: non certo di trovare un cadavere che si vorrebbe far credere essere vittima di un incidente di caccia e, poi, un altro dovuto a un incidente stradale segnalato da automobilisti di passaggio. Due vecchi segugi, un maresciallo dei carabinieri e un agente di polizia locale (con un passato nei servizi segreti militari), scopriranno la dinamica reale dei fatti ma la dovranno tenere per loro stessi; le due vedove,  divenute tali non per volontà propria, si rifaranno una vita ma senza alcun uomo tra i piedi, compreso il politico che ha ordinato la sabbia per far dimenticare l'intera vicenda e che ha concesso ai due "segugi" una sgambata in campagna, salvo rimetterli nei rispettivi box ad attendere una nuova stagione venatoria
Claudio Montini
© 2018 Testi di Claudio Montini 
© 2018 Immagini di Orazio Nullo

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domenica 15 luglio 2018

Siate buoni e felici...se potete!

Piè di pagina
di Claudio Montini
Per chi si è sposato in questi torridi giorni e per chi aspetta un bambino che, forse, ha già capito che fuori da quel caldo e morbido rifugio saranno sassi e spine e calci nel sedere o nei denti; per chi cerca da troppo tempo l'altra metà della mela e per chi si accontenta di non dormire da solo coi propri fantasmi o con troppi rimorsi; per chi sogna un mondo migliore e per chi, non avendo più nulla neppure da sperare, non si arrende e si danna l'anima per vedere un bicchiere, anche di aceto, mezzo pieno e buono almeno per condirci l'insalata. Ecco a cosa servono le poesie e gli auguri che si regalano come caramelle gratuite a tutti coloro che credono di aver trovato una briciola di felicità: del doman non v'è certezza, chi vuol esser lieto sia! Scriveva uno che era scampato a una congiura che lo voleva morto scannato per giunta in chiesa e che, da allora, governò più con fortuna che con saggezza ma anche col pugno di ferro il suo piccolo mondo, ignaro che il resto del globo stava già scrivendo un'altro capitolo in cui il Vecchio Continente era già poco più, o poco meno, di una nota minuscola a piè di pagina.

Domani è già ieri


Eccomi: ti offro la parte solare di me,
la sola che potresti afferrare,
l'unica che lascio trasparire al velo delle palpebre
per lasciare traccia della mia rotta nel mondo.
Incrocerò la tua rotta, a mia volta,
se non ti limiterai a uno sguardo frettoloso;
oppure ti indicherò un porto sicuro
dove riparare vele e sartiame;
altrimenti vagheggerò di una terra nuova,
oltre il mare aperto, dove ci attendono le nostre fortune.
Difficilmente o forse mai, ti lascerò curiosare
in quell'angolo di me dove tira sempre il vento
che sa di terra, di fieno, di neve;
dove tiro in secca il guscio che mi salva dalle tempeste
attraversate senza preavviso né premeditazione;
dove chiamo ancora rimorsi e ricordi per nome,
inebriandomi col loro dolce veleno.
Voglio essere luce che scalda e suscita palpiti irregolari
per ogni battito di ciglia e per il solo essere che siamo,
quando ci guardiamo scambiandoci la luce degli occhi:
siamo briciole di sogni in volo nell'infinito andare del tempo.
Voglio essere ogni momento degno d'essere vissuto,
perchè domani, adesso, è già ieri e non tornerà.

©2017-2018 testi di Claudio Montini
©2000 Immgine di Martin Meyer "Coppia"

sabato 7 luglio 2018

Steve Winwood - While You See A Chance: un precursore ancora attuale!

 
Quando c'erano ancora i juke-box...
di Claudio Montini
Brano memorabile di Stevie Winwood del 1986, a detta di molti soloni del web, non supportato da un video all'altezza. Sulla qualità della fotografia potrei anche essere d'accordo, ma su tutto il resto lo ritengo uno dei migliori e uno dei più all'avanguardia dell'ultimo ventennio del secolo breve; perfettamente bilanciato sul brano e molto più evocativo del testo e del sapiente uso delle (allora modernissime) tastiere polifoniche, ovvero sintetizzatori o moog che dir si voglia in grado di riprodurre e suonare più note contemporaneamente, oltre a miscelare registri ed effetti eterogenei tra loro. Per esempio, Jean Michel Jarre, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del XX secolo, componeva e suonava e registrava le sue suite (Equinoxe IV per esempio, sigla del telegiornale di Tele Monte Penice di Pavia e poi dell'apertura dei programmi di Tele Monte Carlo in lingua italiana dal Principato di Monaco) usando almeno otto (8) tastiere poichè esse potevano emettere un suono solo per tasto, registrando il tutto su nastro magnetico multipista per poter creare il tappeto musicale su cui deporre temi e melodie: lo si vede in un video dell'epoca, meglio conservato di questo, circondato da mura di minuscole tastiere sormontate da pannelli trapuntati di manopole e potenziometri e cavi dai molti colori. Almeno questo video di Winwood si sforzava di richiamare quadri surrealisti e apriva la strada alle installazioni contemporanee, una sorta di idealismo proiettato verso il terzo milennio, per rompere con la tradizione statunitense che voleva il video della canzone da lanciare come la registrazione di una esibizione sul palcoscenico, come se fosse una puntata di Top of the Pops oppure una registrazione bootleg da vendere alle tv via cavo o ai fans più accaniti, così come aveva fatto coi Trafic a suo tempo. Tra l'altro, l'album di cui faceva parte questo brano faceva parte di uno dei primi dischi incisi (c'era ancora il vinile a farla da padrone nei supporti sonori) da solista e la leggenda vuole che lo abbia registrato suonando e impostando tutti gli strumenti da solo: cosa che fece prima di lui Stevie Wonder e dopo anche sir Paul McCartney. A me piace molto per la sua estrema orecchiabilità, per il ritmo che da una carica eccezionale nei momenti in cui mi sento giù e per la semplicità che non stanca ma invita e gettonarlo di nuovo per coglierne qualche nuova sfumatura: come si faceva ai miei tempi quando c'erano ancora i juke-box che, con una moneta da cento lire, ti permettevano di ascoltare tre dischi in sequenza dall'inizio alla fine (se non saltava la puntina per l'usura del vinile), digitando una coppia di coordinate alfanumeriche che imparavamo a memoria meglio delle tabelline e delle formule algebriche.
© 2018 Testo di Claudio Montini - Video condiviso da youtube.com