domenica 22 luglio 2018

Dalla cambusa di Zio Propano: insaporitore casalingo universale...

ROSMARINO... 
CHE PASSIONE!
di Zio Propano

Ho visto piante di rosmarino vegetare e prosperare in posti che noi umani fatichiamo a immaginare; nelle case dove ho abitato non è mai mancato, spesso accompagnato dalla salvia e dall'alloro, come se dovesse avere la stessa funzione che gli antichi Romani attribuivano ai simulacri degli antenati. A me, il suo profumo e la sua vista, hanno sempre dato l'idea confortevole di casa come posto sicuro, di nido degli affetti in cui si è protetti e accuditi, di baluardo del cuore e dell'anima da difendere e da curare ad ogni costo. Il distacco netto e senza rimpianti dalle stanze e dagli ambienti che mi hanno visto invecchiare (perchè si invecchia giorno dopo giorno, anche quando si è giovani e si vorrebbe sempre partire) è accaduto sempre nel momento in cui ho estirpato il rosmarino per trapiantarlo altrove: ciò che lasciavo entrava a far parte del bagaglio dei ricordi che non potevano più fare male, la nuova meta diventava la pagina bianca, nuova e pulita che andavo a scrivere senza paura poichè avevo al mio fianco questo silenzioso, parsimonioso e saggio compagno di strada. Nonostante la mia trascuratezza nei suoi confronti, la terra in cui ha preso dimora è stata molto generosa in tema di nutrienti e si è sviluppato in altezza e diametro: sicchè ho potuto prendere i rami che minacciavano di farlo collassare e ridurne la massa complessiva; tranquilli: rimane sul metro e sessanta per una circonferenza di quaranta centimetri e pare non avere risentito della potatura, dal momento che ha ripreso a svettare verso l'alto e a fiorire. Dal canto mio, ho sciacquato i rametti più ricchi di foglie con la prima intenzione di metterli in un vaso di vetro con l'acqua in cucina, per averlo a portata di mano quando gioco alla prova del cuoco (praticamente ogni giorno, da quando la Jena Sabauda è stata colpita da ictus cerebrale ischemico ed è fuori gioco rispetto a pentole e fornelli); successivamente, mi è venuta l'ispirazione per inventare un insaporitore da spargere in luogo di pepe o altre spezie. Ecco la lista della spesa:
  • un bel mucchio di foglie di rosmarino (tra i 50 e i 100 grammi oppure oltre: dipende dalla vostra pazienza e dalla lunghezza dei rametti che avete a disposizione)
  • due spicchi di aglio (regolatevi in base alle foglie di rosmarino che avete: questo vale fino a 100 grammi...)
  • tre foglie di alloro (non sono indispensabili, ma se ci sono è meglio)
  • due cucchiaini da the di sale marino fino (non siate farmacisti...serve dopo la lavorazione, per assorbire umidità ed evitare ossidazione...poi vi spiego)
Dopo avere staccato le foglie di rosmarino dai rametti, una ad una, buttate pure la parte legnosa: credetemi, per fare cento grammi ce ne vogliono parecchie...magari, vi passa anche la voglia! A proposito di foglie, quelle dell'alloro vanno tagliate privandole della nervatura longitudinale centrale e deposte insieme a quelle del rosmarino sul tagliere di legno; adesso potete pelare gli spicchi di aglio e affettarlo sorpa il cumulo di foglie, quindi munirvi di un coltello affilato o, meglio ancora, di una mezzaluna come quella che vedete nella fotografia di Orazio Nullo (in confidenza, Orazio mi ha detto che sua moglie Jasmine è una vera artista della mezzaluna: sarà per via del fatto che è di ascendenze arabe?) per procedere allo sminuzzamento di tutti gli ingredienti fino a una grossolana polverizzazione. Se avete fretta, potete mettere foglie e aglio e un cucchiaino di sale fino in un tritatutto elettrico e, con pochi brevi impulsi dati alle lame, otterrete una miscela ancora più omogenea e polverizzata da mettere in un barattolo ermetico con l'altro cucchiaino da the di sale fino marino e mescolare agitando il contenitore. Essendo la funzione del sale prettamente igroscopica e conservativa, va da sè che è bene non esagerare ma regolarsi sempre in base alla quantità di foglie di rosmarino che impiegherete. Dunque, una volta stivato nel barattolo di vetro, con tappo ermetico a molla (i barattoli che la nonna chiamava col tappo a macchinetta) o anche a vite come quelli di una nota azienda vetraria parmense o, nel caso più disperato, anche un barattolo dei sottaceti che vi siete già spazzolati (ma che avete lavato e conservato col suo tappo perchè...non si sa mai), l'insaporitore al rosmarino secco potete conservarlo in frigorifero per almeno un paio di mesi e spargerlo, a pizzichi, su minestroni e arrosti e condimenti per pasta e risotti e carni e verdure e...qualsiasi cosa la fantasia vi suggerisca, fuorchè dolci e dessert (ovviamente....)!!!

© 2018 Testo e ricetta di Claudio Montini
© 2018 Fotografia di Orazio Nullo



giovedì 19 luglio 2018

Nuntio vobis gaudium magnum: habemus librum! IV volume della serie GLI ATOMI.


Claudio Montini

Vedove scaltre e vecchi segugi 

GLI ATOMI: micro-romanzi per chi va di fretta  
Volume 4

StreetLib self publishing 2018

Ecco spiegato il motivo perchè ho rarefatto, negli ultimi tempi, la produzione di interventi sul blog: ero alle prese con l'allestimento del testo di questo nuovo "Atomo" che si è rivelato essere ricco di idee, ben al di là delle mie previsioni. Mi ha coinvolto e appassionato come non mi accadeva da un po', non mi ha lasciato andare finché non ho messo in luce molta della materia che recava in sè; forse ne ha tenuta una certa quantità di riserva, forse mi costringerà a rimetterci di nuovo le mani e a svilupparlo ulteriormente, forse andrà bene così e riuscirà a piacervi lo stesso... Me lo auguro e intanto vi auguro buona lettura regalandovi la sinossi che troverete anche negli store elettronici, in tutto il mondo, in cui è disponibile: ci vorrà qualche giorno, ma tempo ne abbiamo e anche più della vita.
In autunno, ai confini della Lomellina, ci si preoccupa di mietere il riso e di far correre i cani in vista della stagione venatoria: non certo di trovare un cadavere che si vorrebbe far credere essere vittima di un incidente di caccia e, poi, un altro dovuto a un incidente stradale segnalato da automobilisti di passaggio. Due vecchi segugi, un maresciallo dei carabinieri e un agente di polizia locale (con un passato nei servizi segreti militari), scopriranno la dinamica reale dei fatti ma la dovranno tenere per loro stessi; le due vedove,  divenute tali non per volontà propria, si rifaranno una vita ma senza alcun uomo tra i piedi, compreso il politico che ha ordinato la sabbia per far dimenticare l'intera vicenda e che ha concesso ai due "segugi" una sgambata in campagna, salvo rimetterli nei rispettivi box ad attendere una nuova stagione venatoria
Claudio Montini
© 2018 Testi di Claudio Montini 
© 2018 Immagini di Orazio Nullo

 .

domenica 15 luglio 2018

Siate buoni e felici...se potete!

Piè di pagina
di Claudio Montini
Per chi si è sposato in questi torridi giorni e per chi aspetta un bambino che, forse, ha già capito che fuori da quel caldo e morbido rifugio saranno sassi e spine e calci nel sedere o nei denti; per chi cerca da troppo tempo l'altra metà della mela e per chi si accontenta di non dormire da solo coi propri fantasmi o con troppi rimorsi; per chi sogna un mondo migliore e per chi, non avendo più nulla neppure da sperare, non si arrende e si danna l'anima per vedere un bicchiere, anche di aceto, mezzo pieno e buono almeno per condirci l'insalata. Ecco a cosa servono le poesie e gli auguri che si regalano come caramelle gratuite a tutti coloro che credono di aver trovato una briciola di felicità: del doman non v'è certezza, chi vuol esser lieto sia! Scriveva uno che era scampato a una congiura che lo voleva morto scannato per giunta in chiesa e che, da allora, governò più con fortuna che con saggezza ma anche col pugno di ferro il suo piccolo mondo, ignaro che il resto del globo stava già scrivendo un'altro capitolo in cui il Vecchio Continente era già poco più, o poco meno, di una nota minuscola a piè di pagina.

Domani è già ieri


Eccomi: ti offro la parte solare di me,
la sola che potresti afferrare,
l'unica che lascio trasparire al velo delle palpebre
per lasciare traccia della mia rotta nel mondo.
Incrocerò la tua rotta, a mia volta,
se non ti limiterai a uno sguardo frettoloso;
oppure ti indicherò un porto sicuro
dove riparare vele e sartiame;
altrimenti vagheggerò di una terra nuova,
oltre il mare aperto, dove ci attendono le nostre fortune.
Difficilmente o forse mai, ti lascerò curiosare
in quell'angolo di me dove tira sempre il vento
che sa di terra, di fieno, di neve;
dove tiro in secca il guscio che mi salva dalle tempeste
attraversate senza preavviso né premeditazione;
dove chiamo ancora rimorsi e ricordi per nome,
inebriandomi col loro dolce veleno.
Voglio essere luce che scalda e suscita palpiti irregolari
per ogni battito di ciglia e per il solo essere che siamo,
quando ci guardiamo scambiandoci la luce degli occhi:
siamo briciole di sogni in volo nell'infinito andare del tempo.
Voglio essere ogni momento degno d'essere vissuto,
perchè domani, adesso, è già ieri e non tornerà.

©2017-2018 testi di Claudio Montini
©2000 Immgine di Martin Meyer "Coppia"

sabato 7 luglio 2018

Steve Winwood - While You See A Chance: un precursore ancora attuale!

 
Quando c'erano ancora i juke-box...
di Claudio Montini
Brano memorabile di Stevie Winwood del 1986, a detta di molti soloni del web, non supportato da un video all'altezza. Sulla qualità della fotografia potrei anche essere d'accordo, ma su tutto il resto lo ritengo uno dei migliori e uno dei più all'avanguardia dell'ultimo ventennio del secolo breve; perfettamente bilanciato sul brano e molto più evocativo del testo e del sapiente uso delle (allora modernissime) tastiere polifoniche, ovvero sintetizzatori o moog che dir si voglia in grado di riprodurre e suonare più note contemporaneamente, oltre a miscelare registri ed effetti eterogenei tra loro. Per esempio, Jean Michel Jarre, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del XX secolo, componeva e suonava e registrava le sue suite (Equinoxe IV per esempio, sigla del telegiornale di Tele Monte Penice di Pavia e poi dell'apertura dei programmi di Tele Monte Carlo in lingua italiana dal Principato di Monaco) usando almeno otto (8) tastiere poichè esse potevano emettere un suono solo per tasto, registrando il tutto su nastro magnetico multipista per poter creare il tappeto musicale su cui deporre temi e melodie: lo si vede in un video dell'epoca, meglio conservato di questo, circondato da mura di minuscole tastiere sormontate da pannelli trapuntati di manopole e potenziometri e cavi dai molti colori. Almeno questo video di Winwood si sforzava di richiamare quadri surrealisti e apriva la strada alle installazioni contemporanee, una sorta di idealismo proiettato verso il terzo milennio, per rompere con la tradizione statunitense che voleva il video della canzone da lanciare come la registrazione di una esibizione sul palcoscenico, come se fosse una puntata di Top of the Pops oppure una registrazione bootleg da vendere alle tv via cavo o ai fans più accaniti, così come aveva fatto coi Trafic a suo tempo. Tra l'altro, l'album di cui faceva parte questo brano faceva parte di uno dei primi dischi incisi (c'era ancora il vinile a farla da padrone nei supporti sonori) da solista e la leggenda vuole che lo abbia registrato suonando e impostando tutti gli strumenti da solo: cosa che fece prima di lui Stevie Wonder e dopo anche sir Paul McCartney. A me piace molto per la sua estrema orecchiabilità, per il ritmo che da una carica eccezionale nei momenti in cui mi sento giù e per la semplicità che non stanca ma invita e gettonarlo di nuovo per coglierne qualche nuova sfumatura: come si faceva ai miei tempi quando c'erano ancora i juke-box che, con una moneta da cento lire, ti permettevano di ascoltare tre dischi in sequenza dall'inizio alla fine (se non saltava la puntina per l'usura del vinile), digitando una coppia di coordinate alfanumeriche che imparavamo a memoria meglio delle tabelline e delle formule algebriche.
© 2018 Testo di Claudio Montini - Video condiviso da youtube.com

venerdì 6 luglio 2018

Per una goccia di visibilità

Lo spettacolo deve continuare
di Claudio Montini
Se non ci fossero i campionati del mondo di calcio, i teledipendenti vagherebbero smarriti tra satellite e digitale terrestre consumando i tasti dei loro telecomandi in cerca di una qualsiasi trasmissione che non sia una replica, un vecchio telefilm o un documentario di cui riconoscono persino le pause dei doppiatori. E' la dimostrazione, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che viviamo in una società basata sugli stereotipi e non su una serie di regole condivise per il quieto vivere civile. Persino i telegiornali battono la fiacca e ricopiano, anno per anno quasi con le stesse inquadrature, i "servizi balneari": mare, sole, caldo in città d'arte, previsioni del tempo che manco Frate Indovino le fa più così a lungo termine (come del resto rispose, a domanda precisa e identica di una giovane cronista in vena di facezie, anche il colonnello Guido Guidi del servizio meteo della Aeronautica Militare quando spiegò per l'ennesima volta perchè le previsioni del tempo non si danno oltre le trentasei ore). Sono tutti convinti, autori e giornalisti, che tutta l'Italia e il mondo con lei esca a passeggio la sera o il pomeriggio e al mattino abbia ben altro da fare fuori dalle mura di casa durante quella che un tempo si indicava come il cuore della bella stagione, o stagione calda o stagione della villeggiatura e delle vacanze; allo stesso modo, sono convinti che tutti siano sani e forti e in grado di muoversi e concedersi prelibatezze e lussi e agi come se non ci fosse un domani, non esistesse la disoccupazione che non guarda all'età anagrafica, non ci fosse la delinquenza che detta legge perchè si è già accordata con lo Stato e questo si volta dall'altra parte appena può e, se costretto ad intervenire, lo fa con la massima lentezza e cavillosità possibile gonfiando i muscoli coi pulcini e facendosi gigante di melma dai piedi d'argilla con piovre e idre dalle cento teste di serpente, capaci di ruggire e colpire più ferocemente e più rapidamente. Eppure in molti, anzi in troppi, sgomitano pur di ottenere un goccio di visibilità mediatica ma non ne vedo uno spendersi in maniera concreta, nel proprio ambito, nel proprio territorio, nel proprio giardino di casa, per risolvere un qualsiasi problema o levare almeno una croce dalle spalle dei poveracci che evita accuratamente di incrociare per strada o che fa cacciare a calci dalla scorta, per avere via libera verso il porto sicuro del proprio palazzo in cui c'è la tanto agognata poltrona che gli riempie le tasche in cambio di un sacco di promesse al vento.
© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2017 Immagine di Orazio Nullo "Show must go on"

mercoledì 4 luglio 2018

Accanto alla vita, sempre. Don Carlo Gnocchi

"Amis ve raccomandi la mia baracca..." (Amici, vi raccomando la mia baracca...)
di Claudio Montini
Di fronte a una vita che non è mai sbocciata ma che si ostina ad accumulare ore e giorni e mesi di resistenza contro ogni logica, ogni pietà, ogni strazio di cuore di madre dovremmo tutti inchinarci e fare ammenda dei nostri capricci, delle nostre debolezze puerili e sterili, della nostra ignavia intellettuale spacciata per sapienza professionale. Eppure non ci riusciamo, o meglio, io non ci riesco: posso soltanto provare ad alleggerire il peso che non hanno mai voluto nè chiesto, con una parola o un gesto o un silenzio (che spesso vale più di mille parole) senza che da essi faccia mai capolino un briciolo di pietosa commiserazione e nemmeno disperazione o rammarico, poichè queste cose sono quelle maggiormente percepite, immediatamente colte e duramente laceranti per questi esseri umani meno fortunati di noi che ci crediamo normali. Quando il destino, o chi per esso, ti ha preso a calci e pugni persino in posti nemmeno immaginavi di avere e, per dispetto, ti ha lasciato la consapevolezza di te stesso ma non quella di esprimerti, i lati peggiori del tuo carattere prendono il sopravvento insieme alla rassegnazione e all'euforia contenuta per ogni piccolo progresso su quella che chi ti circonda, mentendo, si ostina a indicare come la via della guarigione sebbene faccia parte del proprio mestiere. Eppure basta la pazienza e la passione di pochi e la visionaria lungimiranza di chi, per fede e per scelta di vita, crede ancora ai miracoli e a un dio che si è fatto uomo per riaccendere anche a giorni alterni la speranza e la voglia di lottare, di continuare ad esistere, di provare a risalire l'imbuto che si è rovesciato per inghiottirci nell'oblio dei vivi, diventando ricordi sbiaditi prima ancora di essere tornati cenere alla cenere e polvere alla polvere. Esistono questi avamposti della pietà (intesa alla latina) e della carità, in cui nessuno è perduto anche se si è fermato qualche passo indietro, in cui ci si ferma ad aspettare proprio questi ultimi e caso mai si va loro incontro a braccia aperte, perchè con un sorriso e tenendosi stretti e per mano si ricomincia insieme ad andare avanti fino all'inevitabile traguardo. Se avete ancora qualche dubbio sulla destinazione del vostro cinque per mille, guardatevi intorno, alzate lo sguardo da quella piastrella di silicio e plastica ed entrate in uno qualsiasi di questi cronicari: io posso solo suggerivi, per esperienza pressoché diretta, di cercare la Fondazione Don Carlo Gnocchi onlus dove prendersi cura della disabilità è pane quotidiano, così come la riabilitazione dopo gravi infortuni e malattie invalidanti pur con tutti i limiti che le cose umane hanno. Basta una firma e si diventerà quegli amìs (amici) cui, prima di spirare, il beato don Carlo Gnocchi, raccomandò la sua baracca che da settant'anni accoglie e aiuta bambini e ragazzi con disabilità, anziani in difficoltà, pazienti con gravi lesioni cerebrali e malati terminali, in tutta Italia: giusto per stare accanto alla vita, sempre. (maggiori informazioni su 5X1000.dongnocchi.it)

© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2018 Immagine di Orazio Nullo "Road to eternity"

lunedì 2 luglio 2018

Editoriale dell'autore

Ci sono dei rami secchi che vanno tagliati, poichè aggrapparsi ad essi significa condannarsi ad un equilibrio precario che prelude alla caduta nel baratro. Da sei anni ho aperto questo blog nella speranza di rendermi visibile, cioè di rendere visibile la mia passione per la letteratura, coltivando altresì quella di cavarne qualche soldino in pubblicità: sono cascato anch'io nell'inganno della rete, delle new economy, della cosiddetta era digitale. Non ho guadagnato fisicamente un tubo, ma mi sono divertito molto e molto stupito nel vedere la crescita del consenso intorno a temi e articoli che ho, via via, pubblicato. Però, mi sono anche parecchio arrabbiato perchè non sempre, ultimamente troppo spesso, la piattaforma è andata in crash o ha alterato arbitrariamente la veste grafica o mi ha impedito per due o più giorni consecutivi la possibilità di scrivere o caricare testi e produzioni varie. Non sarò sicuramente un grande produttore di contenuti, ma sono assiduo nel farlo e sei anni non mi sembrano pochi: ritengo di avere diritto ad un maggiore rispetto ma sembra che a Blogger non importi un fico secco. Pertanto, ho deciso di emigrare su altre piattaforme anche se ciò significa dover ricominciare da capo, ripartire da zero: non è giusto, ma sembra l'unica alternativa praticabile. Spero che sarete così gentili da seguirmi anche lì dove andrò; non sarà una chiusura immediata: cinquantamila visualizzazioni in sei anni non si buttano via così come se niente fosse: ridurrò le pubblicazioni su questo canale e mi sforzerò di mantenerlo aperto, fin che sarà possibile.
Grazie per l'attenzione.
Claudio Montini