mercoledì 4 novembre 2015

Festa dell'Unità Nazionale d'Italia (e delle Forze Armate)





































FESTA DELL'UNITA'  DELLA PATRIA
(E DELLE FORZE ARMATE)

Ricordiamoci anche di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, traditi dai loro comandanti nell'esercizio del dovere e del loro mestiere.  

Dimenticati dai politici che sanno fare la guerra al male solo a parole ma, spesso alle nostre e loro spalle, con quest'ultimo scendono lautamente a patti.
Claudio Montini

(c) 2015 immagine di Orazio Nullo 

Messina e l'isola che non c'è

La capitale dell'isola che non c'è


di Claudio Montini

Da dieci giorni c'è una parte d'Italia, continente europeo, occidente industrializzato e presuntuosamente moderno ed emancipato che si trova a patire i disagi della mancanza di acqua potabile come se fosse Bangui nella Repubblica Centrafricana, da anni tormentato da una dimenticata guerra civile e dalla povertà lasciata dal colonialismo becero del XX secolo.
Messina è senza acqua potabile da dieci giorni a causa di una frana che ha spezzato la condotta dell'acquedotto, quello nuovo, che attraversa le colline alle sue spalle; si è ovviato ai disagi con le autobotti, con una nave cisterna, con le scorte che tutte le abitazioni hanno sopra i tetti da sempre (indispensabili nei mesi estivi); ora, dopo dieci giorni (perdonatemi se lo sottolineo, ma mi sembra inconcepibile nel terzo millennio per un Paese che si vanta di stare nel novero dei paesi industrializzati), è finalmente scesa in campo la Protezione Civile Nazionale: ma una nuova frana ha vanificato gli sforzi dei tecnici che avevano ripristinato la conduttura e, pare, che si ripristinerà il vecchio acquedotto che sembra avere resistito meglio alle ingiurie del maltempo (abbondanti sono state le piogge nella zona e nella vicina Calabria si sono registrati livelli di precipitazioni, in due giorni, pari a quelli di nove mesi) e degli anni di servizio trascorsi.
Eppure nei giornali e nei telegiornali e persino nei giornali radio, della drammatica situazione che calabresi e siciliani flagellati, ugualmente dalla pioggia e ugualmente cittadini italiani come lo sono liguri e lombardi e veneti, non v'è traccia o al più è riservato uno spazio marginale nonostante illustri figli di quelle terre abbiano provato a destare l'attenzione.
I mezzi di comunicazione di massa, che da tempo hanno abdicato al loro ruolo di informare optando per un pecoronesco e pecoreccio ruolo di contenitori di pubblicità, a favore di prodotti industriali e satrapi e furbetti e arrivisti vari ed eventuali, hanno serenamente ignorato la faccenda e le sue ignomignose implicazioni privilegiando la pagliacciata capitolina e i mal di pancia del Partito Democratico, le balle governative sulla ripresa e l'occupazione, il revanscismo libico (hanno scambiato due pattugliatori della marina militare per pescherecci da sequestrare a scopo di estorsione: ma i nostri marinai hanno fatto fischiare proiettili alle loro orecchie facendoli battere in ritirata con le pinne tra le gambe), le manovre oscure nelle segrete stanze vaticane per fare fuori Papa Francesco.
Così Messina è diventata la capitale dell'isola che non c'è, un'invenzione, un gioco di parole da relegare in cronaca locale e non la spia di una situazione insostenibile nel terzo millennio, di una cattiva politica amministrativa e dell'ennesima presa in giro di una classe dirigente che si accontenta del fascino oscuro del potere e del profitto che se ne può trarre.
I siciliani e gli italiani, in proporzione, hanno una grande pazienza e una grande capacità di adattamento: ma non durerà a lungo.
Non vogliamo cattedrali nel deserto: ci basta una strada ben fatta e un tetto sicuro sulla testa, ci basta un lavoro per campare dignitosamente e uno stato che non ci faccia avere paura nè della nostra stessa ombra nè di ogni cosa che il cielo possa scaricarci addosso
.

(c) 2015 testo Claudio Montini
(c) 2015 immagine Orazio Nullo "Nowhere Island"

lunedì 2 novembre 2015

Expo 2015 è terminato: si sarà accorto che non c'ero?

RIFLESSIONI DEL DOPO EXPO 2015






di Claudio Montini 


Sabato trentuno ottobre duemilaquindici, celebrato dal Signor Presidente della Repubblica Italiana, Milano e il mondo hanno assistito alla chiusura della fiera alimentare universale in un quartiere nuovo di zecca, nella capitale morale d'Italia, in cui ha trionfato l'inventiva architettonica e urbanistica e tecnologica.
Tutti a farsi i complimenti, a dirsi felici e gratificati dalla ricchezza umana guadagnata durante i sei mesi della manifestazione; tutti a sbandierare a destra e a manca cifre iperboliche di affluenza, di persone in coda per entrare in qualche padiglione, di pasti e alimenti esotici distribuiti senza sosta; tutti a lodare l'ordine e la pazienza di spettatori e lavoratori lodando l'estro e la tenacia che, talvolta anche gli eredi di Dante e Cristoforo Colombo, hanno saputo sfoderare alla faccia dei propri politici, dirigenti, intellettuali prezzolati che hanno fatto della polemica basata su EXPO2015 per farsi pubblicità e darsi un risalto che, le proprie effimere qualità, non avrebbero garantito loro.
Chi doveva guadagnare, ha guadagnato: non temete! Chi poteva venire a vedre il putiferio di tecnologia e costruzioni e manufatti umani frutto di ingengnosi e cervellotici geni della carta e della matita, lo ha fatto nonostante un costo non indifferente da affrontare: si partiva da oltre trenta euro a persona giornalieri... Pertanto, una famiglia di quattro persone doveva sborsare 120 euro al netto della ristorazione da consumare sul posto: per un giorno lungo il decumano poteva volatilizzarsi una cifra utile a coprire buona parte di un soggiorno in una qualsiasi località di villeggiatura, oppure pari ad almeno metà di uno stipendio da operaio di basso livello o un sussidio di disoccupazione o di cassa integrazione.
Perchè le statistiche sono bugiarde, rispetto alla realtà che ciascuno vive sulla sua pelle, me compreso: c'è molta gente che non supera i mille euro al mese e deve comunque pagare bollette e campare.
Dunque, c'è un sacco di gente che non a potuto esserci a EXPO2015 perchè la crisi e la stagnazione eonomica, in tutto simile a quella greca, non ha lasciato loro scampo, non a dato loro la possibilità di sperperare per svagarsi dalle proprie pene quotidiane, non ha lasciato più nemmeno la speranza di sperare in un futuro migliore: costretta com'è, questa gente, a inventarsi un domani giorno per giorno. 
Ora che la manifestazione è finita, ora che si inizierà a smantellare quel gioiello di design e urbanistica futurista, qualcuno si accorgerà di chi non c'era ed è rimasto fuori?
Qualcuno proverà, almeno, a interrogarsi sui suoi problemi provando a elaborare risposte e soluzioni pratiche?
Ai posteri l'ardua sentenza....

(c) 2015 Testo di Claudio Montini
(c) 2015 Foto Google Images Database "L'albero della vita"

venerdì 30 ottobre 2015

Letti&Piaciuti: ERA DI MAGGIO di Antonio Manzini ed. Sellerio 2015

Antonio Manzini   
ERA DI MAGGIO
2015 Sellerio editore              

                                                                              


di Claudio Montini

Antonio Manzini conosce molto bene il suo mestiere e lo dimostra in questo ERA DI MAGGIO, edito nel 2015 da Sellerio editore in Palermo: ma è anche talmente bravo da arricchire di poesia, senza scadere nel melodrammatico o nello stereotipo del più truce luogo comune, tanto la trama quanto i personaggi cui da spessore umano e fa muovere in teatri diversi e raramente contingenti.
Non ci sono personaggi maggiori o minori: in ogni passo dello sviluppo della trama essi mostrano se stessi in piena luce, con pregi e difetti così come con le loro meschinità e i propri scatti di dignitoso orgoglio.
Allo stesso tempo, non è soltanto un romanzo che racconta le vicissitudini di un commissario della polizia di stato (lui, Rocco Schiavone, preferisce, anzi, pretende di essere qualificato secondo la nuova definizione del ruolo, vale a dire vice questore), romano di nascita e di midollo dotato di grande senso della giustizia e di senso pratico, non esattamente adamantino nelle frequentazioni e nelle abitudini, spedito in servizio ad Aosta per punizione e giunto, suo malgrado, a un bivio della propria esistenza.
Due persone a lui care hanno pagato con la vita, al posto suo, per le azioni che il suo ruolo e il suo mestiere lo avevano portato a compiere; gli amici romani e i colleghi aostani lo riportano alla vita e al lavoro di tutti i giorni per dipanare i nodi lasciati irresoluti dal precedente NON E' STAGIONE, (2015 Sellerio) ma il ritorno a Roma e la nuova indagine e anche il nuovo appartamento aostano lo costringono ad accettare il fatto che la vita va avanti, bisogna seppellire i morti e lasciarli riposare in pace, ci si deve spogliare dell'uomo vecchio (magari buttando nella Dora una vecchia pistola) e provare a indossare i panni dell'uomo nuovo che chiama ricordi e tormenti con il loro nome ma ha smesso di inseguire le ombre.
Qualche invidioso ha scritto che Antonio Manzini diventa piacevole nel momento in cui smette di imitare Camilleri: è un'autentica castroneria gratuita, frutto di becera superficialità.
A parte il fatto che pubblichino per la medesima casa editrice, che abbiano avuto a che fare professionalmente con il mondo del teatro e del cinema , che tanto Salvo Montalbano che Rocco Schiavone siano funzionari di pubblica sicurezza in forza alla Polizia di Stato, avendoli letti e amati entrambi, posso tranquillamente affermare che le corrispondenze finiscono lì e sono evidenti addirittura a partire dalle scelte nell'ambito del registro linguistico, sia per la narrazione che per il bagaglio verbale dei singoli personaggi, poichè esse sono palesemente opposte.
Camilleri ha inventato una metalingua con innesti di italiano e burocratese per aumentare l'effetto ironico e satirico; Manzini adotta un buon italiano, il più scorrevole e semplice possibile, con rare coloriture dialettali volte solo alla caratterizzazione dei personaggi, per allargare al massimo la base dei fruitori e dei lettori perchè il suo scopo è quello di dirigere una serie di personaggi immaginari in teatri reali, col distacco e il compiacimento del cronista di vita vissuta.
Sono due autori diversi ma simili, poichè portano a compimento la missione che nell'antica Grecia era affidata al teatro: l'imitazione delle dinamiche della vita umana a scopo pedagogico, cioè a insegnare quanto fosse nobile tendere all'ideale e adoperarsi per raggiungerlo, incorrendo nella punizione divina del fato per ogni meschinità nei confronti del benessere universale.
La lettura di NON E' STAGIONE e ERA DI MAGGIO, entrambi usciti dalle dita e dalla fantasia di Antonio Manzini e dati alle stampe da Sellerio editore in Palermo nel 2015, è una buona, anzi, ottima soluzione per concedersi una pausa intelligente che porti a uno stato di benessere ideale, sebbene effimero come una favola moderna ma senza controindicazioni.


(c)2015 testo di Claudio Montini
(c)2015 foto Orazio Nullo

martedì 27 ottobre 2015

Comunicazione di servizio

Cari lettori del blog,
vi chiedo scusa per non avervi dato altri spunti, riflessioni o temi di discussione o, semplicemente, cose belle da leggere per passare qualche istante lontano dai vostri guai.
In questi giorni di "silenzio", sono stato molto impegnato in una corsia d'ospedale ad assistere mia moglie che ha subito un'intervento chirurgico al cuore: pertanto nè la voglia nè il tempo di scrivere qualcosa di intelligente o, almeno, di non banale si è mai affacciata all'anticamera del cervello.
Ora le cose sembrano migliorare e la fase critica pare essere alle spalle: comincia la riabilitazione e presto sarà di nuovo a casa, pronta a ricominciare a scrivere un nuovo capitolo della vita, con nuove abitudini e nuovi ritmi dovuti anche all'intervento che ha subito; ho la certezza che insieme ci riusciremo se affronteremo i problemi uno alla volta senza saltare a conclusioni affrettate.
Le prove della vita dovrebbero servire a insegnare la giusta strategia per la sopravvivenza, a lasciare per strada orpelli e persone inutili e fuorvianti, a privilegiare la salute e le buone abitudini, ascoltando le opinioni dei saggi.
I miei pensieri in questi giorni erano, dunque comprensibilmente, altrove rivolti a chi ho scelto in salute e in malattia, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte come compagna nel breve tratto di valle di lacrime che mi è stato assegnato.
Grazie a tutti per i pensieri positivi, per gli abbracci virtuali, per le preghiere: sono serviti tutti!
Claudio Montini

(c) 2015 testo di Claudio Montini
(c) 2013 foto di Orazio Nullo "Dreams's crumbs in my eyes"

lunedì 19 ottobre 2015

Anniversario dimenticato: l'elezione di Giovanni Paolo II

Un messaggio universale, eterno e santo

 di Claudio Montini

Bellissima esortazione e bella foto di papa Wojtyla: entrambe riassumo il senso, lo spirito e il programma della missione terrena di Giovanni Paolo II che già nella scelta del nome aveva detto tutto.
E' ancora un messaggio del tutto valido e i frutti si vedono e si vedranno, se noi tutti sapremo farlo nostro, per dirla con San Paolo Apostolo delle Genti, spogliandoci dell'uomo vecchio e vestendoci dell'uomo nuovo: che è quello che sta in cima al pastorale cui si aggrappa il papa polacco.
Io lo considero il mio papa perchè ricordo che assistetti alla diretta televisiva, su Rai 1, per il tg 1 cronisti Paolo Frajese e Massimo Valentini (omonimo di quello che ora sta su Rai Storia), alla proclamazione della sua elezione nella sera del 16 ottobre 1978 insieme a Carletu (mio papà Carlo). Mi viene il magone a ricordarlo ora: ma ci rimasero impresse le sue prime parole, tanto a me quanto a lui, che raramente rimaneva a casa a vedere la tivù, preferiva andare al bar Sport: lì poteva commentare anche in maniera, per così dire, colorita senza dare scandalo.
"I signori cardinali hanno scelto un nuovo vescovo per la città di Roma... un vescovo venuto di molto lontano. Mi perdonerete se non mi esprimo ancora bene nela vostra...nela nostra bela lingua italiana!...Se mi sbaglio....se mi sbaglio, mi corrigerete!" Con le mani appoggiate alla balaustra  e le braccia tese, il grande e luminoso sorriso, la testa che annuiva divertita e lo sguardo che si fondeva con quello della gente di Roma ha conquistato tutta Piazza San Pietro, l'Italia intera e dù sairanei cui lacrimon a i ogg davanti a la sò prima television a culur... ( traduzione per gli extra pavesi: due abitanti di Sairano con i lacrimoni agli occhi davanti alla loro prima televisione a colori)

(c) 2015 Testo di Claudio Montini
(c) Foto di Costanza Cavallaro, condivisa dal profilo facebook

Art is soul voice by Orazio Nullo (original computer made 2015)

Oggi ha attinto dalla vena naif e da quella futurista: ha buttato lì dei colori, ripudiando le sue solite geometrie.
Orazio l'ha fatto un in fretta e furia, con poca ispirazione; oggi ha visto la nebbia e lui, abituato al sole di Pantelleria, mi è parso svogliatello come se fosse preso dal vento di scirocco che appassisce il moscato e brunisce i capperi. 
Forse lo scirocco era solo dentro quel suo misterioso capoccione intricato di riccioli sale e pepe, forse erano i fumi del sangue di giuda che faticavano a svanire, forse era ancora sotto shock per la bagna cauda con la panna della Jena Sabauda....mah!
A volte, sebbene lo conosca da una vita, è imperscrutabile anche a me!

Claudio Montini

(c) 2015 picture by Orazio Nullo Art is soul voice