domenica 14 agosto 2016

Inedito di Ferragosto che diventerà presto un e-book: regalo per i lettori del blog

Settemila giorni e una notte
di Claudio Montini

Il lampione scese in sciopero nella via deserta, dalla campagna giungeva soltanto il fruscio dei pioppi scompigliati da una inattesa brezza notturna mentre un quarto di luna, forse il primo, velandosi aveva sopito ardori e richiami alla vita di giovani felini. Tamburellavano le dita dell'uomo in cerca di parole da fermare sulla carta: la matita era impaziente di iniziare la sua partita e si scaldava ricalcando quattro lettere di un nome da donna biblica, principessa senza regno in cerca di una terra promessa, forse un miraggio perchè non è da tutti avere il coraggio di superare ogni ragionevole dubbio. Era sul punto di arrendersi al richiamo del sonno e della notte, chiudere la luce sulla scrivania e spegnere gli occhi contro il soffitto della camera da letto, lasciando al sogno e ai suoi garzoni il compito di intrecciare e ordire i suoi pensieri col suo sentire: in fondo a sè, aveva paura a chiamarlo ancora una volta amore perchè l'aveva sepolto in un cassetto, insieme ad un anello con un altro nome, un giorno, un mese, un anno all'interno incisi. Era quello a mandarlo in crisi? Oppure era stato quel bacio in cui persino il tempo era ammutolito e aveva azzerato vent'anni di assenza dalle reciproche vite, convinti d'aver distinto le proprie strade e cancellato le proprie piste? La risposta venne come un lampo viaggiatore, come energia effimera che illumina idee brancolanti nel buio e indica loro un canale, una via, una strada per mostrarsi agli occhi del mondo che cercano l'uscita dal labirinto, dal gioco a regole ignote e senza istruzioni che ci ostiniamo a chiamare vita riversandoci tutte le nostre passioni; la risposta prese la forma di una poesia in cui ogni verso cominciava con una lettera di quel nome che batteva forte in testa e nel cuore, perno verticale o pennone leggibile da cui garrivano quartine di versi in rima a coppie.

Sciolgo i pensieri nell’inchiostro,
Aspetto che combaci ogni incastro:
Riverso sulla carta un’alchemica cantilena,
Affidando a un’idea antica il sollievo della pena.

Settemila giorni passati e persi,
Adulti invecchiati in modi diversi,
Riproviamo a raccogliere i cocci sparsi,
Amici maturi che vogliono solo aiutarsi.

Saliremo insieme la cima giusta:
Ad aspettarci troveremo amici in festa.
Rivedremo chi è partito troppo presto:
Allagando di gioia pura il cuore e ogni gesto. 

Senza sforzo la trascrisse in un cartoncino con motivi floreali, battezzandola Settemila giorni, la imbustò e la spedì senza grosse aspettative sulla celerità postale: agosto era ancora il mese delle ferie per eccellenza e pensava che anche Poste Italiane se la sarebbero presa comoda; con l'avvento di internet solo le bollette e i volantini promozionali dei supermercati seguitavano ad intasare le cassette appese fuori dal cancello di casa, non certo le cartoline illustrate. Nemmeno quelle degli amanti clandestini: ma si sbagliava perchè lei l'aveva ricevuta il giorno prima di partire, l'aveva fatta scivolare nel bagaglio, promettendo a sé stessa di leggerla con calma una volta che polmoni e narici si fossero ubriacati di aria salmastra e rilassato profumo di vacanza.  
«In amore, vince chi fugge» disse la televisione, ma le carte sul tavolo la ignorarono così come la busta con il suo indirizzo di casa e il cartoncino col suo contenuto che lei ormai sapeva a memoria. La notte restava appesa al cielo fuori dalla finestra, puntata dallo stesso quarto di luna e da una manciata di stelle spruzzate, sull'orizzonte per non far perdere la rotta ai marinai; il mare baciava con instancabile noncuranza la spiaggia e gli scogli indifferenti a tanto affetto. Con il sonno che tardava ad arrivare, i pensieri prendevano volentieri la strada che golosamente si era lasciata alle spalle, spronata dall'entusiasmo delle ferie e dalla voglia di rivedere il mare: se la lingua batte dove il dente duole, la testa e il cuore non sono certo da meno nel superare le tue difese con un nome, un volto, un pensiero, un sapore, un suono o un colore che doveva essersi smarrito tra le balze, le quinte e le pieghe del passato. Il solitario si era da tempo arenato nell'ennesimo impasse cedendo posto e attenzione a quel biglietto che ci aveva messo settemila giorni ad incendiarle l'anima: allora, con gesti che sapevano di sconfitta e rassegnazione, ammucchiò le carte con una mano e spense il televisore con l'altra risolvendosi a seguire la mamma che, già da un po', faceva legna nel bosco. Non che russasse forte, no: semmai sobbolliva come la salsa di pomodoro per il ragù prima di metterla nei vasetti per l'inverno col basilico che, però, lei preferiva  coi pinoli, con il pecorino o col parmigiano, con l'olio di riviera pestato nel mortaio di pietra, come usava fare la nonna. Coricandosi, sorrise alla pruriginosa malizia che le attraversò il cuore quando, sospirando in silenzio, si lasciò cullare dal pensiero che, se lui fosse stato lì al posto della mamma, dormire sarebbe stato sicuramente l'ultimo dei loro problemi: forse, solo l'alba li avrebbe colti a recuperare le forze candidamente abbracciati tra loro e all'antico dio del regno dei sogni, col mare che sussurrava la risacca e il sole che bussava piano alle persiane, per non svegliare gli amanti. Ecco dove erano andati a finire i pensieri con tutta la testa: da laggiù, chiamavano a raccolta e reclamavano anche l'attenzione dell'anima e del cuore ma l'istinto e il buonsenso, questa volta, non avrebbero ceduto al ricatto delle solite questioni irrisolte per avvelenarle i giorni di vacanza. Certo, a quell'ora della notte, lui era sdraiato accanto alla moglie ignara della fortuna di avere tanto pane, perché i denti li aveva dismessi o forse non li aveva mai avuti: nell'inconsapevolezza del sonno, quella manifestava tutta la sua insofferenza verso l'intruso indeciso ad andarsene, invitandolo a girarsi per smettere di russare, sebbene non avesse ancora nemmeno posato la testa sul cuscino. Ma, se davvero stavano così le cose, perchè lui non prendeva l'automobile, un cambio di biancheria, un telo da spiaggia, un costume da bagno e correva giù a Bordighera, tanto per cominciare? Il resto sarebbe venuto di conseguenza, con tutti gli amici che aveva lì una sistemazione gliela avrebbe trovata senza il minimo sforzo, sarebbe stata una vacanza indimenticabile...e poi....e poi....Complice il buio, le palpebre si erano fatte un poco più pesanti e impedirono alle piccole lacrime di ruzzolare per le guance: agli innamorati basta una briciola di speranza per sognare, ma anche quella ha spine e spigoli per far soffrire. Tuttavia il sonno, che stava concludendo la sua conquista sulla veglia, nulla potè contro quel gran sospiro che le usci dal cuore e che mamma, in una pausa dell'oblio onirico, scambiò per un augurio di buonanotte che ricambiò chiamandola col nome di suo padre, beato scapolo rimasto a casa a curare pomodori e zanzare in quell'isola satellite della città delle scarpe a cinquanta chilometri dalla Milano da bere e circondata dal mare di Lombardia, seminato a riso e mais, pioppi e marcite in via d'estinzione per delirio di cementificazione.
Forse era anche per quello, starsene ogni tanto per conto proprio, che le cose funzionavano bene tra loro e, nonostante il cielo non fosse stato avaro di dispetti, non avevano mai perso la bussola e la barra salda in una navigazione equilibrata. Sorrise pensando a domani, che per l'orologio era già oggi: sarebbe stato un'altro giorno ma di vacanza piena e genuina, con tanti amici che aspettavano da un'anno di rivederla, con il sole e la spiaggia e il profumo del mare che stemperava le tensioni e restaurava l'energia per correre incontro alla vita e a un'altr'anno in quella galera di pianura umida, malsana e inquinata. Per l'amore c'è tutto il tempo che si vuole quando non hai nient'altro a cui pensare, forse è una cosa che va bene a vent'anni, o meglio prima di quella soglia: poi è tutto maledettamente più complicato anche se eccitante, anche se dovesse durare poco o niente. Ecco, pensò prima di varcare la soglia del regno dei sogni, il colpo di coda avvelenata della ragione che voglio schivare fino al ritorno. Ferie, vacanze, villeggiatura, per lei, significavano immergersi in un'ambiente assoluto, diverso e lontano dal proprio abituale bevendone, assaporandone, assimilandone ogni singola goccia e ogni singolo istante e ogni singola immagine come se non ci fosse mai stato altro che quello, prima e dopo: il mare, la vita di riviera e di spiaggia, il sole e i profumi di quel segmento ultimo di Liguria proiettato in Francia, terra sorella ma non gemella, assolvevano sempre in modo eccellente al loro compito come una radice sana vitalizza con generosità ogni innesto. Così si ricaricava per affrontare l'autunno e l'inverno,  sosteneva: ma quello era un'alibi perfetto per recitare la quotidianità senza ipotecare il futuro, asseverando regole e luoghi comuni, consumando i giorni e i loro frutti per evitare programmi a lunga scadenza. Era il suo limite ma preferiva ignorarlo per evitare di soffrire per il crollo dei sogni o il naufragio dei progetti: ogni giorno ha la sua pena ed era più che sufficiente, anzi era già troppo. Invece, in tutte le cose della vita, tra cui l'amore, fugge solo chi ha paura di non essere in grado di svelare la propria umanità senza reticenze, chi si sente inadeguato, chi non si è guardato mai sul serio nè dentro e nemmeno allo specchio, ha provato a perdonarsi e a ricominciare a sperare. Lui aveva sempre esercitato l'arte del dubbio, del progetto e del rischio calcolato, giocando buone carte con pessime strategie senza sottrarsi tanto a riscossioni quanto a pagamenti; lei aveva preferito l'istinto pronta cassa, l'ubbidienza senza sottomissione a seconda della convenienza: tuttavia, beata dormiva  ignorando questi pensieri distanti, nelle ore che crescevano fino a farsi alba limpida e quieta col sole appoggiato sul filo che cuce il cielo al mare. Le era riuscito di ritrovare l'amore senza pensarci troppo, nel momento in cui aveva deciso di smettere di cercarlo, ma ora non sapeva più farne a meno: il buon giorno sarebbe apparso sul cellulare così come la buonanotte, perchè anche il computer e facebook erano chiusi per ferie. Quanto sarebbe durato e dove l'avrebbe portata, non lo sapeva dire e non le importava, poiché si godeva il senso di appagamento e completezza che volere bene a un uomo le dava; lui viveva come un miracolo inatteso e immeritato quella storia, sebbene clandestina e lontana anni luce dal suo abito mentale e morale: era una resurrezione e un risarcimento per i bicchieri d'aceto avuti in cambio di valanghe d'amore. La notte d'agosto non suggerì loro previsioni nè consigli; li lasciò vivere perchè si scambiavano del bene senza rubarlo ad altri: per entrambi, era soltanto un'altro giro di valzer abbracciati a uno sconosciuto chiamato destino.

©2016 Testo di Claudio Montini
©2016 Immagine Orazio Nullo "Night flight over Giovi Pass"

sabato 13 agosto 2016

Apologize me for my english! Claudio Montini writer english catalogue

Let the blues be with you
Available on amazon.com  e-book mobi for Kindle devices

From Italian original "Fratelli che il blues sia con voi"

Last published!!!

first time published in ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI  youcanprint selfpublishing (2012) anthology written and composed by Claudio Montini 
Deadly flame return

Translated by the author volume 4
From original Italian Tale "Ritorno di fiamma letale"
published in ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI  (2012) youcanprint self publishing

available on amazon.com ebook mobi for Kindle

first time published in ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI  youcanprint selfpublishing (2012) anthology written and composed by Claudio Montini  







A midsummer night in Lomello

Translated by the author n. 3 

available on amazon.com 
e-book mobi for kindle devices

first time published in ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI  youcanprint selfpublishing (2012) anthology written and composed by Claudio Montini 
Welcome Theudelinde

Translated by the author volume n. 1
available on amazon.com
e-book mobi for Kindle devices

first time published in ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI  youcanprint selfpublishing (2012) anthology written and composed by Claudio Montini 




The gentle rabbit tale

Translated by the author volume n. 2
available on amozon.com
e-book mobi for Kindle devices

From the original Italian tale "Un coniglio gentile"
first time published in ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI  youcanprint selfpublishing (2012) anthology written and composed by Claudio Montini 

mercoledì 10 agosto 2016

Avrei un desiderio da chiedere a San Lorenzo...

San Lorenzo, mandaci una buona stella...

di Claudio Montini

Siamo in attesa delle Perseidi, del loro transito nel cielo che sovrasta lo stivale italico e che righerà il buio della notte accendendo mille desideri nei cuori ansiosi degli osservatori. Lo sciame meteorico che incrocerà l'orbita terrestre intorno al sole è altrimenti conosciuto come lacrime di San Lorenzo poichè il picco del fenomeno celeste si verifica tra il 10 e il 12 di agosto: la tradizione popolare, poi, vuole che la vista di una stella cadente sia foriera della concretizzazione del desiderio celato nel cuore di chi la guarda.
Qualcuno, in rete, l'ha già buttata in politica affermando che se stanotte cadesse il governo, in Italia, non avremmo nemmeno il disturbo di immaginare un desiderio...Nichilismo pret-a-porter, di bassa lega se la Lega non fosse già bassa di suo e con tutto il centrodestra e i cespugli della Quercia (ovvero la fronda interna al PD italiano) non fosse nella confusione e nella cecità e nella miopia politica più totale.
Purtroppo agli Italiani, o meglio, ai piemontesi, ai valdostani, ai liguri, ai veneti, ai friulani e ai giuliani, ai trentini, agli altoatesini (o sud tirolesi), agli emiliani e ai romagnoli, ai toscani, ai marchigiani, agli umbri, ai pugliesi, ai lucani, ai laziali e ai romanisti con ciociari e tusci, ai campani, ai calabresi, ai siciliani importa poco assai del disastro che la classe dirigente scaltra ma inadatta e presuntuosa ma tronfia coi deboli e ruffiana coi potenti, che loro pensano di punire non andando a votare, si appresta a mandare in onda dopo essersi assicurata per bene il proprio fondoschiena e aver assestato un'altra poderosa manata alle esangui tasche delle pecore sciocche di cui sono i pastori distratti.
La Corte Costituzionale, lunedì 8 agosto, ha dichiarato ammissibile il referendum confermativo delle norme contenute nel disegno di legge costituzionale, elaborato dal ministro Maria Elena Boschi, che incide sulla seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana attualmente vigente dal 1948 e che ha già subito altre modifiche ed abolizione di commi o di norme transitorie in esse contenute; nel disegno di legge Boschi, approvato nel mese di aprile in via definitiva dal parlamento ma che entrerà nel vigore dei suoi effetti dopo il referendum confermativo (di fatto nel corso del 2017), viene modificata la composizione del Senato della repubblica e termina la sua esistenza come assemblea composta da eletti scelti dai cittadini: sarà composto da sindaci e presidenti di regione e perderà la facoltà legislativa ordinaria, mantenendo quella costituzionale.
La Camera dei Deputati rimane elettiva tal quale con tutte le sue prerogative e avoca a sè anche competenze che ora sono delle Regioni che, per necessità e interesse nazionale, possono essere scavalcate dal Parlamento nella legiferazione: alla faccia del federalismo! Si cancella la figura della Provincia dalla carta costituzionale, così si potrà anche abolire la ridicola Area Vasta il cui presidente sarà votato alla fine di questo mese dai sindaci dei comuni dell'ormai ex provincia; si abolisce il Cnel, perchè non si deve disturbare il manovratore in tema di economia e lavoro: è bravo a sbagliare da solo. L'immunità parlamentare rimane salda e appannaggio di entrambe le Camere; si abbassa il quorum per i referendum ordinari e si potranno anche fare quelli propositivi ma solo a una certa età, i cittadini votando i consiglieri regionali dovranno anche dire se possono fare i senatori o no; fine del bicameralismo perfetto perchè la fiducia al governo la vota solo la Camera dei Deputati. 
Io, per non saper nè leggere nè scrivere, chiederei a San Lorenzo non di mandarci le Perseidi ma di farci la grazia di aprire gli occhi e le orecchie, di non nascondere la testa sotto la sabbia e restare proni col posteriore per aria: lo Stato si ritira e ci lascia laceri e contusi sul campo di battaglia, i dirigenti si ritirano nella loro torre d'avorio che hanno provveduto a rinforzare e a rimpinguare.
Abbiamo una sola speranza ed è riposta in una matita, da usare in una cabina elettorale, sopra un pezzo di carta colorato e timbrato: come diceva la buonanima di Indro Montanelli, turiamoci il naso e andiamo a votare!

(c) 2016 Testo Claudio Montini
(c) 2014 Foto da Google Images database condiviso da facebook

lunedì 8 agosto 2016

La bottega del parolaio - video catalogo 2016



Siccome non sono particolarmente ispirato, ho voluto provare a farmi un catalogo delle mie opere con youtube: così, tanto per ricordarvi che la mia aspirazione principale sarebbe quella di scrittore creativo.
Le immagini sono di Orazio Nullo, compresa quella che fa da copertina al video.
La colonna sonora è stata pescata nel database di youtube ed è "Funky down" eseguita da MK2.
I libri, in elettronico e in cartaceo, sono disponibili per la vendita su Amazon e tanti altri store elettronici, compresi quelli di StreetLib.com e youcanprint.it.
Pertanto, buona visione e buona lettura! Fatevi del bene (leggendoli) e fatelo anche a me (acquistandoli)!!

CLAUDIO MONTINI

domenica 7 agosto 2016

Sei agosto millenovecentoquarantacinque

Benvenuti nell'era atomica

di Claudio Montini

Quando ero studente, oltre trent'anni fa, mi dissero che una generazione si poteva computare in un arco di tempo di venticinque anni; ora sono passati poco più di settant'anni dall'esplosione del mortale giocattolo di Oppenheimer, come lo ha definito Sting in "Russians" brano di successo della fine degli anni Ottanta del XX secolo, nel cielo di Hiroshima seconda città del Giappone imperiale del 1945.
Contrariamente alle bombe convenzionali al tritolo, non è stata fatta esplodere con impatto al suolo, ma intorno ai 500 metri di altezza sopra l'università: lo scheletro d'edificio che si vede ancora oggi è un padiglione dell'università, forse un piccolo osservatorio astronomico della facoltà di Scienze Naturali. L'effetto desiderato era quello di amplificare al massimo il potere distruttivo della deflagrazione sulle infrastrutture; in realtà non si conosceva del tutto la potenzialità dell'ordigno e neppure i suoi effetti collaterali.
Sono passate almeno tre generazioni, altrettante rivoluzioni culturali e tecnologiche, parecchi papi e presidenti ma non c'è stato alcun progresso: per lo meno quello immaginato dai più arditi sognatori che si sono spinti oltre le trame di autori di fantascienza. 
Ciò che si è visto allora ha fatto progredire soltanto la paura e la corsa a dotarsi di ordigni simili e di potenza sempre superiore per alimentare quella e usarla come strumento di deterrenza, anche a scopo contrattuale nelle dispute diplomatiche. "Little Boy" valeva 12500 tonnellate di dinamite e, da allora, l'unità di misura del potere esplodente/distruttivo è proprio il potere di "Little Boy": durante la guerra fredda si è arrivati a testare bombe da 25 megaton ma le nuove strategie prevedono l'impiego di ordigni tatticamente più agili, da 2 megaton al massimo e dimensioni che passano più inosservate di Little Boy che misurava tre metri di lunghezza.per qualche tonnellata di peso.
Il vero problema è che non si sa esattamente quante ce ne siano al mondo: una stima recente ma approssimativa parla di 15000 unità sparse tra Usa, Russia, Francia, Regno Unito, India, Pakistan, Cina e Corea del nord sebbene di questi ultimi due paesi non sia affatto nota la disponibilità effettiva. Inoltre, non si sa con certezza quanti e quali abbinamenti con armi convenzionali siano possibili per ottenere, a livello psicologico e a livello pratico, gli stessi effetti di "Little Boy" (all'uranio 235) e "Fat Man" (la gemella ma al plutonio 238 esplosa su Nagasaki tre giorni dopo); giova ricordare che i due elementi dal numero atomico molto importante (sono metalli) in natura hanno sì una emissione di particelle radioattive, ma non tale da provocare reazioni a catena distruttive ed esotermiche: pertanto, la loro struttura atomica deve essere arricchita di neutroni che, però, rendono instabile ed estremamente reattivo il materiale che diventa pericoloso quando raggiunge una determinata quantità o massa critica.
Controllare questa reazione significa disporre di energia in quantità enorme da una massa relativamente piccola e senza scarti di produzione; lasciarla andare oltre il suo punto critico, vuol dire condannare a morte l'intero pianeta e la civiltà umanoide che si crede intelligente e, forse, addirittura simile a Dio.

(c) 2016 testo di Claudio Montini
(c) 2015 Immagine "Mind Games" di Orazio Nullo

venerdì 5 agosto 2016

La neve dei gatti tra sogno, memoria e realtà - Poema con note a margine

Il quaderno magico

di Claudio Montini

Frugando nella soffitta dei ricordi di bambino, da un vecchio baule impolverato, ho cavato fuori un quaderno rilegato in cuoio dalle pagine ingiallite, l'elastico nero che lo teneva chiuso e una fibbia anch'essa di cuoio solidale con la copertina perchè tratteneva una vecchia matita cilindrica, dorata come una bacchetta magica da prestigiatore. Siccome sono curioso come una scimmia dispettosa o come Tommaso il gatto ficcanaso che ascolta i miei borbottii, quando mi incrocia per strada e mi segue per un tratto, mentre guardo i titoli della prima pagina del giornale, mollandomi quando smetto di commentare le notizie....secondo voi che ho fatto? Ho aperto il quaderno, ho letto quello che ho trovato e...l'ho pubblicato qui!!!  

LA NEVE DEI GATTI

Se marzo si facesse gentile
e si cambiasse lesto in aprile,
scrosciando vita dal cielo
a destar anche il più gracile stelo
avrei nostalgia d’una passeggiata
in tua compagnia fino al lago Pelota
dove la superficie increspata
e le foglie lucenti celano impulsi viventi
e bramosi d’una calda giornata
per sbocciare rigogliosi e possenti.
L’almanacco appeso al muro
richiama al presente e annuncia il futuro:
la Befana è decollata da una settimana
con tutte le feste appiccicate alla sottana;
la finestra mostra l’orizzonte ricamato di brina,
indifferente alla nebbia la sera e la mattina,
ai mercanti di neve o a una bella candelora
che in quaranta dì, dall’inverno, ci porti fora.
Fingo di sonnecchiare acciambellato
sul cuscino col mio nome ricamato
dalla vedova che m’ha adottato,
dal giorno d'autunno in cui, stremato,
nella legnaia mi son rifugiato;
che curioso esemplare
d’una razza capace nello stesso momento
d’uccidere e amare,
mai per necessità o istinto
sempre per calcolo e divertimento
dimenticando chi non ha vinto:
partecipai ad ogni suo sentimento
quando posai il mio sguardo baffuto
nel suo buffamente accigliato
e ne apprezzai il distendersi improvviso.
Potevo ancora fidarmi d’un sorriso?
La mia fame aveva già deciso
perchè l’ospitale istinto femminile aveva intuito,
in modo assai preciso,
quanto l’ennesimo viaggio m’avesse sfinito:
mi rifocillai con voluttà
temendo moine a commento della mia voracità,
ma non udii da lei alcuna banalità
perchè altri compiti l’attendevano più in là.
Ah sì, se marzo si facesse gentile
vestendosi a festa da aprile,
ascolteresti mille suoni diversi
d’animali che vivono senza temersi
come quella notte al lago Pelota
quando udimmo i racconti della vecchia trota.
La saggia e longeva creatura pinnata,
che a tante reti e molti ami era scampata,
rivolse un appello a tutti i presenti
affinchè si continuasse a celebrare
la notte speciale in cui ci si poteva parlare,
senza paura di fraintendimenti
anche se le piante, ogni giorno, lo fanno
compatendo gli uomini che non lo sanno.
Qualcuno, fuori e sopra di noi, dettando
le leggi che regolano il mondo
concesse una notte d’assenza
all’istinto della sopravvivenza,
affinchè ciascuno capisse la ragione
d’ogni gioia e d’ogni tribolazione.
Le parole di Rita la vecchia trota,
regina indiscussa del lago Pelota,
suonavano amare come un’addio
ma inebrianti come il fruscìo
della tiepida brezza che sveglia
nella carne e nel sangue la voglia
di donare e donarsi alla vita
per lasciare sempre aperta la partita.
La luna, spettatrice assisa tra le stelle,
ispiratrice delle storie più belle,
riverberava luce sottile per l’intera valle
tramando l’oscurità come i fili d’uno scialle:
nei nostri occhi balenò un luccichìo
che rivelò e unì il tuo desiderio al mio,
avvolgendoci in un sogno antico
eterno come il bene d’un vero amico.
Ma i sogni sono amalgama di vento e neve dei gatti
che dura un bel niente: lo sanno anche i matti.
Non coltivo più fantasiose illusioni
e non medito proditorie azioni:
in grembo alla vedova silenziosa
ricambio le sue carezze con le mie fusa.
Mi tormentino dolcemente le memorie:
son certo che sto per viver nuove storie.
Tornino pure senza fretta Marzo e Aprile,
perchè mi aggirerò ancora in cortile
miagolando grazie alla luna
per ogni briciola di fortuna.

Il lago Pelota è realmente esistito ma una cava di inerti, fermata solo dalla potenziale franosità strada statale, se l'è portato via insieme a migliaia di metri cubi di argilla e sabbia; forse Rita la saggia trota no, ma non è detto: Sairano è un villaggio equamente diviso tra cacciatori e pescatori molti dei quali devoti a Bacco e al suo nettare e qualcuno si è lasciato sfuggire questa storia, affermando persino di averla vista coi propri occhi; la vedova e il gatto, invece, ci sono perchè in tutte le famiglie, anche ai giorni nostri, c'è una zia troppo sola che ama ricamare e apprezza un felino randagio che si lascia accarezzare.....  

(c) 2012  Poema di Claudio Montini
(c) 2016 Note di Claudio Montini
(c) 2014 Immagine di Augusta Belloni "Il magico mondo di Claudio Montini" 

giovedì 4 agosto 2016

Ci vuole un fisico bestiale per sopravvivere in Lombardia...

Vacanza legale o contropiede sleale?

di Claudio Montini

"Ci vuole un fisico bestiale, per resistere agli urti della vita" cantava qualche decennio fa Luca Carboni, transfuga dagli Stadio e dall'ala protettiva di Lucio Dalla: non potevamo sapere quanto profetiche sarebbero state le sue parole. Peccato che per pudore o per memoria corta congenita degli abitanti dello Stivale, nessuno ricordi quelle parole o si faccia fuorviare dal ritmo di allegra marcetta che aveva il brano del cantautore bolognese: ascrivendolo alla categoria burletta in musica nessuno bada alle parole, meno che mai i sociologi da salotto televisivo e quelli da Speaker's Corner virtuale elettronico (facebook e compagnia cantante), dove anche il garzone del droghiere (ammesso che ne esistano ancora) o il coglitore di frutta a cottimo si improvvisa analista di dinamiche politiche internazionali e astrofisica. L'estate, o meglio questa parte dell'estate è da tempo immemore dedicata al riposo, alla vacanza, allo svago, alla cultura o allo studio per chi deve recuperare debiti formativi in sessione autunnale; chiude tutto, chiudono le serie televisive, i giochi a premi, il campionato di calcio e di altri sport di squadra, chiudono anche i negozi in città e, se potessero, anche le città stesse (tranquilli ci stanno già lavorando...), si riduce il personale di controllo perchè anche loro hanno diritto alla licenza e di far vedere ai figlioli che non sono solo una fotografia insieme alla mamma nel salotto buono di casa. Così, mentre le strade per il mare e per i monti, le feste della birra e le sagre di tutta la verdura e i fritti misti possibili e immaginabili, i concerti per rimbambire chi resta a casa e far abbaiare di noia i cani si riempiono di eterogenei gruppi di persone ostinatamente decisi a divertirsi, ecco che chi ha deciso di fare soldi sulla pelle degli altri nascondendo sotto la prima pelle della crosta terrestre marciume venefico e cancerogeno per togliere un problema a uno, senza che nessuno possa fermarlo, condannandone a morte centomila o forse più fino all'implosione della nana gialla intorno a cui orbita questo sasso dotato di campo magnetico e atmosfera prossima ad essere irrespirabile.
Vi abbiamo trasmesso, per la serie "La sconfitta del giorno", la notizia dell'avvio dei lavori di sbancamento e allestimento dell'impianto di ricovero del cemento amianto (discarica di manufatti in asbesto e cemento amianto) che Acta s.r.l. aprirà e renderà entro un anno a partire da ora nel comune di Ferrera Erbognone, provincia (o Area Vasta come da settembre si dovrà dire) di Pavia, regione Lombardia (sarà la discarica di amianto più grande della regione, dopo Brescia), Italia del nord, Europa del sud, nonostante sia stato presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro la concessione alla costruzione, sebbene esistesse il via libera della Commissione Regionale di controllo sull'impatto ambientale e la sentenza del Consiglio di Stato che confermava quella decisione di Regione Lombardia. Le carte, dunque, sono in regola anche perchè il T.A.R., accogliendo il ricorso, si è scordato di inserire la "clausoletta" di blocco preventivo di ogni attività del presunto futuro cantiere, che ha già da tempo la sua bella recinzione regolamentare, i cartelli con gli avvisi di sicurezza e Caterpillar e Perlini da cava pronti a far ruggire i propri cavalli vapore.
Siamo d'estate, tutti hanno bisogno di vacanze, anche i comitati e i giudici e poi...."pecunia non olet", il denaro non puzza...nemmeno l'amianto, vetrifica soltanto i polmoni! Ma, cosa volete mai che sia per quei poveracci campagnoli che da almeno quarant'anni respirano i vapori di benzina e chissà cos'altro della Raffineria del Po, gioiello petrolchimico di Eni Refining & Marketing? Sicuramente il cagnolino a sei zampe ne ha seppelliti più lui di gente giovane che un buco fatto dove c'erano risaie e pioppeti e che, in dieci anni, sarà riempito e coperto come se niente fosse... 
Grazie Lombardia: non sarai mai la mia tomba: mi faccio cremare e spargere le ceneri sul Cervino!

(c) 2016 Testo di Claudio Montini
(c) foto condivisa dall'articolo di Paolo Calvi sul numero odierno de La provincia pavese (Gelocal- gruppo Espresso-laRepubblica) condiviso su facebook