
martedì 9 febbraio 2016
sabato 6 febbraio 2016
Ticino, il treno e il vecchio assente - Racconto inedito e brevissimo!
Ticino, il treno e il vecchio assente
di Claudio Montini
Il treno passò ma lui non c'era; forse sarebbe venuto il giorno dopo o quello appresso, se il tempo si fosse mantenuto, se il cielo o chi per esso si fosse dimenticato dell'inverno per un'altro giorno.
Già, ma quanti inverni e primavere e treni e barcè avevano visto quei vecchi occhi?
Era lì da sempre, secondo me; l'unica volta che mi ero portato la macchina fotografica per fare lo scatto della vita, la foto che fa il giro del mondo e mi avrebbe proiettato nell'olimpo dei daguerrotipisti con Henri Cartier-Bresson ad accogliermi...invece, lui non c'era! Oh bella: c'era la sedia vuota e il treno che passava: basta, punto, fine.
Avevano mica cominciato uno scavo al Ticinello e, allora, era andato a vedere il buco fatto con la ruspa, con tutti gli altri della bocciofila del Borgo, anziani Neca o Necchi o badilografi che avevano tirato su la città delle cento torri con secchio e cazzuola, voltando col badile montagne di sabbia e cemento, dopo le bombe degli americani?
La risposta la trovai una volta ritornato sull'argine, quando mi imbattei in un pannello per le pubblicità e per gli annunci dei funerali; adesso non mettevano più soltanto nome e cognome e l'età: no, siamo diventati moderni, ci mettiamo anche una foto!
Magari segnaletica come quella che aveva messo sul libretto della pensione o sulla carta d'identità che teneva nel portafolgio di cuoio, tanto per metterci dentro qualcosa.
La buca stavolta l'avevano fatta quelli del Comune, ma a San Giovannino: dove si prende l'ultimo treno col vestito della festa e il soprabito di legno e di zinco!
Il cielo o chi per Lui gli avevano portato, forse prima di colazione o la notte nel primo sonno, il resto degli anni spesi in questa valle di lacrime, tutto in una volta, mandandolo a riscuotere direttamente a casa di Dio e senza passare da canale a ritirare la sua sedia.
Volevo portargliela là, al camposanto, per lasciarci sopra la fotografia perchè la vedesse anche lui; mi ero segnato il nome, caso mai non riconoscessi la foto sulla lapide: ma non l'ho più trovata, giù a Ticino, drera canal come avrebbe detto lui, e a momenti non trovavo nemmeno la tomba...muore tanta gente a Pavia che lei manco se ne accorge più perchè, se non li bruciano e i parenti si tengono le ceneri dove gli pare, i morti li mettono sotto terra vicini vicini e magari uno sopra l'altro: così ci stanno più lapidi e si fanno sentieri più facili da tenere in ordine.
Il marmista aveva appena finito la posa, mi disse che in cinque minuti il mastice avrebbe fatto presa e avrei potuto anche camminarci sopra senza far danni: pensava che fossi un parente...No, grazie...cioè, sono un conoscente...di passaggio...come tutti, del resto.
Aspettai che se ne andasse e poi poggiai il vasetto di peonie preso per beneficienza fuori dalla Coop, facendo in modo che tenesse ferma la fotografia che avevo plastificato; sulla lapide definitiva c'era anche la foto in ceramica, con la stessa grimula cioè con la stessa faccia che avevo visto sul manifesto del funerale.
Però, quando la guardai l'ultima volta prima di andarmene a casa, mi parve che il vecchio sorridesse: ma doveva esserci in giro qualche polvere sottile cui ero allergico a mia insaputa, perchè avevo gli occhi bagnati.
(c) 2016 Testo di Claudio Montini
(c) 2016 Foto pubblicata nel Gruppo Facebook "Pavia e dintorni" da Cesare Carabba
venerdì 5 febbraio 2016
Per quest'anno niente frittelle a carnevale! Torta sabbiosa della Jena che non riposa!
di Jena
Sabauda
Come dolce conclusione di un pasto o come merenda golosa
e genuina oppure a colazione, una fetta di torta ci sta sempre bene
perchè è, quanto meno, un premio che diamo a noi stessi e che ci
tira su il morale, anche alla faccia dei salutisti ad ogni costo e ai
maniaci del controllo delle calorie.
Fatevi del bene e procuratevi quanto segue:
- 300 grammi di burro morbido (poi vi spiego...)
- 200 grammi di zucchero semolato bianco
- 100 grammi di zucchero a velo
- 4 uova di gallina
- 150 grammi di fecola di patate
- 150 grammi di farina bianca di grano tenero 00
- 1 bustina di lievito per dolci
- 1 pizzico di sale (andate a occhio, suvvia...)
- 2 o 3 mele dolci (quelle gialle per intenderci, vanno bene)
- 1 limone con una bella scorza da grattugiare
Il burro morbido non si trova al supermercato nè in una
fattoria guatemalteca: si tratta del comune burro di latte di mucca
mucca che avrete tirato fuori molte ore prima dal frigorifero, per
portarlo alla temperatura ambiente, o al limite fategli fare un giro
da qualche decina di secondi nel microonde da renderlo simile a
pomata.
Nel mentre, rompete le uova separando tuorli e albumi in
distinte ciotole; setacciate la farina con il lievito; quindi montate
a neve gli albumi.
Ora, con le fruste (elettriche o manuali a vostro
piacimento) lavorate il burro e la miscela di zucchero (a velo e
semolato insieme) fino ad ottenere una crema cui unirete i tuorli e
la scorza di limone grattugiata; seguitando a mescolare aggiungete la
farina di grano tenero e la fecola di patate: ottenuto un composto
omogeneo, incorporatevi gli albumi montati a neve cui avrete aggiunto
un pizzico di sale e amalgamate con gioiosa perseveranza.
Quando il composto vi sembra aver raggiunto un
bell'aspetto, vi riposate sbucciando e tagliando le mele a pezzetti
molto piccoli: non state a dannarvi l'anima sulla geometria di questi
ultimi, sappiate che più son piccoli e meglio è, ma che non siano
poltiglia invisibile affinchè che facciano bella mostra di sè nella
fetta; a questo punto li aggiungete al composto ottenuto con gli
altri ingredienti e versate tutto in una tortiera imburrata (o
foderata di carta forno) e infornate a 170° C per 40 minuti circa:
vale sempre la regola per cui ognuno conosce le caratteristiche del
proprio forno e si regola di conseguenza, così come quella del
controllo a vista e il sondaggio con uno stuzzicadenti.
Tolta dal forno, lasciate che si raffreddi e poi
spolveratela di zucchero a velo.
A
merenda o a colazione
La
sabbiosa della Jena con le mele
Fa più
che bene: fa benone!
Assaggiala e riparti a gonfie vele.
Parola di Jena Sabauda. Prosit!
©
2016 Testo di Jena Sabauda
© 2015 Immagine di Orazio Nullo "Carnival " (revisione testo
Claudio Montini)
mercoledì 3 febbraio 2016
Nostalgia dell'estate...
(c) 2015 Videoklaut66
Riprese e regia di Orazio Nullo e Claudio Montini
si ringrazia il cane Leone per l'amichevole partecipazione
domenica 31 gennaio 2016
Lo specchietto, con le allodole, funziona sempre
di Claudio Montini
La mia libertà incomincia dove finisce quella altrui, ma darei la vita perchè chiunque possa esprimere le proprie opinioni.
Le battaglie da fare per la famiglia, comunque la si intenda sono altre: un lavoro dignitoso per l'uomo e per la donna e retribuito il giusto, l'assistenza continua e gratuita per l'uomo e per la donna e per i figli, l'assistenza sanitaria per tutti i componenti della famiglia, l'istruzione necessaria affinchè si abbiano cittadini consapevoli e non sudditi beceri del primo scimmione che sbraita da un balcone o da una cassetta di frutta (peggio ancora dal predellino di una vettura), il sostegno materiale e spirituale e concettuale di chi ha l'inferno dentro di se o tra le quattro mura di casa (quando ce l'ha) e non è giusto che lo patisca in terra: potrei continuare all'infinito ad elencare, ma la sostanza rimane che al posto di uno Stato che mi guarda comunque in modo malevolo, come se fossi sempre in colpa o in difetto, come un fastidio necessario vorrei che lo stesso soggetto mi venisse a cercare, si interessasse a me e ai miei cari, si preoccupasse dei miei soldi e di come li guadagno oppure di come faccio quando non guadagno un bel nulla e riesco comunque a pagare le tasse e campare, esattamente come se fossi il suo bene più prezioso o come se fossi il suo mattone fondante, la trave su cui si regge tutto l'edificio ovvero la cosa più importante.
Perchè se i cittadini, come recita la Costituzione del 1948, proclama che sono tutti uguali davanti alla legge, è necessario che una legge ci sia così come, allo stesso tempo, è necessario che i rappresentanti che abbiamo mandato a Montecitorio facciano tutto il meglio possibile perche sia anche una legge giusta: se non ci riescono è meglio che si dimettano e noi si pensi a cercarne altri da mandare al posto loro.
E' terrificante che rappresentanti dello stato, incapaci di fare il loro mestiere nelle sedi opportune ma bravissimi a farsi vedere in giro a fare i gradassi mescolati in mezzo alla folla vociante, sfruttino l'occasione per un poco di visibilità e la forza della "piazza" per dare corpo alle ombre e ad idee in cui non credono affatto, ma che sono ottime per screditare, irridere, biasimare il governo cui si oppongono non per migliorarne l'azione bensì per trarne benefici elettorali futuri.
(c) 2016 Testo: Claudio Montini
(c) 2015 Immagine di Orazio Nullo "Dangerous Hypocrites"
giovedì 28 gennaio 2016
Cantori ruspanti di Lomellina
Giornata nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali
di Claudio Montini
A Sannazzaro de' Burgondi (PV) il 29 gennaio sarà celebrata la giornata nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali con una serata di musica e poesia, condotta dal giornalista e scrittore sannazzarese Paolo Calvi.
Alle ore 21, presso la Biblioteca Civica "C.Tacconi" andrà in scena la rassegna di poesia in dialetto sannazzarese intitolata FUMA DI VERS! che vedrà anche l'esibizione del gruppo musicale dialettale I TANTO PER che proporranno una serie di brani dal loro repertorio di canzoni prodotte musicando proprio componimenti poetici in vernacolo lomellino.
Si tratta della seconda edizione del festival realizzato grazie alla collaborazione tra Assessorato alla Cultura del Comune di Sannazzaro de' Burgondi, commissione per la Biblioteca Civica, Pro Loco di Sannazzaro e che vanta il patrocinio dell'Amministrazione Provinciale di Pavia, dell'Ecomuseo del Paesaggio Lomellino e della Unione delle Pro Loco d'Italia; i componimenti sono stati "donati" da numerosi autori (Ermanno Boverio, Rita Chiaramondia, Bassano Guaschi, Peppino Magnani, Davide Rabuffi, Letterio Risitano, Giuseppina Serafini) e saranno letti da Rosalia Carpani e Renato Murelli.
FUMA DI VERS! si potrebbe tradurre Facciamo dei versi ovvero facciamo poesie e facciamolo nella lingua che fino a quarant'anni fa si parlava abitualmente in famiglia in queste contrade dell'Alta Italia e che anche gli altri italiani, venuti su per lavoro e per fuggire la fame, pur con storpiature esilaranti quanto innocenti, si sforzavano di imparare ad usare per accelerare l'accettazione sociale, ovvero quella che oggi chiamiamo integrazione.
Poi con la diffusione delle televisioni e delle radio libere (Paolo Calvi era il capocronista di Radio Sannazzaro: scriveva e leggeva il giornale radio della piccola emittente locale, ha curato e cura la cronaca dal territorio lomellino per il quotidiano La Provincia pavese) ci hanno fatto dimenticare il dialetto e quasi vergognare coloro ai quali sfuggivano di tanto in tanto espressioni vernacolari; eppure non è mai morto il dialetto e ha sempre convissuto con la lingua nazionale arrivando anche alla produzione di un buon numero di testi teatrali e al fiorire di un certo numero non esiguo di trovatori dialettali, tanto in Pavia città che in questa parte di provincia che pareva destinata a perdere memoria delle sue tradizioni anche a causa del polo petrolchimico Eni col notevole viavai di tecnici e maestranze provenienti da ogni parte d'Italia.
Non è, a mio parere, ma nemmeno sarà un'operazione nostalgica o reazionaria: sarà un momento di spettacolo, di intrattenimento intelligente, di conoscenza attraverso lo svago della vitalità della e della musicalità della lingua.
Sarà un momento di presa di coscienza delle radici che ci hanno portato fin qui e che, in quanto tali devono affondare saldamente nel terreno: ma noi siamo i fusti e i rami e le fronde e le foglie di questa Italia non deve smettere mai di tendere al sole e al cielo che sovrasta l'Europa.
Perchè noi siamo sannazzaresi (anche solo per una sera, forse, se assisterete alla rassegna), ma siamo anche lomellini e pavesi, pure italiani ed europei con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
(c) 2016 Testo: Claudio Montini
(c) 2016 Foto: Paolo Calvi dal profilo/diario facebook
mercoledì 27 gennaio 2016
Shoah Memorial Day con Massimo Pistoja: poeta e poesia di gran classe per un giorno speciale
Shoah Memorial Day
Non siamo più scarpe vuote
di Massimo Pistoja
Ho visto pezzi di vita,
andarsene da un camino.
Ho visto la mia vita,
nascosta in una tasca.
Ho implorato Dio,
e una mano mi ha portato
sulla spiaggia della libertà.
Uomo corri, ascolta la mia voce,
prigioniera della solitudine,
raccolgo brandelli di memorie,
di sguardi uccisi,
dalla follia senza pietà.
Non siamo più,
scarpe vuote.
I nostri passi,
sono desiderio di amore
per una nuova umanità.
andarsene da un camino.
Ho visto la mia vita,
nascosta in una tasca.
Ho implorato Dio,
e una mano mi ha portato
sulla spiaggia della libertà.
Uomo corri, ascolta la mia voce,
prigioniera della solitudine,
raccolgo brandelli di memorie,
di sguardi uccisi,
dalla follia senza pietà.
Non siamo più,
scarpe vuote.
I nostri passi,
sono desiderio di amore
per una nuova umanità.
Testo: ® Massimo Pistoja 2016
(inedito dal profilo facebook)
Foto: Google Images Database
Salvador Dalì
"LA PERSISTENZA DELLA MEMORIA" (1931)
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