martedì 28 marzo 2017

Scambiandoci la luce degli occhi...

Domani è già ieri


di Claudio Montini




Eccomi: ti offro la parte solare di me,
la sola che potresti afferrare,
l'unica che lascio trasparire al velo delle palpebre
per lasciare traccia della mia rotta nel mondo.
Incrocerò la tua se non ti limiterai a uno sguardo frettoloso;
oppure ti indicherò un porto sicuro dove riparare vele e sartiame;
altrimenti vagheggerò di una terra nuova oltre il mare aperto, 
dove ci attendono le nostre fortune.
Difficilmente ti lascerò curiosare in quell'angolo di me,
sì, laddove tira sempre il vento che sa di terra e fieno;
dove tiro in secca il guscio che mi salva dalle tempeste 
che attraverso senza preavviso nè premeditazione;
dove chiamo ancora rimorsi e ricordi per nome,
inebriandomi col loro dolce veleno.
Voglio essere luce che scalda e suscita palpiti irregolari
per ogni battito di ciglia e per il solo che siamo,
quando ci guardiamo scambiandoci la luce degli occhi:
siamo briciole di sogni nell'infinito andare del tempo. 
Voglio essere il momento degno d'essere vissuto,
perchè domani, adesso, è già ieri e non tornerà.

(c) 2017 Testo Claudio Montini (all rights reserved)
(c) 2017 Immagine di Orazio Nullo "Time moves on again" 




domenica 26 marzo 2017

Dalla cambusa di Zio Propano: Il minestrone è la biada dell'uomo


IL MINESTRONE DEL VIGORONE



di Zio Propano

Io non sono contrario alla pentola a pressione perché non si vede la cottura, come il personaggio interpretato da Renato Pozzetto in una antica trasmissione televisiva. Anzi, è una comodità perché contingenta i tempi di cottura, limitando lo spandimento di aromi e riducendo i consumi energetici. Tanto per dire, in venticinque minuti va in pressione e in quindici porta a cottura il minestrone del Vigorone che vado ad illustrarvi.
Cominciamo dagli ingredienti:
  • due zucchine (verde scuro, sono più sode) di media grandezza
  • due carote, anche loro medie ma classicamente arancioni
  • due patate gialle buone per tutti gli usi (dal purè agli gnocchi, passando per fritture e insalate: gialle a pasta gialla sono quella ideali)
  • una cipolla dorata (quella bianca ha in sapore troppo deciso, quella rossa non credo che si presti... ma potrebbe essere una variante interessante)
  • due spicchi di aglio
  • quattro foglie di alloro
  • tutte le foglie di un rametto di rosmarino di una decina di centimetri (astenetevi dal misurarlo: mica siamo farmacisti....)
  • una manciata di funghi surgelati misti
  • un cucchiaio da tavola di sale grosso marino
  • olio di oliva extra vergine quanto basta
  • acqua di rubinetto quanto basta
  • una manciata di fagiolini surgelati
Questa è la lista di base: infatti si possono aggiungere altri ingredienti per caratterizzare in senso vegetariano o carnivoro il minestrone del Vigorone: per esempio, con un quarto posteriore di pollo e una coscia si ottiene un brodo coi caratteristici "occhioni" di grasso emulsionato, digeribile e benefico per le arterie, pare... Chi è vegetariano, invece, può aggiungere fagioli, lenticchie, fave o cereali a piacere assecondando il proprio gusto. Comunque, bando alle ciance: avanti miei brodi! Coprite il fondo della pentola a pressione con un filo d'olio extravergine d'oliva; sminuzzate la cipolla (se bagnate la cipolla con l'acqua fredda, non dovreste "piangere" troppo) e buttatela dentro; poi pelate e affettate l'aglio mandandolo a far compagnia agli altri precedenti ingredienti. Adesso armatevi di santa pazienza e staccate le foglie di rosmarino, facendo un mucchietto sul tagliere su cui depositerete quelle di alloro per tritarle, tutte insieme, con il coltello: è sufficiente ridurle in briciole, non polverizzarle... Dentro anche queste, ci si occupa delle verdure: alle zucchine si tolgono le estremità, patate e carote si sbucciano; tutte si dividono in quattro parti, secondo la lunghezza, affettandole in modo non eccessivamente fine: si otterranno dei coriandoli vegetali tozzi e dalla forma composita, il cui abbinamento di colori metterà allegria come una fioritura primaverile. Versate anche le verdure, un cucchiaio da tavola di sale grosso marino e coprite il tutto con acqua di rubinetto (sì, quella potabile con cui sciacquate mani e stoviglie nel lavello di cucina), avendo cura di non superare la tacca che il massimo riempimento della pentola a pressione che si vede all'esterno o all'interno della parete laterale. Chi avesse optato per la versione "carnivora", aggiungendo un quarto posteriore di pollo o un pezzo di biancostato (classico taglio da bollito di carne bovina) con relative ossa, le aggiungerà prima di salare e dopo le verdure: userà solo un po' meno d'acqua. Chiudetela ermeticamente e ponetela sul fornello medio a fuoco vivo; entro venticinque minuti salirà il pistone che blocca la maniglia di apertura e nel giro di un minuto si avvertirà il classico fischio della valvola di sicurezza: a quel punto, abbassate leggermente la fiamma e lasciate cuocere per quindici minuti, scaduti i quali, spegnerete il fornello e chiuderete il gas (a meno che non stiate cuocendo un'altra pietanza) mettendo da parte la curiosità di vedere il risultato dal momento che, fin tanto che non si raffredda l'interno, il pistoncino non cala e la maniglia non si muove e non può liberare il coperchio. Questo è il vero segreto della pentola a pressione: durante questo tempo di riposo o raffreddamento del sistema, il cibo in essa contenuto continua la cottura senza disperdere aromi e nutrienti in atmosfera bensì amalgamandoli ancora meglio tra loro; in ogni caso doveste accelerare i tempi, potete immergere il contenitore in acqua fredda, nel lavello magari, fino allo sblocco del coperchio. Personalmente, non adotto mai tale procedura perchè sono un romantico...in qualche angolo remoto del mio spirito e del mio stomaco! In realtà, lo faccio perchè la "biada dell'uomo" (come si diceva nelle campagne lombarde) è la base della mia cena quotidiana (arricchito da pastina o riso o addirittura tortellini) e, come diceva mia nonna, qualcosa di brodoso la sera disintossica dai malumori di tutta la giornata, distende l'animo e le budella: perciò mi piace che riposi per dare il meglio di sè al momento opportuno. Siccome non lo mangio tutto in una volta, lo travaso in un recipiente con coperchio ermetico (quelli di plastica che possono andare anche in congelatore e microonde) e lo metto in frigo prelevandone, giorno per giorno, la mia razione. Cucinare per credere e...buon appetito!


© 2017 Testo e ricetta di Claudio Montini
© 2016 Foto di Orazio Nullo




venerdì 24 marzo 2017

Anche io mi sento londinese e non ho paura!

God Save Britannia and London too

di Claudio Montini

"Keep calm and carry on (your businnes as usual)" pare che fosse uno degli slogan da far circolare tra la popolazione del Regno Unito agli esordi della II Guerra Mondiale; alcuni sostengono che non venne praticamente usato e, comunque, sia rimasto insieme ad altri negli archivi del Ministero della Guerra fino a che non si decise di fare pulizia di cimeli desueti, rinascendo a nuova vita in mano a scaltri pubblicitari. Comunque sia, l'immagine che ha dato di sè il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda così come la sua capitale morale e politica, Londra, in questi giorni è perfettamente riassunta nell'intera frase che ho messo all'interno delle virgolette, parentesi comprese: badate bene che non solo la forma è sostanza ma, ora più che mai, la preparazione e l'organizzazione e l'attenzione ai dettagli si sono rivelate decisive per il contenimento dei danni. Dagli attentati dinamitardi alla stazione di Londra, l'antiterrorismo britannico ha fatto un deciso salto di qualità il cui dato più evidente è la sinergia tra le varie divisioni delle forze dell'ordine, dai "Bobbies" di quartiere agli elementi dei servizi di informazione civile e militare, che ha coinvolto e motivato anche la popolazione mediante esercitazioni mirate e disposizioni chiare e dettagliate. Isolare la zona colpita, evitare di accorrere solo per curiosare, darsi da fare per soccorrere i feriti distribuendosi razionalmente tra tutti, osservare e riferire agli organi di polizia presenti informazioni ritenute utili (altrimenti starsene in zona di sicurezza, ovvero il più lontano possibile dal teatro delle operazioni rispettando il lavoro degli operatori preposti all'emergenza agevolando il compimento del loro dovere), attendere senza isterismi il via libera all'evacuazione: tutte queste non sono cose che si improvvisano o che sono doti innate e prerogative esclusive degli abitanti delle isole britanniche e che, per qualche misterioso polline diffuso nell'atmosfera di quelle latitudini, chiunque sia giunto da ogni angolo del globo sulle rive del Tamigi riesca ad assimilare e mutuare nel proprio carattere. E' frutto di analisi, di studio, di ricerca, di elaborazione, di preparazione e di esercitazione regolare, metodica, continua, scevra da ubbie umorali o squallide convenienze politiche o personali: essendo stati uno dei pochi popoli che hanno tenuto testa a Roma Imperiale, costringendola ad accontentarsi delle posizioni consolidate conquistate (il Vallo di Adriano ha, in ultima analisi, questo significato), ma essendo anche rimasti affascinati dal pragmatismo dei pronipoti di Giulio Cesare tanto da esserne appassionati studiosi, i britannici moderni e contemporanei si sono rigorosamente adeguati all'antico adagio Si vis pacem, para bellum (se vuoi la pace, prepara la guerra). Scommetto che molti sorrisero quando papa Francesco parlò di Terza Guerra Mondiale iniziata già da tempo, sottolineando che questa era fatta a puntate e in diversi teatri sparsi per il globo terracqueo: in Europa, ieri a Londra si è visto chiaramente sebbene giornalisti e cameramen sono stati tenuti ad almeno mezzo chilometro dal teatro delle operazioni, la sola autorità statale che si fosse preoccupata e preparata per tempo sia quella che ha, democraticamente, scelto di uscire dal consorzio dei bottegai e ragionieri di stanza a Bruxelles. Infatti, ricoverati i feriti e ricomposte le salme, ovvero mantenuta la calma, tutti sono tornati a portare avanti i propri affari e onorare i propri impegni come sempre, seguendo ciascuno le proprie agende (a cominciare da Mrs. May) e lasciando operare le forze di polizia senza eccessivo assillo di taccuini e microfoni perchè, anche loro, hanno fatto il loro mestiere in parallelo a quello delle forze dell'ordine, senza pestarsi reciprocamente i piedi. Lo ripeto: la forma è sostanza, ma anche metodo e professionalità non cialtroneria, sciacallaggio, pusillanimità e aria fritta per vendere una copia in più, un punto di share in più o uno spot che alzi il fatturato. Ma loro sono inglesi e noi, purtroppo, no: tuttavia, oggi, come ieri e come non mai, mi sento londinese.

(c) 2017 Testo Claudio Montini
(c) 2017 Immagine: 1000+images Rule Britannia on Pinterest / Google Images Database

martedì 21 marzo 2017

Costituzione della Repubblica Italiana - Articolo 16

ARTICOLO 16


Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.


Testo tratto da "Costituzione della Repubblica Italiana" ed. 2011 distribuita da "La Provincia pavese" con il numero del 17 marzo 2011 festa dell'unità nazionale, della costituzione, dell'inno e della bandiera.
(c) 2016 Immagine di Orazio Nullo "Last Empty Station" - Atelier des Pixels collection

Il continente è isolato, forse disperso

Europa non pervenuta

di Claudio Montini

Molti mesi fa, forse un'anno o due addietro, scrissi che l'Europa dei bottegai stava a guardare lo scempio di esseri umani che andava in onda nel catino salato su cui si affacciano i suoi lembi meridionali; poi, esso si è spostato sulla terraferma, con la rotta balcanica seguita dalle genti in cerca di fortuna che davano l'assalto al fortino opulento e opalescente che si arroga il titolo di culla della civiltà occidentale. Nel silenzio e nell'indifferenza più assordanti e irritanti, l'ennesima inutile strage prosegue la mietitura di esseri umani che, non potendo essere consumati altrimenti, vengono lasciati a deperire in balia degli elementi e della sorte e di chissà quali altri loschi disegni, a cura di impomatati burocrati senza scrupoli nè coscienza, in accampamenti di fortuna o in alberghi falliti e dimenticati purchè non turbino la vista e il sonno degli onesti, già ciechi e sordi. Perchè è facile fare rivoluzioni a parole, comodamente seduti in poltrona, pestando polpastrelli su tastiere, sfoggiando abiti impeccabili e acconciature fresche di parrucchiere, illuminati dalla luce giusta, ripresi nel profilo migliore dal ciclope sormontato da una lucina rossa accesa che apre le porte di case sconosciute in ogni angolo del mondo, sbraitando le proprie ragioni e ignorando quelle altrui. Lo so bene d'essere un signor nessuno, una formica o una pulce se preferite, che coltiva il sogno di lasciare un segno nella storia e nell'oceano virtuale in cui nulla si cancella, perchè non c'è nulla che un buon motore di ricerca e tanta pazienza o tanto tempo da perdere non riesca a riportare alla luce; proprio per questa mia consapevolezza, essendo consapevole del mio essere pensante, non posso fare a meno di indignarmi per l'ipocrisia di festeggiare il sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma e, ancora di più, per l'assurdità di sprecare energie e soldi e forze per mettere insieme orde di facinorosi e manifestanti che protesteranno contro l'Europa Economica e Politica. Possibile che nel ventunesimo secolo, nel terzo millennio dell'era cristiana, quando siamo stati in grado di scoprire la particella di Dio (il misterioso bosone di Higgs) senza annichilirci, siamo andati e tornati dalla Luna e vorremmo anche andare su Marte, siamo a un passo dal costruirci organi su misura per campare non solo cent'anni ma millenni senza seguitare a bere birra (come recitava uno slogan pubblicitario poco più giovane dei Trattati stessi), siamo capaci di provocare il frinire di una cicala in Perù per scatenare un'eruzione in Islanda, possibile che si sia ancora così ottusi e creduloni da berci la favola dei bei tempi andati e degli ideali sprecati? L'Europa come soggetto politico internazionale non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai così come non esistono le nazioni unite, scritto in minuscolo volutamente: nel 1957, ma ancora prima nel 1951 (Comunità economica del carbone e dell'acciaio), si sono spese parole altisonanti e aperte cateratte di inchiostro che le hanno fissate in ponderosi volumi compitamente e debitamente firmati da capi di governo e di stato, ma là sono rimaste nonostante le doverose ratifiche ad opera dei parlamenti nazionali; hanno funzionato i consorzi e gli accordi commerciali, ricostruendo e rinvigorendo le economie dei Paesi che vi hanno aderito: i trattati di Lisbona hanno provato a rianimare la spinta al benessere che quelli avevano generato nel momento in cui le distanze tra punti del globo terracqueo si accorciavano sempre più rapidamente, giocando la carta dell'unità politica e legale illudendosi che la mentalità ottocentesca e rinascimentale (quando non medievale) fosse stata sepolta sotto le macerie della seconda guerra mondiale, coperta da un velo di polvere d'oblio. Il sole dell'avvenire, socialdemocratico più che altro, non brilla se non c'è oro o argento che ne riverberi i raggi prima di infilarsi nelle tasche di chi ha il cappello per comandare: è valso tanto di qua che di là dal Muro di Berlino e dalla cortina di ferro, vale ancora di più oggi che stanno sorgendo tanti piccoli muri in un continente che non sa reagire unitariamente, con una voce sola, agli insulti gratuiti di un dittatore in cerca di consenso e di quattrini, capace di sfruttare fino in fondo la propria posizione geopoliticamente strategica. Cicerone ebbe a scrivere che la Storia è maestra di vita, Giovan Battista Vico che questa si ripete ciclicamente, qualcuno di cui non ricordo il nome che i popoli senza memoria sono condannati a ripetere gli stessi errori: sempre, aggiungerei.

(c) 2017 Testo di Claudio Montini
(c) 2016 Imagine di Orazio Nullo "Invisible Plots" - Atelier des Pixels Collection

lunedì 20 marzo 2017

Un messaggio giunto da molto lontano...Ciao papà!

Le parole che non vi ho mai detto...

...raccolte da Claudio Montini

Sei un uomo fortunato, figliolo, non dimenticarlo mai. Goditi ogni istante senza rimpiangerlo mai nè rinnegarlo e non voltarti indietro: il meglio deve ancora venire ed è tutto lì davanti a voi, padri e figli che siete e sarete, potete persino vederlo danzare all'orizzonte che tuttavia non rivela mai le sue dimensioni, nè il suo nome nè il suo volto. Dunque ogni attimo è capitale da investire, da spendere, da coltivare, da cogliere e da gustare perchè la vita non è come la libertà, che finisce dove comincia quella del mio prossimo, ma ti prende per mano e ti insegna a camminare, a leggere, a scrivere, a far di conto; ti cammina accanto e ti prepara a fare altrettanto con tutta quell'altra vita sconosciuta che aspetta sul limitare dell'orizzonte che hai davanti. Puoi dargli un nome, dedicargli un giorno di festa e sognare di condividere gioie e dolori, asciugandovi la faccia reciprocamente oppure addormentandovi l'uno sulla spalla dell'altro, sotto un cielo di stelle mute e vuote di risposte sul domani che verrà: non sarà mai solo la causa della tua origine ma la montagna da scalare più ardua, la pietra di paragone più rigorosa, il competitore che ti conosce meglio di chiunque altro e quello più difficile da battere e da tirare dalla propria parte. Tu sarai sempre suo figlio e lui sarà comunque tuo padre e vi sarete, in ogni caso senza rendervene conto, scambiati e ceduti e strappati e donati e rubati e regalati scampoli, francobolli, briciole d'anima e sogni anche quando il vostro tempo sarà finito e, uno o l'altro, sarete scesi dall'ultimo treno all'ultima stazione: perchè nessuno può fare a meno di ricordare, per quanto male possano ancora fare anche le ceneri delle ingiustizie e delle cattiverie. E' la condanna del genere umano: sbagliare e ricordare, cadere e ricordare, amare e ricordare, andare via e farsi ricordare; è la condanna di un padre che si è speso per costruire il nido, affinchè potesse insegnare ai cuccioli a volare senza sbucciarsi ginocchia o bruciarsi le ali e precipitare: ma la vita è passata oltre e sopra ai suoi sogni e l'ha chiamato altrove lasciando che ognuno trovasse la propria strada da sè. Questa è la tua fortuna, sebbene ne faresti volentieri a meno: poter scegliere la tua direzione senza sprecare un minuto; giusta o sbagliata che sia, sarà quel che Dio, ammesso e non concesso che abbia voglia di occuparsene, vorrà. Non è giusto, credimi lo so bene, ma adesso so che è così, qui da dove vi tengo d'occhio e vi aspetto.
Carlo Montini  (1929 - 1986)

(c) 2017 Testo di Claudio Montini (all rights reserved)
(c) 1968 Foto di Umberto Callegari - archivio personale Claudio Montini

domenica 19 marzo 2017

Dedicato alla nuova stagione che ci viene incontro

Il risveglio di primavera

di Claudio Montini

Marzo prende il suo nome dal dio della guerra venerato nell'antica Roma; è l'unica cosa che sia sopravvissuta immutata da quell'epoca, insieme agli stessi virus e malanni che affliggono la Città Eterna oggigiorno, poichè essa è specchio e paradigma del mondo e della temperie culturale entro cui cerchiamo di emergere e farci notare. Nessuno, io credo, ambisce a non lasciare traccia di se, a non affermare il proprio diritto a vivere, a non godere della più piccola gratifica da parte del suo prossimo, nel bene e nel male, per una magari piccola cosa fatta o per essere stato anche nel posto sbagliato al momento sbagliato o viceversa. Allora, solerti pensatori che pare non abbiano altra occupazione preminente, si inventano le Giornate nazionali o internazionali o mondiali dedicate alla memoria, o alla gloria, o alle vestigia di un fulgido passato lucidate per l'occasione e dimenticate per il resto dell'anno. Niente da eccepire: tutto fa brodo e magari da anche del pane da inzupparci dentro a chi non saprebbe come altrimenti sbarcare il lunario: le manifestazioni corali e di popolo o di piazza, che dir si voglia, sono un formidabile volano per l'economia muovendosi la gente e le rispettive ugole assetate, insieme ai rispettivi stomaci affamati, trasportati da vetture o da treni o da torpedoni che andranno ben riforniti di carburante. Poi, accade che si accodino anche facinorosi malintenzionati che poco hanno a che spartire col resto della massa: insomma a cosa servirebbero i poliziotti e sbirri vari? A dirigere il traffico? O a spartire la folla per lasciare libero il passaggio agli onorevoli in passerella oppure diretti, a velocità supersonica, ad occuparsi dei propri personali interessi e vizietti privati connessi....Cosa vogliamo farci? E' il logorio della vita moderna. Siccome la festa della donna e quella del papà non tirano più, commercialmente parlando, sotto con le celebrazioni dell'Unità d'Italia, dei Trattati di Roma che sancirono la nascita della Comunità Economica Europea, delle vittime innocenti di tutte le mafie (scusate, ma esistono anche vittime colpevoli? Ah, capisco: finché si ammazzano tra loro, tra malviventi, va bene...in fondo, sono i rischi del malaffare: prima o poi, c'è qualcuno che ti vuole soppiantare, pardon, sotterrare...), giornate del nascituro e dell'andate e moltiplicatevi, ma se non conoscete a fondo il partner munitevi di preservativo (farmacie e farmacisti vi accoglieranno a braccia aperte consigliandovi anche nel caso di imbarazzanti defaillances, esibendo un aplomb britannico rotto solo dal segno del glifo dell'euro al posto delle iridi oculari).
Il tutto inondato da fiumi d'inchiostro e folate copiose di aria fritta da salotto composto da habituè del chirurgo plastico, coreografati da abili pubblicitari e designer ultrafuturisti che daranno il giusto tocco di avanguardia moderna a manifesti, interruzioni pubblicitarie, consigli per gli acquisti e i soliti noiosi aggiornamenti sui crolli post terremoto, attentati a Bagdad, donne uccise da uomini viziati e immaturi oltre al ritorno in campo e in campagna elettorale di vecchie cariatidi che non vogliono saperne di mollare il mazzo, predicando di far largo ai giovani e ingegnandosi a far loro lo sgambetto senza farsi scoprire, affinchè si convincano che è meglio stare a casa di mamma e papà (non potendo emigrare all'estero, per mancanza di fondi e non di volontà) a giocare con la Playstation e i social networks. Che ci volete fare? E' primavera anche per quest'anno, anche in questo scellerato Paese che si crede ancora tra i sette grandi del Primo Mondo e non si è accorto di essere con tutti e due i piedi oltre la soglia del Terzo; è primavera e tutto sboccia, la natura si risveglia: chissà se la bella addormentata dalla corona turrita, che da tempo si cinge la testa con l'elmo di Scipio solo nelle fanfare degli eventi sportivi, aprirà gli occhi  e a colpi di ramazza caccerà mercanti, parolai, faccendieri, manipolatori di pensieri, comici falliti e mangiatori di pane a sbafo senza vergogna dal Bel Paese dove il "si" suona?  Dante, quando smetterà di rivoltarsi nella tomba, ci darà la risposta; Manzoni non pervenuto (ma è prevedibile che affiderà ai posteri l'ardua risposta); Sciascia e Moravia fanno gli indifferenti, aspettando il giorno della civetta e...tutto il resto è noia, non ho detto gioia, ma noia noia noia...maledetta noia! (Franco Califano aveva già capito tutto....)

(c) 2017 Testo di Claudio Montini
(c) 2016 Immagine di Orazio Nullo "Springtime"- Atelier des pixels collection