mercoledì 11 marzo 2015

Consiglio spassionato per chi ama la letteratura e la tecnologia

Già disponibile per dispositivi kindle su amazon.it

SALITE UNO ALLA VOLTA!

E-BOOK 

CLAUDIO MONTINI

 

 

 


Si tratta del mio più recente e-book realizzato e pubblicato attraverso la piattaforma di amazon per il self publishing, amazon kdp.
E' in vendita sugli store di amazon nei vari paesi del mondo, pur essendo scritto in italiano cioè la lingua straniera che conosco meglio ( in famiglia parlo spesso in dialetto pavese; per il resto me la cavo con un pò di inglese imparato a scuola); tratta della cronaca, a tratti surreale, delle vicende che mi hanno portato a seguire una dieta per poter perdere peso e a scoprire, cammin facendo, che spesso avevo commesso errori di...ortografia e sintassi alimentare, finendo per trascurare me stesso e l'ambiente che mi circondava: il quale, appunto, si è ribellato.
La fortuna o il destino, o entrambi, hanno voluto che incontrassi una brava e bella specialista in scienza della nutrizione che con dolcezza e umanità rare ha saputo suggerirmi le strategie giuste per recuperare una forma accettabile e, con essa, anche la salute.
Basta andare su amazon e digitare salite uno alla volta  oppure  claudio montini libri (vale anche per i lettori del blog non strettamente italiani) e dovrebbe comparire la copertina ideata e realizzata, come sempre, da Orazio Nullo;
ringrazio voi che eventualmente lo comprerete, ma di più la dottoressa Maria Chiara Villa, specialista in scienza della nutrizione, per gli appunti e i preziosi consigli che ho fedelmente riportato nella parte centrale del libro.
E' grazie a lei se il Gemelli ha fatto pace con la Bilancia e ha migliorato i rapporti coi Pesci...
Siate generosi e numerosi: fatevi del bene e, sopratutto, fatelo a me!

(c) 2015 Claudio Montini 

domenica 8 marzo 2015

Buon compleanno Jena Sabauda e auguri a tutte le donne!



Buon compleanno Jena Sabauda!

Il mondo è un'orologio impazzito
Che non ha intenzione di essere salvato:
Rincorre giorni e mesi e anni
Senza cura di voglie o gioie o affanni.
Siamo solo passeggeri involontari
Oppure ansiosi clandestini casuali?
Potrebbe dirlo il dottore della cabina blu
Atterrando in cortile e non già in tivù:
Sognare ancora non costa nulla
e da sollievo ad ogni anima bella!


da  Claudio Montini & Orazio Nullo con tutta Radio Patela!

mercoledì 4 marzo 2015

L'oligarchia editoriale italiana: l'indignazione è condivisibile.


Edvard Munch  Springtime   1911-1913
Per migliorare i concorsi letterari




di Claudio Montini

foto di  acomearte.blogspot.com







Ho trovato e letto tra le notifiche di facebook, il 2 marzo 2015, l'amara e indignata riflessione scritta dall'amico/amica che ha come nickname Genova Nera (con buona probabilità, Carlo Frilli in persona ); confesso che non conosco i meccanismi dei concorsi nazionali di letteratura e sono rimasto sbalordito e anche amareggiato, quando non frustrato nelle mie velleità di scrittore aspirante professionista.
Vi trascrivo il post tal quale e vi invito a leggerlo in totale libertà e buona fede, senza paraocchi o pregiudizi di sorta.

Quindi fatemi capire, il prestigioso Premio Strega istituisce una "clausola di salvaguardia" che favorisce la presenza nella Cinquina dei piccoli e medi editori...pretendendo però 500 COPIE GRATUITE per i giurati ed escludendo di conseguenza proprio i piccoli editori!
Ma si rendono conto di quanto sono falsi, infidi e ipocriti? 
Per una buona parte dei piccoi editori spesso 500 cp. costituiscono l'intera tiratura!
Altrettanto spesso la tiratura arriva faticosamente a 1000 copie, privare un editore di 500 equivale a dirgli di non partecipare.
Idem o simile per chi, come ad esempio la Fratelli Frilli Editori, ne stampa mediamente 1500 cp. e fortunatamente le distribuisce tutte tra i canali libreria, Gdo ed edicola.
Siamo certi che questi signori vogliano davvero favorire un'apertura alle piccole e medie case editrici al loro prestigioso premio?
Non è che si vogliono costruire un alibi per non essere additati come i soliti furbetti che a turno si spartiscono la solita golosa torta?
Qui c'è puzza di marcio, ma noi all'occasione sappiamo essere ottimi indagatori, investigatori e ficcanaso e andremo a fondo della questione!
Non è certo la mia battaglia: io non ho mai creduto nella buona fede dei concorsi, di chi li organizza, di chi li gestisce e persino di chi vi partecipa; come per tante altre cose della vita, il cinquanta per cento è fortuna e l'altro destino: fatto salvo il fatto che esiste, è sempre esistito ed esisterà sempre chi voglia vincere a tutti i costi e non lesina mezzi e risorse per farlo.
Meno che mai credo ai concorsi letterari, divenuti col tempo meri espedienti per favorire le vendite di un prodotto di per sè misterioso e difficile da piazzare sul mercato perchè impone uno sforzo fisico e psicologico affinchè venga apprezzato, valorizzato e richiesto: non è un detersivo nè un paio di mutande, non è una bevanda gassata o un'aperitivo, non è un'automobile lucida e veloce o una pietanza che si cuoce da sè.
Non erano nati, i premi letterari, per dare visibilità alle belle lettere quanto per celebrare se stesse e la setta di loro adoratori: che poi questi eventi per adepti dell'arte oratoria e scrittoria venissero associati a un liquore...beh, l'idea era quella di nobilitare il liquore dopopasto con un tocco di cultura e dargli il viatico per entrare stabilmente nei salotti buoni della borghesia industriale, che aveva sostituito la nobiltà decaduta, nel ruolo di eminenza grigia e dirigente e formante della società italiana del secondo dopoguerra.
Quel che è accaduto, invece, è che si è cominciato a parlare dei libri senza averli letti con la dovuta passione (che dovrebbe essere pari almeno alla metà della fatica che fa chi li scrive) dando loro una forza e un prestigio pari a quello che si da alle parure di brillanti o alle pellicce di visone: così avere un libro che ha vinto o partecipato a quel dato concorso, regala ( al mai modico prezzo di copertina ) una bella patente di intellettuale o di essere umano culturalmente evoluto.
La ferrea logica del profitto ha fatto il resto: l'editore ha smesso di essere un osservatore e un esteta, travolto o ingolosito dai grandi numeri del fatturato o dei ricavi o delle tirature (scegliete voi) e ha allevato una congerie di alchimisti delle parole, armati di stereotipi, cui manca il coraggio o soverchia la frustrazione tipica del correttore di bozze a vita per stroncare parolai da strapazzo, le cui prime dieci righe del primo capitolo dell'opera prima (e anche ultima) generano il moto repentino del lancio della medesima dalla scrivania al cassone della carta da macero.
Poi, ci sono le case editrici piccole e medie che reclamano il loro posto al sole: sono aziende, generatrici di lavoro e di profitto a loro volta e che, segretamente, sognano di avere tra le mani e in rotativa il prossimo Salgari o Moravia o Flaiano o Eco o Pavese o Montale o, più semplicemente, Camilleri o Scerbanenco o Saviano per fare il grande successo di vendita e salire in serie A....
Taccio, poi, di quelli come me che, non avendo santi in paradiso ma credendosi onesti artigiani della parola e appassionati lettori, si buttano nel mondo nuovo dell'autopubblicazione per avere l'illusione di aver realizzato il sogno di vedere sullo scaffale di una libreria il proprio volume, con tanto di codice ISBN e copertina lucida.
Tutti, grandi e piccini e autopubblicati ( i più pezzenti, i parenti poveri ), si dimenticano che la vera giuria al cui giudizio saranno sempre sottoposti, che piaccia loro o no, è composta da tutti quegli anonimi appassionati delle pagine rilegate e stampate che cavano di tasca decine e decine di euro, una volta varcata la soglia di quelle meravigliose e imprescindibili isole del tesoro che sono le librerie.
Dai lettori e dalle librerie, dai commenti di chi rinuncia ad altro per concedersi il piacere della lettura e dai riscontri oggettivi di chi allestisce l'offerta di cultura, da questa base dovrebbe ripartire il ripensamento di tutti i concorsi letterari: forse, è un sogno e un'opinione, anche l'editoria italiana spiccherebbe il volo e il nostro tornerebbe ad essere il Bel Paese dove il si suona.




(c)  2015     Claudio Montini



  

 

sabato 28 febbraio 2015

Roba da laghèe... Letti&Piaciuti di Radio Patela Magazine

Tra i due litiganti, il terzo gode: roba da laghèe..

 

 

Andrea Vitali

BIGLIETTO, SIGNORINA

ed. Garzanti 2014






di Claudio Montini     Foto di Orazio Nullo




Alla cospicua produzione di Andrea Vitali edita presso Garzanti, nell'ottobre 2014 si è aggiunto questo volume che mi è stato regalato a Natale; i libri sono oggetti deliziosi, misteriosi e delicati da destinare a regalo: esprimono la sensibilità e l'intelligenza di chi li propone perchè dimostrano, o dovrebbero farlo, la profonda conoscenza della personalità di chi lo andrà a ricevere assai più di quanto possa farlo un profumo o un monile o un'accessorio d'abbigliamento o d'arredamento.
Spesso sono una scommessa, specialmente quando si tratta di autori italiani, troppo tesi ad imitare qualche illustre modello o a esplorare i meandri più oscuri della sfortuna e del tormento interiore: mai una volta che si mettano a raccontare una storia per il gusto di narrare peripezie, talora tragiche e talvolta comiche ma sempre umane e dal finale lieto, giusto per passare il tempo chiacchierando in distesa letizia come dovrebbe accadere tra amici, al bar o al parco o sulle panchine del parco sul lungo lago sorseggiando un'aperitivo o prima di andare dal barbiere.
Con Andrea Vitali, invece, questo piccolo miracolo accade e si realizza in BIGLIETTO, SIGNORINA edito da Garzanti: un libro dove la storia si avvia con semplicita e si sviluppa con grande ritmo articolandosi di particolari, di dati e di implicazioni che allargano la visuale del lettore sui vari personaggi, sui palcoscenici in cui essi agiscono e persino sui risvolti psicologici delle comparse senza stancare, riducendo al minimo dialoghi e descrizioni, concedendosi un gran finale col botto preciso come un'orologio svizzero alla Agatha Christie o alla Alfred Hitchcock.
Siamo a Bellano, affacciati sul lago di como nell'estate del 1949, durante i prodromi della campagna elettorale per il municipio: l'aspirante sindaco Amedeo Torelli, commerciante di vini e attuale vicesindaco, è disposto a fare le cose umane e divine ( lecite e no, come certi "tagli" che fa ai vini locali con corposi vini meridionali di cert'altri "amici degli amici") pur di vincere alla faccia del dirigente locale del suo stesso partito, la DC, che lo ritiene inaffidabile e trama per vederlo sconfitto una seconda volta; in questi maneggi, il personaggio in questione ricorda addirittura Andreotti e, fatte le debite proprozioni, lo sgambetto che fece a Fanfani negli anni '60....
Se non che arriva in paese una bella e giovane donna, la quale pare non spiccicare che poche parole d'italiano e altre in una lingua incomprensibile, rea di aver viaggiato in treno senza biglietto decisa a trovare un certo dottor Nonimporta con grande villa; regolamenti alla mano, le Ferrovie dello Stato passano la palla ai Carabinieri che la smistano alla più alta autorità civile presente: il vicesindacoTorelli ( il sindaco è un medico e luminare dell'ospedale di Como, più dedito alla medicina che alla politica ). 
Da scaltro cialtrone qual'è, costui intuisce il pericolo perchè riconosce subito Marta Bisovich e imbastisce subito per lei un passato di profuga istriana in fuga dai comunisti jugoslavi, mentre la compromettente realtà è ben altra; alla ragazza basterebbe trovare un posto per sistemarsi e ricominciare a vivere rifacendosi almeno di un'aura di onestà e perciò accetta i piani del Torelli, tenendolo però in scacco con la minaccia di rivelare ciò che sa riguardo al loro primo incontro.
Ma il diavolo, o chi per esso, fa le pentole e non i coperchi e l'ingordigia e la superbia italica e slava saranno sconfitte proprio dall'unico povero diavolo onesto, dal parroco un po' padre Brown e dal maresciallo Pezzati che come il maresciallo Rocca di Gigi Proietti sa essere al posto giusto nel momento giusto.
Andrea Vitali con BIGLIETTO, SIGNORINA ci illustra, descrivendola in modo assai essenziale, quasi senza citarla ma lasciandocela intuire con poci sagaci tratti di penna, l'Italia che risorge dalle macerie del secondo conflitto mondiale, in cui ognuno tenta la sorte per imbastire il proprio futuro e fare in modo che sia davvero nuovo e ricco e sicuro: ci sono tutti i caratteri e le macchiette e anche le manie che, da allora consapevolmente o no, la società italiana tutta e la provincia in particolare si sono tirate dietro facendone la propria fortuna o, talvolta, la propria disgrazia.
L'operazione riesce grazie alle scelte stilistiche, di struttura narrativa più che linguistiche, queste ultime quasi obbligate, ma altrettanto vincenti: ci sono 146 capitoli brevi e brevissimi, anche di una sola pagina, più un epilogo; in questi, si alternano e si rincorrono i vari sviluppi della vicenda in cui vengono coinvolti i personaggi e anche i loro travagli interiori, in modo tale che ogni capitolo crei un'atmosfera di attesa che sospinge il lettore ad affrontare il successivo voracemente: per scoprire come va a finire in quello ancora successivo: ma, così facendo, si trova alle prese con un'altra strada appena imboccata e che deve assolutamente seguire, riattivando il meccanismo fino all'ultimo capitolo e all'epilogo che dipana tutte le matasse e chiude il cerchio.
Anche la lingua si adatta a questo ritmo da boogie-woogie evitando descrizioni di cose, persone, animali, paesaggi ma affidandosi a un sentore, piacevole, di italiano lombardizzato che ama seminare frasi fatte o proverbiali qua e la e aborre la retorica ma ama la semplicità, la schiettezza e la praticità; inoltre per non perdere il ritmo, i dialoghi sono ridotti all'osso come le descrizioni delle scene: anzi per i dialoghi, spesso Vitali ricorre al discorso indiretto alternato a quello diretto, quello che viene messo tra virgolette.
Una vera genialata! Il ragionamento, la riflessione, il disegno interiore si fa parola e diventa palese solo per il lettore, come se quest'ultimo stesse ascoltando la storia da un terzo narratore: proprio come accade nei tavolini dei bar del lungolago o sulle panchine di parchi o della passeggiate di paesi affacciati sul Lario come lo è Bellano, dove la gente si ritrova in accrocchi improvvisati e si mette a chiacchierare, a rammentare episodi del passato, a raccontarli all'amico che è stato via in quel tempo là o che è tornato a vivere in paese dopo tanto tempo e va aggiornato su come e perchè certe faccende sono andate a finire bene per alcuni e male per altri, su chi ci ha guadagnato e su chi ci ha rimesso, su chi è venuto e su chi se ne è andato.
Non c'è traccia alcuna di nostalgia per il tempo che fu, in BIGLIETTO, SIGNORINA: nemmeno nella foto di copertina con una coppia su una macchinina degli autoscontri, databile a una decina d'anni dopo l'anno in cui il romanzo è ambientato; pensare una cosa del genere è fare un torto ad Andrea Vitali che arricchisce il catalogo pluripremiato, che vanta presso l'editore Garzanti, con un opera fresca, leggera, addirittura dissetante nel deserto della produzione letteraria italiana troppo ricca di sussiego e aggrappata alle sue nicchie tanto da dimenticare che la letteratura è anche divertimento, svago, evasione dalle asprezze della vita quotidiana.
Grazie Andrea Vitali: BIGLIETTO, SIGNORINA (ed. Garzanti 2014) mi ha regalato piacevoli momenti di serenità, tanto che ricomincerei a leggerlo anche subito....
Se non ne avessi gia altri in attesa d'esser letti!


© 2015 Claudio Montini per il testo © 2015 Orazio Nullo per la foto


giovedì 26 febbraio 2015

Un ottimo risultato: sono felice e voglio crescere ancora!


                      Quota 4000 visitatori...

............................ SUPERATA!!!

Grazie a tutti i lettori e a tutti i visitatori, da qualunque parte del mondo siate giunti qui: faremo in modo di non annoiarvi, abbiate pazienza e fate girare la voce!
State sintonizzati: ne vale la pena!!

G R A Z I E    G R A C I A S   M E R C I                         T H A N K  Y O U  !!!



Claudio Montini, Orazio Nullo, la redazione di Radio Patela

martedì 24 febbraio 2015

Spogliarsi davanti a uno specchio

Ti racconto perchè scrivo storie di varia umanità



di Claudio Montini    foto Orazio Nullo




Cara Laura,
raccontarsi è come spogliarsi davanti allo specchio, frugando nelle tasche della vita e in quelle del vestito che è invecchiato insieme a noi, chiamando rughe e ricordi col loro nome ma tacendo anche del più sottile dispiacere.
Immagina che, mentre leggi queste righe, qualcuno abbia messo sul piatto un disco degli Eurithmics, per esempio il primo album di successo, quello che conteneva Sweet Dreams ( are made of this ) e la puntina stia girando proprio entro i solchi di quel brano .
Sai, io sono un figlio del secolo scorso, il novecento del secondo millennio, quando ancora c'erano i dischi di vinile e le cassette compatte di nastro magnetico alla ferrite: con quegli arnesi lì, ascoltavamo e rubavamo la musica, registrandola dalla radio o dalla televisione.
Infatti sono nato il sei giugno del millenovecentosessantasei, sei sei sessantasei...quasi un mantra, sotto il segno dei Gemelli: anche a non dar credito all'astrologia, questo dato potrebbe aprire uno spiraglio significativo della finestra, sul mio piccolo mondo, alla quale stai per affacciarti: vedrai, o forse li hai già notati tra le righe, quali oceani inquieti possano agitarsi e lambire spiagge sabbiose, quali venti caldi e profumati possano scompigliare fronde di foreste boscose e carezzare fianchi forti e scoscesi di vette perennemente innevate, quali praterie sconfinate abbiano pensieri e fantasie per rincorrersi e giocare a mettere in fila parole, che formano frasi, che imbastiscono discorsi, che tirano su teatrini e storie che colorano, addolciscono, smussano e aiutano a superare ogni fatalità, dolce o amara che sia.
Sono nato a Pavia, ma non me ne vanto; ho studiato a Pavia, ma non sono andato avanti tanto; ho lavorato anche a Pavia, facendo per lo più l'operaio addetto al magazzino e alle consegne perchè uno che come titolo di studio ha conseguito la maturità scientifica, nel 1985, quando Rubbia correva incontro al Nobel come le particelle che faceva collidere nell'acceleratore sotterraneo del CERN a Ginevra, non avrebbe altra prospettiva post diploma che la prosecuzione degli studi all'Università se, l'anno successivo al diploma, non rimanesse orfano di padre per una malattia curabile con un trapianto legalizzato, in Italia, soltanto sei mesi dopo l'evento luttuoso.
Tranquilla, ho fatto pace anche con questi fatti, dal momento che ho scritto, per Briciole di Sogni nello sguardo, Una passione di famiglia in cui parlo con lui durante un sogno veramente vissuto.
Ho anche recitato in teatro, a Pavia, per diciottomila spettatori in quarantaquattro repliche durante due stagioni, come membro della Compagnia Dialettale Pavese diretta dal compianto Cesare Volta, regista della sede Rai di Milano e capostruttura della divisione radiofonia: aprimmo la stagione del Teatro Fraschini per due stagioni consecutive( quando quest'ultimo era ancora in ristrutturazione e si appoggiava al cinema teatro Castello di piazza Emanuele Filiberto ) con lo spettacolo intitolato Tut i mat i èn no a Vùghera
di Angelo Gambini, in cui io vestivo i panni dell'unico personaggio che recitasse in italiano perchè rappresentavo la prima televisione privata della città e della provincia, fondata in una cascina di Pavia da cui prendeva il nome ( TeleFrigirola ), subito dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 1976 che affossò il monopolio Rai sulle trasmissioni televisive.
Morto Cesare, cui devo moltissimo dal punto di vista artistico e umano perchè era un galantuomo e un professionista d'altri tempi, ho considerato chiuso un capitolo della mia vita e mi sono dedicato al lavoro d'autista di autobotti per la consegna di gpl, alla lettura di romanzi storici e gialli, all'ascolto di buona musica e alla scrittura di tutte quelle frasi che ronzavano nella mia testa, suonando assai piacevoli e degne di essere salvate dall'oblio; finché non ho acquistato il primo personal computer, esse finivano dentro vecchie agende delle assicurazioni, quaderni di scuola poco usati e quadernoni a quadretti che scarabocchiavo fin da bimbo quando i compiti erano stati fatti tutti e la noia riempiva l'attesa della t.v. dei ragazzi; da grande, accadeva quando c'era del tempo da perdere e niente da vedere o da ascoltare o altre incombenze da sbrigare.
Questa, in fondo, è sempre stata la molla che mi ha spinto: se il mondo che ti circonda è vuoto o noioso o ti tiene prigioniero in una bolla, riempilo con la tua fantasia e coloralo coi ricordi mescolati alle parole che i libri, i giornali, la radio, la televisione, il cinema, i dischi e le canzoni ti hanno insegnato; nessuno può venire a vedere nella tua testa quale film stai girando, quale sogno stai cavalcando, quale canzone stai componendo o suonando: possono solo vedere gli scarabocchi che fai sul foglio, sempre che tu abbia voglia di mostrarli.
Chi non ha questa dote o sensibilità o inclinazione d'animo, in un battito di ciglia si burla di te e ti prende per i fondelli, finendo per etichettarti e bollarti come matto svitato.
Per fortuna, accade che incontri altri come te in giro per il mondo, oppure altri che, pur avendo opinioni diverse, sanno apprezzare il buono che c'è in ciò che li circonda: il comune sentire aiuta a condividere il piacere immateriale delle belle arti e del buon vivere superando differenze e diffidenze con coraggio e prudenza e, talvolta, sana incoscienza.
Eccoti spiegato cosa voglia dire essere nati sotto il segno dei Gemelli: riuscire a stare coi piedi per terra seguendo il mondo nel suo perenne girare e, contemporaneamente, avere la testa oltre le nuvole e le stelle a costruire un rifugio confortevole da usare in caso di malinconie varie, per non cedere alla depressione o allo sconforto; inoltre, questa dinamica coesistenza di nature genera la spinta a cercare sempre nuove risposte anche alle domande più vecchie, la curiosità tanto verso le piccole quanto verso le grandi cose dell'universo cercando le migliori parole utili a descriverle, desiderando di produrre con esse un discorso che risulti all'uditore credibile e affascinante, leggero e niente affatto pedante.
Dal giugno del sessantasei al luglio dell'ottantacinque, quando mi sono diplomato al liceo e ho tentato la carriera militare per dare un senso a quel pezzo di carta; dal dicembre dell'ottantasei, quando mio padre è morto senza avermi visto riuscire negli studi universitari, al febbraio del novantatre, quando mi sono sposato, fino alle porte del nuovo millennio in cui, sulle colonne del quotidiano LA PROVINCIA PAVESE, quasi per gioco, veniva pubblicato il mio primo racconto ( luglio 1999, A Lomello una notte di mezza estate; cui sarebbero seguiti nel 2000 Ritorno di fiamma letale e nel 2001 Che il blues sia con voi : tutti contenuti in Assentarsi per una manciata di minuti 2012 Ed.Youcanprint ) posso ben dire di avere sognato e vissuto dolci sogni, pur avendo speso sudore e lacrime per alcuni di loro, andando sempre in cerca di qualcosa che desse loro un senso: esattamente come cantano gli Eurithmics in Sweet dreams (are made of this).
Da allora in poi ho seguitato a leggere e scrivere, racconti e poesie, con l'intento di assentarmi per qualche minuto ogni giorno dal logorio della vita moderna, senza ricorrere a sostanze psicotrope.
Nel 2010 e nel 2011 sono riuscito di nuovo a vedere pubblicati due miei racconti, sempre sullo stesso quotidiano: Ultimo quarto ( che chiude Assentarsi ed è finito in una antologia edita qualche mese dopo dal giornale ) e Benvenuta Teodolinda ( che fa parte della stessa raccolta ma è stato pubblicato due volte a distanza di quindici giorni l'una dall'altra...).
Poi, alle soglie della mezza età ( ricordi? Sono nato nel sessantasei e ora, mentre sto scrivendo, siamo in pieno duemilaquattordici: se la matematica non è un'opinione....), mi sono ritrovato senza lavoro perchè anche l'azienda da cui dipendevo era rimasta senza contratto.
Per qualche mese mi sono sentito come un pinguino all'equatore, alla deriva sull'ultimo pezzo d'iceberg...
Tuttavia mi sono anche reso conto di avere un'occasione unica: avevo il tempo di rileggere ciò che avevo scritto e accantonato nel celeberrimo cassetto dei sogni mostruosamente proibiti; di ristrutturarlo nella trama e nella lingua o semplicemente ritoccarlo qua e là; magari emozionandomi e piacevolmente sorprendendomi di aver confezionato pezzi scorrevoli, semplici ma non banali e in una lingua italiana rispettata al millimetro.
Così, nel sottoscala della mia follia, si addensò il dolce sogno che ho appena cominciato a vivere e il delirio artistico strinse d'assedio il mio subconscio con una missione al sapore di parabola evangelica: dovevo dissotterrare la moneta che il padrone della casa e della vigna mi aveva affidato fino al suo ritorno, il talento che dovevo amministrare, conservare o far fruttare e che avevo nascosto nella sabbia per paura di perderlo o per la vergogna del giudizio altrui.
Per non fare la fine del servo fellone della parabola in questione, mi dissi che era la volta buona per diventare uno scrittore e campare delle mie parole stampate.
Grazie alle belle parole di incoraggiamento di una ex compagna di liceo, che aveva già acquistato on line la raccolta di poesie La strategia del glicine (2012 www.lulu.com) da un sito statunitense di autopubblicazione e dopo aver letto il primo nucleo di racconti costituenti "Assentarsi per una manciata di minuti" (<< Sei davvero bravo con le parole...Allora, pensa in grande e non arrenderti mai!>>), mi risolsi a dare il via a questa mia nuova vita con la segreta intenzione che smettesse di essere virtuale e divenisse quella principale.
Dopo aver tentato la via dell'editoria tradizionale, avendone ricevuto risposte insoddisfacenti o nulle, ho sperimentato la modalità di edizione in autopubblicazione, o selfpublishing, trovando un'offerta assai conveniente, agile e affatto onerosa in un'azienda specializzata pugliese.
So da me di non essere un genio della letteratura, bensì un onesto e buon artigiano del pensiero espresso in lingua italiana così come ho la consapevolezza di non avere raccomandazioni o referenze da far valere, nè in ambito accademico nè in ambiti industriali o editoriali: un'esordiente è sempre una mina vagante e un rischio d'impresa di cui nessuno, almeno in Italia, è disposto a farsi carico e nemmeno a dargli ascolto, perchè non v'è la certezza che le entrate superino le uscite.
Tuttavia io volevo, nel senso più letterale possibile, fare il mio libro senza restrizioni o ingerenze e senza troppa spesa, con una distribuzione nazionale, codice isbn e visibilità anche nei siti internet per la vendita di libri.
Volevo e, tuttora, voglio avere il controllo e la responsabilità di ogni componente del libro, dalla copertina ai contenuti, dalla carta ai caratteri di stampa, dalla tempistica delle comunicazioni che deve essere rapida e multimediale alla puntualità delle consegne: da Youcanprint ho avuto tutto quello che ho chiesto a un giusto prezzo e in tempi certi e rapidi.
Infatti, mentre andava in stampa Assentarsi per una manciata di minuti, Briciole di sogni nello sguardo aveva già pronta la metà dei racconti che lo compongono e una mezza idea per la copertina: intanto stavo ancora aspettando uno straccio di risposta da almeno tre editori, di cui uno di interesse nazionale ( quest'ultimo per un solo racconto da iscrivere a un concorso tra aspiranti scrittori, tacendo delle clausole vessatorie da accettare preventivamente ).
Quindi, nel cuore dell'autunno 2012 erano arrivate le prime copie di Assentarsi per una manciata di minuti che, ad aprile 2013 quando ha visto la luce Briciole di sogni nello sguardo, sarebbero diventate centoventi in giro per il mondo aprendo la strada alle altre ottanta del successivo.
D'accordo, sono numeri piccoli, irrisori ma non insignificanti se pensi che non ho fatto alcun tipo di promozione, fedele alla linea del costo zero, fiducioso nel passaparola tra amici e appassionati della lettura e, ingenuamente, confidante nel potere persuasivo di internet e dei social network; un'errore strategico fatto in buona fede che, tuttavia, mi ha dato grandi soddisfazioni morali piuttosto che materiali: una su tutte quella di aver sempre piazzato tutte le copie di cui ho richiesto la stampa usufruendo anche di sconti e agevolazioni senza, ribadisco il concetto, essermi mai visto imporre l'imposizione d'una tiratura minima o il riacquisto delle eccedenze.
A onor del vero, va detto che io ho scelto l'opzione base mentre a pagamento si possono ottenere, anche nel self-publishing, pacchetti di assistenza all'edizione e alla promozione come farebbe un editore tradizionale: salvo, poi, recuperarli quest'ultimo dall'autore medesimo attraverso piccole clausole contrattuali che, sull'onda dell'entusiasmo, ogni autore sottovaluta: tiratura minima, percentuale di liquidazione dei diritti d'autore ceduti in toto all'editore per un numero di anni spropositato, numero minimo di copie da vendersi per ottenerla, obbligo di riacquisto delle eccedenze e cessione di copie personali a prezzo di copertina e chi più ne ha più ne metta.
Se fossimo accanto a un juke box, di quelli che trovavi nei bar fino ai primi anni ottanta del secolo breve, quello cui appartengo per nascita, ti direi che la monetina che ho lasciato cadere nella feritoia mi concede di selezionare altri due brani, dopo gli Eurithmics. per accompagnare il seguito della storia e lo scorrimento dei titoli di coda.
Uno potrebbe essere When you see a chance (take it) di Stevie Winwood, raro capolavoro che mescola rithm and blues, funky e dance con sonorità totalmente elettroniche; l'altro, per finire in bellezza e per non ripetersi, preferirei che fosse "Only time will tell" degli Asia o anche "I can't tell you why" degli Eagles: il primo è l'ultimo colpo di coda del progressive rock che si fa canzonetta per non cadere nell'oblio, il secondo è una languida e romantica e sensuale ballata, un lentone da mezzanotte all'una ( ora canonica nelle discoteche di una volta per le danze guancia a guancia ).
Questo digressione musicale vale solo a dirti che tanto Assentarsi per una manciata di minuti quanto Briciole di sogni nello sguardo sono stati pensati come se fossero due long playing, due album, due dischi, non già stampati su vinile ma su carta; non organizzati in tracce o insiemi di solchi, in cui ciascuno di noi individua un gruppo di brani favoriti, ma in pagine riempite di parole organizzate in quindici storie ciascuno che spaziano dalla fantascienza alla favola, dalla storia d'amore clandestina al dramma della malattia e della discriminazione, dal giallo poliziesco al miracolo in tempo di guerra, dall'amicizia che conforta e incoraggia all'amore, ritrovato e mai perduto, per luoghi e persone date troppo spesso per scontate o di basso rango cui accadono eventi anche ai confini della realtà.
Sono racconti di persone che si potrebbero incontrare quotidianamente per le strade dei paesi di questa provincia pavese e italiana; sono narrazioni a loro dedicate fin dalla scelta del registro linguistico di un italiano medio, di facile comprensione, il migliore a mia disposizione: con un'attenzione maniacale alla punteggiatura e alla musicalità della frase, oltre alla sua correttezza logica e grammaticale, puntando a un ritmo vivo e mai banale o stanco e ripetitivo fino a sfiorare la sintesi lirica delle poesie o di alcuni riusciti testi di canzoni da hit parade.
Queste storie hanno l'ambizione di volersi fare ascoltare e apprezzare da chiunque sia in grado comprendere la lingua italiana, come se fossero amici venuti da lontano che narrano episodi che hanno vissuto e dialoghi che hanno ascoltato: non troverai tempi al presente, come se tu fossi sul set di un film seduta dietro la macchina da presa a controllare che i movimenti avvengano secondo copione; né troverai dialoghi serrati, caratterizzati e descritti come in una sceneggiatura ma leggerai, spesso e volentieri, sintesi indirette dei pensieri e dei sentimenti dei personaggi anche se sarai spettatore delle loro gesta o, addirittura, loro interlocutore virtuale.
Infatti, sarà il libro stesso a prenderti per mano, sin dalla copertine elaborate da Orazio Nullo (fantastico personaggio che meriterebbe un libro solo per descriverne le qualità), conducendoti attraverso il suo mondo cartaceo e cerebrale cui io ho prestato parole, sogni e segni di punteggiatura mentre Orazio, letto il titolo e qualche racconto ( a volte anche tutti, invitandomi spesso a rileggerli con spirito critico affinchè anch'io cogliessi sbavature, incongruenze e punti deboli delle trame onde porvi rimedio ), scelte con cura le immagini e i caratteri tipografici, mescolato ma non agitato il tutto, lo ha vestito con livrea sobria, elegante senza boria e accattivante ma efficace semplicità.
Esattamente come sono tutte loro, quelle scritte e quelle ancora da scrivere: perchè le storie girano nell'aria che respiriamo, come i profumi delle stagioni effimeri e instancabili; altrettanto fanno nelle teste delle persone, così come nella mia, nutrendosi di realtà e di sorrisi, di lacrime e di sangue, di fiato sprecato e buone parole, di sogni bambini e attese deluse.
Ma non sono solo lavori di fantasia, perchè la vita ci mette molto di suo nel superare, nel bene e nel male, l'immaginazione: sovente oltre o contro le nostre aspettative.
Dunque, tocca a noi artigiani delle invenzioni fatte di parole mettere ordine al caos apparente: dobbiamo afferrare queste storie e plasmarle in racconti, per non vederle disperse nella polvere cui siamo destinati, così che possano consolarci, distrarci, elevarci e liberarci dalle zavorre quotidiane.
Arrivano quando pare e piace a loro, non hanno molta pazienza come se avessero la vita breve delle farfalle e, se non le scriviamo subito, volano via a morirsene altrove; ma se riusciamo a fissarle sulla pagina, esse prenderanno le tue angustie e le mie ambizioni nutrendosene per prendere corpo e vivere ogni volta che leggerai le pagine che abbiamo confezionato, regalandoti una innocua pausa o una tregua, se preferisci, alla lotta per la sopravvivenza.
I racconti che ho scritto e composto in Assentarsi per una manciata di minuti e in Briciole di sogni nello sguardo mi illudono di viaggiare una spanna sopra le teste di tutta la gente che mi circonda, mi illudono di provare le stesse emozioni che, a loro volta, hanno vissuto Ernest Hemingway, Cesare Pavese, Elio Vittorini, Carlo Cassola o Italo Calvino rileggendo i loro romanzi prima di licenziarli per la stampa; mi illudono, infine, che io possa trasformare ciascuno di loro in un romanzo: ma, per ora, lo considero un'impresa superiore alle mie capacità.
Scrivo racconti perchè non lo fa nessuno e perchè sono più “gestibili”: li puoi lasciare e riprendere senza perdere il filo del ragionamento e non devi armarti di palinsenti e strutture per programmare lo svolgimento della storia in relazione ai personaggi, che pur essendo già dotati di una loro fisionomia devono essere fatti evolvere a seguito degli sviluppi.
In una novella, considerando solo un breve scorcio di vita delle persone così come degli oggetti, se venisse a mancare l'ispirazione, non succede niente: basta fermarsi e saper aspettare che dal vortice di cui ti ho parlato si sfili il refolo giusto, quello che riannoda i fili e distende nuovamente la trama.
E' vero che sono un sognatore coi piedi per terra, ma non ancora sufficientemente disciplinato da potermi considerare un romanziere: mi considero un raccontatore di storie lievemente anarchico.
Eppure sogno, perchè sognare è ancora un'attività gratuita ed esentasse, di campare dignitosamente delle mie parole stampate.
Sono infatti convinto che, prima precipitare dal paradiso in questa valle di lacrime, ci venga data una moneta che cambierà la nostra vita perchè essa sarà la cosa che sapremo fare con maggior naturalezza, come se fossimo nati con quella specifica missione nel sangue.
Ma, durante il volo, la moneta ci casca dalle mani e si conficca chissà dove nel terreno: così passiamo la maggior parte del tempo che ci è concesso a cercare di ritrovare quella dote primigenia: c'è chi canta, chi gioca bene al pallone, chi sa promettere e non mantenere, chi guarisce la gente ( o almeno ci prova ), chi sa fare bene all'amore, chi scrive belle cose da leggere e chissà quant'altro.
Tutti siamo stati dotati di qualcosa che passiamo la vita a cercare, quella cosa esatta che faccia bene a noi e agli altri senza fare del male a nessuno: hai visto mai che io, scrivendo, abbia ritrovato la mia monetina?
Only time will tell cantavano gli Asia negli anni ottanta del secolo breve, il frenetico Novecento, rispondendo, inconsapevolmente immagino, all'interrogativo manzoniano che chiudeva il celeberrimo Cinque Maggio, epitaffio dell'epopea napoleonica: << Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza. >>

Se le dici, volano; se le scrivi restano.
Se le pensi tutte insieme,
Dipingono e svelano le mille facce
D’ogni cantuccio d’universo,
Dove un accento o un aggettivo
Cantano il bello o il cattivo tempo,
Lasciando briciole di sogni nello sguardo.

( Claudio Montini da La strategia del glicine - 2012 )

Questo sono le parole: Orazio Nullo ed io abbiamo giusto cominciato a crederci...e tu?

Claudio









venerdì 20 febbraio 2015

I racconti di Claudio Montini, memorie, posti, persone e profumi di Lomellina: Ponenteoggi

I racconti di Claudio Montini, memorie, posti, persone e profumi di Lomellina: Ponenteoggi

Una grande soddisfazione e una sorpresa meravigliosa: una recensione dal mio amico Pierantonio Ghiglione da Imperia con intelligenza passione e competenza, oltre che stile, sopraffini e impeccabili