venerdì 6 luglio 2018

Per una goccia di visibilità

Lo spettacolo deve continuare
di Claudio Montini
Se non ci fossero i campionati del mondo di calcio, i teledipendenti vagherebbero smarriti tra satellite e digitale terrestre consumando i tasti dei loro telecomandi in cerca di una qualsiasi trasmissione che non sia una replica, un vecchio telefilm o un documentario di cui riconoscono persino le pause dei doppiatori. E' la dimostrazione, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che viviamo in una società basata sugli stereotipi e non su una serie di regole condivise per il quieto vivere civile. Persino i telegiornali battono la fiacca e ricopiano, anno per anno quasi con le stesse inquadrature, i "servizi balneari": mare, sole, caldo in città d'arte, previsioni del tempo che manco Frate Indovino le fa più così a lungo termine (come del resto rispose, a domanda precisa e identica di una giovane cronista in vena di facezie, anche il colonnello Guido Guidi del servizio meteo della Aeronautica Militare quando spiegò per l'ennesima volta perchè le previsioni del tempo non si danno oltre le trentasei ore). Sono tutti convinti, autori e giornalisti, che tutta l'Italia e il mondo con lei esca a passeggio la sera o il pomeriggio e al mattino abbia ben altro da fare fuori dalle mura di casa durante quella che un tempo si indicava come il cuore della bella stagione, o stagione calda o stagione della villeggiatura e delle vacanze; allo stesso modo, sono convinti che tutti siano sani e forti e in grado di muoversi e concedersi prelibatezze e lussi e agi come se non ci fosse un domani, non esistesse la disoccupazione che non guarda all'età anagrafica, non ci fosse la delinquenza che detta legge perchè si è già accordata con lo Stato e questo si volta dall'altra parte appena può e, se costretto ad intervenire, lo fa con la massima lentezza e cavillosità possibile gonfiando i muscoli coi pulcini e facendosi gigante di melma dai piedi d'argilla con piovre e idre dalle cento teste di serpente, capaci di ruggire e colpire più ferocemente e più rapidamente. Eppure in molti, anzi in troppi, sgomitano pur di ottenere un goccio di visibilità mediatica ma non ne vedo uno spendersi in maniera concreta, nel proprio ambito, nel proprio territorio, nel proprio giardino di casa, per risolvere un qualsiasi problema o levare almeno una croce dalle spalle dei poveracci che evita accuratamente di incrociare per strada o che fa cacciare a calci dalla scorta, per avere via libera verso il porto sicuro del proprio palazzo in cui c'è la tanto agognata poltrona che gli riempie le tasche in cambio di un sacco di promesse al vento.
© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2017 Immagine di Orazio Nullo "Show must go on"

mercoledì 4 luglio 2018

Accanto alla vita, sempre. Don Carlo Gnocchi

"Amis ve raccomandi la mia baracca..." (Amici, vi raccomando la mia baracca...)
di Claudio Montini
Di fronte a una vita che non è mai sbocciata ma che si ostina ad accumulare ore e giorni e mesi di resistenza contro ogni logica, ogni pietà, ogni strazio di cuore di madre dovremmo tutti inchinarci e fare ammenda dei nostri capricci, delle nostre debolezze puerili e sterili, della nostra ignavia intellettuale spacciata per sapienza professionale. Eppure non ci riusciamo, o meglio, io non ci riesco: posso soltanto provare ad alleggerire il peso che non hanno mai voluto nè chiesto, con una parola o un gesto o un silenzio (che spesso vale più di mille parole) senza che da essi faccia mai capolino un briciolo di pietosa commiserazione e nemmeno disperazione o rammarico, poichè queste cose sono quelle maggiormente percepite, immediatamente colte e duramente laceranti per questi esseri umani meno fortunati di noi che ci crediamo normali. Quando il destino, o chi per esso, ti ha preso a calci e pugni persino in posti nemmeno immaginavi di avere e, per dispetto, ti ha lasciato la consapevolezza di te stesso ma non quella di esprimerti, i lati peggiori del tuo carattere prendono il sopravvento insieme alla rassegnazione e all'euforia contenuta per ogni piccolo progresso su quella che chi ti circonda, mentendo, si ostina a indicare come la via della guarigione sebbene faccia parte del proprio mestiere. Eppure basta la pazienza e la passione di pochi e la visionaria lungimiranza di chi, per fede e per scelta di vita, crede ancora ai miracoli e a un dio che si è fatto uomo per riaccendere anche a giorni alterni la speranza e la voglia di lottare, di continuare ad esistere, di provare a risalire l'imbuto che si è rovesciato per inghiottirci nell'oblio dei vivi, diventando ricordi sbiaditi prima ancora di essere tornati cenere alla cenere e polvere alla polvere. Esistono questi avamposti della pietà (intesa alla latina) e della carità, in cui nessuno è perduto anche se si è fermato qualche passo indietro, in cui ci si ferma ad aspettare proprio questi ultimi e caso mai si va loro incontro a braccia aperte, perchè con un sorriso e tenendosi stretti e per mano si ricomincia insieme ad andare avanti fino all'inevitabile traguardo. Se avete ancora qualche dubbio sulla destinazione del vostro cinque per mille, guardatevi intorno, alzate lo sguardo da quella piastrella di silicio e plastica ed entrate in uno qualsiasi di questi cronicari: io posso solo suggerivi, per esperienza pressoché diretta, di cercare la Fondazione Don Carlo Gnocchi onlus dove prendersi cura della disabilità è pane quotidiano, così come la riabilitazione dopo gravi infortuni e malattie invalidanti pur con tutti i limiti che le cose umane hanno. Basta una firma e si diventerà quegli amìs (amici) cui, prima di spirare, il beato don Carlo Gnocchi, raccomandò la sua baracca che da settant'anni accoglie e aiuta bambini e ragazzi con disabilità, anziani in difficoltà, pazienti con gravi lesioni cerebrali e malati terminali, in tutta Italia: giusto per stare accanto alla vita, sempre. (maggiori informazioni su 5X1000.dongnocchi.it)

© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2018 Immagine di Orazio Nullo "Road to eternity"

lunedì 2 luglio 2018

Editoriale dell'autore

Ci sono dei rami secchi che vanno tagliati, poichè aggrapparsi ad essi significa condannarsi ad un equilibrio precario che prelude alla caduta nel baratro. Da sei anni ho aperto questo blog nella speranza di rendermi visibile, cioè di rendere visibile la mia passione per la letteratura, coltivando altresì quella di cavarne qualche soldino in pubblicità: sono cascato anch'io nell'inganno della rete, delle new economy, della cosiddetta era digitale. Non ho guadagnato fisicamente un tubo, ma mi sono divertito molto e molto stupito nel vedere la crescita del consenso intorno a temi e articoli che ho, via via, pubblicato. Però, mi sono anche parecchio arrabbiato perchè non sempre, ultimamente troppo spesso, la piattaforma è andata in crash o ha alterato arbitrariamente la veste grafica o mi ha impedito per due o più giorni consecutivi la possibilità di scrivere o caricare testi e produzioni varie. Non sarò sicuramente un grande produttore di contenuti, ma sono assiduo nel farlo e sei anni non mi sembrano pochi: ritengo di avere diritto ad un maggiore rispetto ma sembra che a Blogger non importi un fico secco. Pertanto, ho deciso di emigrare su altre piattaforme anche se ciò significa dover ricominciare da capo, ripartire da zero: non è giusto, ma sembra l'unica alternativa praticabile. Spero che sarete così gentili da seguirmi anche lì dove andrò; non sarà una chiusura immediata: cinquantamila visualizzazioni in sei anni non si buttano via così come se niente fosse: ridurrò le pubblicazioni su questo canale e mi sforzerò di mantenerlo aperto, fin che sarà possibile.
Grazie per l'attenzione.
Claudio Montini

venerdì 29 giugno 2018

Il piacere della lettura

Leggere e scrivere è come essere liberi
di Claudio Montini
Con l'avvento della stampa a caratteri mobili, nacque la categoria degli scrittori ovvero la gilda più indisciplinata e anarchica che il mondo abbia mai conosciuto, la corporazione più cocciuta e impermeabile che sia riuscita a sopravvivere al divenire degli usi e dei costumi, nonchè della scienza e della tecnica. Tuttavia, la sopravvivenza e il prestigio e la fortuna di questa multiforme specie di esseri umani, morfologicamente simile al modello di base in tutto il globo terracqueo ma psicologicamente e culturalmente figlia ciascuna del proprio tempo e della propria area geografica peculiare, è in massima parte dovuta all'esistenza di altre due categorie neglette dagli scrittori stessi, salvo casi rari in cui entrambe vengano considerate una massa oscura inconoscibile dotata dello stesso fascino di un distributore automatico di denaro contante: i lettori e i librai o rivenditori indipendenti di libri. Come ammoniva, profeticamente, Pier Paolo Pasolini in una intervista filmata sul litorale di Torvaianica ( o forse nei pressi dell'Idroscalo di Roma, dove poco dopo avrebbe trovato la morte secondo una dinamica mai del tutto chiarita, per ironia della sorte), a cavallo degli anni Settanta del secolo breve (il XX) le ideologie di massa erano morte e defunte da un pezzo poichè non erano riuscite a unificare plasticamente le masse, cui avevano imposto riti e fedi totalitarie ben più cogenti della religione; questa operazione era riuscita al consumismo moderno e contemporaneo tanto nella cultura dei costumi quanto in quella squisitamente letteraria, facendo cioè dei libri dei semplici articoli cui assegnare uno scaffale in cui esporli, che doveva essere posizionato in un determinato punto del negozio, con una determinata dimensione e accostamenti cromatici tali per cui catturasse l'attenzione da sè e, attraverso un impulso subliminale, inducesse la clientela a cogliere un'articolo e a posarlo nel carrello senza rispondere a una necessità o a una mera curiosità. Esattamente come si farebbe con un fustino di detersivo per la lavatrice, un flacone di shampoo per capelli, una confezione di pomodori pelati o di pasta all'uovo. L'industria editoriale si è semplicemente adattata adagiandosi su questo modello, privilegiando i volumi d'affari ai contenuti dei volumi e ha messo in campo tutta la sua potenza propagandistica, dando ascolto più ai tecnici chiusi nelle loro torri d'avorio foderate di scienza infusa che alle voci, alle parole, ai discorsi, ai desideri e alle domande di sogni e risposte dei lettori considerati solo come utenti finali o, al limite, finanziatori ignoranti degli sforzi dell'impresa di stampare e distribuire un libro, remunerando anche l'autore. Così si è generata la disaffezione del popolo per l'esercizio del piacere della lettura.
© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2015 Immagine di Orazio Nullo "Reading experience box version"

martedì 26 giugno 2018

Dalla cambusa di Zio Propano: polpette frettolose, ma non troppo!


POLPETTE FRETTOLOSE, MA NON TROPPO

di Zio Propano
Le ricette che invento, che provo nel piatto e trascrivo giusto per ricordarmele quando devo stabilire il menu del giorno, affinché esso sia il più possibile variegato, sono improvvisazioni su tema in accordo col mio gusto basate sulla materia prima che ho in frigorifero. Dal momento che mi trovo a vivere un momento particolare della mia vita, forzatamente solitario a causa della malattia invalidante della mia regina dei fornelli e della casa nonché del mio cuore, provo a cavarmela senza chiedere aiuto ad altri sfruttando quello che ho visto e ascoltato dai cucinieri televisivi così come da mamme, nonne e moglie prima del nefasto evento; forse, ho persino scoperto una vocazione o una serie di abilità che non sapevo di possedere: le condivido volentieri poichè mi auguro che possano essere utili anche al mio prossimo, chiunque esso sia, qualora si trovasse a navigare nelle medesime acque tribolate. Dopo questo preambolo che potete tranquillamente saltare, se siete ancora del parere di proseguire la lettura, vi propongo la lista della spesa:
  • 150 grammi di petto di pollo (se mai fosse di più, va ugualmente bene: mica siamo farmacisti..!)
  • 1 zucchina di medio-piccola grandezza (in alternativa, 1 patata e 1 carota)
  • 1/2 bicchiere di marsala secco
  • 1 limone (da spremere)
  • 6 o 8 cucchiai da tavola di pane grattugiato (anche l'occhio vuole la sua parte, perciò regolatevi di conseguenza)
  • 1 uovo di gallina (intero sì, tranne il guscio)
  • 50 grammi di formaggio grana grattugiato (padano o parmigiano reggiano o lodigiano o trentino o di chissà dove altro posto, non importa: vanno tutti a meraviglia)
  • 2 spicchi di aglio
  • sale e pepe a gusto e piacere
A mio modesto parere, le polpette sono il miglior esempio pratico del concetto di ottimizzazione delle risorse; io ero partito dall'idea di ricavare delle bistecche da un petto di pollo intero, cosa che poi ho fatto, ma mi sono ritrovato con pezzi di carne che non potevo trasformare in quelle: allora ho scelto di farne bocconi da spezzatino. Siccome neppure quelli mi convincevano, li ho macinati col tritacarne a manovella; ho salato e pepato e mescolato, poi ho bagnato con tutto il succo di limone e il mezzo bicchiere di marsala mescolando con allegria: quindi ho coperto la ciotola che conteneva il triturato e l'ho messa a marinare in frigorifero per un'ora almeno. Nel frattempo, ho tolto le estremità alla zucchina e l'ho divisa in quattro pezzi, ho pelato i due spicchi di aglio e ho passato entrambi gli ingredienti nel tritacarne; si può fare la stessa cosa anche con la patata e la carota, nel caso in cui non disponiate della zucchina o non vi garbi come verdura. Questo nuovo macinato, spolverato di formaggio grana (non tutto), l'ho incorporato a quello precedente e ho lasciato che riposasse un'altra oretta scarsa in frigorifero, in un contenitore sigillato (avete presente quelle ciotole alte con il coperchio coi ganci? Intendiamoci: pure la pellicola trasparente fa lo stesso servizio in capo alle ciotole di ceramica...). Trascorso quel tempo lì, ho incorporato l'uovo intero (albume e tuorlo: no, il guscio, no!), il resto del formaggio grana grattugiato e il pane grattugiato impastando il tutto fino a farne un conglomerato omogeneo e sufficientemente consistente da farne palline delle dimensioni simili a quelle da ping pong; volendo, queste possono essere ripassate nel pane grattugiato o nella farina e messe in freezer a rassodare: altrimenti possono cuocere tanto in padella con un filo di olio e burro che nel microonde, in una apposita teglia imburrata e sporcata di pane grattugiato e spolverate di formaggio grana, per un tempo variabile intorno ai dieci minuti scarsi. Se le accompagnate all'insalata verde, sette minuti nel microonde sono più che sufficienti e tanto vale anche per la cottura in padella: scodellatele nel piatto e attenti a non scottarvi la lingua e il palato; se invece, come zio Propano, amate complicarvi la vita e volete abbinarle a una classica peperonata o a delle verdure miste in umido (di cui magari vi racconterò un'altra volta)...beh, vi consiglio di partire prima con la cottura delle verdure e negli ultimi cinque minuti aggiungete le vostre polpette: l'ambiente già caldo e ricco di sughi e aromi riuscirà senz'altro a cuocerle senza sfaldarle, sopratutto avendo cura di lasciare riposare la pietanza a coperchio calato sulla padella e ben chiuso per un paio di minuti. Ultima alternativa che vi propongo, ma che non amo perchè temo l'olio bollente, una volta ripassate in farina o pane grattugiato, per asciugare, si possono anche friggere e deporre sulla carta assorbente e cospargere di sale: saranno ottime per quegli eventi dal nome straniero che vanno tanto di moda ai giorni nostri. In ogni caso, buon appetito da zio Propano!

© 2018 Testo e ricetta di Claudio Montini
© 2018 Fotografia di Orazio Nullo

lunedì 25 giugno 2018

Letti&piaciuti: Marco Buticchi LA LUCE DELL'IMPERO - ed. Longanesi - 2017

UN'OTTIMA COMPAGNIA PER IL TEMPO LIBERO
di Claudio Montini
In "Messico e nuvole" Enzo Jannacci cantava una strofa che riassumeva con crudele sinteticità, propria dei poeti spietatamente lucidi, quale fosse l'idea che l'immaginario collettivo europeo e italico aveva del paese centro-americano: "[...] la faccia triste dell'America [...] ". Marco Buticchi, invece, ne LA LUCE DELL'IMPERO edito da Longanesi nel 2017, strappa questo velo di ignoranza e di ipocrisia illuminando le origini dell'attuale Federazione degli Stati Uniti del Messico senza trascurare lo stato odierno delle cose, secondo il suo collaudato sistema narrativo basato sul triplice intreccio tra eventi storici documentati, dinamiche e temi di stretta attualità e l'eterna lotta tra bene e male col suo bagaglio di protagonisti e antagonisti e comprimari, vittime e carnefici compresi. I protagonisti sono, ancora una volta, i membri della squadra che ruota intorno a Oswald Breil che si troverà a fronteggiare i signori della droga messicani (fornitori privilegiati del mercato delle tossicodipendenze statunitensi), sebbene divideranno la scena con figure reali e fittizie appartenenti al passato, ovvero vissute oltre un secolo prima, le cui gesta finiranno per riflessi e implicazioni anche nel tempo presente. Breil risolverà il problema della dipendenza da sostanze psicotrope nè quello della corruzione esistente anche nelle stanze dei bottoni, ma impedirà che una nuova sostanza vada a peggiorare la situazione mentre il destino si incaricherà di chiudere il cerchio della maledizione legata a due ponderosi e preziosi diamanti, comunque scomparsi dalla circolazione, che hanno portato morte e sfortuna a tutti coloro i quali ne sono entrati in possesso. Ne LA LUCE DELL'IMPERO troverete tutto quello che si può desiderare da un prodotto (geniale) di intrattenimento: fantasia e realtà, storia e umanità, cattiveria e crudeltà ma anche lealtà e giustizia, sentimento e azione, meschinità e dignità così come coraggio e fortunata intuizione. Avrete tra le mani, scorrendone le righe a una velocità che vi sorprenderà piacevolmente, un film completo di effetti che coinvolgono i cinque sensi grazie a un italiano (da intendersi come lingua e stile) essenziale, asciutto, grammaticalmente e sintatticamente corretto eppure brillante e sempre efficace: ovvero capace di generare echi e riverberi e suoni limpidi con un solo tocco alle corde dell'anima. Salirete su una macchina del tempo che vi porterà dal XIX secolo al XXI che stiamo vivendo, rivalutando e una figura sfortunata e sfuocata di regnante quale quella di Massimiliano d'Asburgo, ultimo esponente della nobiltà illuminista perchè più naturalista che politico, ma avrete anche a che fare con i peccati originali e i mali endemici del cosiddetto stile di vita occidentale un tempo eurocentrico, poi, atlantico e ora del tutto mondiale prima ancora che americano, sia esso settentrionale come meridionale o centrale. LA LUCE DELL'IMPERO di Marco Buticchi, edito da Longanesi, illuminerà e riempirà i vostri momenti di riposo dalle fatiche quotidiane: ed avrà già raggiunto un notevole risultato; se, poi, vi indurrà ad approfondire le tematiche che reca in sè, sotto traccia, o soltanto a guardare alle cose del mondo con un ottica meno ristretta (a questo serve la bibliografia che trovate in fondo al volume: non all'autore per sfoggiare la sua erudizione...), in questo caso il libro stesso avrà completato con successo la sua missione mentre a Buticchi toccherà l'onere di sfornarne subito un'altro!
© 2018 Testo di Claudio Montini   
© 2018 Fotografia di Orazio Nullo

giovedì 21 giugno 2018

Il crepuscolo di un continente

Evanescenza europea
di Claudio Montini

Mi piace la televisione e mi piace anche la radio, sebbene chi mi vede per la prima volta sia portato a pensare che il mio amore sia riservato al frigorifero e alla credenza...data la mia atavica esosa corpulenza. A tavola, spesso e volentieri, non conosco affatto il significato della parola continenza tanto caro ai confessori pre e post conciliari, i quali la raccomandavano dal pulpito e la smentivano nelle penombre delle croci e delle cupole e degli altari. Dando credito ad alcune recenti inchieste giornalistiche e a eclatanti fatti di cronaca occorsi proprio a rappresentanti del clero e loro subalterni o colleghi, pare che la pratica clinica di cui dicevo poc'anzi non sia mai decaduta: una mano lava l'altra e tutte e due lavano la faccia, come pensò anche il governatore della provincia giudaica dell'Impero Romano, Ponzio Pilato, giusto un paio di millenni fa. Anche lui diede la parola al popolo per prendere una decisione: e il popolo cascò nel tranello con mani e piedi, felice soltanto di aver udito ciò che non aveva il coraggio di urlare. Col senno di poi, o meglio, guardando a come siamo messi noi al giorno d'oggi, accettarono la morte di un innocente latore di un messaggio tanto pazzesco quanto semplice ed innocuo pur di vedere esorcizzata la propria paura, la propria insicurezza, la propria sfiducia nelle istituzioni, nella giustizia, nel potere dell'ordine costituito. Si contentarono della sofferenza e della morte di uno per non pensare, solo per un brevissimo lasso di tempo, alla fame e alla povertà e alla oppressione di cui erano vittime da secoli oltre che alla nostalgia di una età dell'oro, dei fiumi di latte e miele che ormai appartenevano al mito e alla notte dei tempi. E' quello che accade nel Vecchio Continente, stritolato dagli altri quattro che non si danno arie di grandezza e nobiltà per monumenti erosi dal tempo o tele annerite dalla polvere e non sono in grado di ricostruire ciò che la natura, per dispetto o giusta punizione alla nostra presunzione, ha distrutto perdendosi in altisonanti discorsi e parate contrite in visita alle macerie e ai campi profughi in cui sono relegati cittadini e non esuli migranti da guerre e carestie. Negli altri quattro angoli del mondo si bada a riempire le tasche e le ciotole dell'oggi per conquistare, domani, con merci e materie anche buone ma a basso costo, il mercato e il territorio e le infrastrutture dei colonizzatori sconfitti dalla seconda metà del secolo breve. L'Europa, che non esiste e non è mai esistita, allora credeva di avere vinto una battaglia: oggi non vuole ammettere che aveva già cominciato a perdere la guerra che sta mettendo a nudo tutti i suoi difetti e che la farà tramontare.
© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2017 Immagine di Orazio Nullo "Money never sleeps"