venerdì 2 ottobre 2015

Poeti&poesie di gran classe : Emozioni all'alba per Massimo Pistoja -Radio Patela Magazine

Emozione



di Massimo Pistoja



L'emozione dell'aurora,
è il concerto che non finirà.
Un esplosione di colori
accompagnerà le passioni,
libere di scegliere
il riverbero di una carezza,
per scrivere
un bacio, profumato,
dal tuo cuore
.



(c) 2000  dipinto di Martin Meyer    "Coppia"    da www.coloririflessi.com
(c)2015 testo di Massimo Pistoja


Nota a margine 
di Claudio Montini 

Deliziosa e delicata dedica a un risveglio di innamorati; stupenda scoperta la scelta dell'immagine che l'accompagna (Martin Meyer "Coppia" del 2000 o 2010 non si capisce, tratto comunque dalla collezione Colori Riflessi che trovate in apposito sito, anche in italiano): cubismo puro eppure lievissimo perchè ha imparato e fatta sua la lezione di Boccioni , Carrà ( primo periodo, quello futurista) e i cromatismi meno arditi ma netti di Giacomo Balla e anche meno folle ma ugualmente incantevole di Vassilij Kandinskij preso però nele opere degli anni '30 del secolo breve, il XX: ottimo binomio! 
Fatevi un giro sul sito di Meyer per lustrarvi gli occhi, ma anche su quello di Pistoja per ritrovare il piacere di una poesia serena e dissetante per noi, aride anime del terzo millennio.

mercoledì 30 settembre 2015

Domani era il primo giorno di scuola...

Primo Ottobre, primo giorno di scuola...         ...un po' di tempo fa!









 
di Claudio Montini

Per tutti coloro che sono nati negli anni sessanta del secolo breve, ma anche per buona parte degli anni settanta, domani, primo giorno di ottobre, segnava la fine delle vacanze scolastiche e il ritorno sui banchi di scuola, almeno per quel che concerneva il primo ciclo dell'istruzione infantile obbligatoria.
Le scuole elementari erano il primo impatto con la società degli adulti e con il mondo esterno alla famiglia, non solo il posto dove si imparava a leggere e scrivere e far di conto: si imparavano le regole della convivenza civile e anche la spigolosità della realtà dei propri limiti, il senso del dovere e dell'impegno ma anche dell'amicizia e della competizione leale.
Si misurava anche la distanza tra il sapere e il tacere, tra il lecito e il tollerato, tra il vero e l'immaginario: qualcuno scopriva nuove curiosità, altri lasciavano vecchie abitudini per nuove consapevolezze, immaginandosi alla conquista del mondo e dell'universo.
Varcata la soglia dopo che la signora Mirella (che ci ha lasciati, da tempo ma ancora giovane, per un male incurabile) aveva suonato il campanello come l'arbitro che alza la palla a centrocampo o il capostazione che fischia al macchinista il via al convoglio agitando anche la paletta verde, tutti noi, nessuno escluso, avremmo avuto piacere di vedere una lavagna così decorata: il primo giorno di scuola sarebbe volato via come l'ultimo giorno di sole e di vacanza, ma non avremmo sentito alcuna nostalgia. 

(c) 2015 testo di Claudio Montini
(c) 2015 Immagine creata da Orazio Nullo "Happy blackboard"

martedì 29 settembre 2015

Spegnete la Tv...accendete il cervello: leggete!!


Furbo
 chi 
legge!

...e scopre 
il
colpevole!! 









di Claudio Montini

 






La lettura può essere il miglior modo alternativo di intrattenimento intelligente: se stimola anche la curiosità,la fantasia e l'istinto per la risoluzione degli enigmi... meglio ancora! 
Ritorna in Lomellina la rassegna della letteratura gialla, o noir che dir si voglia, che vi farà scoprire quante siano innumerevoli le sfaccettature dell'animo umano, altrettante le sfumature del giallo e del nero unitamente alla versatilità e scioltezza della nostra bella lingua italiana: siamo alla quinta edizione di LOMELLINA IN GIALLO e alla seconda consecutiva ospitata presso la sede dell'Ecomuseo del territorio lomellino, palazzo Strada in Ferrera Erbognone (PV) anche sede della biblioteca comunale; l'appuntamento è per il 2 ottobre venerdì, con l'apertura in una serata in cui verranno presentati tre autori pavesi e lomellini in particolare ( tutti facenti parte della "scuderia" Fratelli Frilli Editore in Genova: Umberto De Agostino, Alessandro Reali e Pier Emilio Castoldi) e si snoderà tra sabato e domenica con presentazioni e dialoghi con gli autori dal mattino alla sera.
In particolare domenica 4 ottobre, poi, ci sarà la proclamazione del vincitore del premio letterario Lomellina In Giallo 2015 il cui autore sarà premiato dai membri del Lion's Club Riva del Po, sponsor della manifestazione.
Sono previste anche una mostra fotografica dedicata al paesaggio lomellino e la presenza dello stand della LIbreria Ticinum di Voghera (PV) che, insieme a GialloMania Edizioni, consentiranno l'acquisto dei libri presentati in rassegna a coloro che volessero approfittarne.
Maggiori particolari si trovano sul sito della manifestazione, www.lomellinaingiallo.it, da cui ho tratto la foto della locandina; va fatto un plauso allo sforzo organizzativo e alla passione che l'Associazione Culturale GialloMania ha profuso, ora e in passato, nella caparbia volontà di esserci, nonostante il difficile momento congiunturale economico: a noi non resta che partecipare numerosi e applaudire calorosi perchè incontrando gli autori e ascoltandoli parlare della loro opera, oltre ad essere un privilegio dei tempi moderni, si possono scoprire belle e interessanti persone quando non addirittura dei buoni amici.

(c) 2015 testo : Claudio Montini
(c) 2015 foto: www.lomellinaingiallo.it

sabato 26 settembre 2015

Il vecchio continente dei bottegai rimane a guardare

     


Non c'è più tempo da perdere














di Claudio Montini

 
Non abbiamo più tempo da perdere: se vogliamo salvare la vita sul pianeta Terra, dobbiamo usare più energie rinnovabili e liberarci dalla schiavitù dei combustibili fossili: se ne è resa conto anche la Cina!
Ma attenzione: il gigante asiatico, il vero gigante economico mondiale, non ha invertito la rotta per amore del pianeta e dei suoi abitanti bensì perchè ha completato i suoi calcoli sulla potenziale redditività di un cambiamento nelle strategie e tecnologie produttive verso una maggiore sostenibilità ambientale.
Hanno la manodopera, hanno le risorse finanziarie e le materie prime; si sono accontentati delle macchine vecchie che l'occidente ha venduto loro pensando di vendere perline a indigeni sprovveduti: loro le hanno riparate, rese efficienti e moltiplicate inondando i mercati occidentali di manufatti in quantità da esodo biblico a prezzi stracciati; ora si sono accorti che, intanto che loro producevano come forsennati, la tecnologia è avanzata alla velocità della luce e possonoprodurre allo stesso ritmo, con metà della fatica e prestando maggiore attenzione alla salute.
Questo ha insegnato ai cinesi la bolla speculativa, creata da loro stessi e scoppiata tra le mani di piccoli e grandi risparmiatori eredi del Grande Timoniere: in tanti si saranno detti che, se devo morire per lo smog, voglio farlo da ricco e lasciare di che vivere bene a chi resta in questa valle di lacrime.
Pechino ha capito che, se vuole che tutto rimanga uguale, tutto deve cambiare: è tempo che i compagni lavoratori comincino a godere dei frutti delle loro fatiche e lo facciano pensando anche alla salute.
Washington ha fiutato l'affare, anche perchè la maggior parte del suo debito pubbllico è finanziato da capitali cinesi; avendo già annunciato la svolta ecologista, ha avuto buon gioco a mettere sul piatto della bilancia gli studi e l'inventiva tecnologica che, forse, nell'ex Celeste Impero latita e un'accordo preliminare per arrivare all'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica per il decennio 2020-2030 si è trovato in un battibaleno.
E l'Europa? Il Vecchio Continente, congrega rissosa e arruffata di miopi bottegai, rimane a guardare accapigliandosi su acrobazie contabili, spiccioli da tagliare ai poveracci e pacchi umani da respingere sulla soglia di casa, rispolverando campi di concentramento e filo spinato per ignorare il problema e nasconderlo sotto il tappeto, come la polvere (bianca) che intanto scorre a fiumi perchè i poliziotti devono tornare a sorvegliare frontiere e barriere.
Mi direte, senz'altro, che "...è la globalizzazione, bellezza! E, tu, non ci puoi proprio fare nulla" .
Peccato che non siamo in un film di Billy Wilder e non sia affato previsto un lieto fine: anzi, non sappiamo proprio come andrà a finire.

(c) 2015 testo: Claudio Montini 
(c) 2015 foto: Orazio Nullo Art & Design "Ecological Advertising" -2015-
 

venerdì 25 settembre 2015

L'oca è buona ma è poca...il buon senso ancora meno!

La brutta figura dell'Italia fatta a Roma, ovvero l'assemblea sindacale che ha lasciato fuori dai cancelli numerosi visitatori del Colosseo, è maggiore o uguale a quella rimediata dal sindaco di Mortara (PV) a ridosso di una manifestazione che avrebbe dovuto attirare ben altri riflettori sulla cittadina lomellina.
A una settimana dall'avvio della quarantanovesima edizione della Sagra del salame d'oca, con tanto di palio delle contrade e mostra del pennuto palmipede e di altri animali da cortile, quest'anno ricca più che mai poichè affiancata da una manifestazione dedicata alla degustazione delle specialità a base di oca appunto, il solerte sindaco già stato eccellente assessore provinciale alla cultura, leghista duro e puro, si è fatto punto d'onore di negare l'uso del campo sportivo comunale alla squadra di extracomunitari migranti affidati alle cure di una cooperativa, poichè in attesa della loro identificazione ed eventuale regolarizzazione, ai sensi della vigente legge Bossi-Fini.
Sono entrambi avvenimenti esecrabili ma sintomatici del crollo di un mito: italiani brava gente...NIENTE AFFATTO!
Siamo cinici, malevoli, avari, ingordi e sciovinisti esattamente come tutto il resto del mondo!
A Roma è andata in onda una storia di ordinaria burocrazia e il teatrino delle polemiche e indignazioni è stato patetico, a dir poco, alla luce del fatto poco sottolineato dai commentatori che l'assemblea sindacale era stata indetta e comunicata e approvata con largo anticipo tanto dai sindacati che dalla Soprintendenza: ma NESSUNO si era preoccupato di pubblicizzarla, l'interruzione della fruibilità al pubblico e alle agenzie che si occupano di turismo, guide comprese.
Ma, dico io, stiamo scherzando? Stiamo giocando o lavorando seriamente? Ma il buonsenso dov'è finito?
L'assemblea dei lavoratori, approvata l'11/09 e andata in onda il 17/09, oltre ad essere sacrosanta doveva essere pubblicizzata con le trombe del giudizio universale affinchè i fruitori del bene artistico, che sono anche i finanziatori e i sostenitori e la ragione d'essere di Soprintendenze e operatori annessi e connessi, potessero regolarsi e NESSUNO avesse da perdere nulla.
Uno Stato che, a parole, vuole fare del turismo e della cultura un'industria e una fonte di reddito non può permettersi di agire come un bottegaio di paese, che cerca di fare pranzi di nozze coi fichi secchi, dando la colpa dei disagi e degli insuccessi solo agli operatori sul campo; è ridicolo il decreto d'urgenza varato dal Governo Italiano che "promuove" il lavoro nei musei piuttosto che farne uno per potenziare le strutture e remunerare meglio il personale.
Ancora più ridicola la presa di posizione del sindaco di Mortara che, appreso dal quotidiano locale della costituzione
di un gruppo sportivo composto da extra comunitari in attesa del permesso di soggiorno, ospiti di una comunità di recupero ce si occupa anche di prima accoglienza, si è affrettato a vietare l'uso dell'impianto diffidando la società sportiva che ne ha in concessione la gestione da qualsiasi iniziativa, anzi minacciando la stessa di vedersi rescisso il contratto e revocato l'affidamento.
A campionato iniziato, il Mortara Calcio ha dovuto cedere nonostante avesse già offerto ospitalità alla neonata formazione, concordando orari e addirittura un canone di affitto che la cooperativa avrebbe tranquillamente corrisposto alla società calcistica: pertanto nessuno sul campo comunale ci veniva a gratis.
Allora la domanda, che si è posta anche Marta Marzotto, nativa di Mortara, sulle colonne dello stesso quotidiano, LA PROVINCIA PAVESE, è: visto che non ci venivano neppure gratis e solo per giocare a pallone piuttosto che bighellonare sfaccendati per le vie della città, che fastidio mai potevano dare?
Altri esponenti leghisti, dalla vicina Vigevano, hanno plaudito all'iniziativa accodandovisi; dagli opposti schieramenti, se non imbarazzato silenzio, qualche timido dissenso si è condensato nella minaccia di non presenziare all'inaugurazione della ultraquarantennale Sagra, sebbene il presidente della Provincia ha fatto sapere che ci sarà comunque; ci sono state offerte di altri campi di allenamento, anche più lontani (giova ricordare che i migranti sono ospitati in strutture poste tra Robbio e Sant'Angelo Lomellina, ai confini con le province di Novara e Vercelli).
Ora, le oche che verranno esposte tra sabato e domenica 25 e 26 settembre, a Mortara, interpellate per un commento, hanno scrollato il capo ma hanno tenuto chiuso il becco allontanandosi sconsolate: i bipedi umani ci additano come esempi di scarso comprendonio, ma anche il loro (presunto) buonsenso pare essersi smarrito da tempo.

di Claudio Montini



(c) 2015 testo Claudio Montini
(c) 2015 foto  Orazio Nullo

giovedì 24 settembre 2015

Parte la serie " I racconti del signor Nessuno " su amazon

Dal 25 settembre sarà in promozione super scontato su amazon.com ... fino al 2 ottobre!


Si parte da meno di 1$


A F F R E T T A T E V I!!! 





Gli amici del club della frasca è il primo libro elettronico della serie I racconti del signor Nessuno: un tentativo di diffondere il più possibile i quarantacinque racconti che finora ho scritto. 
Si parte con una iniziativa di vendita scontata rispetto al prezzo previsto in precedenza e dura una settimana; è possibile anche sfogliare il libro prima di acquistarlo o noleggiarlo: particolarmente comodo per possessori di lettore kindle.
Buona lettura da Claudio Montini

lunedì 21 settembre 2015

Letti&Piaciuti: CITTA' DI POLVERE Romano De Marco - Feltrinelli - 2015


CAINO È AVVISATO: ABELE NON ALZA PIÙ LE MANI

di Claudio Montini

Se avete smesso di credere che Milano sia una città da bere, capitale morale d'Italia, cuore e cervello del made in Italy di cui meniamo gran vanto per le contrade del mondo, siete pronti per mettervi comodi in poltrona e godervi il film su carta più avvincente mai realizzato, per Feltrinelli, da Romano De Marco che ha dato, al capoluogo lombardo, un nuovo appellativo: CITTÀ DI POLVERE.
Questa nuova opera d'ingegno lucida, guizzante, precisa, atletica ma non eccessivamente muscolare, diretta ma elegante e mai scabrosa o morbosa nei particolari truculenti (che vengono sapientemente lasciati all'immaginazione del lettore) è chiara e brillante fin dalla copertina che, a colpo d'occhio, sgombra il campo da ogni dubbio grazie a una eccellente scelta di simboli: il cucchiaio, il fumo e la sostanza verdognola che, posata o scaldata sul cucchiaio stesso, assume la forma stilizzata del Duomo di Milano come quella che campeggiava sul logo del panettone Motta-Alemagna.
L'eterna lotta tra Bene e Male, malavitosi e forze dell'ordine mai nettamente divisi in opposti schieramenti, ma propensi all'osmosi gli uni dagli altri anche solo nelle scelte strategiche e metodologiche, si svolge nella metropoli lombarda postulata come capitale dello spaccio di sostanze stupefacenti in cui sta per sbarcare una nuova droga, dagli effetti dirompenti per l'organismo e dal costo assai più contenuto della cocaina, poichè totalmente sintetica e facile da riprodurre.
L'obbiettivo dei nuovi mercanti di morte è quello di far crollare il mercato monopolizzato dalla ndrangheta che ha al suo soldo il migliore poliziotto della città, guarda caso capo dell'antidroga; la rete di distribuzione dei nuovi arrivati si appoggia a circoli di estrema destra extraparlamentare, ma il loro errore fondamentale è quello di finanziare la scalata al monopolio narcotico con una rapina a una merchant bank, in pieno centro di Milano ma emanazione diretta della cosca di Franco Capasso, che si trova ad ospitare il transito di un enorme quantità di denaro destinato ai fornitori colombiani.
Una banca d'affari solitamente non muove denaro se non per via telematica ma, se questo deve passare inosservato agli occhi della vigilanza bancaria e degli investigatori, in questo caso accade.
Il superpoliziotto Matteo Serra riesce a infilarsi nel flusso delle indagini e fare per bene il suo compito per i suoi padroni (scovare i nuovi arrivati, neutralizzarli e recuperare il denaro utilizzandolo per stipulare un nuovo accordo), sbarazzandosi con cinismo agghiacciante di collaboratori e avversari; ma troverà sulla sua strada un drappello di uomini e donne delle istituzioni, onesti e determinati e degni di questo appellativo, spegiudicati e coraggiosi quanto basta, che risciranno a stroncare la sua carriera criminale.
Riusciranno anche a chiudere i conti in sospeso con il loro passato e cominciare a ricostruire la propria vita, dopo essere risaliti dall'abisso e dal limbo in cui erano precipitati o si erano autoesiliati.
C'è molta umanità, nel senso più ampio del termine, in questa CITTÀ DI POLVERE di Romano De Marco edito da Feltrinelli, e le donne in tutto il romanzo fanno una figura decisamente migliore dei loro colleghi maschi: i personaggi sono tutti, minori e maggiori, inquadrati dalle due cineprese che l'autore ha imparato a maneggiare con perizia e abile maestria, vale a dire che sono ripresi e mostrati nei loro moti interiori e nelle reazioni esteriori con efficaci e gradevoli scorci sui loro retroterra culturali e storici, in modo tale che il lettore li veda a tutto tondo.
Ottima è la scansione e la successione dei capitoli che arriva sempre al punto giusto della tensione narrativa, cioè quando c'è bisogno di tirare il fiato e fare una pausa o andare in bagno: come accadeva agli esordi della televisione commerciale (e, dopo, anche di quella pubblica) in cui gli spot pubblicitari erano sapientemente dosati; chi, come il sottoscritto, prima di alzarsi definitivamente dal letto al mattino, è solito leggersi un capitolo per riavviare correttamente il cervello, troverà eccellente il palinsesto di questo romanzo: capitoli nè troppo lunghi nè troppo corti e, sopratutto, ben compiuti sul piano semantico e linguistico.
A corredo e sostegno dell'opera, c'è un italiano scorrevole e levigato, mai gratuitamente volgare, non lirico, non retorico, mai aulico o supponente: perfettamente comprensibile a chiunque perchè essenziale e diretto, senza fronzoli; quello che importa è il ritmo e la nitidezza delle immagini che esso suscita lungo la narrazione che il lettore segue con passione perchè, come ho già accennato, Romano De Marco è abile a dotare della terza dimensione, quella fisica e spaziale, le parole della storia che racconta: ci riesce adottando l'indicativo presente come tempo dominante dei verbi diversamente da quel che accade, di norma, dove la narrazione è resa adottando il passato remoto e tutte le sue implicazioni.
Si potrebbe parlare di scelta coraggiosa, dal punto di vista stilistico: in realtà, io credo che essa sia figlia di questi tempi dove domina il bello della diretta, la cronaca in tempo reale, l'avvenimento colto nel suo divenire posticipando commenti e ragionamenti, anche se l'autore non si esime dal corredare la narrazione e la descrizione di ambienti e situazioni del proprio giudizio morale e personale (come quando parla dell'ambiente carcerario o dello scempio di un parco pubblico milanese a beneficio dei palazzinari meneghini).
Comunque sia, CITTÀ DI POLVERE di Romano De Marco edito da Feltrinelli, è un'ottimo romanzo: noir o poliziesco che di si voglia è comunque riduttivo rispetto alle buone qualità già espresse in IO LA TROVERÒ e MILANO A MANO ARMATA (rispettivamente del 2014 e del 2012); è un'ottimo lavoro che ridà fiato ed energia alla letteratura italiana assorbendo la realtà e assolvendo a uno dei compiti fondamentali dell'intellettuale, letterato o filosofo o artista, cioè quello di coscienza critica e analitica del costume e della società senza limitarsi ad esserne un mero fotografo o registratore.
La polvere qui non si posa perchè la dignità, il senso del dovere, la coscienza e il rispetto per la natura umana possono e devono essere spesi nella lotta per migliorare sè stessi e il mondo; poco alla volta, certo, ma gli strumenti ci sono per battere Caino: Abele non alza più le mani, le muove.


© 2015 Testo: Claudio Montini

© 2015 Foto: Orazio Nullo