I racconti di Claudio Montini, memorie, posti, persone e profumi di Lomellina: Ponenteoggi
Una grande soddisfazione e una sorpresa meravigliosa: una recensione dal mio amico Pierantonio Ghiglione da Imperia con intelligenza passione e competenza, oltre che stile, sopraffini e impeccabili
venerdì 20 febbraio 2015
giovedì 19 febbraio 2015
Nessuno ci invaderà, anche se a molti piace pensare il contrario
di Claudio Montini foto di Orazio Nullo
La guerra da noi non verrà, statene certi: fino a che la mafia, la 'ndrangheta, la camorra, la stidda e la sacra corona unita non smetteranno di guadagnarci, noi ci troveremo tra i piedi sempre più barconi e sempre più disperati caricati a forza sopra di essi, da sistemare e smistare sanno loro dove; quando "quelle onorate società" stabiliranno che la misura è colma, gli sbarchi cesseranno e se, per sbaglio, qualche scalmanato col tirasassi proverà a fare come Gheddafi a scagliare qualche arrugginito Scud verso Lampedusa (accadde a cavallo degli anni '80 e '90 del secolo scorso), alla taci e maci ci penseranno loro a fare la guerra al posto nostro, in modo accurato, pulito e radicale.
Non abbiamo più nulla da rubare e rivendere per finanziare il delirio di onnipotenza che si ostinano a chiamare fede; fatevi alcune semplici domande: come mai il prezzo del petrolio da quando è comparso l'esercito del Califfato si è più che dimezzato, cioè da quando hanno preso possesso di quell'area del Vicino Oriente ( questa dovrebbe essere la corretta definizione dell'area tra Siria,Irak e Iran) ?
Dove finiranno mai tutti quegli immigrati che spariscono dai centri di identificazione o quelli che lasciano, in qualche modo, il nostro paese? Pensate davvero che, chiuso Green Hill Research Center, non si facciano più sperimentazione su esseri viventi delle medicine che assumete giornalmente? Possibile che in Italia, e nel mondo, muoia così tanta gente giovane e sana da coprire il fabbisogno di organi per i trapianti?
E' triste da scrivere e da pensare, anche per un vecchio soldato come me, ma la guerra serve a tutti e fa guadagnare molti sopratutto se è ben lontana dai nostri giardinetti e dalle nostre poltrone.
(c) 2015 Claudio Montini
E' triste da scrivere e da pensare, anche per un vecchio soldato come me, ma la guerra serve a tutti e fa guadagnare molti sopratutto se è ben lontana dai nostri giardinetti e dalle nostre poltrone.
(c) 2015 Claudio Montini
martedì 17 febbraio 2015
Buccellati lomellini alla moda della Jena Sabauda: con foto!!!

Buccellati lomellini
alla moda della Jena Sabauda
Ingredienti per la pasta frolla alla Jena Sabauda
250 grammi di burro
150 grammi di zucchero semolato
100 grammi di zucchero a velo
2 uova intere ( tuorlo + albume )
1 pizzico di sale fino
1 bustina di lievito per dolci
1 limone grattugiato
Ingredienti per il ripieno
500 grammi di fichi secchi
3 cucchiai da tavola di uva passa
3 cucchiai da tavola di marsala
3 cucchiai da tavoladi marmellata di arance
50 grammi di cioccolato fondente
Noci tritate q. b. ( ingrediente opzionale)
3 cucchiai da tavola di uva passa
3 cucchiai da tavola di marsala
3 cucchiai da tavoladi marmellata di arance
50 grammi di cioccolato fondente
Noci tritate q. b. ( ingrediente opzionale)
Ecco come si fa:
Il
burro deve essere a temperatura ambiente: quindi non tiratelo fuori dal
frigorifero all'ultimo minuto! Più è morbido, non sciolto, meno fatica
si fa ad amalgamare con le mani.
Infatti
per prima cosa preparate l'impasto della pastafrolla, lavorando gli
ingredienti descritti fino ad ottenere una pagnotta omogenea che
lascerete riposare in frigorifero perchè, nel frattempo, scotterete i
fichi secchi in acqua bollente per un minuto; dopodichè li scolerete e
li farete riposare e raffreddare su un canovaccio, poi li priverete di
picciolo perchè non cisiano cose dure nel ripieno.
L'uva
passa si ammolla col marsala e si spezzetta il cioccolato fondente;
quindi insieme ai fichi e alla marmellata si mette il tutto nel mixer o
nel robot tritatutto e si da una frullata che vi renderà un composto
omogeneo, malleabile e facile da stendere.
Le
noci, opzionali secondo la Jena Sabauda, posso essere incorporate al
ripieno in fase di triturazione o dopo, intere in fase di confezione
vera e propria.
Munitevi di mattarello e tagliate a fette di almeno quattro centimetri la "palla" di pastafrolla; prendete la prima fetta e stendetela fino ad ottenere una striscia di 10/15 cm alta meno di uno.
![]() |
| Pasta stesa e ripieno per il lungo |
Munitevi di mattarello e tagliate a fette di almeno quattro centimetri la "palla" di pastafrolla; prendete la prima fetta e stendetela fino ad ottenere una striscia di 10/15 cm alta meno di uno.
Al
centro, in senso longitudinale, disporrete la purea di fichi e
cioccolato e uvetta; quindi prenderete i lembi longitudinali e li
chiuderete uno sull'altro, arrotolando il tutto come se fosse un
salamotto.
Ora
con un coltello taglierete il salamotto in tanti bocconcini di circa 4
centimetri che disporrete su una teglia ricoperta di carta da forno,
avendo cura di distanziare ciascun bocconcino di almeno 2 centimetri
perchè in fase di cottura essi lieviteranno.
Potete
anche decorarli con incisioni sulla pasta, con zucchero colorato o
bianco in granella, spennellarli con del miele o preparare una semplice
glassa con zucchero a velo: vedete voi.
![]() |
| non vi resta che arrotolare... |
Procedete come sopra, fino ad esaurimento della pastafrolla o del ripieno.
![]() |
| Buccellati in teglia |
Pronte
le teglie?
Allora potete infilarle nel forno, preriscaldato, a 180° per
25/30 minuti; occhio che saranno pronti quando diventeranno dorati in
superficie: perciò curateli, dato che sicuramente ne farete più di una
teglia e quelle successive alla prima troveranno già il forno molto
caldo (quindi magari cuociono prima).
Lasciateli
raffreddare in luogo fresco e asciutto e, ovviamente, lontano dai
golosastri: credetemi, il giorno dopo sono ancora più buoni.
![]() |
| Buccellati pronti da gustare |
La versione che offriamo in quest'articolo, è quella dei buccellati con cioccolato fondente fuso e spennellato caldo sopra i biscotti appena estratti dal forno, con guarnizione finale di zucchero bianco in granella...
Prendete un padellino e mettetelo a bagnomaria sul fuoco: fate fondere il cioccolato fondente avendo cura che non si bruci, caso mai abbassate la fiamma, con un pennello applicatelo sui biscotti appunto appena usciti dal forno.
Sembrerà che ci avete messo sopra la nutella...
Ultimo dato: da un chilogrammo di pasta frolla la Jena Sabauda ha ottenuto 80 biscotti: li ha fatti sabato e oggi sono quasi finiti....!!!
![]() |
| la 4° teglia stava per uscire... |
(c) 2015 Claudio Montini e La Jena Sabauda
(c) 2015 Fotografie di Orazio Nullo
(c) 2015 Fotografie di Orazio Nullo
venerdì 13 febbraio 2015
Un po' bastian contrario e un po' no...
![]() | |
| Castello di Arenzano (Ge) ora sede del Municipio |
Se Sanremo è Sanremo, Arenzano è anche meglio!
Non saprei dire quando sia cominciata a lievitare e consolidarsi l'importanza del Festival della Canzone Italiana che si tiene annualmente nella cittadina della riviera di ponente; ho ricordi belli e anche meravigliosi legati a questa kermesse canora, ma pochissimi legati alle canzoni che sono lì state suonate o presentate perchè, finito il festival, in radio e in televisione passavano i soliti brani che passavano prima più quattro o cinque sanremesi ma non di più.
Se non c'era il passaparola, oppure il colpo di scena trasgressivo, o la figuraccia in eurovisione certi artisti facevano la fine dei fazzoletti di carta quando hai un'attacco di rinite allergica.
Io sono cresciuto al tempo delle prime radio private e della prima era baudiana, quella degli scaldamuscoli e delle spalline finte sotto i maglioni, quella dei vestiti in colori impossibili e in triacetato di vinile ( prodotto versatilissimo: andava bene per fare filati per tessuti così come bottiglie per la Coca Cola, passando per divani in finta pelle, suole da scarpe, paraurti di autovetture e scocche di televisori o radioloni stereo imitazione gang del Bronx), della scellerata decisione di eliminare l'orchestra e andare col playback: Sanremo era il periodo in cui uscivano le novità discogafiche prima dell'estate e lo si guardava anche per vedere la tendenza dell'abbigliamento e delle acconciature ( oggi direbbero in una parola sola: per il look ); tutti si correva a Pavia da Radio Vittoria o da Nicola a comprare i quarantacinque giri o le cassette da consumare nei mangianastri: il long playing era roba da intellettuali impegnati e da gente con le saccocce piene di soldi.
Ma anche allora, non sapevi nulla di Sanremo e non vedevi altro che il teatro Ariston o, altra scellerata decisione tanto di tirarlo su quanto di usarlo per scopi di spettacolo, il Palafiori; qualcuno, il solito bene informato perchè imparava a memoria TVSORRISI E CANZONI (meno appeal aveva il RadioCorriereTV), arrivava a sapere che c'era il Casinò municipale e che era nato lì il festival e che c'era il mare e un sacco di serre di fiori che venivano venduti in tutto il mondo.
Punto, basta: se invece eri appassionato di ciclismo, un mesetto dopo riuscivi a farti un'idea di che cittadina o paesone fosse e anche che il festival era relegato in un cantuccio della città, che la gente campava d'altro e magari faceva fatica come te e che le strade e le case erano un pò come casa tua, perchè i corridori della Milano-Sanremo si dannavano anima, polmoni e polpacci per scapicollarsi da una discesa zeppa di tornanti per sbucare in un viale mica poi così grande ( ehi siamo in Liguria, dopo tutto, la parsimonia è di casa...) a cercare di mettere la ruota avanti a quella dell'avversario in fuga e che ha ciucciato la tua per fregarti, inseguiti dalle motociclette della Rai con telecamera o radiocronista e sorvegliato dall'elicottero per le riprese dal cielo sopra i tetti delle case, dei condomini e delle serre.
Questa vista, di giorno, con piani americani aerei e viste anche dal mare, ti risarcivano del dubbio che Sanremo fosse una città gonfiabile o prefabbricata come le giostre smontabili e trasferibili col camion da un paese all'altro, cioè una cosa che veniva tirata su per i giorni del festival e poi smontata come un presepio laico.
La maratona televisiva di cinque giorni attuale, senza contare il corollario di televisioni locali che inzuppano il pane nella brodaglia melensa rivierasca, mi conferma l'idea del presepe laico e vuoto di magia e di fantasia: la finzione banale e la ripetizione ossessiva che rifuggivamo da ragazzi organizzando spettacoli di varietà nel teatro dell'oratorio, qui viene eletta a norma e cifra qualitativa e qualificante di uomini e donne di spettacolo, il cui compito è solo quello di rimepire i vuoti tra uno spazio pubblicitario e l'altro, quando questi non compaiono in box appositi in sovraimpressione.
Se poi stiamo a guardare anche la scenografia e le disposizioni di orchestra e cantanti....Da che mondo è mondo, gli orchestrali stanno dietro e i cantanti davanti per avere migliore resa acustica verso il pubblico in sala: gli archi devono stare sulle balle a tutti perchè li hanno confinati a Ventimiglia, i fiati e la ritmica invece a Savona col direttore d'orchestra, che sembra l'addetto al decollo sul ponte dell'incrociatore portaeromobili Cavour teso a fare segnalazioni ai caccia che si devono levare in volo, in mezzo ci sono i cantanti che alle spalle si ritrovano le paratie di un hangar della base di Cameri (No) che ospita i Tornado dell'Aviazione di Marina.
Sui canali televisivi concorrenti, si fa a gara per mandare in onda la fuffa più fuffa che c'è: per forza, poi, i percettori del canone vanno a fare i pavoni in ogni telegiornale affermando che un'italiano su due ha seguito Sanremo e avviato il bagnino di Viareggio Carlo Conti alla beatificazione televisiva (catodica non si può più dire: con tuttigli schermi piatti che ci sono in giro...).
L'unica alternativa che ci è data si riduce allo spegnimento del televisore e all'accensione del cervello: ma chi ha bisogno di evadere dalle troppe ansie quotidiane spesso cede all'oblio elettronico multicanale e, tutto sommato, a buon mercato.
(c) 2015 Claudio Montini
giovedì 12 febbraio 2015
Dolci alternativi per Carnevale....ma anche per il resto dell'anno!
Buccellati lomellini
alla moda della Jena Sabauda
Carnevale è alle porte e poteva mancare un suggerimento per confezionare gustosi dolcetti, una volta tanto diversi dalle solite chiacchiere o bugìe o frappe che dir si voglia?
Certo che no: allora prendete nota, anzi, seguite il resto dell'articolo e poi mettevi all'opera!
Si tratta di preparare biscotti di pastafrolla ripieni che, in una casa dove i dolci si guardano e basta, possono durare anche parecchie settimane: a casa mia non succede mai.......chissà perchè???
Ingredienti per la pasta frolla alla Jena Sabauda
250 grammi di burro
150 grammi di zucchero semolato
100 grammi di zucchero a velo
2 uova intere ( tuorlo + albume )
1 pizzico di sale fino
1 bustina di lievito per dolci
1 limone grattugiato
Ingredienti per il ripieno
500 grammi di fichi secchi
3 cucchiai da tavola di uva passa
3 cucchiai da tavola di marsala
3 cucchiai da tavoladi marmellata di arance
50 grammi di cioccolato fondente
Noci tritate q. b. ( ingrediente opzionale)
3 cucchiai da tavola di uva passa
3 cucchiai da tavola di marsala
3 cucchiai da tavoladi marmellata di arance
50 grammi di cioccolato fondente
Noci tritate q. b. ( ingrediente opzionale)
Ecco come si fa:
Il burro deve essere a temperatura ambiente: quindi non tiratelo fuori dal frigorifero all'ultimo minuto! Più è morbido, non sciolto, meno fatica si fa ad amalgamare con le mani.
Infatti per prima cosa preparate l'impasto della pastafrolla, lavorando gli ingredienti descritti fino ad ottenere una pagnotta omogenea che lascerete riposare in frigorifero perchè, nel frattempo, scotterete i fichi secchi in acqua bollente per un minuto; dopodichè li scolerete e li farete riposare e raffreddare su un canovaccio, poi li priverete di picciolo perchè non cisiano cose dure nel ripieno.
L'uva passa si ammolla col marsala e si spezzetta il cioccolato fondente; quindi insieme ai fichi e alla marmellata si mette il tutto nel mixer o nel robot tritatutto e si da una frullata che vi renderà un composto omogeneo, malleabile e facile da stendere.
Le noci, opzionali secondo la Jena Sabauda, posso essere incorporate al ripieno in fase di triturazione o dopo, intere in fase di confezione vera e propria.
Munitevi di mattarello e tagliate a fette di almeno quattro centimetri la "palla" di pastafrolla; prendete la prima fetta e stendetela fino ad ottenere una striscia di 8/10 cm alta poco meno di uno.
Munitevi di mattarello e tagliate a fette di almeno quattro centimetri la "palla" di pastafrolla; prendete la prima fetta e stendetela fino ad ottenere una striscia di 8/10 cm alta poco meno di uno.
Al centro, in senso longitudinale, disporrete la purea di fichi e cioccolato e uvetta; quindi prenderete i lembi longitudinali e li chiuderete uno sull'altro, arrotolando il tutto come se fosse un salamotto.
Ora con un coltello taglierete il salamotto in tanti bocconcini di circa 4 centimetri che disporrete su una teglia ricoperta di carta da forno, avendo cura di distanziare ciascun bocconcino di almeno 2 centimetri perchè in fase di cottura essi lieviteranno.
Potete anche decorarli con incisioni sulla pasta, con zucchero colorato o bianco in granella, spennellarli con del miele o preparare una semplice glassa con zucchero a velo: vedete voi.
Procedete come sopra, fino ad esaurimento della pastafrolla o del ripieno.
Pronte le teglie? Allora potete infilarle nel forno, preriscaldato, a 180° per 25/30 minuti; occhio che saranno pronti quando diventeranno dorati in superficie: perciò curateli, dato che sicuramente ne farete più di una teglia e quelle successive alla prima troveranno già il forno molto caldo (quindi magari cuociono prima).
Lasciateli raffreddare in luogo fresco e asciutto e, ovviamente, lontano dai golosastri: credetemi, il giorno dopo sono ancora più buoni.
Testo: Claudio Montini & La Jena Sabauda
P.s.: Le foto non ci sono perchè Orazio Nullo ha la bocca piena di buccellati e alla Jena non piace alcuno dei suoi ritratti......
Buon appetito!!
Claudio
lunedì 9 febbraio 2015
Domani è un'altro giorno, si vedrà!
L'auspicio per domani
Il cielo si specchia in una pozzanghera e sembra che la terra,
questa
valle di lacrime e sangue che attraversiamo precari,
abbia finalmente
preso il volo per i cancelli del cielo,
dove le strade non hanno nome e
la pelle non ha colore,
perchè il colore è solo luce che risplende e
riverbera su noi,
con noi e per noi in ogni dove e in un istante
infinito.
Testo inedito (c) 2015 : Claudio Montini
Fotografia (c) 2015 Pamela Moscardin shared on fb
domenica 8 febbraio 2015
Proverbio Cherokee
Proverbio Cherokee
Dentro di noi c'è una battaglia tra due lupi.
Uno è il diavolo.
E' la rabbia, la gelosia, l'avidità, il risentimento, le bugie, l'inferiorità e l'ego.
L'altro è buono.
Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.
E quale vince?
Quello che nutri di più.
![]() | ||
| Gustav Klimt "La Vergine" 1912 |
Iscriviti a:
Post (Atom)




%2BCastello%2Bsede%2Bmunicipale.jpg)

