giovedì 18 giugno 2015

Lungo il Ticino (per i pavesi "canal") con Barbara Agradi - Radio Patela Magazine



IL MIO FIUME



di Barbara Agradi
 

Me ne vado, passeggiando assorta
lungo il fiume a me tanto caro,
tra colori e profumi di robinie in fiore, ginestre,
rose canine, a cui si mesce
l'odore acre, dell'acqua che scorre.

Guardo l'incedere lento della corrente
qui è là si formano spirali,
sono gorghi pericolosi
trascinano giù nel subdolo ignoto,
cosi come nella vita,
quando incontri dolori devastanti....

Chiudo gli occhi,
non voglio pensieri tristi a farmi compagnia....
ascolto solo la memoria:
risate cristalline, schiamazzi giovanili,
motivetti cantati pedalando in bicicletta,
pochi soldi in tasca ma che allegra compagnia!

Venivamo a Ticino a cercar refrigerio:
fanciulle in fiore e curiosi giovinetti,
ci tuffavamo nel fresco fiume blu,
schizzi d'acqua si levavano come farfalle in volo
colpendo questa o quella giovinetta,
contrassegnando così, la nascente simpatia.

Il fiume argenteo sembrava ridere sornione,
pareva quasi rallentar la corrente....
per evitare brutti incidenti!
Oh Ticino mio caro, quanti amori hai visto nascere 
tra le fresche fronde delle tue rive
o su di una barca, dove cullati
si andava dolcemente alla deriva.....

Quante storie caro fiume potresti raccontare,
storie di vita vera: di lavandaie infreddolite e affaticate, 
di pescatori felici di poter sfamare figli e nipoti, 
di raccoglitori di sassi bianchi destinati alle vetrerie,
e purtroppo, anche di anime disperate,
che tra le tue acque han trovato pace!

Invece amico mio caro, quelle storie le conservi
nel tuo scrigno segreto che alla fine della corsa, 
consegnerai solo, a sua eccellenza il mare....

Riapro gli occhi: quanto silenzio intorno.......
i tempi sono cambiati,
l'acqua inquinata non è più balneabile,
qua è là vedo solo qualche nostalgico pescatore..
uno si gira, mi guarda e dice:
" perché quell'amaro sorriso?"
In silenzio lo saluto con un cenno di mano,
e mi avvio verso casa!

Testo: (c) Barbara Agradi

(Diritti riservati@) 18/06/2015
Foto: (c) 2014 Orazio Nullo   "Ticinum Papiae"
 
 
Per un'attimo, lungo per tutto il tempo che ho dedicato alla lettura, sono stato pochi passi dietro a te, a passeggiare...drera "canal" me che as disa a Pavia a la moda di paves uriginari: ho visto quella gioventù, ho respirato quei profumi inconfondibili, ho sperimentato quei fremiti tanto naturali quanto, un tantinello, proibiti che una punta di nostalgia, anche se non ho vissuto proprio quei giorni, ha reso più gustosi del vero. Ho infine condiviso l'amarezza perchè è stato dimenticato, ignorato, maltrattato come se le cose dei tempi andati siano solo da rottamare e da scartare. Grazie, lady Barbara Agradi, per averci concesso di passeggiare con te, in riva a Ticino e in riva ai ricordi.
 
Claudio Montini, Orazio Nullo e la redazione di Radio Patela Magazine
 
(c) 2015
( Traduzioni per i non pavesi...."Andà drera canal": passeggiare lungo il Ticino; "paves uriginari": nativo di Pavia città; "me c'as disa a Pavia, a la moda di...": come si dice a Pavia, secondo l'uso di (dire/fare), come è soliti dire/fare...).

mercoledì 17 giugno 2015

Potrebbe ancora accadere, a Lomello, una notte d'estate...

di Claudio Montini

Prenderà il via venerdì 19 giugno, l'edizione 2015 di LAUMELLUM - Rievocazione delle nozze tra Teodolinda e Agilulfo con la celebrazione del banchetto in cui, secondo la leggenda, Teodolinda manifestò l'intenzione di convolare a nozze col duca di Torino e di associarlo al trono.
Anni fa, all'esordio della mia carriera di scrittore, la regina stessa si "prestò" per un cameo nel primo mio racconto mai pubblicato: era il 13 luglio 1999, il giornale la Provincia pavese, nello speciale Estate - I racconti dei lettori, incolonnava questo racconto che ora fa parte del mio primo libro ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI  (Youcanprint, 2012).
E' una storia che è accaduta, oppure sta già accadendo, forse accadrà durante la festa: chi lo sa? Chi può dirlo? L'amore, in fondo, è miracolo e mistero, istinto e commozione, mai calcolo nè ragione ma soltanto benedizione.
Buona lettura.



A Lomello, in una notte d'estate


Arrivato lì quasi per caso, col passare del tempo si abituò ai ritmi e alla parlata tanto differente dalla sua e rinviò, a data da destinarsi, la decisione di andarsene.
Anche se siamo tutti italiani, c'è qualcuno che è più italiano degli altri e la diffidenza verso il forestiero non si affievolisce mai: neppure Lomello sfugge a questa regola; ma lui sapeva adattarsi ad ogni situazione, magari ingoiando colossali rospi e poi prendendosi clamorose rivincite con la scioltezza e la noncuranza con cui passeggiava mangiando un gelato.
Era, infatti, solito fare quattro passi per conciliarsi il sonno sollazzando la gola col gelato alla crema e gli occhi con la vista della basilica di Santa Maria maggiore e il battistero di San Giovanni ad fontes; dal bar, saliva costeggiando le mura del castello Crivelli e del gerontocomio (che, secondo lui, come impatto visivo, rendevano meglio di giorno) e, all’uscita d’una curva a sinistra, avvolta dalle luci arancioni dei riflettori che esaltano i rossi dei mattoni e delle tegole con una varietà di sfumature che paiono la trascrizione d'una melodia sospesa tra cielo e terra, ecco che si apriva alla vista la piccola gemma antica ovvero il cuore di Lomello che aveva attraversato i secoli ed era ben deciso a tirar dritto verso l'eternità.
Lui, invece, ammaliato dal fascino che promanava dal complesso monumentale, non sapeva decidere da quale parte cominciare a percorrere l'anello selciato che circondava basilica e battistero: puntualmente fino ad allora, lo stupore e lo smarrimento vagamente stendahliano venivano dissolti dagli assalti delle zanzare agguerrite come kamikaze giapponesi che, per evitare troppe punture, lo inducevano a muoversi secondo un istinto ancestrale piuttosto che per un impulso razionale.
Allora, presa la strada di destra, saliva il breve falso piano che, con una tonda curva a sinistra, aggirava l’abside di S. Maria maggiore, procedeva parallelamente alla navata fino a infilarsi tra le mura sbrecciate sovrastate da archi che sembravano fungere da anticamera al portale della chiesa (oppure erano muti testimoni d'una maggiore grandezza della stessa? Sempre se lo domandava e parimenti non sapeva rispondersi); uscito di lì, teneva ancora la sinistra e una morbida curva cieca lo riconduceva alla piazzetta da cui ripartiva almeno un'altro paio di volte: la prima era per finire il gelato, la seconda per digerirlo e la terza per fantasticare su quel che avrebbero potuto raccontare quelle mura se avessero potuto parlare.
Così, con la fantasia che galoppava insieme a cavalieri e regine, s’avviava verso casa per gettar lo scheletro nel letto ad aspettare, sognando, di ricominciare i travagli quotidiani.
Fino ad allora, ed anche in seguito a dire il vero, quello, durante la bella stagione, era il suo personalissimo e, secondo lui, indispensabile rito per propiziarsi una serena nottata: ma quella sera non tutto andò seguendo la collaudata trama.
Invitato a cena da una coppia di amici, aveva accettato solo per pura cortesia nei confronti delle uniche due persone su cui potesse contare in caso di necessità; eppure, Clelia ai fornelli era un fenomeno per qualità e quantità, indovinava i tuoi desideri senza che tu aprissi bocca e al caffè arrivavi sazio ma non appesantito, mentre Tullio aveva la rara dote di combinare modi e parole giuste perchè tu ti sentissi sempre a tuo agio.
Tuttavia, ultimamente, avevano tralasciato di farsi gli affari propri e s'erano convinti che lui avesse bisogno d'una compagna: quindi avevano predisposto una serie di cene e gite cui aveva allegramente partecipato, presentandogli un ampio campionario di nubili ansiose di accompagnarsi che, se da un lato ampliarono il suo concetto di fame nel mondo, dall'altro gli fecero desiderare di sparire per qualche tempo dalla vista dei suoi amici.
Ma tutto il suo passato e i suoi pensieri, nell'istante in cui la vide, si dissolsero e scivolarono via da lui come l'acqua dei ruscelli sui ciotoli di montagna: quando vennero presentati avvertì un grande vuoto dentro di sè subito, però, riempito da un vortice d'energia che lo galvanizzò al punto tale indurlo a lasciarsi guidare dall'istinto.
Di nuovo, il copione scritto molti secoli prima, si riproponeva nei medesimi luoghi con scene e costumi attuali: sguardi e parole e sorrisi non smisero mai di intrecciarsi accrescendo in entrambi il desiderio di sfuggire all'abbraccio della gioviale compagnia, per approfondire la reciproca conoscenza.
Mentre gli altri dibattevano sul miglior modo di concludere la serata, loro si ritrovarono soli in veranda a scrutare il manto stellato contro cui si stagliava, fasciato dall'arancio fluorescente dei riflettori, l'assurdo campanile di Santa Maria maggiore; dando voce a un pensiero sfuggito a ogni controllo, lei si domandò che cosa ci fosse di tanto bello, ai piedi di quel campanile, da meritare tutta quella luce e lui, con una involontaria nota malinconica nella voce, rispose che là batteva il vero cuore di Lomello ovvero la fonte inesauribile della forza, della pazienza, della tenacia  di questa gente che va sempre avanti, nonostante gli ostacoli che la sorte gli ha parato davanti, giorno dopo giorno, lungo lo snodarsi dei secoli.
Abbassò gli occhi per nascondere l'umidità che li aveva inondati e lei, inebriata di lui e delle sue parole, lo pregò di accompagnarla in quel posto così magico: in un batter di ciglia furono in strada e, come se volassero, in un baleno avevano già superato la curva che sfociava in piazza Teodolinda: l'imponente scenografia li paralizzò soprattutto perchè da essa si staccò una diafana figura di donna che, con l'incedere misurato di una sovrana, salì dall'ombra del battistero alla piazza e si fermò a un passo da loro.
Sorrise e disse: << Siate felici come me che in questo luogo ho incontrato l'amore e la felicità di essere amata e rispettata e ricordata benevolmente; allora, amatevi e rispettatevi prima tra voi e poi con gli altri: anche se qualcuno proverà a parlare male di voi, ci sarà sempre una moltitudine di giusti pronti a ricordarvi con affetto e con piacere. >>
Quindi, volse loro le spalle e si avviò sparendo nella curva che aggira l'abside di Santa Maria maggiore.
Riavutisi dallo stupore di quella visione, si diedero all'inseguimento di quella donna percorrendo varie volte il circuito che comunque li riportava in piazza Teodolinda: quando finalmente lessero la lapide toponomastica, capirono tutto e si baciarono appassionatamente mentre una stella cadente solcava il cielo sopra di loro, a Lomello in una notte di mezza estate.      



Testi: (c) 1999 A Lomello una notte d'estate Claudio Montini
(c) 2015 preambolo  Claudio Montini
Foto: (c)2012 Orazio Nullo 

martedì 16 giugno 2015

La vittoria al ballottaggio è una vittoria di Pirro.

Bisogna saper

perdere... 

...ma vincere ai ballottaggi, è una vittoria zoppa.

 



di Claudio Montini

 
E' la democrazia, bellezza: e tu non puoi farci niente!
Si sono tenuti i secondi turni per l'elezione dei sindaci in un certo numero di comuni italiani e, come al solito, hanno vinto tutti e anche quelli che hanno perso faranno ricorso al giudice per effetturare il riconteggio delle schede. 
Solamente noi e le giovani democrazie africane e sudamericane siamo capaci di complicare le cose semplici: Winston Churchill, l'ho letto stamane in un articolo di fondo relativo alle elezioni del sindaco di Voghera (Pavia, alta Italia), se gli avessero detto che la sua vittoria era stata di 11 (undici) voti, avrebbe seraficamente ribattuto che ne aveva portati a casa dieci in più di quelli utili per governare.
Se è vero che il potere logora chi non ce l'ha, come sosteneva Giulio Andreotti, è altrettanto vero che non basta conquistarlo abbindolando la gente con promesse di latte e miele o spaventarlo con le lacrime e il sangue da sputare addebitabili solo agli avversari: bisogna essere in grado di gestirlo nell'interesse di tutti, anche degli avversari.
La Grecia è un triste ma attuale esempio di come le promesse non bastino, il "tutti a casa quelli che hanno sbagliato", l'orgoglio cieco dell'alternativa che ha idee campate in aria e spera che il resto del mondo gli dia una mano a cavarsi dai guai, dei quali conosce solo una parte delle implicazioni e delle dimensioni.
Abbiamo avuto Berlusconi e Prodi e non abbiamo capito nulla; Monti è stata la peggiore sciagura toccata alla Reubblica Italiana perchè, oltre tutto, ha dimostrato quanto inetti siano i cosiddetti "professori" una volta messi alla prova dei fatti, cioè costretti a sperimentare sul campo le teorie cervellotiche e fantasiose con cui fanno i pavoni ai congressi e ingolfano le teste, gia vuote di loro, degli studenti universitari spesso in balìa delle loro ugge.
Ci restano due strumenti per sperare di cambiare le cose: il telecomando e la scheda elettorale nonostante la crescita del partito astensionista.
Spegnere la televisione e aprire un buon libro o, al limite, un giornale per scegliere di sapere senza farsi indottrinare; dall'altro lato, turarci il naso e andare a votare anche scheda bianca o nulla, perchè se anche i signori Nessuno, come me, smettono di votare muore la democrazia e chi vuole il potere potrà comprarsi votanti professionisti (sta già accadendo con i simpatizzanti e gli iscritti ai vari partiti e partitini) e fare il bello e il cattivo tempo, come si teme facciano le organizzazioni criminali in alcune parti d'Italia.
...legalizzare la mafia, sarà lo slogan del duemila.
Bambini venite parvulos, c'è un'applauso da fare al baubau...
Così cantava Francesco De Gregori nel 1989 nel penultimo brano dell'album 17.03.1989 (l'ultimo brano era Dr. Dobermann), intitolato appunto Bambini Venite Parvulos.
Ho paura che ci siamo già arrivati da tempo.
    

Testo (c) 2015  Claudio Montini           foto Google Pictures 2012

venerdì 12 giugno 2015

Manca una settimana a LAUMELLUM!!!








































di Claudio Montini


Manca una settimana esatta all'avvio di una rievocazione storica unica nel suo genere: a Lomello, borgo padano e pavese presso cui la Storia è passata lasciando buona memoria di sè e anche tracce assai evidenti, si rivivranno i fasti della festa per le nozze della regina dei Longobardi Teodolinda con Agilulfo, duca di Torino.
Ella, rimasta vedova dopo solo un'anno di Authari a causa di congiure di palazzo, fuggì da Pavia trovando riparo proprio nella ex mansio romana di Lomello, nel 590 d.C.; nel frattempo, Agilulfo muoveva da Torino alla volta di Pavia, capitale del regno longobardo, per partecipare alla eventuale guerra di successione e un trono vacante era una ghiotta occasione per menare le mani, accaparrandosi un ricco bottino anche se la faida era stata avviata da altri.
La regina in questione, di origini germaniche e bavaresi in particolare, non era ben vista dalla parte della nobiltà che simpatizzava per i Franchi, desiderosi di espandersi tanto nella penisola italica quanto in Europa centrale; il clan, la famiglia cui Teodolinda apparteneva era sufficientemente forte da rappresentare un serio ostacolo alle mire espansioniste franche nell'ex provincia germanica del defunto Impero Romano d'Occidente: eliminando re e regina, pensavano i congiurati, si sarebbero ricondotti i Franchi a più miti consigli e li si sarebbe spinti a lasciare perdere le lande cisalpine invogliandoli a dirigersi dal Massiccio centrale alle vette bavaresi.
La leggenda vuole che a Teodolinda venisse concesso di scegliersi il consorte per evitare una rovinosa guerra di guerra di successione, col nemico pronto a valicare le Alpi non era una bella mossa, ma anche per porre fine alla faida con una sorta di risarcimento in quanto parte lesa, dal momento che i rivoltosi erano stati ridotti al silenzio e i Longobardi aborrivano l'anarchia.
Più verosimilmente, Agilulfo puntava al colpo di stato (per usare un'espressione contemporanea) e aveva posto l'assedio a Laumellum; Teodolinda lo spiazzò invitandolo a tavola per discutere i termini della resa e la sua eventuale associazione al trono: la bellezza, la sagacia e l'astuzia della regina piegarono in poche mosse il rude guerriero tanto che scoppiò la pace e la si suggellò con le nozze e i relativi festeggiamenti.
Questi ultimi devono essere stati davvero ricchi e travolgenti e unici nel loro genere tanto che, nonostante siano trascorsi oltre quattordici secoli e qualche decennio da allora, in ogni epoca a Lomello non si è mai persa memoria di quei magnifici avvenimenti.
Da 19 giugno, venerdì, al 21 giugno, domenica, il centro storico di Lomello ospiterà dame, armigeri, cavalieri, mercanti ed altri maestri d'arti e mestieri del tempo che fu i quali faranno da ala a Teodolinda e Agilulfo, sposi regnanti.
Ci saranno occasioni per imparare, per conoscere, per rifocillarsi e per divertirsi facendo un piccolo viaggio a ritroso nel tempo.


Testo :  (c) 2015 Claudio Montini         (c) foto: Pro Loco Lomello/ Gabriele Prinelli FB page 2015
  

giovedì 11 giugno 2015

Letti&Piaciuti: "VIAGGIO NELLA PAURA" di Eric Ambler- Radio Patela Magazine

 LA BUONA LETTERATURA SUPERA AGEVOLMENTE I CONFINI DEL TEMPO

Eric Ambler

VIAGGIO NELLA PAURA  (1940)

Adelphi editore (2015)

 

 

 

di Claudio Montini



Un uomo buono che va alla guerra, pare si dica dalle parti della perfida Albione, pensa a portare a casa la pelle senza perdere la testa; anzi, approfitta a piene mani del fatto che quest'ultima sia ben attaccata al collo e contribuisca a tenere i piedi per terra, gli occhi aperti, il sangue freddo, i nervi saldi per portare a termine la sua missione e tornarsene agli affari propri.
VIAGGIO NELLA PAURA di Eric Ambler, pubblicato per la prima volta nel 1940 e ripubblicato nel 2015 in Italia da Adelphi, è un lavoro ad orologeria di ottima fattura e qualità tanto letteraria quanto drammaturgica, nel senso più britannico possibile dei termini che ho adoperato per definirlo.
Si inserisce nel solco della tradizione letteraria inglese, cosi detta, dell'intrattenimento intelligente calato in una scena non isolana domestica e storicamente datata ma contemporanea, allo scrittore, e di respiro europeo evitando gli stereotipi attraverso il tratteggio di scene e personaggi utilizzando pochi elementi essenziali, ovverosia lasciando alla fantasia del lettore il compito di arricchire con dettagli e colori il teatro degli avvenimenti.
La trama è, in apparenza, semplice da riassumere: un ingegnere navale esperto di armi e tecnologia bellica, vinto l'appalto della ristrutturazione della marina militare turca per conto dell'azienda britannica in cui è impiegato e progettista, affronterà il rientro nel Regno Unito inseguito dallo spionaggio nazista deciso a eliminarlo per ritardare l'avvio dei lavori e procrastinare l'ingresso della Turchia nel conflitto, a ingrossare le fila degli Alleati Nord Atlantici contro le forze dell'Asse Roma-Berlino-Tokyo.
Ma il protagonista, è tutto tranne che una spia: è, come ho detto, l'uomo buono che bada ai propri affari alla propria moglie, tiepidamente patriottico, che va alla guerra ignorandone quasi l'esistenza e l'incombenza nonchè le implicazioni e le conseguenze.
Tuttavia, una volta messo in mezzo, sfrutterà tute le sue doti razionali e umane per tornare a casa e scampare la morte, analizzando situazioni e persone e informazioni con il piglio dell'ingegnere abituato alla risoluzione dei problemi; gli antagonisti e le figure di contorno non solo esalteranno le caratteristiche del protagonista, ma si staglieranno al suo fianco sulla scena per la nettezza, la profondità, la professionalità con cui vivono il proprio ruolo nell'intera vicenda: tanto che il lettore si trova, talvolta, persino a provare simpatia per loro.
Eric Ambler non realizza un VIAGGIO NELLA PAURA ma una esplorazione della complessa fenomenologia della natura umana, una miscela esplosiva e instabile e imprevedibile di istinto di sopravvivenza e capacità razionali di elaborazione di azioni complesse: così consegna, anche a noi lettori del terzo millennio schiavi inconsapevoli della tecnologia, un meccanismo elegante, lucido e scintillante sui cui ingranaggi non si è mai posato nemmeno un granello di polvere.
Un lavoro a orologeria dai movimenti precisi come un cronografo svizzero che, dopo settantacinque anni dalla sua costruzione, ad ogni giro di ruota dentata svela una sorpresa e ti costringe a non perdere nemmeno una riga per vedere se l'uomo buono, andato alla guerra, riesce a cavarsela.
Ribaltando lo schema di Agatha Christie, di Conan Doyle, di Stout, dove l'eroe svela le trame dei cattivi e inchioda i colpevoli alle loro colpe (dove l'eroe, altri non è se non l'alter ego dell'autore), Ambler sembra, ma è solo una mia opinione, aver udito l'eco di Joyce e dei Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello perchè sono i personaggi stessi artefici delle proprie fortune, sono loro a rivelare le proprie trame oscure e le colpe e i progetti, lasciando all'autore, apparentemente, il solo compito di registrare le azioni come un cineoperatore, in presa diretta sul mondo e sull'animo.
Questo è il punto di forza del romanzo, la caratteristica che lo rende vincente anche ai nostri giorni.
Del resto, Eric Ambler (1909-1998) è stato anche sceneggiatore, oltre che giornalista e scritttore; tra le tante sceneggiature realizzate, si ricorda quella di Topkapi (con Peter Ustinov, Capucine, David Niven) nella aletta di copertina dell'edizione di Adelphi e, immagino sicuramente, anche quella di Journey into fear (del 1943 per la regia di Norman Foster, arrivato in Italia col titolo Terrore sul Mar Nero, con Joseph Cotten) la cui locandina, o meglio un particolare di essa, campeggia sulla copertina del libro donandole una eleganza e un fascino senza pari.

Testo (c) 2015 Claudio Montini         Foto (c) 2015 Orazio Nullo

giovedì 4 giugno 2015

Tra poco meno di due settimane...tutti a Lomello (PV)!!

 Per chi ama il medioevo

e

per chiunque voglia

passare un pomeriggio

insolito...

 Per coloro che vorrebbero fermarsi a cena e fare quattro salti indietro nel tempo, ma non in padella e senza macchina del tempo...

Per tutti coloro che ne vorrebbero sapere di più....

e

per quelli che amano sapere tutto quello che succede....

 

 

 

 

 

 

 

Per sapere, per prenotare, per esserci...

a

Lomello, in provincia di Pavia, 

il 19, il 20 e il 21 giugno 2015

per

Teodolinda e Agilulfo sposi

www.prolocolomello.blogspot.com




foto dal profilo FB di Gabriele Prinelli
grafica di Orazio Nullo          testi di Claudio Montini  (c) 2015

martedì 2 giugno 2015

2 Giugno 2015 Festa della Repubblica

FESTA DELLA REPUBBLICA


 DUE GIUGNO 2015




 


DUE GIUGNO 1946








di Claudio Montini


Le fotografie che vedete le ho scaricate da Facebook: una volta tanto, il social network più quotato (alla borsa valori) e abusato e, magari, vessato e vilipeso al mondo mostra una parvenza di utilità.
Un'immagine riporta la prima pagina del quotidiano il nuovo CORRIERE DELLA SERA,del 1946, che riportava e proclamava i risultati del referendum istituzionale; nell'immagine di gruppo si riconoscono Domizia Clensi, Alessandro Zocca, Massimo Nascimbene, Massimo Depaoli (che ha ospitato i colleghi presso l'Università degli Studi di Pavia nel cortile all'ombra delle ultime due superstiti delle cento torri che la città vantava nei secoli passati), Michele Pini (la foto è la sua, nel senso che l'ho presa dal suo profilo facebook), Achille Lanfranchi e Fabrizio Silvestri.
Potete anche non aver votato per loro, ma queste Persone, che si prendono tutti i mal di pancia che quella fascia tricolore nasconde, sono ancora e saranno sempre le colonne su cui si regge la Nostra giovane e fragile Repubblica: perchè Loro hanno giurato fedeltà a quel tricolore, a questa repubblica, ai cittadini che Loro amministrano e difendono a spada tratta anche da coloro i quali dovrebbero metterli in condizioni di lavorare meglio.
Le maiuscole sono state scritte di proposito, cari lettori.
Non fate finta di non aver capito: oggi, da semplice cittadino, io dico proprio ai signori onorevoli, ansiosi di scaldare uno scranno parlamentare e di incassare un lauto stipendio col minimo sforzo sindacale, che sarebbe necessario che provassero a fare i sindaci o anche solo gli assessori comunali per poter dire di essere in grado di fare il bene del Paese, di intercettare e interpretare le reali esigenze dei cittadini italiani di qualunque colore essi siano.
Viva i Sindaci di tutta l'Italia, intera e unita; viva la Costituzione Repubblicana, così come è stata scritta allora e come non è mai stata interamente applicata; viva la Repubblica Italiana.


Foto: profilo FB di Michele Pini e acomearte.blogspot.com