sabato 17 agosto 2024

Preghiera laica in tempi difficili

 Supplica a Santa Fantasia

di Claudio Montini

O santa fantasia aiutaci a sognare!
Non lasciare che ci rubino i pensieri,
che ci impongano mode e ambizioni,
che ci ubriachino, di nuovo, di bugie.
O beata gioventù bruciata col tabacco,
annegata in un bicchiere da Bacco,
mentre in uno spasmo di piacere o di dolore,
Venere soffiava via tutta la cenere,
non tornare mai più e rimani dove sei:
questo non è uno spettacolo per te.
Siamo obbligati a ricominciare
dai lividi , dalle remore e dai rimpianti,
come spettatori di cantieri e macerie.
Teatri, vie e piazze, vicoli e palazzi
dove abbiamo consumato suole e fiato,
sono alle nostre spalle ma senza di noi:
aspettano la fine di ogni giorno
come la fine di una pena accessoria.

©2024 Testo di Claudio Montini
©2024 Immagine di Orazio Nullo "Games without frontiers" - Atelier Des Pixels gallery

Sembra ieri che era Ferragosto 2024...

 Buone vacanze!

Fanno bene ad andare
quelli che vanno via
perché tornano ricchi
nella mente e negli occhi,
nonostante le tasche vuote
come noi che restiamo,
che ci accontentiamo
di togliere ragnatele,
accendere candele,
spolverare acquasantiere
sperando in un nuovo avvenire
senza cambiare mai orizzonte,
se non per poche rare ore,
come cani al guinzaglio
che annusano vecchi afrori
convinti, ogni volta, che sian nuovi.

©2024 Testo di Claudio Montini
©2024 Immagine di Orazio Nullo "By the river of Babylon" - Atelier Des Pixels gallery

sabato 3 agosto 2024

I nostri cari tifano per noi, anche lassù...

 A un'amica che non sa farsene una ragione 

di Claudio Montini

Tua madre se ne è andata nel sonno eterno e non te ne capaciti ancora, non riesci ad accettare che sia accaduto.
Ci sono passato anche io, per ben due volte, prima col babbo e poi con mamma, per quella strettoia della vita. 
Sei ancora fresca di botta e non è un livido o un graffio che si nasconde con un cerotto.
Ci vuole tempo, tanto tempo: l'ho imparato sulla mia pelle e, a volte, brucia ancora il rammarico di non poter dire una parola o chiarire un pensiero con un abbraccio vero.
Ogni giorno che passa è una goccia di veleno che assumiamo per non morire schiacciati dall'assenza, dall'ingiustizia della vita e dall'incredulità delle sue giravolte.
Diventa medicina solo se ricordiamo le cose belle, le risate, le facce buffe e i gesti semplici, eroici a modo loro, che ci hanno fatto diventare gli uomini e le donne che siamo: anche quando guardiamo le loro foto, lì al campo santo, senza trattenere le lacrime o il malessere che ci teniamo dentro.
Ognuno di noi, in fondo, reagisce come può e come meglio crede: il resto della partita è sempre ancora tutto da giocare, è lì davanti a noi e loro sono lassù a tifare per la nostra vittoria.
©2024 Testo di Claudio Montini ©1910 Umberto Boccioni "Tre donne" - Google Images database

giovedì 18 luglio 2024

I fiori crescono in silenzio: un'azzardo o un'anteprima?

Sarà un buon lavoro?

di Claudio Montini

In un mondo di legno e di gesso, sassi e sabbia e schegge di specchio, muschio e cartapesta, coriandoli e orizzonti dipinti coi colori a tempera e ad acqua, un uomo e una donna si amano spesso con tenacia e ostinazione facendosi beffe delle convenzioni e della religione.
Il tempo darà loro ragione?
Lo scopriranno solo vivendo ogni momento, bacio o schiaffo che sia, ogni evento, orgasmo o pianto che sia, ogni circostanza, insomma, con gli occhi negli occhi e le mani dell'uno in quelle dell'altra come se tutti questi fossero unici e irripetibili: esattamente come sono loro due quando diventano uno spirito e un corpo e un'anima sola.
Allora e soltanto allora, la morte non avrà più alcun senso di esistere, avrà perso lo scettro della paura e tronerà ad essere l'altra faccia della medaglia, una tappa del percorso e non la fine del viaggio lungo il sentiero che corre dall'infinito passato all'infinito futuro.

A grandi linee, molto grandi a dire il vero, questa è la trama del mio nuovo romanzo: quello che ancora sto scrivendo, pardòn, ricamando intorno a un omaggio a un amico poeta che ci ha lasciato troppo presto.
L'idea, in fondo, è stata sua e io ci ho messo le parole, ho costruito la sceneggiatura arrivando però troppo tardi rispetto alla fretta del cancro che l'ha spedito di là dal fiume, tra gli alberi e il giardino che accoglie tutte le anime belle e buone.
Spero di terminarlo per l'autunno e pubblicarlo per Natale 2024: ma sperò, altresì, di rivedere l'amico mio a tempo debito per domandargli, faccia a faccia finalmente, se io abbia fatto un buon lavoro...

©2024 testo di Claudio  Montini 
©2016 immagine di Orazio Nullo "Miracles & Desires night" - Atelier Des Pixels gallery

lunedì 27 novembre 2023

COSE CHE CAPITANO AI VIVI - di Claudio Montini - Gemini grafica Editore (2023)


 Claudio Montini 

COSE CHE CAPITANO AI VIVI
(2023) Gemini Grafica Editrice
Collana: La nuova generazione

ISBN 9788897742890

Amare, vivere e raccontare sono tutte cose che capitano ai vivi, poiché i morti già sanno come e perché i fatti si siano svolti a quel modo, conoscono la verità e tanto gli basta.
Inoltre, si divertono a seguire le partite di biliardo che la Vita e l’Amore giocano sul tavolo del Destino in tutto l’universo creato, perché hanno visto che le biglie e i birilli siamo noi qui ancora viventi, noi che ci illudiamo di avere bisogno dei sogni e dei pensieri e dei ricordi, noi che non ascoltiamo abbastanza e altrettanto non impariamo a sufficienza.
Margherita e Cristoforo, padre e figlia; Liliana e Tommaso, fidanzati, conviventi e colleghi di lavoro; la conturbante scrittrice sconosciuta e l’anonimo narratore dall’innamoramento facile: in nome del sentimento che muove il sole e le altre stelle, in tre storie dei nostri giorni, scopriranno di essere parte integrante di un meccanismo che non ha inizio né fine, che non ha giudizio, che non ha un moto regolare eppure funziona senza perdere colpi dalla notte dei tempi.
Imitare l’amore e andare incontro alla vita senza domandarsi quando finirà: queste, in fondo, sono le cose che capitano ai vivi, uomini o donne che siano.

©2023 Testo di Claudio Montini
©2023 Immagine di Gabriele Prinelli condivisa dal profilo Facebook

sabato 4 novembre 2023

Serie FUORI CONTESTO: LUPO SENZA BANDIERA di Claudio Montini

 

Claudio Montini

LUPO SENZA BANDIERA

ASIN B0CLYMMN3J (mobi) amazon.it + amazon.com
ISBN 1230007003424 (epub2) kobo.com

Paperback/cartaceo
ISBN 9798865651222 solo su amazon.it + amazon.com

Anno di edizione 2023

Istinto di sopravvivenza e amore si incontrano e si riconoscono nel regno animale, assai più di quanto si possa immaginare.
Esseri umani e lupi condividono entrambi e mutuano gli uni dagli altri, da millenni, comportamenti utili che la petulante razionalità pretende di catalogare entro l'una o l'altra specie.
Tempo perduto, ovviamente, poichè le strade del Signore sono infinite come quelle dell'Amor che muove il Sole e le altre stelle: infatti, esse, passando per Varzi e Passo del Brallo nella parte meridionale della provincia di Pavia, un cuneo che contiene una porzione di dorsale appenninica settentrionale, fanno in modo che si incrocino le rotte di due schegge scagliate dalla Seconda Guerra Mondiale incontro al futuro e alla coda del secondo millennio, Beniamino e Loredana, un uomo e una donna con un passato doloroso e difficile da dimenticare, con un gran desiderio di libertà, emancipazione e di vita ma senza illusioni o promesse eterne, senza bandiere di alcun genere.
Come il lupo che prende solo ciò che gli serve per vivere, vite animali altrui comprese, elegge a propria terra promessa quel territorio che gli consente di soddisfare le sue necessità e predilige la compagnia dei suoi simili solo per non aver noie, almeno fino al giorno in cui la Madre Luna getterà il ponte per attraversare il confine tra questo e l'altro mondo.
Il ragazzo della Stella di Davide, uscito vivo da un campo di sterminio e che voleva imbarcarsi da Genova per la Palestina, puntando tenacemente a sud seguendo l'antica via del sale, a mille metri di altitudine troverà la propria terra promessa, grazie a un lupo e a due vecchi che lo adotteranno come figlio.
La bambina nata due volte, prima dal ventre della madre e il mese successivo dalle macerie della palazzina in cui vivevano, unica superstite a causa dell'ultimo (inutile) bombardamento dal cielo su Pavia ad opera dell'aviazione angloamericana, preso il diploma da infermiera, fugge dalla città e dalle suore che hanno gestito il suo presente da orfana per costruirsi un futuro da donna libera, in una Italia nuova e consapevole, fino ad approdare e vivere a Varzi, in un appartamento a poche centinaia di metri dell'ospedale in cui presta servizio.
Si incontreranno lì, Loredana e Beniamino, mentre i due vecchi usciranno di scena una dopo l'altro, il lupo farà perdere le sue tracce e gli anni scorreranno come l'acqua che muove, ancora, la ruota del mulino dove vivono la loro storia di vita e d'amore, poco più in alto del Passo del Brallo.
Si ameranno senza chiedersi nulla in cambio, gestendo i propri spazi e le proprie esistenze in autonomia, affinché ogni volta che si fossero incontrati, a Varzi o al Brallo, tutto fosse bello e magico e intenso come la prima volta.

©2023 Testo di Claudio Montini
©2023 Immagine di Orazio Nullo

domenica 20 agosto 2023

LE SABBIE DI MARTE di Arthur C. Clarke (1951): una recensione di Letti & Piaciuti

 SULLE ALI DELLA FANTASIA

MA NON SOLO...

Le sabbie di Marte di Arthur Charles Clarke (1951)

Edizione speciale Oscar Mondadori 2015

di Claudio Montini

Raccontare una storia è come salire su un'astronave per viaggiare nel tempo e nello spazio: è lo strumento più inafferrabile, più inattaccabile, inossidabile di cui l'uomo di ogni epoca storica sia stato in grado di dotarsi. 
Il ragionamento è valido anche nella prospettiva degli ascoltatori o dei lettori, poichè consente loro di essere contemporaneamente in due distinti punti dell'universo, reale o virtuale che sia. 
Gli ingredienti, le strutture, gli schemi, al netto della lingua peculiare del narratore stesso, sono i medesimi dagli esordi o, se preferite, dall'invenzione della necessità di trasmettere alle generazioni successive la memoria o la testimonianza della propria esistenza: cambiano i contesti storici, forse gli scenari o i fondali contro cui recitano la loro parte i vari personaggi ma i temi rappresentati sono sempre uguali, pur risentendo del gusto o delle mode contingenti all'epoca in cui le storie mitiche e i poemi e i romanzi vengono prodotti. 
Anche LE SABBIE DI MARTE (1951, prima edizione UK "The sands of Mars"; 1952 prima edizione italiana per i tipi di Arnoldo Mondadori Editore in Milano, nella collana Urania) di Arthur Charles Clarke non sfugge a questo paradigma di massima sebbene sia stato il titolo che ha inaugurato una fortunatissima collana di romanzi di fantascienza, o meglio, di narrativa avventurosa con ambientazione scientifica e tecnologica, I romanzi di Urania, i quali hanno spesso e volentieri anticipato scenari e sviluppi determinatisi nei decenni successivi, usando la leva immaginifica e fantastica sulla mole di dati e scoperte e invenzioni che la corsa allo spazio e allo sfruttamento dell'energia atomica mettevano a disposizione di narratori brillanti e ben addestrati da una solida cultura letteraria classica. 
LE SABBIE DI MARTE non è soltanto un romanzo di fantascienza, tempietto per appassionati del genere e dell'inverosimile così come dell'eccezionale ma impossibile, da relegare a prodotto di serie "B" o a passatempo da ombrellone in spiaggia: è un romanzo nel senso più pieno del termine e figlio legittimo dei suoi tempi, con una vicenda sicuramente calata in un una realtà più lontana nel tempo e nello spazio (l'azione si svolge in un domani non specificato e addirittura sulla superficie di un'altro pianeta del sistema solare) che, tuttavia, si rivela specchio della natura umana così come lo sono stati i prodotti degli autori britannici e francesi e anche italiani pubblicati negli ottant'anni che hanno preceduto la sua uscita. 
Clarke, noto ai più per essere l'autore del racconto 2001: odissea nello spazio (divenuto romanzo solo alcuni anni dopo la realizzazione dell'omonimo lungometraggio diretto da Stanley Kubrick), pagina dopo pagina, si rivela come uno squisito autore britannico ottocentesco poco vittoriano, privo di sussiego e paludamenti retorici (merito anche della traduzione di Maria Gallone, per l'edizione speciale del 2014 nel catalogo degli Oscar Mondadori?), cioè ricco di agilità e freschezza e ritmo incalzante ovvero una scioltezza e scorrevolezza narrativa invidiabile anche dai narratori moderni e contemporanei, incapaci (a mio parere) di imitare il suo stile esatto come un'equazione di Maxwell (con cui aveva dimestichezza dati i suoi studi universitari compiuti grazie a una borsa di studio per meriti di guerra: per inciso, Arthur Clarke aveva servito nella RAF come addetto al radar e aveva anche contribuito al miglioramento dell'efficienza dello strumento stesso) miscelato alla immediata fruibilità o sagacia del miglior Dickens o del più ispirato Oscar Wilde. 
Infatti, l'occhio indagatore o di ripresa non è puntato sulla macchina o sullo spazio extraterrestre o sulla paura dell'una o dell'altra cosa, bensì sulla rinata curiosità dell'essere umano e sulla sua propensione a spostare in avanti il confine e in alto il limite delle proprie capacità, facendo sì che diventi casa e patria anche un mondo lontanissimo, totalmente diverso da quello natio, spesso ostile e ignoto e apparentemente vuoto rispetto ai canoni con cui si definiscono gli organismi viventi. 
In estrema sintesi, questo è anche il compito del protagonista, giornalista e scrittore di romanzi di fantascienza (quale ironia: non della sorte ma tipicamente e sottilmente britannica!), incaricato dai mezzi d'informazione terrestri di documentare i progressi della colonizzazione marziana e della qualità dei viaggi interplanetari di linea destinati a collegare stabilmente i due pianeti: infatti egli è imbarcato sull'astronave a propulsione atomica battezzata col nome greco del pianeta rosso, Ares. 
Viaggio e soggiorno saranno formativi e rivoluzionari per lo scrittore in questione, poiché riuscirà a fare pace col suo passato e a intravedere un nuovo futuro per sé proprio lì, lontano dalla Terra. 
Il messaggio di LE SABBIE DI MARTE è quanto mai esplicito, come si usava in molte opere del romanticismo inglese e del positivismo francese di fine XIX secolo: il progresso tecnologico e il radioso futuro che ci attende aiuteranno la specie umana a superare tutte le difficoltà e le brutture cui è andata incontro nel recente passato, compresa la II guerra mondiale e il difficile dopoguerra che ne è seguito sia sul piano economico che politico. 
Non si deve dimenticare che il libro esce a soli sei anni dalla fine degli eventi bellici più devastanti del secolo breve, i quali hanno stremato l'economia e la popolazione dell'Impero britannico, non solo quelli dei nemici sconfitti: c'è voglia di riscatto, di libertà, di benessere da ritrovare insieme a cose nuove da sognare, perchè no? 
Come tradizione anglosassone, per cui le opere letterarie degne di questa etichetta, devono avere una morale, devono insegnare qualcosa, devono indicare una via d'uscita lecita verso la felicità del genere umano: questo compito implicito, Arthur C. Clarke lo svolge egregiamente avvolgendo il lettore, tanto contemporaneo quanto posteriore a lui stesso, in un una trama avvincente ma anche sobria e agile al punto che anche il lettore più distratto, o discontinuo, ritroverà sempre il filo del discorso e inquadrerà la scena in atto, come se stesse assistendo a teatro a una rappresentazione dai tempi serrati e gli arredi e le scene essenziali ma funzionali agli sviluppi della vicenda narrata. 
Alla fine, si esce e si uscirà dal teatro e dalle pagine di LE SABBIE DI MARTE (1951) di Arthur Charles Clarke (1917-2008), con la netta sensazione di aver capito meglio qualcosa di noi stessi come elementi della civiltà degli esseri umani più che come semplici spettatori di una escursione oltre i confini della realtà, a bordo delle ali della fantasia.

©2023 Testo di Claudio Montini
©2023 Immagine di Orazio Nullo