mercoledì 18 marzo 2020
La torre di Augusta Belloni
Testo di Augusta Belloni; voce recitante: Claudio Montini; regia Orazio Nullo.
lunedì 16 marzo 2020
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mercoledì 29 gennaio 2020
Le recensioni di Radio Patela: Marco Buticchi STIRPE DI NAVIGATORI
Marco Buticchi
STIRPE DI NAVIGATORI
Longanesi 2019
UN POZZO
INESAURIBILE
di Claudio Montini
La storia dell'umanità è un pozzo inesauribile da cui si possono
attingere fluidi e lieviti con cui impastare sogni, suggestioni,
sensazioni, ipotesi e congetture. Spesso, senza volerlo, si finisce
per azzeccare la sequenza esatta dei fatti e delle motivazioni che li
hanno causati. Di più: autori e lettori riescono addirittura ad
aprire reciprocamente gli occhi su realtà e periodi storici
apparentemente distanti da loro, eppure convergenti e speculari e
sintonizzati perfettamente con gli avvenimenti mondiali odierni. Questo accade puntualmente con ogni opera prodotta da Marco Buticchi
che in STIRPE DI NAVIGATORI (Longanesi, 2019)
conferma e convalida e consolida (se mai ce ne fosse ancora bisogno)
la sua maestria nel tratteggiare le sfaccettature e gli spigoli
dell'animo e della natura umana, tanto quelli positivi quanto quelli
negativi, combinando piani narrativi e scenari storici eterogenei a
una prima vista superficiale ma saldamente concatenati nella linea
logica del tempo, inteso come dimensione fondamentale della
narrazione stessa. Attraverso un solido palinsesto drammaturgico, la grande cura nel
delineare tanto i personaggi quanto gli ambienti in cui essi si
muovono, l'attenzione spasmodica al ritmo e alla scorrevolezza della
lingua italiana scevra da ammiccamenti regionali o tecnicismi, così
corretta sul piano grammaticale e sintattico e semantico, Buticchi
prende per mano il lettore sin dalla prima pagina e lo fa accomodare
a bordo del suo vascello magico per condurlo in una crociera lungo il
tempo e lo spazio e tutti gli accidenti che una simile navigazione
nei destini degli esseri umani, reali o inventati che siano,
comporta. Riga dopo riga, pagina dopo pagina la STIRPE DI NAVIGATORI
affronterà la tratta degli schiavi razziati dalla madre
Africa per lo sfruttamento del Nuovo Mondo mentre in quello Vecchio
si enucleavano i primi geni dell'Illuminismo; si perderà nel pantano
della guerra del Vietnam e nel saccheggio post coloniale del
continente nero durante tutto il XX secolo, non senza gettare uno
sguardo sulle macerie di Lisbona sconvolta da un sisma di notevole
intensità e dalla successiva mareggiata che spazzò la costa nella
metà del secolo XVIII, annientando ciò che il movimento tellurico
aveva risparmiato. Il lettore, avvinto dalla scrittura elegante e mai banale e sempre
agevolmente fruibile, assisterà, protetto dal vascello di Marco
Buticchi, alle vicissitudini di uomini e donne che hanno saputo
restare umani e giusti e veri quando tutto intorno a loro crollava,
si deteriorava, si ispirava e si uniformava ai peggiori istinti
criminali e predatori. STIRPE DI
NAVIGATORI
(ed. Longanesi,
2019)
scritto da Marco Buticchi non è l'ennesimo capitolo della saga sulle
avventure di Oswald Breil e della moglie Sara Terracini, intenti e
tesi a salvare il mondo dal male e dalla malavita (in questo caso,
cinese) con l'equipaggio della loro residenza galleggiante, la nave
Williamsburg. Certo non mancano i due personaggi che tanta fortuna
hanno dato allo scrittore spezzino, ma i veri protagonisti sono
l'amore che lega due fratelli figli del cuore dell'Africa e il
continente nero stesso, oggetto per secoli di brame e interessi che
hanno considerato gli esseri umani che lo popolano alla stregua di
una fastidiosa necessità. Dunque,
la lettura di quest'opera che, più d'ogni altra, merita
l'appellativo di romanzo, è doverosa e salutare per le specularità
e i parallelismi e gli echi che emergono dalla superficie della trama
avvincente: sicuramente essi sproneranno ogni lettore, già
intrattenuto con elegante e sagace intelligenza, a migliorare la
padronanza della lingua italiana e a gettare uno sguardo più attento
e disincantato alle radici dei mali correnti ai giorni nostri. Alla
fine, lasciatemelo dire: leggere STIRPE DI
NAVIGATORI
di Marco Buticchi fa bene al cuore, all'anima, alla testa e anche
alla lingua nazionale.
©
2020 Testo e fotografia di Claudio Montini
domenica 22 dicembre 2019
LETTERA DI NATALE di Claudio Montini da "MOTEL PROXIMA CENTAURI" 2019 Streetlib Selfpublishing
di Claudio Montini
Caro Babbo Natale,
sono passati tanti anni
dall'ultima volta che ti ho scritto, perciò capisco lo stupore che
ti si è dipinto sul viso; non che avessi mai creduto che potesse
arrivarti alcunché, dal momento che nessuno sapeva l'indirizzo
completo oppure era tanto vago da parere inverosimile. Finlandia o Circolo
Polare Artico, con tutta quella neve e quel ghiaccio, era un posto
impossibile anche per il postino più temerario come il signor Pietro
che, in bicicletta con ogni tempo, non fece mai mancare a me una
copia di TOPOLINO, a mio
padre IL SOLE-24 ORE e
a mia madre le bollette. Però, a quell'epoca le
elementari erano ancora una scuola seria, con il loro crocifisso
appeso al muro, il grembiulino uguale per tutti e una maestra cui si
poteva dare solo del lei: la "letterina a Babbo Natale (o a Gesù
Bambino)" era un'attività scolastica come le altre, sebbene il
voto sarebbe confluito in quella voce indefinita detta condotta.
Ad essere sincero, non
abbiamo mai avuto bisogno di mandarti messaggi perchè abbiamo avuto
la fortuna (Dio solo sa quanto duri poco quella degli uomini) di
avere una mamma e un papà che sapevano leggerci dentro come fossimo
libri aperti: non ci è mai mancato nulla e, spesso a sorpresa,
ricevevamo anche un... "giontino"! Ma sì, il "giontino"
ovvero quel guizzo di genio aggiunto al dono, ciò che lo rendeva
indimenticabile. Bastava che facessimo il
nostro dovere con coraggio e con entusiasmo, come facevano loro, e
andare bene a scuola tanto quanto non cacciarci nei guai nel tempo
libero era il nostro lavoro e la nostra missione. Quando dico "noi"
non lo faccio per darmi delle arie con il plurale maiestatis, come
certi scellerati buffoni catodici: è più semplice di così: siamo
tanti fratelli e, siccome io sono il poeta di famiglia, tocca a me
prendere i loro reconditi moti dell'anima e forgiarli in parole da
affidare al vento, affinchè volino lassù da te e poi oltre le
stelle.
Quest'anno portaci pure
un bel niente, ma portati via questa malinconia che è peggio della
malattia che vinse, troppi anni fa, la sua battaglia e li riconsegnò
al cielo; quando arrivano questi giorni, da queste parti fa freddo
perchè siamo d'inverno: ma in casa nostra e nei nostri cuori fa un
po' più freddo e la lacrimuccia è sempre dietro l'angolo delle
ciglia, pronta a tuffarsi giù.
Ecco, allora, dovresti
dirgli, a loro e a Colui che lassù risiede, che, se il destino ha
vino una battaglia, la guerra l'abbiamo vinta noi: perchè non se ne
sono più andati dai nostri cuori, dai nostri pensieri, dai nostri
passi in questo piccolo e pazzo mondo. Hanno solo cambiato casa:
prima, c'erano per tutti e ora sono dappertutto; apparecchieremo la
tavola e la imbandiremo come si deve, arricchendola di cose buone da
bere e da mangiare: o a Natale o a Santo Stefano, troveremo il modo
di esserci tutti e saremo tanti, proprio come una volta; coi
bicchieri pieni e levati faremo festa e parleremo e guarderemo le
vecchie fotografie. Non ci saranno sedie
vuote perchè l'amore, capace di dilatarsi oltre i confini del tempo
e vincere la morte, con i nostri ricordi occuperà anche quelle
vuote. Quando sarai tornato dal
giro, quando avrai vuotato i sacchi di regali e staccato le renne,
prima di andare a riposare, ecco, ci piacerebbe che portassi loro un
nostro messaggio, perchè siamo convinti che ci veglino ancora.
Ciascuno suo tempo
e ognuno a suo modo, ritroveremo la strada per la casa del Padre: non
abbiamo dubbi che sarete sulla soglia pronti ad accoglierci, sereni ,
belli e sorridenti come non mai. Allora, basterà
un'occhiata a capire se abbiamo speso bene i nostri talenti, grazie
ai vostri insegnamenti.
L'avevo scritto su un
biglietto a parte, ma non ti devi affannare a consegnarlo: penso che
lo abbiano già sentito mentre noi dobbiamo ancora scrivere i
pensieri per riuscire a ricordare. Però, facci questo
piacere perchè il regalo vero non è mai nell'oggetto che si dona,
ma nel pensiero e nell'affetto di cui esso è testimone.
Grazie, Babbo Natale!
©2015-2019 Testo di Claudio Montini
©2016 Immagine di Orazio Nullo "Miracles and desires night"
giovedì 19 dicembre 2019
Una passione mai spenta...
Il basketball è di nuovo a Pavia
di Claudio Montini
Finalmente, si è riaccesa la passione per la palla spicchi: quella che, in canottiera e pantaloncini o in maglietta della salute, butti dentro un cesto di corda appeso al cielo e difendi con le unghie e coi denti; non importa se è cemento o terra battuta, ci basta un tabellone per ritrovare entusiasmo e corsa e salto e occhi per leggere il movimento, per un salto o un lancio o un blocco senza guardare a liberare un compagno al tiro. Vince chi ne mette dentro una di più e chi gestisce meglio il tempo, ma non vince da solo: in campo e fuori tutti cantano e portano la croce finchè una sirena non detterà la pace e ci prepareremo a un'altra partita. Come nella vita, un orbita azzeccata e un giro di lancette valuteranno la nostra giornata: da domani ricominceremo a provare a vincere.
Bentornata Pavia dei canestri: nemmeno noi abbiamo più lacrime in tasca.
©2019 Testo Claudio Montini
©2017 Immagine di Orazio Nullo "Bonfire burns through the night"
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