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domenica 25 dicembre 2016

L'amicizia nel terzo millennio

De amicitia in tertio millennio
di Claudio Montini

Un caffè con un amico non si rifiuta mai: anzi, è il solo rito laico che possa santificare l'intera giornata e stamparsi nella memoria suggellando e consolidando un patto istintivo tra anime consonanti, compiacenti, condiscendenti. L'amicizia, più di quanto sappia fare l'amore, supera e accetta senza remore pregi e difetti, limiti e slanci, teneri pudori e schiettezze ruvide altrui perchè considera tutto ciò come i granelli di sale che danno sapore alla vita intera: anche quando ci si trova su posizioni differenti, si coltivano passioni diverse e opposte, si guarda alle cose del presente da angolazioni antitetiche e si immaginano soluzioni opposte.
L'amicizia ha in sè l'intelligenza e la sensibilità sufficiente a mettersi nei panni dell'altro da me, calzare i suoi mocassini e fare qualche miglio nella sua stessa strada, soltanto per cercare di trovare il guado che unisca le sponde opposte del fiume e consenta di condividere la fatica del mestiere di vivere.
George Washington si disse sempre lieto di potersi confrontare con una persona intelligente poichè, così facendo, lo sarebbe diventato un po' di più a sua volta; Oscar Wilde sostenne, in un fulminante aforisma molti anni dopo il primo presidente degli Stati Uniti d'America, quanto fosse inutile combattere con uno stupido arrogante saccente dal momento che costui, esasperandoti, ti avrebbe attirato al suo livello e poi battuto.
Possono accadere entrambe le cose con le persone che incontriamo ogni giorno: ma con un amico è sufficiente un'occhiata, che vale più di mille discorsi, una stretta di mano o una pacca sulla spalle e il sentiero comune è bell'e che ritrovato, si mette un punto, si va a capo e si ricomincia a camminare certi che chi va avanti si ferma ad aspettare l'altro col braccio teso per aiutarlo a salire il gradino, apparentemente, insormontabile o a sostenerlo affinchè non perda l'equilibrio.
Nemmeno la morte può nulla perchè rimane il ricordo a fare da sprone o semplicemente da confortevole compagnia, distillando la malinconia in gustoso elisir di lunga vita

(c) 2016 testo: Claudio Montini
(c) 2016 Immagine: Orazio Nullo "Invisible plot"

sabato 24 dicembre 2016

Auguri e pie illusioni

La via d'uscita

di Claudio Montini


Non sarà un bel Natale per molta gente, è vero; eppure, una volta all'anno, ci ritroviamo tutti quanti a farci gli auguri illudendoci che il miracolo agognato possa finalmente avverarsi. Non tutti i sogni sono uguali, d'accordo, così come non tutti sono cattolici e, tra questi, molti non sono tanto affascinati dalla trascendenza di una religione tanto semplice quanto disattesa e inascoltata, anzi si professano infastiditi da tanta credulità.
Eppure c'è ancora chi crede, chi prega e chi spera contro ogni pronostico, contro ogni logica, contro ogni evidenza perchè ognuno vede le cose a modo suo: mi direte e vi diranno che questa è la vita, così va il mondo, che la vita è bella perchè è varia coi piedi a terra e i castelli in aria, che la vita è una ruota che gira.
Già una ruota...come quelle dell'autoarticolato (o autosnodato? Non mi va di chiamarlo TIR perchè, semplicemente, è sbagliato indicare un autoveicolo pesante con un'acronimo, tra l'altro, desueto) che Lucas non è riuscito a tenere lontano dalle bancarelle di Berlino perchè l'assassino delinquente professionista (non merita nemmeno che il suo nome venga ricordato) gli ha piazzato un proiettile in testa, non essendo riuscito a neutralizzarlo col coltello; per colpa di quelle ruote, Fabrizia non tornerà più da Berlino a Sulmona carica di regali e di soddisfazioni per la nuova vita costruita nella Germania conosciuta sui libri di scuola così come è accaduto a Valeria da Venezia a Parigi e a tutti quegli altri con le stellette,o senza, che sono caduti facendo il loro mestiere o il loro dovere pensando che fosse il solo modo di cambiare il mondo e di assicurarsi un pezzetto di felicità, o anche solo un posticino al sole, perchè il paradiso può sempre attendere.
Non avevano fretta di andarci e neppure di comprarselo, accaparrarselo, arraffarselo pagandolo col sangue e la vita altrui: di un paradiso così simile a questa valle di lacrime ne facevano volentieri a meno. 
Allora, sarebbe meglio per tutti che smettessimo di dare pubblicità a bande di assassini e criminali che si nascondono dietro le sottane di una entità superiore che finirebbe per assommare le meschinità, le malvagità, le cupidigie sordide e l'egoismo becero dei suoi paladini invece di essere dispensatore di verità, di luce, di amore, di giustizia e di vita.
Basterebbe mettere in pratica l'unico comandamento, universale e contemporaneamente particolare, che il bambino il cui compleanno noi cattolici andiamo a celebrare: ama il prossimo tuo come te stesso.
Forse sarebbe Natale per tutti, festa tutto il giorno e nessuno sarebbe morto vanamente prima del tempo.

(c) 2016 Testo di Claudio Montini
(c) 2016 Immagine di Orazio Nullo "Country poppies"

venerdì 23 dicembre 2016

Costituzione della Repubblica Italiana - Articolo 3

ART. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Immagine Google Images database
Testo da Costituzione della Repubblica Italiana ed. 2011 distribuita da "La Provincia pavese" con il numero del 17 marzo 2011 festa dell'unità nazionale, della costituzione, dell'inno e della bandiera.

giovedì 15 dicembre 2016

Mancano dieci giorni....a Natale! Tempo di auguri!!

Brava gente accendete luci colorate e cantate melodie di fede
Una volta ancora Nicola e Lucia hanno aperto la via a Lui,
Onnipotente agnello redentore fattosi cucciolo d'essere umano,
Nato prima di tutti i secoli, luce da luce, via e verità e vita.

Nel cielo sopra quell'angolo dimenticato e lontano d'impero
Anche le stelle sono state a guardare il volo della più bella,
Tracciante la rotta ai sapienti lettori dei segni dei tempi:
Assaporarono la bellezza del suo unico comandamento.
La libertà di amare e di essere amati è la pace in terra
E la gloria nell'alto dei cieli cantata da chi ha buona volontà.


15 dicembre 2016 ©Claudio Montini

La redazione di Digitociochepenso e di RadioPatelaMagazine, la Jena Sabauda e Orazio Nullo


lunedì 12 dicembre 2016

Costituzione della Repubblica Italiana: articolo 2

Articolo 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.


Testo tratto da pubblicazione allegata al numero odierno del 17 marzo 2011 del quotidiano La Provincia pavese; stampatore PI.ME Pavia
(C) 2016 Orazio Nullo ""Under the same flag"

domenica 11 dicembre 2016

Presidente del consiglio cercasi...

di Claudio Montini
Un politico pensa alle prossime elezioni e alle poltrone che potrà occupare; uno statista pensa al benessere delle presenti e delle prossime generazioni. I pagliacci che si agitano e avviano la bocca senza aver verificato la corretta accensione e/o connessione del cervello, non appena fiutano la presenza di un microfono o di una telecamera, paventando manipoli e schiere di ciechi seguaci pronti a insorgere, non fanno altro che confermare la teoria secondo la quale dopo De Gasperi, Adenauer, Schumann c'è stato il diluvio e tuttora la categoria statisti è assai meno popolata del deserto di Atacama o dell'altopiano del Gobi.
(immagine "Electoral promises" 2016 by Orazio Nullo)


(c) 2016 testo Claudio Montini
(c) 2016 immagine Orazio Nullo

giovedì 8 dicembre 2016

Costituzione della Repubblica Italiana: articolo 1

Il capo provvisorio dello Stato, vista la deliberazione dell'Assemblea Costituente, che nella seduta del 22 dicembre 1947 ha approvato la Costituzione della Repubblica italiana;

PROMULGA  
la Costituzione della Repubblica italiana nel seguente testo:
PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Data a Roma, addì 27 dicembre 1947
ENRICO DE NICOLA

Controfirmano

Il presidente dell'Assemblea Costituente
UMBERTO TERRACINI

Il Presidente del Consiglio dei ministri
ALCIDE DE GASPERI

Visto Il Guardasigilli
GIUSEPPE GRASSI

(c) 2016 Immagine Orazio Nullo "Basic Principle"
Testo tratto da "La Costituzione Italiana" allegato al numero de "La Provincia pavese" del 17 marzo 2011 stampato da PI.ME Pavia col patrocinio della Fondazione Banca del Monte di Lombardia

martedì 6 dicembre 2016

Per Natale regalate libri...specialmente i miei!!

Il destino è un'amante senza pietà

Romanzo poliziesco che attraversa tutto il nord Italia, alla fine del secolo breve. Il muro è crollato e l'Urss pure: la mafia si è accaparrata i migliori professionisti del depistaggio. Ma il crimine non paga, se in un angolo remoto del cervello rimane in agguato la coscienza e il cuore reclama la sua parte: aiuta a vivere meglio e a godere del benessere generato dai soldi che, si sa, non hanno odore nè padrone. Basta una frase innocente, una domanda semplice e diretta ad abbattere la torre d'avorio in cui si credeva di dominare la vita: dunque ai vecchi cavalieri non resta che ritirarsi dalle scene, certi di avere compiuto il proprio dovere e ai colpevoli accettare la sentenza che il destino ha scritto molto tempo prima.
Disponibile in e-book sui principali store elettronici e presto anche in formato cartaceo.
Claudio Montini

lunedì 5 dicembre 2016

Viva L'italia che non ha paura!

Così l'Italia dalle urne parlò...

di Claudio Montini

Chi semina vento, raccoglie tempesta: l'errore strategico di comunicazione posto al principio della sua esperienza come presidente del consiglio dei ministri, unito anche e non solo allo scippo maldestro di poltrona al proprio compagno di partito e di primigenia fede politica (in fondo, erano entrambi democristiani di quell'area di osmosi tra i dorotei e i fanfaniani), è costato caro a Matteo Renzi segretario del Partito Democratico ed ex sindaco di Firenze. Tali erano i titoli che poteva e può vantare, oltre alla laurea e al battesimo, poichè non era nemmeno stato eletto in parlamento ed era privo di legittimazione popolare: ma, ad essere onesti, nemmeno Mario Monti e il suo scellerato ministro dell'economia che continua imperterrita a insegnare all'università, Elsa Fornero, sfornando così quadri dirigenti altrettanto incapaci e ottusi, godevano della benedizione delle urne elettorali pur avendo il beneplacito degli eurocrati e degli europlutocrati. In Italia, il successo si invidia e si paga scontandolo come fosse una pena, non basta distribuire favori e belle parole a vagonate, slogan roboanti e spiccioli per tirare a fine mese o pagare una bolletta in più. Matteo Renzi si è dimesso dall'incarico e probabilmente rimarrà fino all'approvazione della legge di bilancio; l'Europa metterà di nuovo il becco nei nostri affari, come ha fatto con la Grecia; Berlusconi proverà nuovamente a turlupinare gli italiani mentre Grillo e Salvini lo fanno già da tempo e con maggiore, apparente, successo. L'Italia ha detto "NO" al maldestro tentativo piegare la costituzione della repubblica ad uso e consumo di chi, per merito o per fortuna (Napoleone voleva generali non solo capaci ma anche fortunati), si trova sul ponte di comando e nella stanza dei bottoni (poco importa se costui ha le membra e la bocca comandati da fili d'acciaio manovrati da figure losche e lontane e inconoscibili e che, per giunta, parlano straniero); l'Italia ha dimostrato una volta ancora di non avere la memoria così corta come vorrebbe far credere, ma anche di essere piuttosto dispettosa nei confronti dei venditori di fumo e di diapositive multicolori capaci di esaltarsi per decimali di percentuale positivi, pronti a ignorare che comunque quegli scostamenti non hanno scalfito la gravità del problema; l'Italia ha chiaramente detto che non ha bisogno di ritoccare la propria costituzione repubblicana nata dalle macerie e dal sangue di una guerra civile e fratricida: infatti, ha detto a chiare lettere che ha bisogno di una nuova classe politica perchè quella attuale, compresi i nuovi arrivati, è guasta e arruffona e ingorda e miope tanto da cercare pagliuzze negli occhi altrui senza ammettere di avere travi nei propri ma lesta ad arraffare prebende e privilegi e a prendere tempo per maturarli. L'Italia, domenica 4 dicembre 2016 ha detto che è stanca e ha capito che una matita, una scheda e un'urna elettorale sono ancora armi efficacissime a scuotere gli scalda scranni di Montecitorio. Viva l'Italia, l'Italia che non ha paura!!

(c) 2016 Testo di Claudio Montini
(c) 2016 Immagine di Orazio Nullo

domenica 27 novembre 2016

Un regalo (postumo) di Augusta: una nuova perla per Sinapsi


L'ultima stazione vuota

ASPETTANDO UN'ALTRA STAZIONE PER SCENDERE,
UN'ALTRO SVINCOLO O UNA RAMPA PER USCIRE
DAL FLUSSO INELUTTABILE DI ALBE E TRAMONTI,
SI AFFACCIANO I RIMORSI, I SORRISI, I SOSPIRI
NASCOSTI DAL MANTELLO DEL TEMPO PERDUTO.
LI LASCIO PASSARE IN RASSEGNA ANCORA UNA VOLTA,
COME SE NON RICORDASSI CHI ERO IERI,
COME SE NON SAPESSI COSA SARO' DOMANI,
COME SE NON BASTASSE ESSERE ANCORA QUI,
A SCONTARE UNA PENA DALL'ESITO IGNOTO
COMMINATA PER UN DELITTO SCONOSCIUTO
DA UN GIUDICE LONTANO E MAI VEDUTO.
ANCHE OGGI SONO NELLO SPECCHIO DEGLI OCCHI
A GUARDARE LE MIE MANI IMPAZIENTI E NODOSE
FRUGARE NELLE TASCHE DEL VESTITO
CHE HA VISSUTO TUTTI I MIEI GIORNI,
CERCANDO RISPOSTE IMPOSSIBILI E ALTRE COSE
PER CUI VALGA LA PENA SEGUITARE A MARCIARE,
FINO A PIANTARE LA NOSTRA CROCE
PER RIPOSARE, TACERE E SPARIRE.


26 NOVEMBRE 2016 CLAUDIO E AUGUSTA (in loving memory) per SINAPSI

Facendo pulizia di vecchi appunti e file obsoleti, una notte mi sono imbattuto in una serie di versi battuti a caso e separati soltanto da puntini di sospensione, in stampatello maiuscolo proprio come piaceva a lei buttare sul foglio (elettronico o virtuale che dir si voglia) i pensieri e le idee che la sua mente instancabile non smetteva di produrre. Certo poi li organizzava e confezionava con immagini mai banali e ricercatissime, tanto eleganti e cariche di messaggi e significati che avrebbero potuto parlare da sole incantando, comunque, lo spettatore. Me li aveva lasciati in un messaggio in chat su facebook, prima di partire per la riabilitazione e le avevo detto che avrei provato a sviluppare il tema; non sapeva se avrebbe potuto connettersi al web, là dove andava, perciò mi disse di fare pure con calma: al ritorno avrebbe letto e lavorato sul bozzetto che le avrei inviato. Devo ammettere che me ne dimenticai, preso com'ero anche io dalla vicenda di Maria Angela (che ora sta proseguendo la riabilitazione dall'ictus presso la Fond.Don Gnocchi di Salice Terme); l'incidente stradale che ha portato via Augusta alla sua famiglia ha toccato nel profondo anche me, sebbene fossi poco più che uno sconosciuto: non ho più visitato la pagina SINAPSI su Fb nè ho voluto rivedere i lavori che avevamo realizzato, scambiandoci quasi per gioco frasi e versi in un botta e risposta di messaggi notturni su facebook. Poi il caso ha voluto che tornassi su quelle parole e mi mettessi a organizzarle e farcirle e giustapporle e confezionarle così come le leggete, in un paio d'orette rubate al sonno: posso e devo solo aggiungere, ancora una volta, grazie Augusta per aver incrociato la mia rotta.

(c) 2016 Testi di Claudio Montini e SINAPSI DUE POETI UNA POESIA
(c) 2016 Immagine di Orazio Nullo "Last empty station"


martedì 15 novembre 2016

L'America ha scelto: in gold, they Trump...pardon: they trust....

L'America ha scelto...

di Claudio Montini


L'eco delle risate e degli applausi del baffone georgiano non si era ancora spento rimbalzando sulle pareti dell'inferno, foderate di buone intenzioni tanto quanto le strade che ad esso conducono, che già i corridoi del fuoco eterno e della pena infinita si riempivano dei motti esaltanti muscolari esercizi di retorica del maestro elementare di Predappio, mentre il pittore austriaco e il timoniere orientale sorridevano sotto i baffi fiduciosi che tedeschi e cinesi, per continuare a fare buoni affari, sarebbero giunti alle medesime conclusioni. Il tonfo dell'Ulivo Mondiale, del liberismo e della socialdemocrazia e degli altri tre alberi della libertà (libertà, uguaglianza e fraternità) di cui, anche lì, ancora vagheggiava nei suoi deliri Robespierre, sebbene avesse provveduto a potarne numerosi rami con madama Ghigliottina, si era sentito forte e chiaro così come il tintinnio di bossoli da armi leggere che cadevano a terra e di monete che riempivano le sacche e le bolgette degli ingordi che si erano sostituiti a Dio (se mai fosse esistito o interessato a esseri senzienti e razionali), al destino o alla selezione naturale. Sotto ogni tonaca, ogni drappo, ogni vestito della festa esibito con orgoglio per imbonire le folle affamate di pace, di serenità e di giustizia c'è un registratore di cassa e un microfono o una telecamera per cogliere in fallo chi non è allineato, schedarlo per poi eliminarlo prima che contagi il resto della massa: l'aveva intuito e descritto assai bene Eric Blair, a suo tempo in 1984, smaltiti i fumi della sbronza marxista e constatato che il Regno Unito uscito dalla Seconda Follia Mondiale era conciato come i suoi polmoni massacrati dalla tubercolosi. L'aveva messo nero su bianco con il suo nome d'arte, George Orwell, non già perchè fosse il suo canto del cigno ma perchè fosse un monito alle generazioni presenti e future, tanto quanto profetica era stata l'opera precedente, Animal's Farm, e altrettanto incompresa e dal poderoso messaggio rimasto inascoltato. Anche lui si è unito, io penso, alla folta schiera di anime in pena che hanno visti traditi e calpestati gli ideali per cui hanno speso la vita: il vecchio e il nuovo mondo hanno eletto a faro delle proprie coscienze un nuovo dio, il profitto, adottando il denaro come preghiera e la sopraffazione come liturgia. Sopratutto il Nuovo Mondo che accoglie cercatori di fortuna dal mare, mostrando loro le sue torri scintillanti e la statua della più bistrattata e malintesa delle ricchezze, la libertà: salvo confinarli, ingabbiarli, scaraventarli lontano dagli occhi e dal cuore affinchè non reclamino che le briciole di quanto cade dalle tavole opulente di coloro che, per presunto diritto divino avallato da un evidente destino, possono accedere alle stanze dei bottoni. L'America ha scelto, Dio benedica l'America anche se lei sembra volerne fare a meno. L'America ha scelto e ha gettato la maschera, finalmente: gli affari sono affari e, se hai bisogno di riscatto e la pancia vuota, sei pronto a saltare sul carro di chiunque dica quello che vuoi sentire ma non hai il coraggio di proferire ad anima viva. L'America ha scelto e adesso ci aspettano tempi brutti: i poveri e gli emarginati saranno eliminati e distrutti, i ricchi e i furbi di ogni età si salveranno tutti.

(c) 2016 Testo di Claudio Montini
(c) 2015 Immagine "Dangerous Hypocrites" di Orazio Nullo

giovedì 3 novembre 2016

In loving memory of Augusta Belloni Calegari 1952-2016

Arrivederci, Augusta.....
 Augusta ed io siamo stati compagni di poesie, senza essere poeti laureati ma scrittori di emozioni a spasso per i sentieri notturni che attraversano la rete globale: le nostre sinapsi hanno vibrato all'unisono emettendo onde sintonizzate le une sulle altre ed io conservo immagini, suggestioni, parole e colori che abbiamo prodotto non già come reliquie, saprebbero di vecchiume e di polvere e di morte, bensì come le opere più belle da serbare nel cuore per riscaldarlo e accendere l'anima per tornare a volare.  La salma di Augusta tornerà oggi a Pavia e il rito funebre sarà officiato, probabilmente, nella giornata di venerdì 4 novembre 2016 con orario e luogo ancora da designare; nell'attesa, sarà ospite della Casa Funeraria B.B.M. di via Ciapessoni, 21 a Pavia.

Volo Notturno

di Sinapsi, due poeti per una poesia
(Augusta & Claudio)

Portami lontano sopra il mondo
Fuori dai vincoli del tempo
Ho aperto gli occhi su d'un incubo tremendo
Vite ignare consunte senza scampo.
Ti porterò con me
Solo....
se sai volare
perchè la fantasia non ti posso prestare.
La fantasia di un uomo non la si può rubare
è frutto della mente
è vino inebriante.
Spalanco la finestra alla notte stellata.
Ne fisso una e sogno che tu l'abbia guardata
Cielo! I piedi si staccano da terra
Si spegne, via via, l'eco dei boati di guerra,
L'aria è fresca e dolce oltre le nubi
Nessun veleno esplode da grovigli di tubi
Mi attraversano luce e calore.
Volo con te, sulle tue parole d'amore...

(c) 2016 Testi di Augusta Belloni e Claudio Montini
(c) 2016 Immagini di Orazio Nullo e Augusta Belloni

Allergico alle regole ma ribelle per amore: estratto da "Camere ammobiliate per viaggiatori immaginari" 2015 Youcanpint

Da "CAMERE AMMOBILIATE PER VIAGGIATORI IMMAGINARI"  Youcanprint selfpublishing 2015

Senza passato e senza futuro

di Claudio Montini

La vita è un treno senza orario, dalla destinazione ignota, da cui scendi solo per salire su quello fermo alla stessa banchina ma sul binario opposto, in una anonima stazioncina persa in mezzo alla campagna e avvolta dalla nebbia.
Non c'è nessuno ad aspettarti e non hai nemmeno il tempo di affacciarti al finestrino per salutare: scendere e salire senza sosta vale per te come per tutti quelli che incontri nello scompartimento; trovi di tutto: chi fa molte tratte con te, chi sale una volta sola e poi non lo vedi più perchè cambia scompartimento, chi scende senza salutare e chi ti saluta con la mano e il viso rigato di pioggia, anche se non piove, quando il treno se ne va dalla stazione e lui prende il selciato per il cancello illuminato oltre la stazione.
In quel caso altri visi tristi, dagli occhi segnati, ti mettono in mano una sua fotografia con due giorni, due mesi, due anni e una frase di circostanza e ti rendi conto che un'altro amico ha finito il suo viaggio: perdi le parole, le certezze e le speranze ritrovandoti davanti a interrogativi più grandi di te e ti mancano tanto la forza quanto il coraggio.
Intanto i treni proseguono le loro corse, con le fermate dove si sale e dove si scende, imperterriti così come se si fosse il minuscolo dente di un'altrettanto minuscolo ingranaggio perso in un meccanismo inarrestabile: l'alba segue al tramonto che si fa giorno e poi sera per tornare ad essere la notte che la precede.
Non c'è mai troppo tempo per capire l'intera dinamica, non ce n'è a sufficienza per fare domande e aspettare risposte, se non dal manovratore, da un controllore che pattugli le carrozze: bisogna andarseli a cercare da sè, battendo il treno da cima a fondo sfidando addirittura l'astiosa indifferenza di molti altri passeggeri badando, contemporaneamente, a non perdere d'occhio stazioni e coincidenze, salite e discese, arrivi e partenze previste dalla propria tabella di marcia.
Chi salta passaggi non torna mai indietro, non può rifare il percorso evitando gli errori: è perduto come se si fosse fermato, anche se c'è chi sostiene che c'è sempre un rimedio, fuorchè alla morte.
Così nascono i dubbi e le angosce, così si alimenta il cupo dolore che annienta la volontà di continuare a vivere, dopo troppe battute d'arresto: il conforto, il consiglio, il motto divertente, vorrei dire anche il sorriso che accende una nuova speranza, non lo trovi da nessuna parte e ti accasci avvilito in uno scompartimento qualsiasi, senza accorgerti di coloro che sono già seduti lì e ti sorridono come se ti aspettassero.
Sono i rimorsi della coscienza, i nodi al fazzoletto che hai buttato alle spalle per scordarti definitivamente di una promessa, quelli nei capelli che non hanno mai incontrato un pettine, le parole dette nel momento giusto alle persone sbagliate e quelle taciute quando dovevano essere gridate in faccia al mondo, il coraggio che è mancato e il bilancio che non hai quadrato mai. Potresti persino chiamarli per nome, dare loro un posto nel dedalo di rughe e di calli che segnano il volto e le mani, fissarli nel tempo ricordando il giorno che li hai incontrati: potresti, già, se solo li riconoscessi e non ti fossi rassegnato all'eterna sconfitta, quella del peccatore che non sa perdonare sè stesso nè il prossimo.
Allora, cavi di tasca un quadernetto e una matita per imprigionare i pensieri sulla carta, per lasciare un'ultima prova della tua resistenza, per congedarti con l'onore delle armi.
Davanti al Giudice Ultimo, mi chiederanno se ho capito che cos'è l'amore, prima di pesare quello che ho dato e quello che ho ricevuto.
Lì, non avrò scampo, opzioni di appello o speranze di clemenza perchè leggeranno la risposta dentro al mio cuore; le mie parole da sole non basteranno a celare le mie intenzioni, a condividere le mie illusioni, a giustificare i miei inganni. 
Sarò nudo e trasparente come acqua di sorgente che rinasce dalle rocce e dal ghiaccio e ruzzola a valle.
Sarò sincero come il vino che scalda le vene e scioglie le parole dai vincoli del cuore e dal recinto dei denti. Sarò piano e sicuro come un sentiero ben selciato e inondato dal sole, spazzato dal vento che tra le guglie dei monti perennemente innevati.
Allora io dirò con voce sicura il tuo nome, scandendo le sillabe in modo tale che nessuno fraintenda.
Nella bisaccia della memoria, troverò parole nuove e inaudite per illustrare la luce della tua bellezza, quella che gli occhi e il cuore hanno visto stupendosi di tanta fortuna.
Di più, mi farò testimone di tutto il bene che hai saputo dispensare alla vita mia come a quella altrui.
Ti proclamerò come un miracolo che sana e resuscita e moltiplica la vita, come il miracolo inatteso che ha riacceso la speranza di rivedere la luce alla fine della galleria.
Canterò il tuo nome, i tuoi baci e le tue carezze ma anche l'idea stessa della tua esistenza nel mondo e la gioia che ha ridestato, tanto che mi basta pensarti per scordarmi la fatica del mestiere di vivere, anche ora che i nostri passi seguono traiettorie divergenti.
Nel buio della noia, sei stata il lampo che ha illuminato le macerie di una vita parcheggiata su un binario morto, senz'altra ambizione che quella di seguire il corso degli eventi sino all'esito finale.
Ero malato, morto senza essere immobile o incosciente o freddo: no, respiravo ancora e ancora avevo sangue nelle vene, scrutavo la nebbia senza penetrarla e senza cogliere orizzonti o prospettive; spingevo vagoni d'amore che scaricavo a piene mani per fiaschi d'aceto come salario; scappavo da dubbi e rimorsi inseguendo miraggi stantii, ma quando la consapevolezza di tutto ciò cresceva e mi agguantava, le bastava uno sguardo più lungo del solito a quello che si faceva la barba di fronte a me nello specchio, per sbugiardare la mia sicumera: allora lasciavo che le ore e i giorni mi scivolassero addosso cedendo passione, altrimenti inutile, a ciò che altri chiamano dovere o mestiere.
Credevo di essere caduto in un pozzo senza fondo e senza luce, dalle pareti viscide ora piane ora irte, dove ogni centimetro guadagnato era mortificato dal vedere le schiene degli altri avanti anni luce senza essere sudati nè sporchi.
Credevo di essere precipitato in un universo parallelo dalla logica perversa e bizzarra, in cui le scelte vincenti erano tutte quelle che avevo scartato e valevano solo le scorciatoie.
Credevo che ci fosse, comunque, un'altro me stesso che, in un'altro punto dell'universo, le azzeccasse tutte e che sarebbe stato meglio sparire smettendo di offender Dio: una parte di me, però, si è sempre ribellata a questa opzione perchè non voleva e non vuole fuggire, ma arrendersi o perdere con l'onore delle armi.  Dopo tanto correre e faticare, il caso e il mio corpo, rivelatosi insospettabilmente fragile, mi avevano costretto ad avere tempo per fare il punto della situazione, senza rimandare ancora, scrutando le regioni inesplorate del mio cuore e i misfatti compiuti nel passato.
Non tanto per certificare la mia mediocrità, quanto per trovarne una via d'uscita perchè era necessario voltare pagina e iniziare a scrivere un nuovo capitolo.
Apparentemente, ogni cosa procedeva per il meglio e la guarigione sembrava vicina: poi, come nella strofa di una canzone che con alcuni vecchi amici provammo a lungo a suonare, una frase sciocca o un banale doppiosenso, non è come io la penso, ma il sentimento era già un po' troppo denso.
Sono restato imbambolato a guardare la tua fotografia migliorata dagli anni trascorsi sul tuo viso e lasciati tra noi, alle nostre spalle, mentre trascrivevo su un francobollo il tuo numero di telefono.
E' stato un dolcissimo delirio, l'evento umanamente migliore che abbia mai sperimentato, indimenticabile e irripetibile.
Per ogni sogno che tramonta, c'è una nuova illusione che sorge e veste le macerie di nuova luce, tanto che si azzarda a pensare di adoperarle per la ricostruzione: la stoltezza dell'animale umano, di genere maschile, è smisurata e sarebbe sorprendente se non fosse anche perniciosa per la sua stessa sopravvivenza.
Ti fermi con la matita a mezz'aria e il naso al soffitto: una voce ha chiamato il tuo nome per la prossima stazione; c'è un'altro treno da cambiare, uno da cui scendere e uno su cui salire: forse è l'ultimo e forse no, ma sei sicuro che non lo perderai e strappi dal quaderno i fogli appena scritti abbandonandoli nello scompartimento, lasciandoli preda della curiosità dei tuoi occasionali compagni di viaggio che ugualmente non porterai con te. Sul nuovo convoglio vuoi salire senza passato e senza futuro: l'uno perchè hai imparato che recriminare è fatica sprecata, l'altro perchè ti sta venendo incontro e puoi solo allargare le braccia per raccogliere il meglio che reca con se, adattandoti come l'acqua in ogni recipiente.


(c) 2015 Testo di Claudio Montini
(c) 2015 Immagine di Orazio Nullo

sabato 29 ottobre 2016

Catalogo di luce


Oggi è giunta, inaspettata e tragica, la notizia della morte di Augusta Belloni, poetessa e pittrice e fotografa sessantaquattrenne; è deceduta in un tragico incidente stradale in autostrada, A26 loc. Castelletto Ticino (NO) nel quale è rimasto gravemente ferito il marito che si trovava al volante, ma le cui condizioni non destano preoccupazioni. Era di ritorno da una clinica dove si era recata per un periodo di riabilitazione e di aggiustamento della terapia per la grave malattia neurologica contro cui lottava da anni; era la mia "partner" poetica, la persona speciale e discreta con cui, per gioco, avevo dato vita al progetto SINAPSI DUE POETI PER UNA POESIA. Oggi sono un po' più solo del solito: ma non sono triste perchè mi restano le nostre poesie e quelle che ho letto e registrato corredandole di immagini, che trovate su youtube.com così come questo video che racchiude alcune tra le più belle immagini che mi ha regalato, solo perchè le pubblicassi a mia volta e potessero godere di un supplemento di vita e di visibilità ulteriori.
Per ora posso solo dirti "grazie Augusta" e "arrivederci", a presto o a tardi toccherà deciderlo proprio a Colui che ti ha rivoluto con sè in qusto modo dannatamente cruento e doloroso. Buon viaggio.
Claudio Montini
Orazio Nullo e tutta Radio Patela

venerdì 28 ottobre 2016

Mentre mezza Italia crolla continua l'arrivo di profughi.

Buonanotte al secchio 
e anche ai suonatori

di Claudio Montini

Siamo niente per l'Europa dei potenti, dice un'amica mia su facebook; sarà...ma non vedo alcuna relazione tra il terremoto e la questione degli sbarchi a getto continuo di migranti e l'infima stima di cui gode l'Italia in seno al consesso delle democrazie al potere nel Vecchio Continente. Certo, non è affatto l'entità politica unitaria sognata da Spinelli e Rossi nell'esilio di Ventotene nel 1943, guarda caso proprio mentre a Teheran e poi a Yalta Churchill, Roosevelt e Stalin si spartivano il mondo intero; da lì bisogna partire per togliere la maschera a questa Europa di bottegai micragnosi e farisei tra i quali, da italiani scellerati e disperati quali siamo, bramiamo e ambiamo di essere annoverati e dai quali aneliamo essere ricompensati per gli sforzi farraginosi di contribuire al bene e alla giustizia mondiale. Siamo garzoni di bottega, sciocchi e volenterosi ma anche bizzosi, pronti a perderci in questioni di lana caprina, come sempre pronti ad esser deboli coi forti e forti coi deboli (il prefetto che avvisa il sindaco alle 16 che per le 17 deve sgomberare un edificio adibito a pubblico ritrovo per la popolazione di una frazione che, finora, non aveva ospitato migranti magari perchè non ritenuta idonea, come lo vogliamo chiamare se non abuso d'autorità?): questo sembra la Repubblica Italiana, l'Italia, gli italiani perchè la nostra classe dirigente, indipendentemente dalla tessera di partito ben nascosta nel taschino interno della giacca e sorvegliata dalla cravatta, ci ha messo molto del suo mestiere e della sua pochezza a far sì che ciò accadesse. In Europa sanno perfettamente che non siamo in grado di identificare chicchessia (non per nulla Provenzano è andato più volte in Francia a farsi operare e curare, Matteo Messina Denaro latita e prospera indisturbato, mentre non abbiamo ancora capito chi abbia messo la bomba alla stazione di Bologna, nè perchè, e tre reclusi a Rebibbia (carcere di Roma) evadono segando le sbarre, calandosi con le lenzuola, lasciando sagome di cartone al posto loro nelle brande): siamo utili solo a concentrare in appositi campi (come quelli ideati dal dottor Goebbels ma meno spartani, per così dire, e senza forni o finte docce), gli emigrati che la mafia mondiale compra e vende dove la fame è compagna di vita per smistarli, con calma, dove più le conviene o dove ci sia maggiore richiesta di organi da trapiantare a facoltosi esseri umani privi di scrupoli, dove servano cavie per cui nessuno si darà pena o giocattoli sessuali usa e getta. Il terremoto, quello che butta giù le case e i palazzi, sotterrando le persone e spogliandole di quei pochi beni che erano le loro ultime intime certezze e sicurezze, è un dettaglio facente parte della categoria dell'imponderabile, un accidente che, in tutta questa strategia continentale e globale, torna buono per distrarre la maggioranza silenziosa altrimenti detta "popolo bue" che, al più, sentenzia o starnazza o pontifica sui social network nella perversa gara a chi spara la castroneria più grossa, saldamente arroccato nella propria poltrona davanti allo schermo del computer di casa e ben lontano da macerie, fame, fumo, freddo, bombe, proiettili, calcinacci e mare in tempesta su un guscio di noce che si sta per rovesciare.

(c) 2016 Testo Claudio Montini
(c) 2016 Immagine Orazio Nullo "Twenty-second century engine"

domenica 16 ottobre 2016

A teatro, realtà e sogno convivono beate: viva il teatro!

Palcoscenico magico

di Claudio Montini

Una serata a teatro non può lasciare indifferenti:cambia la percezione della vita intera e della tua missione su questa terra, anche se stai in platea o su nel loggione. Ieri sera sono stato al teatro Cagnoni di Vigevano (Pavia, ancora per poco...), accompagnavo mio nipote Gabriele che faceva parte della giuria popolare del premio Città di Vigevano (unico ragioniere tra altri ragazzi scelti tra le varie scuole superiori di Vigevano e Mortara), inserito nel novero di manifestazioni previste per la 15° Rassegna Letteraria Città di Vigevano il cui tema era "La realtà vince il sogno?"; per la cronaca ha vinto Simona Vinci (La prima verità, Einaudi) superando Andrea Tarabbia (Il giardino delle mosche, Ponte alle grazie) e Maurizio Maggiani (Il romanzo della nazione, Feltrinelli); sempre per la cronaca, è stato assegnato a Marco Paolini, attore e drammaturgo e scrittore esponente del cosiddetto teatro di impegno civile, il premio alla carriera e ha brillantemente intrattenuto il pubblico con un'assaggio del suo nuovo lavoro; ma io ho assistito. complessivamente, a uno spettacolo piacevole, semplice, pulito e ordinato, dal ritmo serrato e preciso come un'orologio svizzero, quasi magico perchè ha dato volto e voce e carne e ossa a tre autori, a tre scrittori, a tre produttori di cultura che hanno esposto, con naturalezza e senza altezzosità corporativistica, le ragioni e le essenze dei loro lavori riscuotendo un'attenzione altissima e partecipata del pubblico che ha gremito la sala, i palchetti e il loggione. Merito di Bruno Gambarotta che ha condotto la serata con ironia e garbo squisitamente sabaudo e d'altri tempi, merito della bella prova di lettura di Martina De Santis (cimentatasi con passi scelti dai tre libri finalisti), merito di questo teatro d'impostazione tipicamente tardo ottocentesca, col praticabile di legno scuro che mostrava con orgoglio tutte le sue tavole e i suoi anni e l'arredamento che proiettava, chiunque ne avesse varcato la soglia così come chi si trovava sul palcoscenico, in un altra epoca meno frenetica ma assai più elegante, ricca di teste pensanti e non zucche vuote, di buone maniere (su tutte, aspettare che l'altro finisca di parlare prima di replicare oppure obiettare); merito di chi, da quindici anni, si sbatte per organizzare una rassegna letteraria nell'ex capoluogo italiano della calzatura. Peccato che non ci fosse una telecamera di Telepavia, o di Telelombardia o VideoNovara o della RaiTGR Lombardia. Possibile che la cultura faccia così ribrezzo o paura? O forse temono la televisione e il giornalismo in senso lato che, inducendo a pensare con la propria testa, essa potrebbe distrarre dai consigli per gli acquisti il popolo bue?

Ai posteri l'ardua sentenza.

(c) 2016 Testo di Claudio Montini
(c) 2016 Immagine Google Images Database 

lunedì 10 ottobre 2016

Quando cambiano all'improvviso le prospettive di vita

L'amore va oltre una promessa

di Claudio Montini

"Cinque minuti di un amore insegnano più di una vita a correre e cadere", cantavano i Pooh alcuni anni fa; così come la frase "amarvi e rispettarvi nella buona e nella cattiva sorte ", propria del rito cattolico del matrimonio, diventa cogente e imperativa perché è proprio nei frangenti determinati da quest'ultima che si misura la profondità e la forza dei sentimenti che legano, nel senso più benevolo del termine, gli esseri umani gli uni agli altri e, in particolare, un uomo e una donna. Se sei una persona dotata di una briciola di dignità e di lealtà, non puoi sottrarti all'impegno che hai contratto davanti a Dio e agli uomini, nonostante tutto. L'amore e suoi accidenti sono un aspetto maledettamente serio della vita, di questa unica e irripetibile opportunità di fare la differenza calpestando questo sasso dotato di campo magnetico e atmosfera respirabile, lanciato alla deriva nello spazio interstellare. L'autunno per me e Maria Angela è arrivato con un mese di anticipo ed è stato un disastro di proporzioni bibliche, un terremoto vissuto in diretta sull'epicentro e con ipocentro il primo tratto della sua arteria carotidea: il coagulo si è fermato lì determinando un vasto edema cerebrale, inoperabile, con una velocità di espansione fuori dal comune. Soltanto dopo 160 ore dall'evento, avvenuto il 29 agosto 2016 alle 14:15 mentre eravamo a casa (io disoccupato e lei in ferie estive), è stato possibile dichiararla fuori pericolo; nel frattempo, aveva avuto una fibrillazione atriale e una reazione allergica grave a un farmaco cardiologico. Non parla da allora, non muove tutta la parte destra del corpo (è ragionevole pensare che non veda e non senta), ma dopo due settimane in neuroriabilitazione, è sveglia e cosciente, presente a sé stessa e conscia dello spazio e del tempo, impaziente di poter riprendere a parlare e a mangiare liberandosi del sondino nasogastrico con cui, da allora, si assicura cibo e medicinali avendo anche perso capacità di deglutizione. È ricoverata nell'Istituto Neurogico Nazionale Casimiro Mondino di Pavia ed ogni giorno che passa ottiene qualche piccolo successo, compie qualche piccolo miglioramento visibile più a noi che guardiamo da fuori ogni giorno che andiamo a trovarla e darle conforto. Il 4 ottobre 2016, dopo in intenso addestramento con la logopedista e venti giorni di riabilitazione, complice il nulla osta dell'otorinolaringoiatra che ha verificato la ripresa del controllo dell'epiglottide, il sondino nasogastrico è stato rimosso e la fastidiosa pompa che inviava la miscela fluida nutrizionale fino nello stomaco: è finito un'incubo per Maria Angela e anche il suo stato d'animo ne ha tratto giovamento, mentre per noi che viviamo la sua malattia da fuori si tratta di un enorme risultato e di una bella sorpresa. Ora mangia pranzo e cena come tutti gli altri ospiti, ha il suo vassoio e il suo menù, sebbene si tratti di pietanze liquide e dense come passati di verdura e semolino, omogeneizzati di carne e formaggio o prosciutto (come quelli che si danno ai bambini nello svezzamento), frutta omogeneizzata e frullata, bevendo acqua condensata ovvero una gelatina a base di acqua e sali minerali e aromi che rendono più sicura l'idratazione di soggetti con la patologia di Maria Angela. Vederla portare il cucchiaio, con la sinistra, alla bocca e coordinare tutti i movimenti necessari a ingoiare correttamente il boccone, prendendo i tempi giusti e senza fretta come se controllasse con certosina pazienza tutto il percorso del bolo alimentare, vuotare a ritmo costante il piatto fermandosi a respirare e facendo chiaramente capire quando vuole bere o smettere di mangiare, è uno spettacolo che fa bene al cuore mio di marito e a quello di sua madre che, sin dal primo istante, ci è stata vicino non solo spiritualmente ma anche materialmente e ha mancato pochissimi giorni di farle visita. Nel resto degli aspetti della vita pratica, me la sto cavando benissimo dal momento che ho sempre avuto passione per la cucina e mi piace stirare, un po' meno spolverare, ma adoro i tour con la scopa elettrica o l'aspirapolvere; sono oculato nel fare la spesa e cerco di gestire al meglio le scorte e le risorse come qualsiasi brava massaia del secolo scorso. Come faccio a restare calmo in mezzo a questa tempesta? Come ho fatto a superare i giorni in cui la prognosi era riservata e la situazione poteva precipitare da un momento all'altro? Non lo so, non me lo spiego ma neppure me lo domando; ho paura come tutti, ho poche informazioni, mi fido solo di ciò che vedo e mi aggrappo all'ottimismo che esso genera. Sono trascorsi quarantadue giorni da quello in cui ci è caduta questa grossa tegola sulla testa: pur non essendo uno che tenga particolarmente a far pubblicità alle disgrazie, siano esse proprie o altrui, debbo ringraziare le persone che stanno dietro ai cosiddetti social network contacts le quali, inaspettatamente numerosissime e solerti e tenere e pudiche, mi hanno fatto sentire meno solo e rinforzato il morale. Il cervello è un organo del corpo umano tra i più delicati e complessi e misteriosi: ma quando viene tradito dal sangue e dal cuore è come vivere un terremoto di elevata potenza calpestandone l'epicentro, poiché crolla e si cancella tutta la vita precedente insieme alle poche certezze e alle poche conquiste. La Maria Angela che conoscevo e che, con alti e bassi come è naturale che sia nell'ordine delle cose umane, ho sposato e con cui ho condiviso ventitrè anni di vita è finita il 29 agosto 2016 alle 14:15; oggi c'è un'altra Maria Angela che faticosamente cerca di recuperare una sua autonomia, che cerca di affrancarsi dallo stato di malattia, che ha bisogno anche di me per farlo, che vive giorno per giorno e da ciascuno di essi vuole avere risultati positivi e passi in avanti perchè le prospettive per il futuro sono ancora più incerte e confuse di prima di questo evento che, come me, ritiene ingiusto e immeritato.

(c) 2016 testo di Claudio Montini
(c) 2016 Immagine Orazio Nullo "Life different prospects" 

giovedì 6 ottobre 2016

Letti & Piaciuti: Elda Lanza "Uno stupido errore"- Salani, 2016

Elda Lanza
UNO STUPIDO ERRORE
Ed. Salani  2016


La legge è imperfetta per tutti, specialmente per le vittime


di Claudio Montini


La perfezione non è di questo mondo, si usa dire delle cose umane: la letteratura e la giustizia sono tra queste, nonostante millenari sforzi di menti sopraffine e ben superiori alla mia. Infatti basta uno stupido errore a lasciare una vittima senza colpevole e priva del benché minimo risarcimento per la sua malasorte.
Elda Lanza, in Uno stupido errore edito da Salani (2016), pone la questione della coincidenza, eventuale e non scontata, tra verità concreta e verità processuale lasciando al lettore libertà di coscienza e stimolo per una riflessione. Tuttavia, questa non è una imperfezione: anzi è una presa d'atto che certifica, se mai ve ne fosse ancora bisogno, la padronanza magistrale dei mezzi artistici e culturali della scrittrice novantenne, ben più vivace di colleghe con la metà delle sue primavere alle spalle; l'imperfezione, semmai, risiede nel sottotitolo che fa parte del clichè come gli strilloni di stampa riportati, in quarta di copertina, a suffragio della eccezionale qualità del lavoro di colei che è stata la prima conduttrice e autrice televisiva di Mamma Rai, ben prima di Enza Sampò per intenderci, nei cosidetti anni eroici della televisione di stato: questa volta, non è un'avventura dell'avvocato napoletano Massimo Gilardi, ex commissario di polizia a Milano, perchè lui entra nella storia solo per dovere professionale apparentemente sbrogliando e trovando il bandolo di una matassa che il coro dei veri protagonisti ha provveduto a ingarbugliare per nascondere la dinamica dei fatti. A loro volta, i componenti di questo coro di umanità varia ed eventuale nascondono e scoprono verità e realtà che, pur essendo palesi e concrete non solo nella Napoli immaginaria di Elda Lanza, non si toccano e se lo fanno si sfiorano con scintille che mettono a nudo la meschinità del vivere quotidiano: l'aurea regola del quieto vivere e dell'accordo tra le parti appagherà tutto il resto del coro dei protagonisti tranne, appunto, la vittima che rimarrà orfana del proprio sogno per colpa di un malinteso senso dell'amicizia e dell'amore e dell'etica che li dovrebbe guidare.
E' come una tragedia greca nel senso migliore dell'espressione: la Tebe di Eschilo e di Sofocle era tanto vera e fittizia, allo stesso tempo, quanto lo è la Napoli della signora Lanza perchè quello che importa è l'umanità a tutto tondo dei personaggi che mette in scena e fa parlare e agire con uno stile impeccabile e una scrittura elegante, corretta linguisticamente anche nella caratterizzazione, scorrevole e lieve e gradevolissima tanto da arrivare al termine di ogni capito e ogni capoverso senza il benchè minimo affanno o dubbio.
Max Gilardi diventa comprimario di lusso per tutti gli altri personaggi che, proprio come in un coro, tesse la trama della vicenda con la propria voce e coi propri atti e coi propri pensieri intrecciandola a quella altrui: e noi che leggiamo, anzi, vediamo come se fossimo di fronte a un diorama animato, sapendo come sono andate le cose, ci struggiamo impotenti nell'assistere agli sviluppi della vicenda.
Uno stupido errore di Elda Lanza (Salani, 2016) è una bella occasione per tutti di riconciliarsi con la letteratura italiana e per sfatare il mito, assurdo e provinciale, secondo il quale il poliziesco o noir che dir si voglia sia un prodotto di seconda fascia, buono solo per l'intrattenimento popolare a buon mercato: a partire dalla lingua adoperata con elegante rispetto di tutte le regole sintattiche e grammaticali del miglior italiano, comprensibile dalla Punta Hellbronner sopra Courmayeur a Lipari e Lampedusa e da Sappada a Capo Teulada o al Poetto di Cagliari, per arrivare alle domande finale, scritte in corsivo, che chiudono il romanzo, esso assolve egregiamente al compito fondamentale che dovrebbe animare e innervare l'azione e la produzione di chiunque si metta in testa di farsi scrittore o generatore di cultura in genere.
Questo compito è intrattenere con intelligenza, con garbo, buon gusto e proprietà di linguaggio e non rozza improvvisazione, che spesso scade nel pecoreccio; siccome non è mai troppo tardi, o meglio, gli esami non finiscono mai, si aggiunge anche l'opportunità di lanciare messaggi edificanti e stimoli alla riflessione che portino a una evoluzione civile nel senso più ampio del termine; se la moderna televisone e tutto il sistema dei mezzi di comunicazione ha abdicato alla missione pedagogica, rincorrendo solo logiche di profitto commerciale, tocca allora agli scrittori e ai poeti, se non sono stati tutti arruolati dalle case discografiche, il compito di ricreare gli animi disintossicandoli dalla banalità del male e della cattiveria gratuita.

© 2016 testo di Claudio Montini 
© 2016 foto di Orazio Nullo

sabato 1 ottobre 2016

Poesie & poeti di gran classe: Barbara Agradi "Camminando verso..."


CAMMINANDO VERSO....






di Barbara Agradi

Ho camminato con pensieri bui
nel tempo in cui tenebra e luce
sono ancora confusi nell'aria.
Ho camminato seguendo un richiamo:
sono giunta al mare, su quel pontile
a noi tanto caro!
All'orizzonte sorgeva il sole
una coppietta sedeva dove tempo fa sedevamo noi:
per rimirar cotanta bellezza!
In silenzio, poco più indietro siedo anch'io
voglio assaporare il giorno nuovo; inedito...
Respiro avidamente a pieni polmoni.
Quella sferzata di aria salmastra
mi scuote; improvvisamente capisco quel richiamo:
e' il tuo, amore di sempre!
Il sole si alza insieme a quel monito
che lasciasti prima di andartene:
" ogni giorno che nasce e' un pezzetto di vita che se ne va:
vivi bene la tua vita ....assaporala fino in fondo!!
In ogni tua alba; io ci sarò !"
Il sole pare sorridere: fasci di luce dorata
attraversano un mare calmo:
come il mio cuore.
Riprendo il cammino
in compagnia di pensieri luminosi:
l'aurora, non ha sprecato il suo tempo!
(c) 2016 Testo di B. Agradi @ riservati
01/10/2016
(c) 2000 Martin Meyer "Coppia" Google Images Database

giovedì 15 settembre 2016

Quando la classe non è acqua e l'ironia non difetta

Svelato uno dei misteri della 
Balena Bianca
di Giampaolo Cerri e Claudio Montini

Matematica quasi quantistica, quasi applicata alla politica: andiamo a cominciare enunciando, come si conviene, il seguente problema. 
Se io prometto mari e monti (no Monti meglio di no, visti i recenti trascorsi e i dannosi strascichi), tavole imbandite e fiumi di latte, miele, birra e bonarda e moscato, insomma TUTTO al soggetto Pinco, che osanna ogni mia parola pendendo dalle mie labbra (mentre le sue sono affaccendate in innominabili pratiche con i miei piedi, o peggio, le mie terga); se, poi, in un impeto di entusiasta generosità, prometto il CONTRARIO DI TUTTO al soggetto Pallino (che non fidandosi, aspetta che l'altro abbia finito, per fare altrettanto con certe mie estremità), posso asserire e manifestare all'orbe terracqueo (ovvero l'universo mondo) che, comunque vadano le cose e gli eventi, avrò mantenuto fede al 50% delle promesse fatte? Posso affermare con certezza che il risultato è corretto e, sotto sotto, mi posso anche vantare di essere un grande statista? Ovvero, che il mio modo di agire è ugualmente corretto e da statista di caratura internazionale (...e pazienza se ogni tre parole di inglese, ne infilo cinque sbagliate), oppure devo tenere in considerazione un'incognita che, per comodità, indicherei con la lettera "s"? In base a quest'ultima affermazione, in linea di principio e dal punto di vista logico, dovrei scrivere:
modo di agire = incognita "s" + corretto = scorretto.
E' matematica, giusto? Mi pare l'insegnassero in terza o in quarta elementare, fino agli anni Novanta del secolo breve (il XX ultimo scorso)....per lo meno, noi l'abbiamo imparata allora. Dunque, finalmente, ecco spiegato il teorema delle convergenze parallele di andreottiana (e dorotea nonchè democristiana) memoria in parole semplici e accessibili!! Ci sono voluti quasi cinquant'anni per trovare qualcuno che lo dimostrasse e lo mettesse tenacemente in pratica, rispolverandolo dagli armadi della corta memoria italica, fino a istigare al suicidio la repubblica nata dalle ceneri della monarchia e delle camice nere. Il bello e il brutto della cosa è che chi lo ha enunciato a suo tempo (allora si usava chiamarlo compromesso storico, oggi vorrebbe chiamarsi Partito Democratico ma sotto le etichette i barattoli sono tutti uguali...), chi lo ha tradotto in pratica anche nel Terzo Millennio e chi, provando coraggiosamente a gridare "...ma il re è... nudo!!" (e neppure alla meta) lo ha tradotto in un ragionamento lampante anche per coloro che sono poco avezzi all'agone politico e alle sue schermaglie verbali (grazie Giampaolo, Claudio è un vero e proprio uomo della strada anche perchè ha fatto il camionista per vent'anni e ora sta in mezzo a una strada a cercar lavoro), sono tutti (anche Claudio, sebbene non lo ammetterà mai che dietro il garofano verso cui nutriva simpatia, c'era uno scudo crociato con una parola cui non ha mai rinunciato: Libertas) "figli spirituali" della cosidetta Balena Bianca, la Democrazia Cristiana creata da Alcide De Gasperi e nata dalle ceneri del Partito Popolare fondato da don Luigi Sturzo. Piaccia o meno, essa è stata nel bene e nel male madre e matrigna della Costituzione della Repubblica Italiana e del boom economico dei tanto rimpianti anni '60 del XX secolo, il secolo breve, evitando allo Stivale Italico derive sudamericane, sovietiche o, peggio, libanesi. Tuttavia, quelli erano altri uomini, altra moralità, altri tempi che noi moderni e contemporanei emancipati e tecnologizzati non sembriamo in grado nemmeno di imitare: ci limitiamo a tirare a campare...sempre meglio che tirare le cuoia! A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre.

(c) 2016 testo di Giampaolo Cerri e Claudio Montini
(c) 2016 immagine di Orazio Nullo "Invisible plots"

sabato 10 settembre 2016

Noi marinai di terra...


Ad un amico che trasloca...



Dicono che la meta non conta, ciò che conta è il viaggio: ma un trasloco è un'altra storia, è uno strappo nel tessuto del tempo, è un colpo di scure all'ultima fibra del ceppo, quella che cedendo fa cadere l'albero, è chiudere un portone e dimenticarsi persino della strada che ci ha portato a bussare fino a lì. Anche se si torna, perchè è a portata di mano, non sarà mai più la stessa cosa; come la brace azzimata dalla cenere che, ingannando gli occhi con un vivido rossore, disperderà tepore in un raggi troppo piccolo per potere ancora scaldare. Allora buon viaggio, caro amico; buon riposo e buon lavoro per la nuova partenza: noi marinai di terra, come quelli che sfidano le ugge di Nettuno (o Poseidone che dir si voglia), invecchiando abbiamo in comune il difetto di affezionarci alle rive presso cui attracchiamo perchè col tempo, questa è la maledizione di chi viaggia, si perde la vista dei profili e degli orizzonti già noti, ma resta indelebile l'odore e il sapore di questi ultimi e sono loro che bussano al portone dei nostri ricordi.

(c) 2016 testo Claudio Montini
(c) 2016 Immagine Orazio Nullo "Night flight over Giovi Pass"