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lunedì 31 agosto 2015

Meglio andare a dormire leggeri.... da "Camere ammobiliate per viaggiatori immaginari"

Effetti dello spuntino di mezzanotte






Tratto da 
CAMERE AMMOBILIATE
PER VIAGGIATORI IMMAGINARI

di Claudio Montini    
                                   2015  Youcanprint 


 

Il coccodrillo se ne stava acquattato nella melma tra le canne buone per le stuoie e le capanne dei bipedi umani, sul limitare tra la palude e le acque veloci e ansiose di invadere il delta e la laguna.
Osservava l'airone e l'ibis che, presi da fili trasparenti e da essi sospesi tra il sole e l'acqua e la terra dell'altra riva, ora cavalcavano lasciandosi portare ora contrastavano gran fremito d'ali scivolando, sconfitti ma non domi, il vento che saliva dal mare a modellare le dune sabbiose e a baciare, scolpendole con la delicatezza di un paziente cesellatore, le misteriose montagne con cui avrebbe generato gonfie e pesanti nubi per celare la sorgente del grande fiume e rinvigorirne la forza.
Questo vento era buon segno per i bipedi umani che dovevano la fortuna della loro sopravvivenza a quella forza che copriva i loro campi e le loro case, a volte cancellandoli ma più spesso nutrendo la terra così bene da ricompensare dei danni subiti e accumulare beni anche per le generazioni successive.
Per il coccodrillo tutto ciò non rappresentava nè un miracolo ne un gesto di generosità di un padre misterioso e soprannaturale per i suoi figli adoranti, convinti di essere anche i suoi prediletti; lui sapeva bene che non era altro che il cerchio della vita che, imperterrito e immutabile, compiva il suo percorso come il buio della notte lascia posto alla luce del giorno: si nasce da chi sta per morire, si cresce e si mangia o si viene mangiati e, se accade la prima delle cose, si generano altri individui prima di morire per fare posto a quelli nuovi che faranno altrettanto.
A meno che non piombi un sasso dal cielo, alzi un gran polverone e cambi le carte in tavola, come era capitato ai suoi antenati che erano morti quasi tutti e, così facendo, avevano lasciato il dominio della terra ai bipedi ( a detta loro ) pensanti , scesi dagli alberi perchè stanchi di mangiar banane....
Ebbene, a pensare come complicarsi la vita e ammazzarsi di fatica, sono bravissimi: poco più in là da lui, in mezzo al grande Nilo, solcava i flutti e i gorghi opposti alla sua rotta vincendoli grazie ai muscoli dei vogatori e al vento che tendeva timidamente la vela, il vascello del giovane faraone e della sua bella sposa, scortato da navigli più piccoli ma carichi di arcieri agguerriti.
Tutti remavano con vigore, come se avessero i loro dei degli inferi alle calcagna, sudando come fontane e dandosi cambi regolari: remavano e sudavano senza ritegno, ma anche cantavano con gioia come se andassero a fondare una nuova città.
Ne avrebbe fatto volentieri a meno d'ascoltarli, perchè si sa che il coccodrillo è un tipo riservato, non proprio abbottonato ma che da poca confidenza ai bipedi umani: basta un salamelecco qualunque per farti la pelle e in un amen ritrovarti borsetta o scarpa o cintura se non su magliette e mutande sportive.
Però, poveretto, cos'altro poteva fare se doveva ancora digerire l'ennesimo impiccione che s'era incaponito a scoprire “ il coccodrillo come fa se non c'è nessuno che lo sa?”
Si dice non usi mai il cappotto: bella forza, vive in Africa, sulle rive di un fiume stretto tra due deserti e un mare salato che più salato non si può, il Mar Morto appunto...
Si dice mangi troppo...eh no! A questo punto avrebbe voluto dare ai rematori canterini notizie di prima mano, nel senso che prima avrebbe assaggiato una loro mano e, se di suo gusto, con calma si sarebbe sgranocchiato il resto impanandolo con le sabbie del letto del fiume: ma ai remi sono tutti etiopi e nubiani e il veterinario ha detto che alla sua età doveva prediligere le carni bianche.
Tra i musici che davano il ritmo e accompagnavano i cori, c'era qualche viso pallido, smorto da far paura come le bende che avvolsero il padre del faraone attuale: ma non erano sufficienti nemmeno per l'aperitivo, troppo secchi e bassotti; tuttavia avevano insegnato dei bei motivetti alle ciurme, con dei ritmi allegri e sincopati che facevano battere la zampa anche a lui e agli altri colleghi che si erano radunati ad ammirare la festosa parata, dopo essersi divertiti a provare le dentiere nuove con i vari esploratori da salotto con telecamera a spalla.
I bipedi canottieri e i bipedi suonatori remavano, sudavano e soffiavano nelle loro trombe con un entusiasmo contagioso: persino Tutankhamon e Nefertiti battevano le mani a tempo e seguivano la musica con la testa.
Un airone che seguiva il corteo riferì che aveva udito il faraone esprimere il proposito di cambiare nome in Akenhaton delle Piramidi, per fare come Mal dei Primitives; il moretto coi baffi e i dentoni e il biondino spennacchiato gli avevano promesso un provino, nella loro isola molto più a nord di lì: lassù Iside e Osiride non erano granché popolari, ma se era raccomandato da Freddy Mercury e Phil Collins avrebbe sfondato sicuramente, sebbene il primo fosse sembrato più attratto dall'approfondire la conoscenza di ogni singolo membro dell'equipaggio e il secondo adorasse la faraona, con o senza patate...
Il coccodrillo sembrava perplesso, ma quando i fiati degli Earth, Wind & Fire punteggiarono e contrappuntarono i cori di Al Cairo, al Cairo, Suez on my mind, Sitting on the dock on the Red Sea, dopo aver eseguito Papyruslate e We are the Aegyptians, gli scese ben più d'una lacrimuccia: la digestione era quasi alla fine.
Infatti, quando partì il coro di Etiopia, Etiopia mia, ebbe un sussulto di dignità e ritornò presente a se stesso: cavò dalla corazza dorsale il cellulare e alla signorina della PyramidFone dettò un numero che, per malasorte delle doghe in faggio della rete, fece sobbalzare dal sonno alla veglia l'elefante il quale, invece di essere solo il marchio del materasso, ci russava beatamente sopra come una motosega con l'acceleratore inceppato.
- Guagliò...ma che vi siete bevuto, mangiato, fatto stasera, prima d'annavve a curcà, per mescolare l'antico Egitto, io coccodrillo e 'o faraone con Freddy Mercury, Phil Collins e gli Earth Wind & Fire che si cambiano pure le parole di Romagna Mia ...che poi Casadei s'infusca e lo chiammeno “'o ventilatore” tanto che si rivolta nella tomba??? - **
- Boja faus d'un boja faus...!! Devo smettere di farmi la bagna cauda e la peperonata in umido come spuntino di mezzanotte e poi fare i gargarismi col dolcetto. - **
Rispose l'elefante senza proboscide, tutto sudato e seduto sul letto; ciabattò, al buio per non svegliare la jena sabauda che gli dormiva accanto, fino al frigorifero per ingollarsi una generosa razione di americanata liquida dalla ricetta segreta che, giunta a destinazione, scatenò l'urlo della valvola pilorica e l'apertura di quella duodenale: il cane abbaiò come se avesse sentito il tuono del diluvio universale.
Ma non piovve e fu, per il resto, una nottata tranquilla.


Traduzione delle parti in vernacolo:
** Ragazzo...cosa vi siete bevuto, mangiato o fatto stasera prima di andarvi a coricare per mescolare l'Antico Egitto, io coccodrillo e il faraone con Freddy Mercury, Phil Collins e gli EW&F che cambiano le parole di "Romagna Mia" tanto che poi Casadei si arrabbia e lo chiamano il ventilatore dal rigirarsi nella tomba??
**Boia falso d'un boia falso (espressione tipica piemontese) Devo smettere di fare lo spuntino di mezzanotte con la peperonata e la bagna cauda (piatti tipici piemontesi a base di peperoni in umido e acciughe, aglio, burro e,opzionale, panna cotte lentamente e amntenute calde anche in consumazione) e poi fare i gargarismi con il dolcetto (vino tipico piemontese da tavola corposo, forte e ad alta gradazione)


(c) 2014 testo di Claudio Montini  
(c)2015 Ed. in self-publishing per Youcanprint
(c) 2015 Foto di Orazio Nullo e Augusta Belloni  

venerdì 28 agosto 2015

Il risveglio della nostra coscienza umana

Le gocce di madre Teresa di Calcutta 

 

di Claudio Montini 




Madre Teresa di Calcutta, in un flm che aveva le migliori intenzioni di raccontare la sua vita e le sue opere, all'europeo scettico che le domandava se credeva di poter cambiare il mondo sola e fragile come pareva ai suoi occhi, rispose che, dal momento che ne parlavano faccia a faccia, lei non era affatto sola ma loro erano gia in due; all'obiezione che le sue fatiche erano come una goccia nel mare della sofferenza, replicò che, il fatto che loro fossero in due a parlarne e a pensare di fare qualcosa, significava che le gocce erano già due; a sua volta domandò al suo interlocutore se avesse moglie: sì? Allora siamo già in tre! E con i figli si saliva a sei, se poi si fossero interessati anche gli amici si sarebbe incrementato il numero delle gocce, fino a diventare un ruscello che sarebbe sceso a valle incontrando altri ruscelli e sarebbero diventati un fiume; fino alla pianura, dove avrebbero sì rallentato la corsa ma per incontrare altri fiumi e correre insieme fino al mare, come accade da millenni a Dio piacendo...."Dunque", concluse la piccola grande suora albanese, che aveva insegnato geografia nel collegio in India dove era stata mandata in missione, dopo aver preso i voti perpetui, "anche lei converrà che il mare sia fatto di gocce e non si è fatto da solo".
Dobbiamo ripartire da questa insolita parabola, forse vera e forse inventata dagli sceneggiatori, se vogliamo risollevarci dalla apatia morale e dalla meschinità che ci opprime in Occidente, in generale, e in Italia in particolare.
So perfettamente che quello che sto per scrivere per molti lettori avrà il sapore dell'aria fritta, come si usava dire un tempo a Milano: non mi importa!
E' troppo facile criticare stando alla finestra o in poltrona o davanti a un caffè o un bicchiere di vino e, poi, applaudire osannando il primo che grida più forte di tutti, promette ruspe e meno tasse per tutti, oppure manganello e olio di ricino per chi la pensa diversamente, dimissioni forzate e licenziamenti in tronco e rotture di trattati internazionali come se piovesse dal momento che, ignorandone l'esistenza e le implicazioni e i contenuti, in un delirio di onnipotenza, si possono riscrivere succintamente eliminando le ingombranti procedure democratiche allo stesso modo con cui Robespierre, Stalin, Hitler, Mussolini, Milosevic, Ceausescu, Pinochet, Videla, Pol pot, Mao si sono liberati di coloro che non erano della taglia giusta, dell'idea giusta, della salute giusta, dalla parte giusta.
Non servono più gulag o konzentrazionkamp (forse l'ho scritto male, ma il tedesco non lo conosco), nei Balcani e nel Sud Est asiatico ne hanno fatto a meno; quegli scarti lì, quando non si ha una foresta o una fossa profonda scavata dagli scarti stessi, basta farli arrivare su una spiaggia e farli salire su di un barcone fatiscente pigiandoli come sardine: il mare e la provvidenza divina, ammesso che esista e che non abbia smesso di assistere il genere umano che si è dimenticato in fretta di madre Teresa di Calcutta, faranno il resto del lavoro sporco che imbratta solo a parole la coscienza degli uomini di buona volontà.
Può pure capitare di guadagnarci qualcosa, anche se sopravvivono: è storia contemporanea, anzi è cronaca di questi tempi odierni.
Ecco perchè dobbiamo tornare ad essere quelle gocce, noi che vogliamo distinguerci dalla massa: il torrente Ayasse che bagna Champorcher in Valle d'Aosta, che vedete ritratto nella foto, esce goccia a goccia dal Lac Misèrin a 2700 metri sul livello del mare, dove c'è il santuario della Madonna della Neve (leggenda vuole fondato dal legionario romano convertito al cristianesimo Porzio che ha poi dato il nome al paese: erail suo eremo) e si presenta così a 1300 metri s.l.m. nel capoluogo e a valle, a Bard, si unirà alla Dora Baltea e lei farà altrettanto con il Po e tutti arriveranno all'Adriatico.
A noi basta poco: basta ritornare a pensare con la nostra testa, dire no e dire sì tutte le volte che è necessario dire no o dire sì, spegnere la televisione o la radio quando non c'è nulla per cui valga la pena starle a sentire, ricominciare a leggere, immaginare, sognare e scrivere il nostro dissenso, il nostro plauso o anche il nostro disprezzo perchè le parole volano, scivolano sull'aria e il vento se le porta via: ma le parole che scrivi restano e insegnano e trascinano verso la costruzione di un mondo migliore.   


(c) 2015 testo di Claudio Montini
(c) 2010 foto di Orazio Nullo    "Panta rei"  in Champorcher (AO) 

giovedì 27 agosto 2015

I peperoni della Jena Sabauda - Radio Patela Magazine

Con l'agro del peperone,
viene un barbecue
da campione!





di Jena Sabauda



La moda di cucinare e pranzare o cenare in compagnia all'aria aperta è antica quanto il mondo, almeno quanto la scoperta che il fuoco o una brace viva trasformano le sostanze commestibili in cibo succulento, appetitoso e profumato; pertanto gli americani, una volta tanto, non avrebbero inventato nulla di nuovo ma hanno avuto il merito di averlo schematizzato secondo canoni consolidati, ma anche piuttosto elastici: quindi se non siete quelli che si occupano di griglia, carne, bevande o carbonella ma volete fare bella figura, proponete, anzi meglio, portate il risultato di questa ricetta e qualcuno vi chiederà se ne avete da parte qualche vasetto per l'inverno...

Intanto, procuratevi:
  • 3 kg di peperoni misti (rossi, gialli, verdi, arancione: come più vi garbano purchè ben sodi)
  • mezzo litro di aceto di vino bianco
  • 1 bicchiere da tavola di olio di oliva
  • 1 cucchiaio da tavola di sale marino fino
  • 1 bicchiere di zucchero semolato (quello bianco)
  • 3 chiodi di garofano ( un chiodo di garofano per ogni chilo di peperoni)
  • opzionale: (nonna non ce le metteva: ma se vi piacciono...) due cipolle (rosse) dolci

Ora che avete tutto, vi spiego come fare.

Lavate i peperoni e apriteli per togliere loro tutte le parti bianche e i picciuoli; dopo, li tagliate in falde e quindi in pezzettoni grossolani.
In una padella, mettete a bagno nell'olio i chiodi di garofano (anche se non si arrugginirebbero in ogni caso) e i pezzettoni di peperoni che dovranno rosolare, allegramente insieme, per 2 minuti circa; trascorso questo tempo, unite sale e zucchero e aceto di vino bianco rimestando per bene; mettete un coperchio adatto e cuocete il tutto a fiamma alta (per chi ha il fornello a gas, ovvio; chi ha l'induzione elettrica, alta temperatura...che ve lo dico a fà?) per 8 o 10 minuti al massimo: devono restare al dente, non devono perdere di consistenza, non è una peperonata (tanto per intenderci).
Una volta cotti, lasciateli raffreddare e sistemateli in un contenitore per alimenti con coperchio ermetico, affinchè riposino in frigorifero almeno un giorno.
Vanno gustati a temperatura ambiente o, al limite, appena tiepidi: così l'agro del peperone la carne grigliata celebrando un barbecue da campione!
Nel caso in cui doveste avanzarne, dubito che accada, oppure voleste riservarvi una piccola scorta per i mesi invernali o, come ho già detto, qualcuno ve ne chiedesse per sè...basta travasare i peperoni nei vasetti da conserva e far bollire questi ultimi a bagno maria per 30 minuti circa: il contorno per l'inverno è servito e...buon appetito!

LA JENA SABAUDA





(c) 2015 Testo e ricetta La Jena Sabauda (revisione di Claudio Montini)
(c) 2015 Foto: Google Image Database/Giallo Zafferano

martedì 25 agosto 2015

Congratulazioni Roberta Preda, già poetessa ospite di Radio Patela Magazine

Molti partecipano, una vince: Roberta!

 

di Claudio Montini



Roberta Preda, poetessa già altre volte ospite del blog e di Radio Patela Magazine nella rubrica Poeti&Poesie di gran classe, si è classificata al primo posto nel concorso nazionale di poesia in lingua italiana e dialettale "Poesie nel borgo", nella sezione poemi in lingua italiana, la cui premiazione ha avuto luogo a Montignano di Senigallia (ANCONA), Italia, il 22 agosto 2015.
Roberta ha partecipato alla serata di premiazione e ha letto anche la poesia "Di un divenire", con la quale ha cinto idealmente il capo con l'alloro del successo; la motivazione in calce all'attestato, la cui immagine apre questo post, è la seguente: 
La lirica è carica di sottili emozioni che evidenziano, anche in pochi versi, l'inclinazione a scoprire i misteri dell'animo umano e della vita, esaminando fotogrammi del quotidiano. Eloquio elegante.
Con i complimenti e le congratulazioni di tutta la redazione di Radio Patela, de La Jena Sabauda, di Orazio Nullo e mie, che ho l'onore e la fortuna di poterla chiamare amica, trascrivo il testo vincente di Roberta Preda.



DI UN DIVENIRE 


Soffio in un fiore la vita.
V. Kandinskij    Paesaggio Invernale   1910
Una nube di piume vola
là dove non giunge lo sguardo
e impietrisce il cuore.
Sono parte del suo divenire.
                                                                      
Cristalli di neve si incontrano.
Manto bianco l'asfalto
Si sfalda rialzandosi in fiocchi,
ruvidi semi in cerca di terra...
di un divenire, di un lento divenire.
                                Roberta Preda   



(c) Testo "Di un divenire":  2015    Roberta Preda
(c) Foto:  2015   Roberta Preda dal diario facebook 
(c) Foto Kandinskij: 2012  Google Images Database
(c) Testo in prosa: 2015   Claudio Montini                                                                          

 

mercoledì 19 agosto 2015

L'erba del vicino è sempre più verde...



























Al museo del Louvre, Paris (F)



Ghiralndaio :  "Dove vai Monna Lisa?"

Monna Lisa:  "Torno in Italia; mi ha richiamato Franceschini per la mia esperienza all'estero"


Il ministro dei Beni Culturali, on. Dario Franceschini, ha nominato i direttori dei 20 principali musei italiani...sette sono stranieri, scelti per la loro esperienza maturata in istituzioni estere.
Non mi vergogno di essere italiano, ma di essere governato da certi soggetti; eppure, ogni volta che vado a votare, mi devo turare il naso e fare finta che sia la volta buona, che la scheda elettorale non diventi cartapesta per fabbricare burattini costosissimi, che l'Italia non sia più maltrattata da chi si prende l'impegno di portarla a godere del sole dell'avvenire, del benessere e della civiltà.
Claudio Montini 


Vignetta di Giannelli condivisa su facebook  
da acomearte,blogspot.com 

 

lunedì 17 agosto 2015

Per il popolo che mangia, Jena Sabauda ai fornelli! - Radio Patela Magazine

SFORMATO DI PATATE DEL LUNEDÌ
ovvero
Frittata di patate coi rimasugli

di Jena Sabauda


Questa è una ricetta per quattro persone magre, oppure due obese più il cane Leone (come è nel caso di chi scrive), un forno a microonde e la necessità di liberarsi di rimasugli del dì di festa ma anche di preparare un piatto unico e alternativo per tutti i giorni della settimana, non solo il lunedì.
Ecco la lista degli ingredienti:
  • 2 grosse patate (meglio a pasta gialla)
  • 200 grammi di mortadella
  • 2 cipolle dolci grandi (meglio bianche)
  • 200 grammi di formaggio emmenthaler o fontina
  • mezzo bicchiere di latte (intero o p.s. non c'è problema)
  • 6 uova di gallina intere
  • una manciata di prezzemolo
  • sale e pepe q.b.
  • burro
Le patate, sbucciate e messe in un contenitore con due dita d'acqua, vanno cotte nel forno a microonde per una quindicina di minuti: in tal modo si otterranno patate lesse che saranno poi schiacciate e ridotte in poltiglia come se si dovesse fare un purè.
Nel frattempo che le patate si lessano, vorrete mica restare con le mani in mano e i denti in bocca?
Giammai!
Armatevi di tritatutto (o mixer che dir si voglia) e sminuzzate insieme le cipolle, la mortadella, il formaggio (emmenthaler o fontina per esempio) e il prezzemolo.
Ora in una ciotola rompete le sei uova, una parte di latte e dategli una frustatina con una forchetta; quindi versateci le patate schiacciate, la miscela tritata che avete appena fatto, il resto del latte, salate e pepate con giudizio: bene, siete pronti a mescolare per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere un'amalgama omogeneo da stendere in una pirofila imburrata (oppure unta con un filo d'olio).
Guarnite con qualche fiocchetto di burro la superficie (quattro basteranno) e infilate la pirofila nel forno a microonde a potenza standard (ognuno ha la sua....) per una cottura che si aggirerà tra i dieci e i tredici minuti: non dimenticatevi di dare un'occhiata allo stato dell'arte, di tanto in tanto...
La condizione ideale per gustare questo sformato del lunedì, ovvero frittata da microonde per il recupero dei fondelli di salumi o formaggi, è quella di servirlo tiepido magari il giorno dopo e...
BUON APPETITO!
La Jena Sabauda

P.s.: non ci sono le fotografie perchè era tanto buono che è finito subito.

(c) 2015 Ricetta originale di Jena Sabauda
(c) 2015 Testo raccolto da Claudio Montini
(c) 2014 Foto Google Images Database 
                 Vincent Van Gogh   1890  Natura morta con pipa e cipolle 

domenica 16 agosto 2015

Estate al giro di boa: presagi d'autunno.

Busseremo alla porta del cielo, in cerca di giorni migliori


di Claudio Montini

Oggi è San Rocco e si chiude ufficialmente il fine settimana per eccellenza delle vacanze estive: ferragosto è passato, la domenica graziosamente annessa dal calendario pure, barconi ed emigrati clandestini non si sono presi una pausa ma nemmeno i parlatori a vanvera l'hanno fatto.
Speriamo tutti nell'autunno, che ci porti serenità e lavoro e pace sociale e una sestina vincente al SuperEnalotto: avremo tasse, disoccupazione e botte da orbi tra poveracci disperati, come me.
Perciò vi invito, caldamente, a considerare l'idea che la Madre Docile e Dolente del falegname palestinese ci metta una buona parola col sù Figliolo, lo Spirito Santo e il Padre Eterno: a Sairano (frazione del comune di Zinasco(PV)), dove Orazio Nullo ha scattato questa foto col telefonino, l'hanno ritratta che viene assunta in cielo e, per essere sicuri che ci arrivasse davvero e in fretta e desse loro una mano privilegiata, hanno chiuso il culmine della cupola con un enorme finestra tonda.
Non è mai piovuto dentro da lì nè la grandine ha mai fatto danni; anzi a una certa ora del mattino entrano raggi a sufficienza per illuminare la Madonna che sale in cielo, Cristo in trono che dall'abside benedice e Sant'Alessandro che fa la guardia perchè qualcuno suoni le campane quando minaccia tempesta....
L'autunno comincerà tra oltre un mese: perciò avete tutto il tempo per rifletterci e dire la vostra.
Per parte mia, farò mio un pensiero di Sant'Agostino: "Ama e fa ciò che vuoi"


(c) 2015 Foto di Orazio Nullo per VideoKlaut66
(c) 2015 Testo di Claudio Montini

sabato 15 agosto 2015

Poeti&Poesie di gran classe: Davide Zardo con Homo homini lupus su Radio Patela Magazine

Homo homini lupus

di Davide Zardo



Il cane che osserva la pioggia                          
pensando all’onnivora voglia
di bisce guizzanti, di topi,                              
di rane saltanti nell’erba
già spoglia,
di gatti fuggenti
nell’aria fendendo,
le zampe volanti,
veloci, imprendibili
il vento.
Le orecchie abbassate,
le notti acquattate
di piccoli cani uggiolanti
i guanti di pelo
un velo leggero,
gli artigli già pronti,
latenti, i denti scoperti
in un cupo sorriso,
ricordano un lupo.
Un viso allo specchio,
negli occhi di ghiaccio
un vecchio soprabito liso.


(c) 2015  Testo di Davide Zardo posted on facebook


Il lato oscuro, terribile, spietato appare e scompare come un'ombra furtiva in fondo allo sguardo anche di un buono, di un mite, di un riservato. 
E' il terreno che non vorresti mai esplorare, la stanza in cui non dovresti mai entrare, il muro che non dovrebbe assolutamente fermare le tue spalle perchè, se crolla e si apre, libera il lupo famelico disperato e frustrato dagli scherzi del destino.
Allora non c'è preghiera che scampi nè Dio in ascolto.

Claudio Montini


(c) 2015 Claudio Montini per il testo della nota a margine

(c) 2014  foto scelte da Orazio Nullo dalla rete 
(installazione per Nebbie e Altri Miracoli di Davide Zardo ed. Giallomania, presentazione in Valle Lomellina (PV) - Italy; monumento alle madri di tutti i caduti di tutte le guerre, piazzale Santo Stefano, Pavia - Italy )

 
 

  

mercoledì 12 agosto 2015

Lovely Day Bill Withers


     


I wish a lovely day

to everyone

who read the blog!


Claudio Montini, Orazio Nullo 
Radio Patela Magazine

martedì 11 agosto 2015

E' accaduto o accadrà? Con le stelle cadenti, tutto è possibile!

A LOMELLO, 

       IN UNA NOTTE 

           DI MEZZA ESTATE



                                                     

 di Claudio Montini

tratto da ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI  
youcanprint - 2012





Arrivato lì quasi per caso, col passare del tempo si abituò ai ritmi e alla parlata tanto differente dalla sua e rinviò, a data da destinarsi, la decisione di andarsene.
Anche se siamo tutti italiani, c'è qualcuno che è più italiano degli altri e la diffidenza verso il forestiero non si affievolisce mai: neppure Lomello sfugge a questa regola; ma lui sapeva adattarsi ad ogni situazione, magari ingoiando colossali rospi e poi prendendosi clamorose rivincite con la scioltezza e la noncuranza con cui passeggiava mangiando un gelato.
Era, infatti, solito fare quattro passi per conciliarsi il sonno sollazzando la gola col gelato alla crema e gli occhi con la vista della basilica di Santa Maria maggiore e il battistero di San Giovanni ad fontes; dal bar, saliva costeggiando le mura del castello Crivelli e del gerontocomio (che, secondo lui, come impatto visivo, rendevano meglio di giorno) e, all’uscita d’una curva a sinistra, avvolta dalle luci arancioni dei riflettori che esaltano i rossi dei mattoni e delle tegole con una varietà di sfumature che paiono la trascrizione d'una melodia sospesa tra cielo e terra, ecco che si apriva alla vista la piccola gemma antica ovvero il cuore di Lomello che aveva attraversato i secoli ed era ben deciso a tirar dritto verso l'eternità.
Lui, invece, ammaliato dal fascino che promanava dal complesso monumentale, non sapeva decidere da quale parte cominciare a percorrere l'anello selciato che circondava basilica e battistero: puntualmente fino ad allora, lo stupore e lo smarrimento vagamente stendahliano venivano dissolti dagli assalti delle zanzare agguerrite come kamikaze giapponesi che, per evitare troppe punture, lo inducevano a muoversi secondo un istinto ancestrale piuttosto che per un impulso razionale.
Allora, presa la strada di destra, saliva il breve falso piano che, con una tonda curva a sinistra, aggirava l’abside di S. Maria maggiore, procedeva parallelamente alla navata fino a infilarsi tra le mura sbrecciate sovrastate da archi che sembravano fungere da anticamera al portale della chiesa (oppure erano muti testimoni d'una maggiore grandezza della stessa? Sempre se lo domandava e parimenti non sapeva rispondersi); uscito di lì, teneva ancora la sinistra e una morbida curva cieca lo riconduceva alla piazzetta da cui ripartiva almeno un'altro paio di volte: la prima era per finire il gelato, la seconda per digerirlo e la terza per fantasticare su quel che avrebbero potuto raccontare quelle mura se avessero potuto parlare.
Così, con la fantasia che galoppava insieme a cavalieri e regine, s’avviava verso casa per gettar lo scheletro nel letto ad aspettare, sognando, di ricominciare i travagli quotidiani.
Fino ad allora, ed anche in seguito a dire il vero, quello, durante la bella stagione, era il suo personalissimo e, secondo lui, indispensabile rito per propiziarsi una serena nottata: ma quella sera non tutto andò seguendo la collaudata trama.
Invitato a cena da una coppia di amici, aveva accettato solo per pura cortesia nei confronti delle uniche due persone su cui potesse contare in caso di necessità; eppure, Clelia ai fornelli era un fenomeno per qualità e quantità, indovinava i tuoi desideri senza che tu aprissi bocca e al caffè arrivavi sazio ma non appesantito, mentre Tullio aveva la rara dote di combinare modi e parole giuste perchè tu ti sentissi sempre a tuo agio.
Tuttavia, ultimamente, avevano tralasciato di farsi gli affari propri e s'erano convinti che lui avesse bisogno d'una compagna: quindi avevano predisposto una serie di cene e gite cui aveva allegramente partecipato, presentandogli un ampio campionario di nubili ansiose di accompagnarsi che, se da un lato ampliarono il suo concetto di fame nel mondo, dall'altro gli fecero desiderare di sparire per qualche tempo dalla vista dei suoi amici.
Ma tutto il suo passato e i suoi pensieri, nell'istante in cui la vide, si dissolsero e scivolarono via da lui come l'acqua dei ruscelli sui ciotoli di montagna: quando vennero presentati avvertì un grande vuoto dentro di sè subito, però, riempito da un vortice d'energia che lo galvanizzò al punto tale indurlo a lasciarsi guidare dall'istinto.
Di nuovo, il copione scritto molti secoli prima, si riproponeva nei medesimi luoghi con scene e costumi attuali: sguardi e parole e sorrisi non smisero mai di intrecciarsi accrescendo in entrambi il desiderio di sfuggire all'abbraccio della gioviale compagnia, per approfondire la reciproca conoscenza.
Mentre gli altri dibattevano sul miglior modo di concludere la serata, loro si ritrovarono soli in veranda a scrutare il manto stellato contro cui si stagliava, fasciato dall'arancio fluorescente dei riflettori, l'assurdo campanile di Santa Maria maggiore; dando voce a un pensiero sfuggito a ogni controllo, lei si domandò che cosa ci fosse di tanto bello, ai piedi di quel campanile, da meritare tutta quella luce e lui, con una involontaria nota malinconica nella voce, rispose che là batteva il vero cuore di Lomello ovvero la fonte inesauribile della forza, della pazienza, della tenacia  di questa gente che va sempre avanti, nonostante gli ostacoli che la sorte gli ha parato davanti, giorno dopo giorno, lungo lo snodarsi dei secoli.
Abbassò gli occhi per nascondere l'umidità che li aveva inondati e lei, inebriata di lui e delle sue parole, lo pregò di accompagnarla in quel posto così magico: in un batter di ciglia furono in strada e, come se volassero, in un baleno avevano già superato la curva che sfociava in piazza Teodolinda: l'imponente scenografia li paralizzò soprattutto perchè da essa si staccò una diafana figura di donna che, con l'incedere misurato di una sovrana, salì dall'ombra del battistero alla piazza e si fermò a un passo da loro.
Sorrise e disse: "Siate felici come me che in questo luogo ho incontrato l'amore e la felicità di essere amata e rispettata e ricordata benevolmente; allora, amatevi e rispettatevi prima tra voi e poi con gli altri: anche se qualcuno proverà a parlare male di voi, ci sarà sempre una moltitudine di giusti pronti a ricordarvi con affetto e con piacere."
Quindi, volse loro le spalle e si avviò sparendo nella curva che aggira l'abside di Santa Maria maggiore; riavutisi dallo stupore di quella visione, si diedero all'inseguimento di quella donna percorrendo varie volte il circuito che comunque li riportava in piazza Teodolinda: quando finalmente lessero la lapide toponomastica, capirono tutto e si baciarono appassionatamente mentre una stella cadente solcava il cielo sopra di loro, a Lomello in una notte di mezza estate. 
      


(c) 1999 Testo di Claudio Montini
(c)2012 Claudio Montini/youcanprint selfpublishing
(c)2012 foto Orazio Nullo 

lunedì 10 agosto 2015

Un augurio regale...

 

Buona notte di San Lorenzo
da Lomello

Theudelind
regina langobardorum
 

(c) 2013 Foto e idea grafica di Orazio Nullo

sabato 8 agosto 2015

Chi si ama, non si abbandona! Firmato il cane Leone.

Messaggio a cucce unificate del cane Leone 

contro 

l'abbandono estivo



 di Claudio Montini 
e Leone



Salve, bipedi!
Sono un cane fortunato e innamorato del corpulento vostro simile che tutte le mattine mi saluta con una carezza e un sorriso, come se fosse una vita che non mi vede; mi riempie la ciotola di cose da sgranocchiare e cambia l'acqua per bere, sia che sia d'estate che d'inverno, che piova o che tiri vento o ci sia la neve in cortile o la palla di fuoco lassù si diverta a spaccare sassi e arroventare lamiere.
Mi porta a fare un giro al mattino, sapete un cane ha le sue esigenze e ci sono dei punti precisi in cui mettere la firma, giusto per fare sapere agli altri cani che questa è la mia via; poi, quando ha tempo e, siccome è rimasto senza lavoro di tempo ne ha parecchio, al pomeriggio mi porta a fare un giro più lungo, senza guinzaglio, in mezzo ai campi oltre la ferrovia: ah che goduria, che pacchia, che bellezza!
Posso correre a perdifiato per il sentiero dei trattori e saltare nei campi, oppure infilarmi nell'erba alta e mettere firme liquide e solide in piena libertà: se mi allontano troppo da lui, mi richiama e io corro con la lingua di fuori, le zampe in spalla e la coda che mulina come le pale di un'elicottero, per andare più forte.
Mi fermo ai suoi piedi e stringo la testa sul suo ginocchio, quello malato; cioè, quello che era malato: poi, dopo due giorni che non era a casa, è tornato guarito ma non troppo perchè si muoveva appoggiandosi a due bastoni d'acciaio: ma da che razza di veterinario è andato? E' partito con due gambe ed è tornato con tre (e mezza perchè non l'ha appoggiata per un mesetto)....Fa niente: questo accadeva quattro anni fa, perciò...
Ora è tutto a posto: lo vedo più spesso e sono felice; lo so che lui non lo è, che è preoccupato ma cerca di non farmelo vedere: mi parla, mi rassicura, mi gratta la pancia e io ascolto le sue parole e anche i suoi pensieri...ma questo lui non lo sa, se lo immagina: oh quante cose immagina, con quel suo testone! Più di quante ne possa annusare, o sentire, o vedere io che nascondo tutti gli ossi che mi da; che sgranocchio felice i suoi biscotti ma vuoto la ciotola solo se lui è lì a guardare.
Mi sgrida, certo, quando combio qualche pasticcio (vedi lo zerbino nuovo, appena arrivato da lui) o quando abbaio disperato per i tuoni e i fuochi d'artificio: che ci posso fare se mi danno fastidio alle orecchie, se mi fanno paura?
Mi ha messo in castigo, non portandomi a spasso o legandomi alla catena quando scavalcavo il muro di cinta e finivo nel cortile del vicino (però c'era una bella signorina che mi riportava a casa, anche di notte, e a lui la cosa non dispiaceva...): ma NON mi ha MAI PICCHIATO! Anzi, guai a chi mi tocca...
Non va più nemmeno in vacanza, via in un'altro posto per qualche giorno, da quando mi ha adottato: non vorrebbe e non saprebbe a chi affidarmi e neppure vuole impegnare qualcuno a venire ad accudirmi: io ho paura a salire in macchina perchè mi hanno portato via a forza dal cortile dove ero nato, dalla mia mamma e dai miei fratelli; ma quel che è peggio sono finito in un posto dove non mi volevano: ma pareva che si divertissero a tormentarmi e io reagivo con tutta l'energia e l'esuberanza e la sfrontatezza di un cucciolo.
Ma lui, come l'ho visto, ho capito che era la persona giusta, quello che stavo aspettando di trovare, quello che il Creatore dell'universo mi aveva assegnato e che solo pochi di noi, fortunati come me, trovano in questa valle di lacrime e, sono sicuro e lo so per certo, ritroveremo quando tutti e due saremo passati di là, a miglior vita: perchè chi si ama disinteressatamente, per il piacere di fare del bene, NON SI ABBANDONA MAI!! 
Se non sapete amare così, non prendetelo mai un cane nella vostra vita: parola di Leone...Bau, bau, bau a tutti!


(Leone ringrazia Claudio Montini per la traduzione dal cagnolese e la fedele trascrizione, Orazio Nullo per la foto)


(C) 2015 Testo di Claudio Montini    (C) 2012 Foto di Orazio Nullo  "Leone, cane piacione"

 
  

giovedì 6 agosto 2015

Poeti&Poesie di gran classe: Massimo Pistoja e i colori della vita.


...***

 Bottoni Dorati 

***...




di Massimo Pistoja

 

 

Non scendono le stelle
restano lì in cielo
come bottoni dorati
dirigono i nostri passi
tra valli dipinte
cinguettio rotondo
di passeri dal ciuffo ribelle
note scoccate nella volta celeste
una voce tracciata
da un gomitolo di lana gialla
ha scritto la storia
del tuo essere qui
con me ad ascoltare
il profumo della vita


(c) 2013 testo di Massimo Pistoja
               tratto da "I colori della vita" vol. 1 INTERMEDIA EDIZIONI (2014)

Immagine: Vincent Van Gogh  "Sotto il cielo stellato"  1888    da acomearte.blogspot.com