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venerdì 30 gennaio 2015

Un momento di poesia...

Solo i poeti sanno giocare col sole senza scottarsi







Scendi piano che potresti bucarti con le punte degli alberi; 
non correre a svegliare il resto del mondo, lascia loro ancora qualche sogno. 
Torna, però, domani a dirci che Ci ha concesso un'altra opportunità; 
avremo ciglia asciutte e nuovi sogni da plasmare in realtà. 
Se il vento che porta la notte ruberà le nubi all'orizzonte, 
saranno le stelle e la luna a vegliare sui nostri sospiri.


Testo inedito 2015 :    CLAUDIO MONTINI                           Fotografia di:  PATRIZIO VENTURA  2015

Radio Patela Magazine - Letti & piaciuti - Un regalo dal Microfestival di Zinasco(PV)

Quando la lettura si fa immagine dinamica 

 

Pierantonio Ghiglione

NOVANTANOVE PASSI

2014  AB Editore

 

 

 

 

  di Claudio Montini            foto: Orazio Nullo

 

 

 

Il Microfestival Letterario di Zinasco, svoltosi nel comune pavese e lomellino domenica 18 gennaio 2015,  oltre a una giornata splendida e tanti amici con cui condividerla, mi ha regalato un libro con tanto di dedica che mi ha spronato a leggerlo, tralasciando le letture che avevo già in corso.
Non fermatevi a considerare la scatola del regalo, ma guardateci dentro: ne vale sempre la pena, in particolare con un libro frutto dell'ingegno perchè la polpa è più gustosa della buccia;  se, poi, quella è condita con il miele della memoria che avvolge i luoghi in cui si è vissuto ( io sono cresciuto tra Sairano e Zinasco), essa si assimila voluttuosamente senza quasi respirare perchè, capoverso dopo capoverso, si viene attratti e avvinti dalle vicende narrate e dai loro protagonisti.
Una donna nativa di Zinasco (PV), viene trovata morta nella sua abitazione nella provincia di Imperia, dove si era trasferita per lavorare nella locale ASL: rinvenuto il corpo da parte di una collega con cui avrebbe dovuto condividere il tragitto verso il posto di lavoro, i carabinieri iniziano le indagini e, la mobilitazione dei R.I.S. di Parma in contrade solitamente aliene da certe efferatezze, trasforma un caso di cronaca nera locale in un fatto di rilevanza nazionale tanto è privo di indizi e di movente.
La ricerca della verità passa attraverso minuziose indagini sul passato e sulla personalità della vittima; emerge un quadro fatto di uomini che le sono piaciuti ma l'hanno delusa e raggirata, aggravando la sua fragilità nervosa e la diffidenza verso l'opposta metà del cielo.
Solo uno di questi uomini, forse perchè complicato e sensibile quanto lei, dimostrerà di averla amata profondamente superando furtivamente i novantanove passi, curve e scale comprese, che separavano i rispettivi usci di casa per lasciarle un quaderno di riflessioni da innamorato cotto e rubarle la prova di una ennesima relazione sbagliata, tardiva ripicca per una storia d'amore finita.
Sarà proprio questa sottrazione malandrina a sbrogliare la matassa al giudice inquirente e a scagionare il principale indiziato, colpevole soltanto di essersi innamorato della persona sbagliata nel momento sbagliato.
In NOVANTANOVE PASSI di Pierantonio Ghiglione edito da AB Editore di Milano, la mano felice del giornalista di razza e del narratore elegante e sagace, puntuale e intelligente, consapevole dei suoi mezzi e degli strumenti più efficaci si vede nel ritmo vivace ed essenziale della scrittura, nella descrizione con tratto agile e netto di protagonisti, comprimari e ambienti nei quali essi agiscono.
Così, grazie alle scelte stilistiche dell'autore, il romanzo stesso diventa tridimensionale: si fa immagine dinamica, la vicenda prende corpo e moto un fotogramma dopo l'altro e a chi legge pare di assistere allo svolgimento in diretta di un episodio delle prime stagioni del telefilm statunitense  LAW & ORDER .
L'assenza di una voce narrante fuori campo che descriva la scena del delitto, affidata alla trascrizione dei rapporti di carabinieri e medico legale (operazione simile a quella che compie Andrea Camilleri ne LA SCOMPARSA DI PATO'), combinata con il precedente fotogramma dell'assassino in allontanamento dalla scena del crimine (che diventa la naturale estensione e didascalia all'immagine di copertina, una  fotografia di Alessandra Catalano), insieme alla reiterazione dell'iniziale scelta tecnica e stilistica nel resto della narrazione basata sullo sguardo e sulle prospettive percepite ora dagli inquirenti ora dal giornalista, quest'ultimo amante sincero ma temporaneo della vittima, vicino di casa separato da soli novantanove passi e principale indiziato, dimostra la bellezza e l'originalità di questo primo passo di Pierantonio Ghiglione nel mondo del giallo e del noir italiano che riesce a dire tutto il necessario, facendo a meno di morbose scabrosità.
Anche le scelte linguistiche sono funzionali ai personaggi e alla trama e rivelano una grande attenzione alla verosimiglianza e alla chiarezza: caratterizzano sì i personaggi ma non eccedono nei tecnicismi, lasciando trasparire sempre l'umanità degli stessi, la carne e il sangue e lo stomaco e lo spirito; così conosciamo anche noi lettori la vicenda umana della vittima che, da movente della storia, diviene protagonista e, alla fine, proviamo pure noi compassione per questa Margherita strappata al prato della vita per una malintesa e distorta concezione dell'amore.



(c) 2015    Claudio Montini
 
  

 

lunedì 26 gennaio 2015

sabato 24 gennaio 2015

Radio Patela Magazine - Letti & Piaciuti - Caccia al tesoro fantasma

Radio Patela Magazine - Letti & Piaciuti

Caccia al tesoro fantasma



Gabriele Prinelli
IL MISTERO DI MARIGNANO
 Gemini Grafica Editrice
2014
 


Testo: Claudio Montini
foto: Orazio Nullo



Nelle pieghe della Storia, quella con l'iniziale maiuscola, quella che con battaglie e condottieri e pittori e architetti arditi riempie le pagine dei libri, vivono le storie della gente per la gioia di tutti gli scrittori creativi.
L'amore per la propria borgata, quartiere o paese che sia, colma le lacune della ricerca storica e scientifica prendendo a prestito da quest'ultima quanto basta a corroborare di verosimiglianza trame e personaggi: così accade ne IL MISTERO DI MARIGNANO di Gabriele Prinelli edito da GEMINI GRAFICA dove il fascino della prosa e il trasporto felice che invoglia il lettore a scorrere una riga dopo l'altra, godendo di una serena ed elegante evasione dalle cure quotidiane, risiede nelle scelte linguistiche consone al periodo storico scelto e alla struttura narrativa solidamente armonizzata tra giallo e commedia degli equivoci, un po' Feydeau e un po' Goldoni.
Gabriele Prinelli confeziona non già un mero seguito de LA MANO DELL'ORGANISTA (F.LLI FRILLI, 2009), ma un romanzo nuovo, autonomo, vivo e vegeto con gli stessi protagonisti del precedente e nuovi comprimari calati in uno scenario connotato da un'atmosfera tipica delle storie di fantasmi scozzesi o di certi lavori di sir Walter Scott, Arthur Conan Doyle e Oscar Wilde, alleggerendo l'atmosfera gotica e drammatica con la rappresentazione, magistrale e divertita della grande umanità dei personaggi, unici ciascuno a modo proprio ma tutti simpaticissimi.
La tensione per i misteriosi eventi si stempera con le baruffe coniugali, ma sono poi i dettagli e i ricordi a portare tutti i personaggi alla verità dei fatti.
Agli esordi del XIX secolo l'organaro Gaspare, forestiero di Treviglio, fresco sposo della più bella ragazza di Marignano (l'odierna Melegnano) e costruttore d'organi da chiesa oltre che musicista, viene invitato a suonare per un matrimonio di nobili in una villa poco fuori il paese; il palazzo che dovrebbe essere teatro degli sponsali, pare sia infestato da un inquieto fantasma oltre ad essere dimora di una graziosa e avvenente nubenda, nipote del signore locale.
Questa cosa scatena la gelosia della moglie dell'organaro, Cecilia, che minaccia la separazione per le reiterate assenze del consorte che, finita la modesta messa a punto dello strumento (già in ottimo stato), viene investito del compito di dare la caccia al fantasma affinchè abbiano luogo, una volta per tutte, le nozze da lunga pezza programmate; ma nella sonata complessiva ci sono troppe note stonate: e l'orecchio interiore di Gaspare se ne accorge subito.
La morte improvvisa e misteriosa di uno stalliere complica la situazione e da la stura a una serie di reazioni e di equivoci che, però, condurranno l'acuto artigiano suonatore a scovare e sbrogliare il bandolo della matassa che si rivelerà essere di natura molto terrena: dalla notte dei tempi, l'oro tenta e travia gli uomini più di quanto Eva e la mela non avessero tentato Adamo nel paradiso biblico.
Il lettore più smaliziato, a questo punto, rammenterà quanto sostenuto da Agatha Christie, secondo cui il delitto è semplice mentre complesse e tortuose sono le strade che portano alla soluzione dell'enigma e alla comprensione delle motivazioni che l'hanno causato: io, nel mio piccolo ruolo di lettore oculato ed esigente, ritengo che sia altrettanto complicato trovare il registro linguistico e narrativo adatto a rendere piacevole e accattivante ogni storia, romanzo o novella che sia, votata a rendere evidente detta semplicità.
Gabriele Prinelli, ancora una volta, accetta la sfida di Mrs. Christie e la vince declinando i temi del disciplinare di produzione secondo un lieve stile ottocentesco italiano, nel senso migliore e più benevolo del termine, purtroppo perduto nella produzione letteraria contemporanea.
Secondo la definizione che Philippe Daverio dà nella sua più recente opera dedicata alla pittura del XIX secolo, il lungo secolo della modernità comincia con la Rivoluzione Francese e termina l'attentato mortale di Sarajevo all'arciduca d'Austria-Ungheria: eppure, se pensiamo a qualcosa di bello, elegante, prestigioso e durevole oltre le mode effimere ci troviamo a considerare quanto è stato prodotto allora.
Questa è la carta vincente de IL MISTERO DI MARIGNANO che il suo autore gioca con gusto: egli adotta, come registro linguistico, un italiano elegante e popolare, musicale e immaginifico senza eccedere nel lirismo, essenziale ma fragrante e ruspante come solo certi prodotti artigianali sanno essere, cioè curati nei dettagli e rispettosi dell'intelligenza dell'utente tanto da conquistarne la stima fin dalla copertina.
Essa, “Il pranzo di nozze” di Hans Peter Brugel, è un richiamo a LA MANO DELL'ORGANISTA volto a sottolineare la felice scelta di ispirarsi alla letteratura italiana popolare del secolo moderno, inteso come ho detto poc'anzi.
In nessun punto della narrazione si ha la fastidiosa sensazione di imbattersi in passaggi ridondanti che un'attenta rilettura avrebbe certamente tagliato, così come neppure la personale rielaborazione dello stile linguistico in voga nei romanzi popolari del secolo moderno ( più o meno a cavallo tra XIX e XX secolo ) ha sentore di polverosa supponenza, da topo di biblioteca.
E' talmente scorrevole e fresca che invoglia a proseguire la lettura, a dispetto degli impegni del resto della vita, perchè è come trovarsi a una riunione di amici, accomodati intorno al fuoco o a un tavolo con le forchette a centro piatto, mentre un'altro amico, con sapienza oratoria e attoriale, racconta una bella storia che nessuno ha mai sentito.
Insomma, una piccola gemma ottimamente lavorata che merita di spandere la propria luce anche su scala nazionale, oltre a dar lustro al coraggio di una piccola casa editrice che ambisce a rivalutare e riproporre gli autori legati al territorio di Melegnano (Marignano è il nome originario della cittadina alle porte di Milano) per nascita e ambientazione delle opere, inserendoli in una collana che si chiama AD AEMILIUM NOVUM.
Gabriele Prinelli, musicologo laureato e diplomato al Conservatorio in flauto, è nativo del posto e pertanto l'opera è inserita in detta collana, ma lavora a San Giuliano Milanese (MI) come bibliotecario e vive a Lomello (PV) perchè lì ha trovato la Gemma che ha riverberato luce viva nel suo cuore.

lunedì 19 gennaio 2015

Microfestival della letteratura a Zinasco - il giorno dopo

 I sogni alimentano la fantasia: la realtà li supera!            
Microfestival della Letteratura a Zinasco (PV)

18 gennaio 2015


Come ho già scritto altrove, ieri ho vissuto una delle giornate più belle, intense, ricche e formidabili della mia vita. Ho conosciuto persone vere e belle, intelligenti e cariche di cose da insegnare e da regalare per crescere moralmente e spiritualmente; ho vista tanta gente desiderosa di guardarsi, di vedersi, di parlarsi e stare bene insieme, offrendo l'uno all'altro qualcosa di sè che sfugge irrimedialmente dalla nascita dell'universo: il tempo, il proprio tempo libero dagli impegni e dalle cure quotidiane, il proprio tempo e la propria passione coniugati e spesi e fusi nello sforzo di fare qualcosa di bello per gli altri col solo pretesto di un salamino benedetto, un bicchiere di vino, un sacchetto di riso, uno sguardo nella storia che hanno vissuto sulla loro pelle i nonni e i padri, per poi prestare ascolto alle parole di chi raccoglie fatti e sogni e li combina in nuove storie per ricordare, per apprezzare chi siamo stati e chi siamo, ma anche per assentarsi per una manciata di minuti.
Ho incontrato nuovi amici e nuovi maestri, insieme a quelli su cui potevo già contare e abbiamo parlato di libri, dei nostri libri, davanti ad altri amici attenti e interessati a tutto ciò che abbiamo raccontato loro grazie alla sobria e precisa eleganza del dottor Andrea Borghi.
Ma le foto più belle sono quelle che non ho scattato e che mi porto nel cuore: una è Paola, giovanissima figlia di Daniele e Maria, che aspettava solo che si terminasse per presentarsi a me coi miei libri e pagarli perchè fossero solo suoi ( anche se poi ha accettato di farsi fare una dedica e di regalarne uno a sua zia Elena); l'altra è la piazza di Zinasco Vecchio, vuota e linda illuminata solo dai lampioni pubblici, col suo bel monumento libero dall'assedio delle auto, senza persone ma nemmeno cartacce o detriti o suppellettili della festa, un ora e mezza dopo che con Massimo Nascimbene e Alberto Giarda si è chiusa la sala consigliare: un bell'esempio di senso civico e di amore per il proprio paese che rinfranca il piacere di essere italiano.
Passeggiare per le vie del paese, con le campane che suonano a festa nel cuore per il successo di un evento e per la bella gente conosciuta, è qualcosa che non so spiegare con parole umane.
Grazie a Pro Loco Zinasco e Massimo Nascimbene e Andrea Borghi, Stefano Calvi e Stefano Sedino e Paolo Calvi, Domenico Della Monica e Pierantonio Ghiglione (e signora Alessandra), a Luca Pedrazzini, Milena Pelizza, Nicoletta Rossi, Claudio Poggi, Stefano Cervati, Davide Zardo, Riccardo Sedini , Marco e Giorgio Callegari, Simone Villani e la signora Fabrizia, Dante Berto e tutto il pubblico presente nel quale comprendo tutti coloro che non ho riconosciuto o visto o salutato per l'emozione o per l'eccitazione.


La foto di gruppo l'ho presa dal profilo FB di Paolo Calvi: perciò, grazie ancora!

Claudio Montini

venerdì 16 gennaio 2015

Pianeta rosso non avrai il mio scalpo - Radio Patela Magazine Libri letti & piaciuti

Andy Weir               L'UOMO DI MARTE    Newton Compton 2014

LIBRI LETTI & PIACIUTI  

Andy Weir L'UOMO DI MARTE  
  Newton Compton Editori   2014




Pianeta rosso non avrai il mio scalpo  
                                               di Claudio Montini


Anche se i francesi non lo ammetteranno mai, Jules Verne ha trovato un degno erede contemporaneo in Andy Weir, genietto informatico appassionato di astronautica, statunitense autore de L'UOMO DI MARTE edito per l'Italia da Newton Compton nel 2014.
Da sempre, la letteratura ha avuto un compito e un'ambizione pedagogica sebbene quel furbacchione di Cicerone avesse ammonito, già ai suoi tempi, che “Historia magistra vitae est” condizionando la produzione di narrativa e relegando la poesia a una nicchia per iniziati ai misteri orfici.
Fortunatamente Rinascimento, Illuminismo, Positivismo e consumismo contemporaneo, come i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse, hanno liberato la fantasia e le parole consentendo loro di spiccare nuovi voli pindarici purchè rispettino la debita distanza dal Sole per non bruciarsi le ali.
Il propellente ideale per l'azione l'ha fornito il progresso scientifico e tecnologico che da tre secoli a questa parte, oltre a generare una notevole quantità di quattrini, ama spasmodicamente mettersi in mostra avvalendosi delle invenzioni della narrativa per soddisfare la voglia degli esseri umani di sognare.
Eccovi servita pronta in tavola la fantascienza ( secondo la vaga e fuorviante etichetta italica ) o science fiction, mutuando quella anglosassone e internazionale, assai più esaustiva perchè tradotta vale a dire narrativa a base di scienza.
Questo hanno fatto tanto Verne quanto Weir: raccontare una storia in cui le conoscenze scientifiche e tecnologiche dell'epoca in cui si sono trovati a vivere sono parte integrante e funzionale della trama; una storia incredibile ma non paradossale, plausibile e affascinante perchè basata su dati oggettivi, riscontrabili dal lettore; una storia, infine, il cui scopo pedagogico è teso a dimostrare la specialità degli umanoidi del terzo pianeta di questo sistema solare: la grandezza delle loro capacità razionali e morali, quando sono ispirate e sostenute da un forte spirito di adattamento e da altrettanto tenace istinto di sopravvivenza.
Le peripezie de L'UOMO DI MARTE si svolgono in un futuro prossimo, un domani o un dopodomani, in cui l'esplorazione in vista di una successiva colonizzazione non è più affidata a costose e limitate macchinine radiocomandate dalla Terra, ma è compito di astronauti in carne, ossa e tuta spaziale comandati di impiantare una base-laboratorio permanente; tuttavia, essendo la “legge di Murphy” sempre in agguato, essa si manifesta puntuale e non si smentisce neppure nel corso dell'intera narrazione.
La missione viene fatta abortire dal comandante, un ufficiale superiore donna della US Navy, a causa della recrudescenza di una tempesta di sabbia che rischia di rovesciare il modulo per il rientro in orbita marziana e, una volta agganciato al vettore, il ritorno sul pianeta Terra; nel riguadagnare il modulo di rientro abbandonata la base-laboratorio, un membro dell'equipaggio viene colpito e trascinato via nei gorghi della tempesta da un'antenna per telecomunicazioni divelta dal vento.
I dati biometrici trasmessi dalla tuta lo danno per morto e ai compagni, pena lo schianto per rovesciamento, non resta che decollare per iniziare il viaggio di rientro sulla Terra.
Da quel momento in poi, comincia l'avventurosa lotta per la sopravvivenza e, poi, per la salvezza dell'astronauta Mark Watney ingegnere aerospaziale ed esperto di botanica della missione; con la compilazione di un diario giornaliero dal tratto semplice e spiritoso ma anche attento alle esigenze dei lettori non addetti ai lavori, egli ci tiene aggiornati sui risultati del continuo esercizio della razionalità e dell'applicazione delle nozioni apprese durante gli studi e l'addestramento da cosmonauta.
Quando sembra che le prospettive di prima sopravvivenza siano ben impostate e in aumento, Andy Weir dimostra sapienza nell'uso degli strumenti narrativi spostando abilmente l'attenzione del lettore dalle peripezie marziane a quelle terrestri, al centro controllo missione, rivelando le dinamiche interne alla squadra che lavora dietro le quinte di una missione spaziale con agilità e tensione degne di un thriller; quindi, non tralascia di indagare i compagni di volo che non hanno mai smesso di pensare al naufrago dello spazio, anzi, che intimamente sognano di poterlo recuperare e non esitano un nanosecondo a mettere a rischio le loro vite per farlo: le loro figure sono tratteggiate con grazia e incisività rare poiché la personalità di ognuno emerge, sempre più netta, ad ogni capoverso e ad ogni battuta.
Si finisce per fare il tifo per le squadre a terra, per quella nello spazio e per Mark Watney su Marte che si danna l'anima per non mancare all'appuntamento più importante della sua vita; nello stesso tempo si vorrebbe rallentare, dilatare la lettura perchè altrimenti il libro finisce in un lampo e, comunque vada (mica penserete che vi dica come?...), addio divertimento!
L'UOMO DI MARTE è una lettura piacevole e avvincente, affascinante e istruttiva sebbene filtrata attraverso la traduzione brillante, agile, divertente, fresca, giovanile e pulita di Tullio Dobner che è stato tanto bravo da rendere la scrittura di Andy Weir così vivace e frizzante da sembrare essere stata scritta direttamente in italiano: è come se l'autore si sedesse accanto al lettore e, con l'entusiasmo giovanile che mostra dalla fotografia che lo immortala nel risvolto di copertina, gli raccontasse tutta la storia perchè ha grande fiducia nell'esercizio continuo di quello straordinario strumento racchiuso nella scatola cranica dell'animale chiamato uomo.
Dunque, non ha importanza che tu sia su Marte o sulla Terra oppure in volo tra le stelle: con intelligenza, coraggio, buon addestramento e tanta fortuna si risolvono tutti i problemi purchè si scompongano in parti più piccole e li si affronti uno alla volta.
Adatto a tutte le età, anche chi disdegna la fantascienza non potrà fare a meno di apprezzare la ricchezza e la bellezza, scevra da gratuite scabrosità, del messaggio contenuto ne L'UOMO DI MARTE scritto da Andy Weir uscito nel 2011 in selfpublishing negli Usa e nel 2014 in Italia per i tipi di Newton Compton.


Foto di Orazio Nullo    testo di Claudio Montini

Lettera di un italiano che non conta niente all'emerito Presidente

Lomello (PV), 15 gennaio 2015



Ill.mo Signor Presidente on. prof. Giorgio Napolitano, 
sono certo che lei non leggerà mai queste parole; tuttavia, questa sera, sento in cuore l'urgenza di scriverle perchè non si perdano nel clangore delle polemiche becere che i mezzi di comunicazione di massa, lungi dall'esercitare la loro funzione propria perchè ridotti a meri contenitori e veicoli promozionali tanto di prodotti di largo consumo quanto di inarrivabili lussi, hanno invece esercitato sin dal giorno delle sue dimissioni con morbose dirette radiotelevisive di ogni suo passo in uscita dal Quirinale al solo scopo di cogliere un'attimo di esitazione, di commozione o di celia imprevedibile che potesse far alzare l'attenzione del pubblico.
Nel suo primo mandato, se non ricordo male, lei aveva esortato i giornalisti e, in senso lato, gli operatori dell'informazione ad esercitare il proprio mestiere, o meglio la propria professione, o meglio ancora Ella avrebbe volentieri detto la propria missione, con la schiena dritta e la fronte alta: per l'ennesima volta, la sua esortazione è stata disattesa, a mio modesto avviso di fruitore forzato di radio e televisione.
Un disoccupato ha molto tempo libero, per definizione: pertanto, per evitare l'inevitabile scoramento che può prendere alle spalle per la vana ricerca di un'occupazione, fatta di domande che rimangono spesso senza risposta e porte inesorabilmente chiuse, chi si trova in questa condizione passa il tempo attaccato alla radio o alla televisione.
Lei è stato il solo ad essere coerente in quest'Italia dalla lingua biforcuta, corrotta fino al midollo se è capace di speculare sulle disgrazie degli ultimi della terra; lo ha fatto per amore del suo paese e per rispetto della fatica che quelli della sua generazione hanno speso, oltre al sangue, per ricostruirla libera e democratica e più giusta e più pulita di come la guerra ve l'aveva resa.
Scrutare ogni vostro gesto, seguire ogni passo, pesare ogni saluto e ringraziamento al personale che vi ha seguito in questi anni e ogni parola che avete pronunciato, per poter dire "io l'avevo già capito", mi è sembrato un'operazione meschina rispetto allo sforzo enorme che le è costato accettare il secondo mandato e la pessima situazione in cui versa l'Italia: i grandi problemi e le enormi sofferenze che noi cittadini stiamo patendo ( perchè i mutui e le tasse non aspettano e non hanno pietà ) li abbiamo visti accantonati, se non dimenticati, anche da chi dovrebbe essere la nostra voce ed essere la fonte della nostra conoscenza e consapevolezza.
Ora ci riempiranno le orecchie e gli occhi di baggianate quali il toto presidente e l'identikit del nuovo presidente, gli accordi e i patti segreti e le alleanze impossibili: digeriremo anche quelle, siamo abituati a tutto ormai.
Spero che ora La lascino in pace, in particolare quegli sciocchi e ignoranti che invocavano le vostre dimissioni come le invocherebbero di chiunque non andasse loro più a genio, se una mattina si levassero dal letto col piede sbagliato e la luna più storta del solito.
Gli italiani non amano chi dice loro le cose come stanno e meno che mai coloro che, per il bene comune, li costringono a percorrere duri sentieri: dura lex sed lex non è mai stata massima popolare lungo lo stivale quanto l'andreottiana il potere logora chi non ce l'ha sia mai stata compresa fino in fondo; Lei ha dimostrato che solo con l'impegno e il lavoro nel solco tracciato dalla legge, col sacrificio degli egoismi personali e di bottega e di partito (vero D'alema, Civati e compagnia cantante, anche nella destra dell'arco parlamentare e costituzionale??), si può e si deve e si riesce a raggiungere l'obbiettivo supremo del bene collettivo, del bene del Paese, del bene dell'Italia intera.
Sì, signor presidente: l'Italia intera, il nord e il sud, il centro e le isole, la destra e la sinistra, credente o atea che sia, come lei ha sempre e fortemente sottolineato, ma libera di determinare il proprio destino e i propri dirigenti con quell'arma unica e insostituibile che è il voto elettorale, fatto di croci di matita su un foglio di carta, lontano da occhi indiscreti, deposto in un urna e contato a voce alta.
Così è nata la nostra repubblica italiana dalle macerie lordate dal sangue di fratelli, così ha risposto a tutti i cancri che hanno tentato di annientarla e così si salverà rialzandosi dalla polvere per sbarazzarsi dei terrificanti pagliacci che agitano spauracchi, pronunciano profezie di sventura, fomentano odi e divisioni inutili al solo scopo di soggiogare i pavidi e gli ottusi per spartirsi quel che resta della torta del potere.
Dunque, grazie signor presidente emerito professor Giorgio Napolitano!
Viva la Repubblica Italiana!

Un italiano che non conta niente

Claudio Montini

Testo: (c) 2015 Claudio Montini          Fotografia: (c) 2011 Michele Pini

martedì 13 gennaio 2015

Radio Patela News - Microfestival letterario di Zinasco (PV)


C'è del bello e del buono per tutti, Domenica a Zinasco

Novità in corso d'opera per la festa di sant'Antonio abate a Zinasco: si sono aggiunti altri scrittori che hanno scelto la manifestazione per presentare le loro opere.
A partire dalle 16:15 di domenica 18 Gennaio 2015, introdotti dal sindaco dott. Massimo Nascimbene, Pierantonio Ghiglione e Domenico Della Monica con Paolo e Stefano Calvi insieme a Claudio Montini, presentati e intervistati da Andrea Borghi, parleranno dei libri che hanno scritto ambientandoli nel territorio zinaschese e pavese, in generale.
Dunque, non solo cotechini e corsa campestre a Zinasco Vecchio per sant'Antonio abate: anche un micro festival letterario che corrobora l'offerta e l'impronta culturale con cui la nuova giunta municipale ha voluto connotare questa trentanovesima edizione della sagra.
Senza memoria, senza fantasia, senza curiosità per le proprie radici, in una parola, senza cultura non si va da nessuna parte: si rischia di perdersi nel'oblio ed essere cancellati dalla storia e, prima ancora, dal mondo.



Eccovi le copertine dei libri di cui si parlerà domenica e le locandine ufficiali.







sabato 10 gennaio 2015

Radio Patela news: dalla Pro Loco di Zinasco, il programma per il prossimo fine settimana

Pro Loco Zinasco in collaborazione con Comune di Zinasco 

Parrocchia Sant'Antonio Abate in Zinasco Vecchio 

presentano

                         39° SAGRA DI SANT'ANTONIO
                                                Domenica 18 Gennaio 2015
   

Programma:
ORE 08:00: Inizio iscrizioni e partenza della 39° MARCIA DI SANT'ANTONIO con percorsi da 7 - 13 - 19 km.
ORE 11:30: Santa Messa solenne
ORE 14:30: Processione con la statua del Santo per le vie del paese
ORE 15:30: Benedizione e distribuzione dei salamini
ORE 16:00: Estrazione lotteria
ORE 16:15: in Sala Consigliare: presentazioni di opere narrative ambientate nel territorio di Zinasco e della Provincia di Pavia:
saranno con noi Pierantonio Ghiglione con  99 PASSI    (2014) AB Edizioni
Claudio Montini con ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI
e   BRICIOLE DI SOGNI NELLO SGUARDO 
(YOUCANPRINT 2012 e 2013) 

Durante la giornata, presso la Sala Consigliare:
CENTENARIO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
documenti, fotografie, lettere, stampe, oggetti di trincea
Mostra curata e realizzata
GENTE:non state in casa!!

NOI CI SIAMO E VI ASPETTIAMO......

giovedì 8 gennaio 2015

Sans mots contre le barbarie! Vive la libertè d'expression

Claudio Montini, Orazio Nullo, la redazione di Radio Patela, la Jena Sabauda condannano e bollano come altamente esecrabile il massacro perpetrato a Parigi, nella redazione di un giornale che castigava ridendo i costumi.
Anche tutti loro e il blog intero sono CHARLIE HEBDO!

Alza lo sguardo talebano
guarda cosa stringo in mano
E' una matita o una biro,
non fermerai il mio pensiero
Non soffocherai il mio respiro:
Io penso e rido e ne sono fiero.
Se Dio è grande ed è amore
Non ha bisogno di sparare,
Non ha bisogno di ammazzare,
Non ha bisogno di violentare,
Per farsi rispettare e adorare.

(c) 2015 Claudio Montini  inedito

domenica 4 gennaio 2015

Radio Patela News - Sant'Antonio abate a Zinasco: storia patria, libri e...salamini benedetti!

LE NOVANTANOVE BRICIOLE DI SANT'ANTONIO






L’Epifania tutte le feste si porta via? Certamente questo non accade a Zinasco Vecchio (PV) dove si rende omaggio all’ultimo dei tre mercanti di neve ( san Mauro, 15 gennaio; san Marcello, 16 gennaio; sant’Antonio abate, 17 gennaio ) con una festa popolare in piazza a base di cotechino caldo e un bicchier di vino.
Questo è dovuto al fatto che sant’Antonio abate, come detto da festeggiarsi per il calendario il 17 gennaio, sin da prima dell’anno 1000 è patrono della frazione capoluogo del comune di Zinasco (PV) e, se la ricorrenza non cade di domenica, si fa festa in quella immediatamente successiva.
E’ una tradizione che, pur essendo mutata nel tempo,fortunatamente non si è mai  perduta e nel 2015 si arricchirà anche di eventi di rilevanza culturale: una mostra di documenti storici legati alla Prima Guerra Mondiale e, nel pomeriggio di domenica 18 gennaio, la presentazione al pubblico dei lavori di due scrittori che hanno adoperato Zinasco e il suo territorio come scenario delle loro più recenti opere.
Si tratta di Pierantonio Ghiglione che, nel 2014 per AB Editore (Milano), ha pubblicato il romanzo giallo NOVANTANOVE PASSI e di Claudio Montini che, grazie a YOUCANPRINT  (Lecce), ha creato due raccolte di racconti brevi, ASSENTARSI PER UNA MANCIATA DI MINUTI (2012) e BRICIOLE DI SOGNI NELLO SGUARDO (2013).
Sarà, dunque, questa la novità della Festa di sant’Antonio abate 2015 ovvero l’incontro tra due differenti modi di essere scrittori, due mondi e bagagli culturali diversi tra loro, due terre d’origine distanti che condividono la passione per la letteratura e la lettura e la scrittura ( uno scrittore dovrebbe essere, prima di tutto un buon lettore ), il desiderio di fare qualcosa di bello per gli altri e di campare delle proprie parole stampate, l’amore per la propria terra d’origine unita alla propensione a conoscere e apprezzare quelle altre e lontane.
Infatti, Pierantonio Ghiglione è nativo di Imperia, Liguria di Ponente, mentre Claudio Montini, nato a Pavia nel 1966, ha vissuto a Sairano di Zinasco ( come dicevano i suoi nonni paterni ) sino al 1993 quando si è sposato ed è “emigrato” a Lomello (PV).
Pierantonio è un giornalista professionista, ora free-lance, con un passato da notista politico parlamentare in Europa e in Italia; NOVANTANOVE PASSI è la sua opera prima e ha faticato non poco a trovare un editore tradizionale che credesse nelle sue potenzialità.
Claudio, invece, è uno scrittore esordiente con alle spalle un passato di operaio, camionista, attore e cantante dilettante, nonché poeta estemporaneo ma anche appassionato lettore che, per vincere la disoccupazione, cerca il successo nella scrittura creativa attraverso l’auto-pubblicazione, altrimenti detta selfpublishing, da non confondere con l’editoria a pagamento.
A Zinasco, con la benedizione di sant’Antonio abate nel pomeriggio di domenica 18 gennaio, si incontreranno due diversi modi di produrre e diffondere letteratura e cultura.
L’uomo risalito dal mare alla terra col mare a quadretti per ascendere all’Empireo degli scrittori italiani, si confronterà e conoscerà l’uomo che, invece, ha attraversato e solcato terra e mare a quadretti per cercare il suo posto al sole, dopo aver compreso che era rimasto troppo a lungo sotto la sabbia d’una spiaggia, insieme ai sogni di bambino, il talento che il padrone evangelico della vigna aveva affidato a lui e ad altri operai prima di assentarsi per una manciata di secoli.
Siete, fin da ora, tutti invitati a questo pomeriggio speciale in cui vi innamorerete ancora di questa terra, spesso considerata marginale, ma viva e capace di suscitare sogni affascinanti le cui briciole rimangono a lungo nello sguardo.


© 2015  Claudio Montini