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domenica 31 luglio 2016

Se piove d'estate, il governo è assolto...

Piove d'estate, ma il governo non c'entra...

di Claudio Montini

Se pioveva d'estate, quand'ero un ragazzino (d'un certo peso, vabbè, ma mica son nato già vecchio..), ci si ritrovava nel cortile di chi aveva una tettoia o un porticato e ci si raccontava storie che si perdevano nella notte dei tempi, si rievocavano vecchi fantasmi e poveri diavoli travolti dalla loro stessa sfortuna, si riciclavano vecchie storielle divertenti calcando la mano sui particolari bizzarri e grotteschi, giusto per farsi quattro sane risate e dimenticare le menate del giorno e le grane che aspettavano la nuova alba. La televisione, quella poca che c'era in quei tempi di austerity e terrorismo, eravamo negli anni '70 del XX secolo, proprio come adesso d'estate andava in ferie anche lei e, per non abbassare la saracinesca, aveva dei giorni comandati in cui fare vedere qualcosa di varietà, di western e vecchi polizieschi. Stasera a queste latitudini da cui scrivo, piove da oltre un'ora e mezza; pur navigando tra mille canali, non si vede un alcunchè (famosa paroletta italiana con due zeta) di nulla perchè in onda c'è lo scarto della schiuma della segatura truciolata del nulla sotto vuoto spinto. D'altronde, cosa vogliamo pretendere dal passaggio che ci fa lasciare alle spalle il mese di luglio e ci mette sulla soglia di agosto, mese della vacanza per eccellenza sebbene di fatto chiuda l'estate in un cassetto come le vecchie cartoline una volta che cederà il passo a settembre. Agosto....e le rime si sprecherebbero con "non ti conosco": intanto in pochi si accorgeranno che l'anno in corso ha iniziato la sua discesa, molti preferiranno rimandare o rimuovere il pensiero che l'autunno e poi l'inverno sono dietro l'angolo, che la ruota ha fatto un'altro giro e ogni momento è buono perchè la pallina si fermi proprio sul nostro numero. Ma che diamine siamo in estate: scoppia il caldo, la vita, la voglia di pelle profumata e scoperta e baciata dal sole, di sale e di tuffi e di gelati; chi ha lavorato vuole svago e chi non lavora perchè nessuno lo vuole rosica perchè non può fare nient'altro che sopravvivere e sperare che in autunno si muova qualcosa. Intanto provate a sorridere con IL CANE PILOTA...: piuttosto che niente, è meglio piuttosto (antico proverbio sairanese)


(c) 2016 Testo di Claudio Montini
(c) 2016 Foto di Orazio Nullo
(c) 2016 Videocomica di VideoKlaut66

Libro e giornale fanno di te un italiano speciale! Quando la villeggiatura è una scena del crimine...



Per una vacanza a tutto noir...
di Maurizio Blini 
e Claudio Montini

Ha debuttato venerdì 29 luglio una grande, coraggiosa e innovativa iniziativa editoriale che vede protagonisti uno storico quotidiano a tiratura e diffusione nazionale, una piccola ma agguerrita casa editrice e un consorzio di cervelli che scrivono, tutti basati nella regione Piemonte e a Torino in particolare.
Il quotidiano La Stampa, a partire da quella data, metterà in vendita nelle edicole di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta l'antologia LA MORTE NON VA IN VACANZA edita da Golem Edizioni e composta da racconti firmati dai componenti di Torinoir consorzio di scrittori di gialli e polizieschi e noir residenti nella città sabauda per eccellenza; l'antologia è stata rieditata per l'occasione ed è stata ribattezzata SUMMER NOIR: si tratta di 11 racconti ad alta tensione ambientati in varie località di villeggiatura, italiane e straniere, le cui vicende si svolgono durante il periodo estivo. La prefazione al volume è a cura di una scrittrice torinese e piemontese d'un certo livello, Margherita Oggero, che è fresca vincitrice del premio bancarella 2016 con LA RAGAZZA DI FRONTE (Mondadori).
Il volume sarà venduto in allegato con il giornale a  € 8,90 per tutto il mese di agosto 2016

(c) 2016 Maurizio Blini e Claudio Montini per testo e foto


venerdì 29 luglio 2016

Letti & Piaciuti: IL MARE DEI SOLDATI E DELLE SPOSE di Roberto Giardina - ed.Bompiani (2010)

Roberto Giardina
IL MARE DEI SOLDATI 
E DELLE SPOSE
ed. Bompiani 2010

I PARTICOLARI CHE 
DIVERTONO GLI DEI

di Claudio Montini

E' noto che esiste la verità storica, quella desunta dai documenti e dalle testimonianze raccolte sul campo, così come esiste una verità dei romanzi, quella che narratori in ogni epoca hanno contribuito a costruire e codificare mescolando ragione e sentimento coi ricordi personali e familiari.
Roberto Giardina ne IL MARE DEI SOLDATI E DELLE SPOSE ed. Bompiani (2010) identifica, senza nominarlo esplicitamente, quasi dandolo per scontato, il Mare Mediterraneo centrale e il canale di Sicilia evocando la moltitudine di popoli che si sono affacciati sulle sue spiagge, in una storia che attraversa tutto il secolo breve per chiudersi poco dopo la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione della Germania, cioè alla sua spiaggia dove il secondo millennio doveva terminare il suo viaggio (per dirla con l'autore stesso). Il giornalista e scrittore siciliano, pardòn palermitano residente a Berlino (GER), riporta i racconti di cui la madre e gli zii lo hanno reso partecipe ma di cui non ha saputo o potuto chiedere conto al nonno, vero protagonista, insieme alla pietas virgiliana che solo i siciliani e i lampedusani sanno sfoggiare, di un gustoso e magistrale affresco dell'epopea della Quarta Sponda ovvero dell'illusoria avventura coloniale italiana in Libia, avviata nel primo decennio del XX secolo dell'era cristiana. Nonno Antonio è figlio del suo tempo e si adatta ad esso con la coerenza del giunco che si piega per fare passare la piena; ma ancor di più è figlio della sua isola, Lampedusa, in cui il padre è maestro elementare, e del mare che la circonda perchè in esso cresce, si fa ragazzo e uomo e marito e padre in cerca della sua spiaggia, consigliato e spesso guidato dalle donne che incontrerà, spose o figlie o amiche, le quali lo lasceranno sedere al tavolo da gioco cui il destino lo ha invitato: non per vincere o rifarsi delle perdite ma per scoprire quale tipo di partita avesse disputato, gioco serio o da carusi, cui non si chiede il saldo.
Vivrà l'inutile strage dello sbarco dei bersaglieri italiani a Tripoli e la guerra con l'Impero Ottomano, prima ancora che Benedetto XV venga eletto e pensi a quella definizione della Prima Guerra Mondiale, come funzionario del Banco di Roma; funzionario integerrimo delle dogane, passerà attraverso il fascismo conoscendo il conte Volpi, governatore della Libia prima di Italo Balbo e i generali Badoglio e Graziani; scamperà, andando in pensione e ritornando in Sicilia con tutta la famiglia, alla disfatta militare italo-tedesca in Africa settentrionale: ma il richiamo del mare dei soldati e delle spose che, come la figlia Rina, l'hanno attraversato in cerca di fortuna lo riporterà sulla sua isola, Lampedusa, creduta un paradiso mentre era un luogo in cui tutti erano stati condannati a vivere. Un inferno. Era tornato perchè dall'inferno non si può fuggire. Si evade, ma non per sempre. Fuggiasco e carceriere insieme, aveva finito per tornare. Non ci sono prigioni più sicure di quelle che ti danno l'illusione della libertà. (pag. 377 )
IL MARE DEI SOLDATI E DELLE SPOSE e le sue spiagge sono il teatro storico, perduto e dimenticato dove si muovono e vivono e muoiono, amano e soffrono e si illudono della propria forza personaggi realmente esistiti con altri immaginati o soltanto sfiorati dal flusso della Storia e perciò sepolti sotto la sabbia del deserto che come il Mediterraneo preserva a lungo, per secoli o millenni. O distrugge in fretta, a capriccio. [...] Sono i particolari che divertono gli dei. (pag. 393)
Con un italiano semplicemente splendido, perchè privo di autocompiacimento e retorica gratuita e ardite impalcature perifrastiche, preciso e funzionale come un'orologio svizzero, gustoso e pieno ma anche lieve fragrante al punto di sentire le scene addirittura coi cinque sensi, Roberto Giardina racconta quel che accadde in quella parte trascurata della storia italiana, citando col rigore storico dovuto fatti e personaggi ma prendendosi la libertà di umanizzare questi ultimi, ovvero attribuendo loro pensieri e sensazioni, come può permettersi un narratore, un novelliere, un romanziere e non uno storico.
Infatti, come sigla nell'ultima riga della postfazione l'autore siculo palermitano residente a Berlino e di là corrispondente per alcune testate nazionali, è tutto vero ma non tutto è autentico in un romanzo che ha, da un lato, regole e tempi suoi propri ma, dall'altro, rimane ancora lo strumento didattico più potente per formare un'idea priva di pregiudizi e per fare luce sul passato senza stancare o annoiare.
IL MARE DEI SOLDATI E DELLE SPOSE di Roberto Giardina edito nel 2010 da Bompiani, una volta avviata la lettura, sarà in grado di farvi accomodare davanti a un grande schermo e seguire un film immaginario ma vero, realistico ma non crudo, in cui ogni dettaglio parla anche senza dire nulla perchè quel che manca l'aggiunge automaticamente la fantasia, dove anche la punteggiatura e le frasi e i dialoghi sono carichi di significato ma hanno un ritmo che lascia a chiunque il tempo di assimilarli e, persino, viverli. Dopo poche pagine, si perde l'ansia di giungere al capitolo successivo o di guardare a che punti ci si trovi del volume: si è dentro la storia di Giardina e nella Storia che i sussidiari o libri di storia spesso trascurano, si finisce per comprendere anche meglio molte vicende e molti aspetti della nostra società attuale, si finisce per amare ancora di più la Sicilia e l'Italia. La memoria è una nave senza più doghe e senza più chiglia che, prima o poi, giunge a una spiaggia o torna alla sua spiaggia: questo è il particolare che diverte gli dei, specialmente quello del mare.


© 2016 Testo di Claudio Montini
© 2016 Foto della copertina Orazio Nullo

giovedì 28 luglio 2016

Pubblicato il nuovo libro di Claudio Montini: GOCCE SPARSE NELLA POLVERE - StreetLib

Quando ho annunciato la prossima uscita di questo ebook, in realtà non c'era pronta nemmeno la bozza definitiva; poi, come per magia, Orazio Nullo mi ha mandato, dalla sua isola nel Mediterraneo, la copertina e la foto da adoperare nei mercati elettronici in giro per il web e....le tessere del mosaico, e i testi delle 41 poesie che leggerete, sono andati a posto da soli.
Non ci sono temi particolari o strutture classiche di cui tenere conto, anche perchè l'impaginazione sui dispositivi di lettura non è fissa come nella stampa o nel foglio elettronico dei programmi di videoscrittura.
A me, come sempre, importa che vi arrivi il messaggio, che sappia fare vibrare le corde nascoste della vostra anima e che illumini ancora briciole di sogni nello sguardo, con poche gocce sparse nella polvere.
Di seguito trovate i link utili a raggiungere il prodotto su amazon e googleplay; a breve sarà disponibile anche su iTunes mentre è già disponibile in molti altri store italiani e no.
Fatevi del bene e fatelo anche a me....acquistatelo e leggetelo: sarà un piacere da entrambi i lati!
Claudio Montini

http://www.amazon.com/dp/B01J4TA02A
https://play.google.com/store/books/details?id=Kiy-DAAAQBAJ

(c) 2016 testo di Claudio Montini
(c) 2016 foto di Orazio Nullo

lunedì 25 luglio 2016

Se il giovane sapesse e il vecchio potesse...

Dialogo tra generazioni

di Claudio Montini




Il giovane ha scritto
Oggi ho compiuto 19 anni e sono in montagna con gli amici dell'oratorio; è una bella giornata e la vita scorre quieta e profumata e frizzante sotto la pelle, nelle vene, nei muscoli e nei polmoni. Il prete che ci accompagna mi ha appena confessato, in modo informale, come sa fare solo lui quando sta ai piedi di queste guglie di roccia: chiacchierando di varia umanità e passeggiando alla ricerca di una roccia o di un masso speciale su cui dire messa, il giorno dopo per chi ha voglia di cominciare la giornata ringraziando per la salute e il bene di cui stiamo godendo. "...del resto il mondo è suo e noi siamo ospiti, certo, con una missione da compiere e far fruttare ciò che ci ha donato quando siamo nati...ma pur sempre ospiti siamo..." gli è sfuggito come se stesse parlando a sè stesso e, siccome si era accorto di avere aperto troppo la porta della stanza in cui anche un prete si sente microbo contro l'universo, mi ha assolto con formula piena in salsa latina e regolamentare sigillo a segno di croce. Però, io mi rendo conto di essere "precario" come se stessi camminando su un filo sospeso sull'ignoto, con poche certezze e troppi interrogativi a fare da bilanciere per non cadere: ho chiuso con gli obblighi della scuola, mi sono diplomato, ma ora devo compiere delle scelte, devo tracciare una rotta verso nuovi obiettivi. Cosa farò e cosa dovrò imparare di nuovo per diventare adulto? Quanti sogni dovrò bruciare o dimenticare per essere un'uomo completo, inserito, realizzato?  Le mie scelte, da oggi in poi, comprometteranno o miglioreranno la mia vita: dovrò imparare ad organizzarmi, a sacrificarmi e battermi per il futuro in cui spero e credo. In questo momento, forse per farmi coraggio, vorrei avere la stessa energia di quando ero piccolo e giocavo ininterrottamente, perchè sento ancora gli ammonimenti dei professori dell'ultimo anno e avverto il peso delle aspettative di chi mi vive accanto.

Il vecchio ha risposto
Sii te stesso, ragiona con la tua testa, ascolta il parere di tutti ma fai solo quello che pensi sia la cosa giusta, per la tua legge morale e per le leggi del mondo; ricorda senza malinconia, senza acredine e senza rimorsi; non scavare se tocchi il fondo ma punta i piedi e spingi per risalire: pensa sempre in grande e non arrenderti anche se il mondo sembra non capirti.
Lasciati andare alle passioni e alle pulsioni della natura umana: siamo fatti di carne, non di ferro o di legno, tanto che qualche volta l'amore ama cambiarsi d'abito e fare male ma, poi, si sopravvive e si supera il dolore e si ricomincia da capo. Sii curioso ma non invadente e pettegolo quanto basta al puro divertimento; se ci tieni alla pelle, spara pure per primo prendendo bene la mira: l'altro, l'avversario, potrebbe non ricambiarti la cortesia se riesce a imbracciare l'artiglieria... Inciamperai e, forse, cadrai oppure indovinerai tutte le mosse con la fortuna stretta al tuo fianco: in ogni caso, avrai seguito la rotta tracciata ancora prima della tua esistenza e non avrai fatto altro che seguire la direzione indicata dalla bussola del cuore.
Non c'è altro di meglio che un'uomo o una donna possano fare; non c'è altro di meglio che Dio, o qualunque altro nome abbia, dall'alto del suo cielo possa ammirare e si degni di benedire.

(c) 2016 testo di Claudio Montini da un idea di Davide Agapito
(c) 2016 foto di Orazio Nullo

sabato 23 luglio 2016

Torta Marta con antistress per eccellenza - In cucina con la Jena Sabauda e Radio Patela Magazine

MARTA, LA TORTA CHE TI INCANTA...
MATERIA PRIMA IMPORTANTE: 
LA NUTELLA !®
di Jena Sabauda

Questa torta è dedicata all'amica Martha che vive negli Usa, per tutti quei momenti in cui è in ansia per i suoi figlioli quando vanno in giro per il mondo, salendo e scendendo da un'aeroplano all'altro. L'immagine che accompagna la ricetta, fungendo quasi da copertina, serve anche a darvi un'idea di come si dovrebbe presentare la torta una volta cotta e pronta per allietare i vostri palati.
Bando alle ciance, ecco la lista della spesa:
  • 400 o 500 grammi di nutella Ferrero® (ingrediente fondamentale...e che sia quella originale, mi raccomando!)
  • 500 grammi di farina bianca di grano tenero 00
  • 1 bustina di lievito per dolci (16 grammi circa)
  • 250 grammi di burro (morbido: nel senso che non sia appena uscito dal frigorifero)
  • 250 grammi di zucchero così ripartito: 150 grammi di zucchero bianco semolato (o integrale o di canna, non c'è problema) + 100 grammi di zucchero a velo
  • 2 uova intere (ovviamente tranne i gusci...)
  • la scorza grattugiata di un limone
Setacciate la farina insieme al lievito e preparate così la fontana entro cui verserete lo zucchero, il burro morbido (così fate meno fatica a lavorarlo e incorporarlo), la scorza di limone grattugiata, le uova; ora potete cominciare a lavorare il tutto con le mani e ad amalgamare per bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una palla di pasta che, avvolta ermeticamente nella pellicola trasparente per uso alimentare, metterete a riposare in frigorifero per una o due ore.
Trascorso questo tempo di riposo, la manipolate ancora per qualche istante per renderla morbida; ne prendete tre quarti e lo spianate fino ad ottenere un disco di un centimetro abbondante (a occhio e croce: non serve il calibro...) che disporrete in una teglia precedentemente imburrata e infarinata, coprendo il fondo e garantendovi un bordo di pasta, un cordolo di contenimento, perchè adesso entra in gioco la famosa crema spalmabile di cacao e nocciole: essa va spalmata con abbondante generosità fino a riempire lo spazio che si è creato, come se si riempisse un laghetto di nutella!® 
Con il quarto di pasta messo da parte, spianato come l'altra parte, aiutandovi con un bicchiere, realizzerete dei dischi di pastafrolla da disporre sul manto di dolce nutella®, uno accanto all'altro come si vede dal disegno di Orazio Nullo. Bene, ora si mette la torta nel forno a 180 °C dove si cuocerà per 25 o 30 minuti, a seconda delle caratteristiche del vostro forno (note a voi soltanto), del vostro occhio e del responso dello stuzzicadenti.
Lasciatela raffreddare il giusto tempo e vi accorgere quanto sia buona da sola ma anche accompagnata da soffice panna montata...e buon appetito!



© 2016 Testo e ricetta La Jena Sabauda
© 2016 Immagine Orazio Nullo
Nutella® è un marchio registrato di Ferrero S.p.A.-Italy



mercoledì 20 luglio 2016

Letti & Piaciuti: DIARIO DI UNA 883 di Sara Goria (ed. Elmi's World 2016)

LE HARLEY-DAVIDSON
NON HANNO LA RETROMARCIA

di Claudio Montini

Sara Goria
DIARIO DI UNA 883

Casa editrice Elmi's world - 2016

Contro il logorio della vita moderna, se non vi piace il Cynar, se non fermano il mondo per lasciarvi scendere, prendete il coraggio a due mani e varcate con fiducia la soglia della copertina di DIARIO DI UNA 883 scritto con mano lievissima e felicissima da Sara Goria e pubblicato dalla valdostana casa editrice Elmi's World di Elettra Groppo nel mese di luglio 2016. Vi troverete di fronte a una favola scritta a macchina, come quelle di Gianni Rodari, in cui a parlare saranno tanto gli esseri umani quanto oggetti apparentemente inanimati che, entrati nella vita dei primi, ne scrutano o ne governano la vita assorbendone umori e abitudini e sentimenti; sarà facile oltre ogni immaginazione mettersi dalla parte della protagonista narrante, una motocicletta Harley-Davidson 883, e fare il tifo per lei che anela un esito felice per il circo umano che le evoluisce intorno, sperando per sè in un finale di carriera ancora rombante e su strada. 
Essa costituisce l'eredità che tocca a Giulia accettare o cedere al concessionario veronese di moto a stelle e strisce: è stata la fedele compagna del padre defunto da solo per un male incurabile, cullato dall'illusione di poter pagare così gli errori commessi in passato e sanare i dolori che essi hanno provocato, su tutti avere abbandonato la sola cosa bella che gli fosse riuscito di fare ovvero una figlia, frutto di un rapporto che lui aveva archiviato come occasionale, cui però aveva dato il nome di una fidanzata morta in un incidente stradale del quale si sentiva indirettamente responsabile. La giovane donna accetterà l'eredità e la porterà a casa, in Valle d'Aosta, perchè vuole conoscere il più possibile questo padre che si è reso irreperibile tra l'infanzia e l'adolescenza e verso cui sua madre nutre ancora un risentimento irrisolto e senza spiegazione; ma lo farà anche perchè si imbatterà nel capo officina, un vero e proprio medico delle moto e harleysta convinto ma gentile e garbato come un cavaliere d'altri tempi, che le offrirà un giro di prova su quella vecchia moto per provare a capire le sensazioni che essa può trasmettere e, quindi, fare una scelta consapevole. Un ragazzo incontra una ragazza con una moto che lui ama, perchè ha amato chi l'ha posseduta come si ama una figura di riferimento, un fratello maggiore, un amico, ma lei si affaccia su quel mondo fatto di marmitte e carburatori e piegate in curva e frenate e accelerazioni, gente comune con lavori e vite ordinari ma che in sella ai bolidi d'oltreoceano vivono una seconda vita e vibrazioni che riportano a galla tutta l'umanità più genuina e bella, al netto di atteggiamenti e posizioni sociali, solo per capire cosa l'attragga verso quella figura ombrosa rimasta sullo sfondo della sua vita come l'eco di una canzone di Gianni Togni (GIULIA) che l'accompagna dall'infanzia e a cui crede di dovere il suo nome. 
Stanno bene insieme i due ragazzi e la 883 ne è testimone e fa il tifo per loro perchè capisce che entrambi sono a un bivio delle loro vite, proprio quello in cui si intuisce che un capitolo si è definitivamente chiuso, sono stati tracciati i bilanci necessari e si impone una coraggiosa sterzata verso un'altra rotta; la motocicletta non è soltanto una voce fuori campo, è la protagonista e lo strumento per il quale avverrà la svolta consapevole, sentita, voluta di tutti i personaggi di questa bella e tonificante per lo spirito e garbatissima favola moderna, siano essi umani che meccanici. Le Harley di serie la retromarcia non ce l'hanno: questo porterà in luce l'ultimo atto d'amore di un padre autoesiliato dalla vita della figlia, perchè un'uomo difficilmente si confessa o parla con il cuore in mano a chicchessia. Così i ragazzi capiranno di essere loro il nuovo capitolo nella storia della 883, che se pur datata, si comporta ancora egregiamente e non ha affatto voglia di essere rottamata: se vivranno felici e contenti...beh, lo scopriranno solo vivendo, lei ha ancora una gran voglia di mettere su numeri al contachilometri e cantare la sua potato song lungo nastri d'asfalto degni di questo nome.
DIARIO DI UNA 883 di Sara Goria (Elmi's World 2016) è il romanzo più fresco dell'estate 2016, ideale per disintossicarsi dalle brutture della vita quotidiana, adatto a tutte le età perchè privo di scabrosità di alcun genere pur essendo perfettamente calato nella realtà dei nostri giorni; ottimo anche e sopratutto per chi non capisce nulla di motociclette, raduni e scampagnate intabarrati nel cuoio e nel kevlar dei caschi integrali anche con parecchi gradi di temperatura all'ombra: infatti di tutto ciò vi è solo un'accenno per dare le coordinate adatte a inquadrare la storia, l'obbiettivo di Sara è raccontare la realtà umana che si cela dietro le apparenze e la magia che gli oggetti e i manufatti della vita quotidiana recano in sé; lei ci riesce con affascinante facilità dando voce, ovviamente femminile, a una motocicletta rendendo le reazioni e le manifestazioni di stati d'animo come si trattasse di un personaggio in carne e ossa. I tecnicismi sono ridotti all'essenziale così come i termini derivati da altre lingue sono usati nella loro accezione onomatopeica, ma l'italiano che troverete in DIARIO DI UNA 883 sarà di una grazia, di una semplicità, di una scorrevolezza e di una delicatezza uniche: proprio come si addice ad una favola contemporanea, che alla lievità e alla freschezza e alla facilità di fruizione unisce lo spessore non indifferente dei messaggi che deposita nell'animo del lettore. L'amore e l'amicizia non muoiono mai, semmai si trasformano e aiutano nella crescita verso la piena consapevolezza degli esseri umani: dunque, bisogna credere nel destino oltre che in sé stessi e non bisogna restare legati al passato e ai suoi fantasmi o ai suoi rimorsi; c'è sempre una possibilità di riscatto, di ripartenza, di rialzarsi dopo una caduta e di andare oltre una paura: le Harley, di serie, non hanno la retromarcia, su di esse ci si viaggia bene anche in due e il domani è una manciata di numeri in più sul contachilometri.

© 2016 Testo di Claudio Montini
© 2016 Google Images/ Elmi's World editore in Saint Vincent (AO) -Italy




lunedì 18 luglio 2016

Poesie e poeti di gran classe: Roberta Preda "Mi scavi dentro" da LA COSCIENZA DELLE TERRE youcanprint 2015


MI SCAVI DENTRO

di Roberta Preda
da "La coscienza delle terre" ed. youcanprint 2015


Dalle tue mani
becco bacche nei raggi di sole.
Mi scavi dentro
gallerie di tunnel bui e ciechi,
labirinti di canali.
Le rocciose pareti picconi
aprendo in me miniere di diamanti.
Sei violenza del ruscello
nelle terrose viscere dei monti
dalla dura pietra liberando
getti di un’acqua cristallina.
E ti confondo
con il fango e l’acquitrino
se mi fermo
a godere il tuo momento.
Sei scorza in me di un mistico passato,
l’onda di un mare antico e violento
che ha corroso perigliose grotte
per allargarvi all’infinito il senso
della vita e dell’amore.

(c) 2015 Testo di Roberta Preda 
(c) 2012 Foto di Orazio Nullo "Panta rei"

Siamo in guerra? EUROPEI...ARRANGIATEVI!!


EUROPEI ARRANGIATEVI!

di Claudio Montini

Siamo in guerra? A denti stretti, ci siamo dovuti svegliare dal nostro beato torpore oppure si è raggiunta la quota di morti e feriti e mutilati e invalidi per cui vale la pena convocare un vertice di capi, dirigenti ed esperti e alti consulenti che produca qualcosa di più della solita aria fritta, condita da lampi di macchie fotografiche e benedetta da riprese in diretta? Tempo fa, forse un'anno fa, scrissi un post in cui deprecavo il silenzio, l'ignavia dell'Europa dei bottegai riguardo i flussi migratori; certo, io sono un'illustre sconosciuto per le marionette di Bruxelles agitate da Berlino ed è come se avesse scoreggiato una mosca: in realtà speravo, goccia tra le gocce del mare che compone l'opinione pubblica e si fonde nel mare informatico, di potermi illudere di vedere una qualche reazione che fosse l'embrione di quegli Stati Uniti d'Europa vagheggiati, durante la detenzione fascista a Ventotene, da Altiero Spinelli e compagni.
Invece, la parola d'ordine dell'Unione Europea (unione solo sulla carta, anzi, carta moneta) è stata simile a quella che gli alti comandi italiani diedero ai loro sottoposti all'indomani dell'armistizio firmato dal Maresciallo d'Italia generale Badoglio con i belligeranti anglo-americani: ARRANGIATEVI!
Dopo la tragica serata di Nice (F), dove la Promenade des Anglais è diventata campo di battaglia con morti e feriti, durante i festeggiamenti per la ricorrenza dell'insurrezione popolare che ha portato alla ribalta i diritti fondamentali, imprescindibili, non negoziabili della civiltà democratica occidentale contemporanea, la Francia è stata lasciata sola, come la Spagna, il Regno Unito, il Belgio, l'Italia con gli sbarchi continui, come i paesi dell'area balcanica e la Grecia con i migranti: ma i bottegai del Berlaymont Palast non hanno emesso un fiato, facendo più rumore dei pappagalli starnazzanti che si sono affannati in analisi, commenti, ricostruzioni più o meno fantasiose volte solo ad assicurarsi visibilità mediatica o potenziale fieno elettorale da mettere in cascina rispolverando slogan ("Occorre una riscossa culturale") dei quali ignorano origine e significato.
Ottantaquattro morti e oltre duecento feriti, centinaia dunque di europei e ospiti di europei per un giorno di pace e di festa colpiti alle spalle e senza possibilità di difendersi nè di mettersi in salvo, famiglie disperse e minori divisi e sparpagliati e traumatizzati, non sono ancora sufficienti per togliere paraocchi a forma di euro e tappi dalle orecchie e materiale organico di scarto (parola resa famosa dal morente generale Cambronne) dal cervello degli eurobottegai di Strasburgo e Bruxelles per dare il via a forze di polizia e intelligence unitarie e autorevoli, competenti, efficaci ed efficienti.
No, cari concittadini e compagni e amici europei vicini e lontani, loro sono più preoccupati di ammainare e togliere in fretta la bandiera del Regno Unito lasciando il pennone vuoto finchè, con una ennesima operazione di maquillage o di presa per i fondelli internazionale, il sultano di Istambul non ci metterà la sua: il golpe fallito gli è servito per liberarsi con eleganza di potenziali future spine nel fianco se non di serpi in seno, non fatevi illusioni; sua maestà britannica va punita perchè ha permesso ai suoi ragazzacci di andarsene sbattendo la porta e dicendo a chiare lettere che un'Europa siffatta non la vogliono neanche gratis; per tacere dell'Italia che per non avere abbassato la testa e le braghe come la Grecia, si tenga e si arrangi coi profughi sbarcati e sia bastonata quando le basterebbe una carota per risollevarsi e vedere la luce in fondo al tunnel (ultima stilettata, in ordine di tempo, la sanzione per non aver cancellato la norma che consente il rinnovo automatico delle concessioni demaniali relative ai litorali ove sussistono stabilimenti balneari.).
Dunque, siamo in guerra: siete sotto attacco? EUROPEI....ARRANGIATEVI! 
Contate i morti, curate i feriti se potete, ma no disturbate i manovratori!
Il buon Dio, quando non vuole accendere il condizionatore, chiama Spinelli, Adenauer e Schumann: nell'aldilà li chiamano i tre ventilatori tanto si sono rivoltati nelle loro tombe...e continuano a farlo.

(c) 2016 Testo di Claudio Montini
(c) 2012 Fotografia di Michele Pini  "Stando così le cose"  - per gentile concessione  

venerdì 15 luglio 2016

L'evidenza colposa , la dignità e la rassegnazione

L'evidenza colposa che non scuote perché non viene raccontata
   

di Claudio Montini

L'evidenza dei fatti è piuttosto semplice, tanto che si stenta ad accettarla o ad evidenziarla: dunque la si nasconde sotto proclami, parole ripetute all'infinito, tonnellate di retorica che riempiono lo spazio che si deve pur mettere tra una serie di messaggi pubblicitari e l'altra, poichè non di soli cantanti esordienti e cuochi improvvisati o di vecchi film e telenovelas si può campare. Meno male che c'è la cronaca nera e l'attualità che non mancano mai di essere serbatoio di casi al limite dell'umano, del comprensibile e del concepibile: così si tiene tesa e vibrante la corda dell'emozione e si rallenta o impedisce alla ragione l'azione di porsi domande e cercare soluzioni per uscire dalla crisi,parare il colpo, allontanarsi dal pericolo. In fondo, la ricerca dei colpevoli non sarà mai la vera priorità di ogni essere vivente senziente dotato di una buona dose di istinto di sopravvivenza e di conservazione: quello è un'esercizio che è amato solo da chi ha il sedere al comodo e al riparo, al caldo d'inverno e al fresco d'estate, la pancia piena e il telecomando a portata di mano oppure sono soliti a lavorare indefessamente solo con la lingua dando fiato alla bocca.
Nella campagna di una regione che potrebbe essere una Svizzera con il mare, che ci prova nonostante la classe dirigente e politica che nessun'altro ci invidia e che ci ostiniamo a foraggiare con le nostre tasche e con il nostro voto, due treni si scontrano fino a disintegrarsi e portare con se le vite di oltre venti persone perchè viaggiavano su una linea ferroviaria (leggi rotaie e stazioni) degna solo del Bangladesh o del Vietnam, di cui lo Stato si è disinteressato poichè data in concessione ad azienda privata, su cui il traffico era affidato al buon cuore e all'esperienza dei capistazione: vale a dire, dato che il binario era unico per entrambe le direzioni (andata e ritorno da Bari a Barletta per Andria e Trani, tanto per darvi delle coordinate geografiche) un collega telefonava all'altro, di stazione in stazione, chiedendogli se poteva dare via libera al convoglio in attesa dell'omologo che proveniva in senso contrario ma i due treni non avevano un sistema per potersi parlare (in caso di inconvenienti o di ritardi) nè i binari erano dotati di automatismi di blocco preventivo in caso di rotaia occupata. Un sindacalista che aveva trent'anni di esperienza come personale viaggiante in Ferrovie Dello Stato (ora gruppo Trenitalia), durante una trasmissione televisiva ha affermato che il sistema del dispaccio telefonico FS l'aveva abolito dai tardi anni '50 del XX secolo: ora siamo nel XXI e il disastro risale a pochi giorni fa, nell'era dei telefonini e di internet e delle motrici elettriche e diesel non delle vaporiere a carbone e del telegrafo o delle palette colorate o delle lanterne.
La gente di Puglia, la gente comune e i soccorritori e le forze dell'ordine e i vigili del fuoco sono stati eccezionali ed encomiabili, esempi di civismo e dignità anche nel dolore e nella fatica perchè ad occhi asciutti hanno pensato subito ai vivi, ai feriti, a chi aveva bisogno di sapere se doveva piangere un morto o sperare ancora in un miracolo; senza fare confusione o baccano hanno speso le lacrime e sangue dimostrando che il cuore grande della gente del sud non è solo generoso, ma anche efficiente e dignitoso e ora pretende risposte e impegno da tutti coloro che hanno taciuto, impedito, procrastinato per meglio lucrare sullo sviluppo tecnologico mancato di una regione e di una parte d'Italia che non vuole più essere fabbrica di emigranti o serraglio di naufraghi extracomunitari. Infatti, i soldi per il raddoppio di quella linea a binario unico erano stati stanziati dall'Unione Europea da almeno quattro anni, ma le norme escogitate dai soloni romani erano state tali e tante da impedire la produzione di un progetto credibile: migliorare e potenziare una manciata di chilometri di strada ferrata pareva più complicato che costruire il ponte sullo Stretto di Messina. 
L'evidenza di cui dicevo al principio è, dunque, l'urgenza di domandare conto a chi gestisce la cosa pubblica, a livello di vertice e di ponte di comando, e a chi rappresenta i cittadini nelle istituzioni dell'amnesia da cui vengono colti una volta proclamati eletti: seicentomila utenti potenziali mensili o giornalieri non portano voti sufficienti a spronare chi di dovere nel realizzare una seconda ferrovia che eviti queste tragedie?
Una parente di una vittima, interpellata da un giornalista televisivo, chiedeva che questa strage non venisse dimenticata e che fosse loro data almeno la consolazione della giustizia, non due capri espiatori (presumibilmente i capistazione, già iscritti nel registro degli indagati per disastro ferroviario colposo); la vera, giusta, sola risposta degna di un Paese civile sarebbe o dovrebbe essere una campagna ventennale di investimenti in infrastrutture di trasporto su rotaia, che porti i binari unici d'Italia dal 60% della intera rete a una percentuale minima fisiologica dettata dalla composita orografia dello stivale italico.
Questo sforzo ridarebbe fiducia agli italiani e darebbe loro anche lavoro, avrebbero qualche soldo in tasca da spendere e si rimetterebbe in moto tutto il sistema Italia, se solo smettessero di ragionare in termini di interesse partitico e personale coloro cui deleghiamo il compito di governarci.

(c) 2016 Testo di Claudio Montini  
(c) 2014 Google Images/ Vassilij Kandinskij "Croce Bianca" 1922 olio su tela  

martedì 12 luglio 2016

In loving memory of the victims of train crash disaster in Regione Puglia - South Italy

Sarebbe facile scrivere cordoglio e vicinanza a chi ha perduto una persona cui voleva un bene dell'anima, oggi, nella marmellata di lamiere e vetri e plastica e sedili imbottiti sporchi di sangue e corpi straziati. Sarebbe facile scegliere un disegnino giusto, contrito quanto basta, serio perchè una disgrazia come la morte è sempre una cosa seria...e poi continuare a fare gli sciocchi come sempre, tanto domani è un'altro giorno, tanto è successo in Bassa Italia, tanto il governo o chi per esso se ne frega. Già: sarebbe facile. Ma non mi va di farlo perchè tutti lo vedano e mettano mi piace: domattina, in silenzio, con il mio cane a passeggio, mi fermerò dalla statua della Madonna di Lourdes e questi sfortunati italiani li metterò insieme a quelli che già ci sono nel mio cuore, pregando anche per coloro che sono morti, affinchè San Pietro li faccia passare tutti e magari prima degli altri, e anche per i vivi perchè il dolore passi ma non passi mai il ricordo di coloro che hanno tanto amato.

(c) 2016 Immagine "Last Empty Station" 2016  - testo di Claudio Montini

lunedì 11 luglio 2016

Letti & piaciuti - UNA PISTOLA COME LA TUA di Enrico Pandiani, Rizzoli (2016)

LES ITALIENS: IL GRADITO RITORNO DI UN FUORICLASSE
di Claudio Montini


Enrico Pandiani
UNA PISTOLA COME LA TUA
Ed. Rizzoli 2016


Le logiche che regolano la vita di una grande casa editrice, o presunta tale, sono spesso inconoscibili e contraddittorie: la gente comune, il popolino, gli utenti, i fruitori,i consumatori (come veniamo definiti con un grado variabile di benevolenza, dagli addetti ai lavori, noi che ne finanziamo e giustifichiamo l'esistenza) pensa che esse siano dettate da una miscela di coraggio, intelligenza estetica e acume commerciale perchè non si tratta solo di produrre e vendere cultura ma anche di formare, orientare, creare una moda o uno stile o una opinione collettiva. Quando, però, si ha a che fare con un fuoriclasse, un talento superiore alla media, un fenomeno capace di congegnare storie che funzionano anche in un'altra lingua diversa dall'italiano (per esempio il francese e un'editore transalpino le pubblica e poi accade che si metta in moto la macchina che ne trarrà una serie televisiva in una coproduzione internazionale) allora metti da parte l'allergia italica alla serialità (affatto intesa nel senso della pedissequa ripetizione, sebbene il rischio sia sempre in agguato) e spedisci in campo, o nella mischia se preferite, il gioiellino talentuoso con la sola missione di fare ciò che gli riesce meglio nel modo che ritiene più opportuno.
Rizzoli, editore, ed Enrico Pandiani, autore, in UNA PISTOLA COME LA TUA (2016) si comportano esattamente così, consciamente o inconsciamente: Enrico indossa la sua divisa migliore o quella a lui più congeniale, quella che lo mette a proprio agio e stimola la vibrazione delle corde migliori dell'artista e del professionista consentendogli, l'editore, di giocare la partita come più gli piace e come a pochi riesce, ovvero divertendosi e divertendo, vale dire componendo un concerto grosso per orchestra ritmica moderna in cui ogni sezione della stessa trova il suo posto, la sua valorizzazione, la sua ragion d'essere indispensabile e utile a tutte le altre.
Un regolamento di conti tra banda rivali con salutare scambio di artiglieria leggera, caduti sul campo e inseguimento (vano) dei sicari, consente al commissario Pierre Mordenti della Brigade Criminelle della Police Nationale di scoprire un efferato omicidio perpetrato ai danno di una potente e ricca imprenditrice edile, cognata di un aspirante inquilino dell'Eliseo, a sua volta titolare della più importante compagnia produttrice di armi di Francia per giunta imparentato con il losco titolare di una impresa di servizi ecologici, dedita allo smaltimento lecito o illecito di ogni genere di rifiuti, poichè quest'ultimo ne ha sposato la figlia che ha fatto perdere le sue tracce (portandosi appresso il figlioletto) poco prima della data presunta dell'omicidio della zia. Dunque, ritrovare la giovane donna con annesso pargoletto dovrebbe essere la missione e la mossa che metterebbe nella giusta luce le tessere del rompicapo, dando loro una collocazione esatta fino a comporre il quadro d'insieme; oppure, complici le implicazioni politiche che turbano le alte sfere, servire a rimettere coperchio e sigilli al bidone colmo di sostanze tossiche e nocive in cui sono inciampati Mordenti, Les Italiens e il loro capo Patrick Le Normand: infatti il blocco di granito in forma umana, ha uno scheletro nell'armadio che è latitante con il proprio pargolo, protetti da un misterioso ambiguo personaggio che si rivelerà essere colpo di scena e chiave di volta, al tempo stesso, del buon esito di questa avventura dei flics transalpini.
Infatti, il compito di Mordenti, Santoni, Coccioni e Servandoni sarà quello di riportare a Parigi, sani e salvi, madre e figlio tra le braccia del patron Le Normand che si rivelerà essere più umano del solito e anche sfera (o ingranaggio, se preferite) inferiore sottoposto al movimento e all'influenza di sfere ben più alte e importanti: ovvero un pragmatico tecnocrate, stratega quanto basta ma dotato di cuore e onore ben celati sotto la cotta di granito. Il commissario parigino compirà in pieno la sua missione portando con sè il lettore in un viaggio nei suoi pensieri, nelle sue riflessioni, nelle sue ansie, nei suoi batticuore mostrandosi per ciò che è: ovvero un uomo che fa un mestiere che ama, in cui bisogna avere fortuna e intelligenza e sensibilità ed esperienza per riuscire; un mestiere che comporta rischi come tanti altri, in cui ci sono altie bassi, in cui a volte ci si azzecca e altre si pigliano cantonate come tutti i santi o dannati giorni che Dio, o chi per lui ammesso che il cielo non sia pieno solo di nuvole, manda in terra.
Pandiani con UNA PISTOLA COME LA TUA non ci regala il ritratto di un pistolero francese, in cui il romanzo termina quando i caricatori sono vuoti, nè l'omaggio o l'affresco, stilizzato fin che si vuole, della nazione la cui capitale egli considera come la sua seconda casa e neppure spinge più avanti i limiti del romanzo noir, come improvvidamente scritto nel risvolto della sovracopertina: lui fa della buona letteratura perchè il romanzo, come forma di espressione artisitica e narrativa, non ha avuto e non ha e non avrà mai limiti che possano imprigionarlo. Esso è la rappresentazione dei sentimenti, delle reazioni, delle idee che provano e sviluppano tutti gli esseri umani se posti di fronte ai molteplici accidenti del gioco misterioso e senza istruzioni che è la vita quotidiana e il suo divenire. Lo scrittore dalle due anime, torinese e parigina, con una eleganza e una sapienza ormai magistrali, mescola azione e ironia con enfasi e sintesi pittorica esprimendosi in un italiano schietto e semplice e diretto, mai involuto o compiaciuto, capace di sostenere senza sforzo tanto le parti ritmiche quanto quelle melodiche della partitura che distribuisce con sagacia per la sua orchestra: il lettore, anche quello prevenuto e imbevuto di categorie imposte dall'industria editoriale (per agevolare il lavoro dei librai o l'ottusità degli intellettuali autoreferenziali), dopo poche righe viene rapito dalla bellezza del periodare, dal brio della trama, dal lessico essenziale che riverbera comunque i colori necessari a vedere la scena sorgere dalle pagine, tanto che rincorre i capoversi per giungere al termine di ogni capitolo, tirare il fiato ed essere pronto in un amen a ricominciare.
E' evidente che l'esperienza come traduttore di sè stesso (i primi episodi della saga de Les Italiens sono stati pubblicati, in lingua transalpina, presso le Editons Télémaque) abbia giovato allo stile letterario di Enrico Pandiani, ancora di più migliorandolo e maturandolo e dotandolo di nerbo e corpo che lo fanno stagliare nettamente dai "padri nobili" del genere investigativo poliziesco, quali Georges Simenon o Raymond Chandler piuttosto che sir Arthur Conan Doyle, Rex Stout o mrs. Agatha Christie, senza dimenticare Carlo Fruttero e Renato Olivieri.
A partire da LES ITALIENS (Instar Libri 2009), TROPPO PIOMBO (Instar Libri 2010), LEZIONI DI TENEBRA (Instar Libri 2011), PESSIME SCUSE PER UN MASSACRO (Rizzoli 2012), LA DONNA DI TROPPO (Rizzoli 2013, il primo senza Les Italiens ma con una protagonista femminile, Zara Bosdaves, ambientato in Italia), PIU' SPORCO DELLA NEVE (Rizzoli 2015, secondo episodio "italiano" con Zara Bosdaves) arrivando a questo gradito ritorno di una squadra di fuoriclasse, come autore e protagonisti di UNA PISTOLA COME LA TUA (Rizzoli 2016), si deve prendere atto di una affermazione di uno "Stile Pandiani" in senso squisitamente letterario, filologico e semantico che altro non è che la spia della vivacità della letteratura italiana. Chi non conoscesse l'opera di Enrico Pandiani, è caldamente invitato a colmare questa lacuna leggendo con passione e trasporto UNA PISTOLA COME LA TUA e poi andare proustianamente a ritroso affrontando PESSIME SCUSE PER UN MASSACRO e LES ITALIENS, lasciando i due titoli che hanno per protagonista Zara Bosdaves, investigatrice privata in Torino, poichè sono prime tappe di un esperimento che, pur meritando di essere sviluppato, necessita ancora di una ulteriore maturazione: non è così semplice e nemmeno facile per l'uomo entrare in una donna, dopo esserne uscito alla nascita, sebbene ci provi sovente ma mai dalla parte della testa...
Comunque sia, dall'adolescenza in poi, UNA PISTOLA COME LA TUA di Enrico Pandiani edito da Rizzoli, è un libro adatto a tutti poichè i temi trattati sono di comune e stretta attualità, scene di sesso esplicite non ve ne sono (la sapienza dello scrittore si esplicita anche nello stimolare l'aggiunta dei particolari ad opera della fantasia del lettore), quelle di combattimento o di violenza o di morte sono ridotte all'essenziale senza indulgenza alla truculenza gratuita, valendo anche in questo caso la maestria dell'autore riguardo alla rappresentazione della sessualità.
Emerge nel finale, ma al lettore meno superficiale non sfuggirà affatto la presenza sottotraccia, un messaggio pedagogico o, meglio, un'auspicio sociologico affinchè si ritorni a cercare figure autorevoli di riferimento e quelle istituzionalmente deputate a farlo non si tirino indietro per paura di una constestazione, perchè il tempo è un galantuomo e sa fare il suo mestiere assai più di quanto pensino gli uomini: vale a dire che i padri devono tornare ad essere tali e far sentire la propria presenza, non solo come effimeri fornitori di materiale biologico per la perpetuazione della specie o padroni ottusi del bastimento che, se mal governato, cola picco con tutto il carico e senza scampo per ciurma e comandante.
Se la letteratura riesce a compiere questa missione intrattenendo e divertendo, allora se ne può infischiare allegramente di etichette astratte e fantasiose strategie di marketing editoriale perchè, comunque vada, sarà un successo.


© 2016 Testo di Claudio Montini – foto di Google Images/rizzoli.eu




sabato 9 luglio 2016

Luna danzante o una nota fuori dal coro?



La luna è ancora appesa al cielo che si incupisce, sopra i fili della luce, come una nota fuori dal rigo da tenere e da suonare, o da cantare come un’acuto che lasci senza fiato e strappi l’applauso del pubblico pagante. 
Ci parla da mille secoli almeno, ma nessuno capisce cosa voglia dire: non si perde d’animo, lei, ma si mette a danzare come in questo video. 
Buonanotte sognatori naviganti.

(c) 2016 testo di Claudio Montini
(c) 2014 video di Orazio Nullo, Claudio Montini e Daniele Massola da yuotube.com/claudiomontini

giovedì 7 luglio 2016

Alla faccia di Goethe, mi faccio un libro di poesie!

Gocce sparse nella polvere 
poesie a metro libero
di Claudio Montini

Le poesie sono bei giochi di parole di scarsa utilità pratica, eccezion fatta per i testi delle canzoni, che tuttavia piace a molti sentirsi dedicare. Non credo che ci siano persone che abbiano disprezzato o accolto con freddezza un biglietto d'auguri scritto in rima e in bella calligrafia, così come sono certo che ogni genitore al mondo sia stato scosso da brividi d'orgoglio ascoltando la sua creatura recitare filastrocche, più o meno famose o auliche o altisonanti, imparate a forza e senza la minima spiegazione circa il senso, il ritmo, la musicalità delle parole e dei segni di interpunzione (utili, se non altro, a capire quando riprendere fiato).
C'è chi dice che non capisce la poesia, c'è chi dice che non la riconosce, c'è chi ne è stato traumatizzato dovendola imparare a memoria, tanto da detestarla fin dal suo comparire all'orizzonte; poi quegli stessi imparano senza difficoltà apparente ogni respiro, ogni pausa, ogni intonazione delle canzonette della radio diventando capaci di cantare sopra il disco confondendosi con esso; si commuovono davanti a un tramonto, a un cielo stellato, a un alba, a un bel sedere o a una bella faccia sorridente sciorinando i più altisonanti aggettivi pur di evitare un rifiuto.
Io, che sono un parolaio, che sono uno che vorrebbe campare delle sue parole scritte, che faccio? Compongo poesie, per divertimento e per esercizio, nella mia testa per poi correre a scriverle in fretta perchè altrimenti svaniscono e non ritornano: ma lo faccio di nascosto, per non dare l'idea d'essere un perdigiorno con la testa fra le nuvole, perchè è risaputo fin dai tempi antichi che le poesie non danno il pane. Ma a me piace giocare con le parole e finisce sempre che suonino talmente bene insieme da non avere il coraggio di buttarle o dimenticarle: così è nato questo ebook di cui, nel momento in cui sto scrivendo, esiste solo la copertina creata da Orazio Nullo ma che presto sbarcherà sulla rete virtuale con StreetLib. Si tratta di una quarantina di componimenti a metro libero, in italiano (il migliore di cui dispongo), che sono stati omaggi ad amici, manifestazioni di miei stati d'animo, preghiere laiche che in modo del tutto misterioso sono affiorate nell'anima e si sono sedute ad aspettare che io passassi, le raccogliessi e dessi loro corpo. Le emozioni che sapranno regalarvi saranno propio quelle GOCCE SPARSE NELLA POLVERE che impediranno a quest'ultima di soffocarvi.

(c) 2016 Testo di Claudio Montini 
(c) 2016 Foto di Orazio Nullo

mercoledì 6 luglio 2016

Tutti amici miei, quelli del Sessantasei!



Dio del cielo, della terra e del mare
che vegli su di noi oltre le stelle
avresti un momento per ascoltarci?
Non ti ruberemo troppo tempo,
Sappiamo quanto tu abbia da fare 
tra moltitudini d'anime e di mondi 
da perdonare e da salvare.
Cinquant'anni fa ci hai fatti uscire 
da un caldo bozzolo d'amore
per camminare, pedalare e ruzzolare
per le strade del mondo che hai creato.
Figli della seconda metà del secolo breve,
ci hai messo in tasca una moneta
e sulle spalle una croce da piantare
solo quando vorrai farci riposare.
Qualcuno l'hai chiamato prima del tempo,
per qualche motivo che sai solo tu, 
come hai fatto con quelli che abbiamo amato
e che ci hanno tirato su nella vita,
ed ora che siamo arrivati a questa quota,
che siamo grandi e genitori a nostra volta,
vediamo meglio quanta fatica sia costata.
Ti ringraziamo per quel che abbiamo scampato,
per gli ostacoli che abbiamo superato,
per la gioia e l'amore che abbiamo scambiato.
Abbiamo conservato uno scampolo di ieri, 
in fondo al cuore avvolto in un tricolore,
dei ragazzi pieni di speranza che siamo stati:
ecco perchè, dopo dieci lustri, resta intatta
la voglia di fare una festa benedetta
per dire a tutti che ce l'abbiamo fatta!
Nello spirito, siamo ancora giovani e forti
e torneremo ancora molte altre volte
a ricordare tanto i vivi quanto i morti...
Almeno per cinquanta altrettante!!




(c) 2016 Testo di Claudio Montini - Video di VideoKlaut66
    per gentile concessione www.youtube.com
Le colonne sonore dei due video sono di Audionautix.com:
for "Tutti amici miei" Audionautix performed "Whatdafunk"
for "Coscritti 1966" Audionautix performed "Crushin'"


domenica 3 luglio 2016

Miccium - quarta puntata - inedito di Claudio Montini da un'idea di Silvio Curti

MICCIUM: 
IL GATTO DELLA TELEVISIONE

QUARTA PUNTATA

di Claudio Montini

Con mia somma sorpresa, non mi annoiai nè mi assopii e, anzi, ebbi l'impressione di ritrovare una certa vigoria: più d'una volta mi capitò di tenere il tempo battendo la mano sul materasso; verso la fine della trasmissione, addirittura, mi parve di avvertire un formicolio alle gambe: un'autentico miracolo e mi commossi, non solo perchè stavano passando "My Way" di Frank Sinatra con quelle parole che sembravano state scritte per me e per lui.
Mi asciugai i goccioloni che avevano attraversato imperterrite e furtive le mie vecchie gote; poi, al termine della sua seconda esibizione, applaudii Miccium per ringraziarlo di quell'ora lieve e lieta che mi aveva offerto: era da parecchio tempo che non mi capitava di avere la mente così sgombra da pensieri, rimorsi, ricordi, ansie varie sul domani o sul dopo...
Lui si inchinò manco fosse Laurence Olivier e, siccome pareva averci preso gusto, mi sorprese ancora una volta.
«A me è venuta sete...una bella ciotola di latte intero, di quello che lascia i baffi banchi di crema e di panna...sì, me la sorbirei proprio volentieri! Vieni dietro la mia coda, così ti fai un cicchetto, un bel drink anche tu...ne hai davvero bisogno hai una cera...come dire? Cadaverica...» e aggiunse un miagolio che pareva una risatina ironica, mentre balzava giù dal letto e si dirigeva verso la porta.
«Ehm....Miccium...non dimentichi qualcosa?»
«Cosa? Le cannucce che sono entrate e uscite da te? Ma dai...Alzati e cammina, come disse un falegname palestinese che ha fatto una brutta fine....però alla fine ha avuto ragione lui!»
Ho dato un'ultima occhiata fuori dalla finestra, al Giugno che imbiondiva i campi di orzo e faceva rosse le ciliege che avevamo messo a cavallo delle orecchie da bambini, prima di mangiarle ridendo e sputando lontano i noccioli per vedere chi arrivava più lontano, che scaldava l'aria con un vento tiepido e profumato di fieno; ho spostato il lenzuolo e sono sceso dal letto andando ad aprire la porta al gatto che guardava la televisione: al piano di sopra ci stavano aspettando e io avevo bisogno di un drink piuttosto robusto.


(c) 2016 Testo inedito di Claudio Montini da un'idea di Silvio Curti
(c) 2016 Immagine di Orazio Nullo "Television cat show"

Questo racconto, che ho voluto pubblicare in quattro parti, è nato per l'impulso e la volontà di un caro amico che è anche un mio lettore affezionato; il ricordo su cui è basato, quello del gatto che guardava la televisione solo se c'era "Superclassifica Show" è tutto suo e lo ha gentilmente condiviso con me, chiedendomi di inventare una bella storia che lo contenesse. Io ci ho provato e spero che vi sia piaciuto; ringrazio ancora una volta Silvio Curti per l'amicizia e perchè, come me e Orazio, sa che i sogni alimentano la fantasia ma la realtà, spesso supera entrambe le cose.
Claudio Montini