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lunedì 18 febbraio 2019

Letti & piaciuti: Marco Buticchi IL SEGRETO DEL FARAONE NERO (Longanesi 2018)


VEROSIMILE, ELEGANTE, CORRETTO: IL ROMANZO CHE RICREA E RISTORA
di Claudio Montini
La concezione occidentale dello scorrere del tempo, tanto quanto della memoria degli eventi che lo costellano e lo compongono, è immaginabile come un fascio di linee parallele stese fra l'infinito passato e l'altrettanto infinito futuro ma correnti, o più correttamente, insistenti ciascuna su piani differenti che finiscono per deformarsi o intersecarsi sino a formare angoli poco illuminati dalla conoscenza. Per comodità di linguaggio, tutto ciò è usualmente chiamato Storia (con l'iniziale maiuscola, con un esposizione enfatizzata nel parlato per sottolinearne l'incipit e il relativo peso) o realtà storica che il narratore, creatore di romanzi d'avventura, deve rileggere e indagare e rincorrere per regalare al lettore una ipotesi alternativa evitando la “verità assoluta”, calata in uno scenario in grado di appassionare grazie a un quadro complessivo dipinto con tinte diverse rispetto alla sequenza canonica dei fatti al fine di stimolare la riflessione, il ragionamento, la consapevolezza. Marco Buticchi con IL SEGRETO DEL FARAONE NERO (Longanesi, 2018) dimostra una volta di più quanto queste convinzioni siano radicate in lui e nel suo modello produttivo e operativo in ambito letterario, ovvero, quanto egli abbia assimilato e incastonato nel suo DNA di romanziere il consiglio di Leo Longanesi, cioè quello per cui ogni lavoro di fantasia debba tendere ad essere il più possibile verosimile senza avere la presunzione di piegare la realtà alle linee del proprio progetto. L'antefatto di questa lunga e nuova avventura, la cui fine sarà scritta e compiuta da Oswald Breil e compagni, prende le mosse nell'Antico Egitto sulle ali della leggenda del Faraone Nero che riunificò i due regni (Alto e Basso Egitto, lui veniva dalla Nubia) nel VIII secolo avanti Cristo e scongiurò l'invasione assira (secondo il popolo grazie ai poteri magici del suo scettro, più probabilmente grazie a una serie di circostanze fortunate), per finire vittima di una congiura di palazzo e poi sepolto in una misteriosa tomba custodita dal deserto dopo la sparizione della sua mummia, operata da alcuni fedeli seguaci. Essa sarebbe rimasta tale fino alla spedizione napoleonica all'ombra delle piramidi (il cui unico merito fu una parziale soluzione del mistero relativo alla traduzione dei geroglifici: sul piano militare fu un disastro), se il rapporto sulla scoperta della sepoltura occultata e (presumibilmente) dalla ricchezza intonsa non fosse entrato a far parte delle garanzie per gli ingenti prestiti che un banchiere senza scrupoli eroga alla Francia rivoluzionaria, mentre consolida le sue attività nel Regno Unito e le espande nelle colonie di quest'ultimo nel Nuovo Mondo, in particolare nelle tredici colonie insofferenti stanziate dall'altra parte dell'oceano Atlantico. Del resto, per fare la guerra o la rivoluzione ci voglio soldi, capitali, risorse economiche, oro prima ancora che muscoli, armi, tattiche vincenti o generali scaltri e fortunati. Finanziare entrambi i contendenti a fronte della cessione di bottini di guerra o di oro sonante ottimizza il rapporto tra costi e benefici riducendo anche i margini dei rischi d'impresa: è necessario contare su una rete di informatori e di pedine, comunque sacrificabili, dislocate in punti e ruoli nevralgici ma lontani dai riflettori e da occhi indiscreti. Così, nell'arco di quasi tre secoli, si sviluppa e prospera una dinastia di banchieri senza scrupoli né patria che intascherà una colossale fortuna col regime nazista, per esempio, rifornendolo di materie prime in cambio di oro senza porsi troppe domande sulla sua provenienza ovvero che essa fosse dalle viscere della terra, dai forzieri delle banche centrali dei paesi occupati o dalle bocche delle vittime dei campi di sterminio. La fortuna impunita e sfacciata di questa mafia legalizzata (oppositori e dissidenti vengono anzitempo inviati a contemplare l'eternità senza ritorno) durerà imperterrita sino a che Oswald Breil non scoprirà la verità sulla morte accidentale e violenta dei suoi genitori, in particolare riguardo ai potenziali mandanti, architettando la propria vendetta di orfano per mano criminale e di ebreo consapevole del prezzo pagato dal suo popolo durante e dopo l'Olocausto: per una volta, l'eroe dal fine ingegno creato dalla fantasia di Marco Buticchi non salva il mondo ma se stesso e chiude i conti con il suo passato costringendo gli spettatori delle sue gesta, voglio dire noi lettori, ad aprire gli occhi e le orecchie e anche il naso sulla realtà che ci circonda. Se per il padre nobile della lingua italiana, che lo scrittore spezzino ne IL SEGRETO DEL FARAONE NERO (Longanesi, 2018) manipola e modella e plasma con eleganza e chiarezza e precisione e correttezza magistrali, è “Amor che muove il sole e le altre stelle”, per noi contemporanei è l'interesse economico e finanziario ad essere il giudice arbitro di vita e di morte che regola la vita sul terzo pianeta di questo sistema solare: persino il sole dell'avvenire non sorge più senza quattrini sonanti e quei pochi, che nel mondo ne posseggono in abbondanza, sono assai consapevoli di questa cosa e manovrano tutte le leve a loro disposizione, popoli o governi o religioni che siano. Da LE PIETRE DELLA LUNA (1997 Longanesi) fino a qui, un viaggio in dodici titoli che vi invito caldamente ad intraprendere e le cui tappe le trovate nei risvolti della quarta di copertina, Buticchi si rivela essere non solo il maestro italiano del romanzo d'avventura paragonabile a Clive Cussler o Wilbur Smith o Emilio Salgari (colpevolmente sottovalutato e dimenticato in questo strano Paese), ma anche maestro di letteratura poiché veicola messaggi come quest'ultimo adoperando un italiano piacevole e aperto alla comprensione ad ogni livello culturale, armonioso, suadente, limpido e fresco che non cade nel tranello del neorealismo a buon mercato e non indulge ai particolari, ammiccanti o pungenti o acri, cari agli sceneggiatori commerciali attuali. Lui fa il suo mestiere di narratore lasciando alle parole il compito di creare le immagini nella mente di chi fruisce del suo racconto: e lo fa bene! IL SEGRETO DEL FARAONE NERO (Longanesi, 2018) è un ottimo prodotto di letteratura italiana che coinvolge e stimola tutte attività e le capacità cognitive e intellettuali riposte nella scatola cranica dei lettori regalando loro piacevolissimi momenti di serenità, conforto ed evasione dal logorio della vita moderna che superano di gran lunga il prezzo di copertina.

© 2019 Testo di Claudio Montini
© 2019 Immagine di Orazio Nullo

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