Pagine

sabato 29 ottobre 2016

Catalogo di luce


Oggi è giunta, inaspettata e tragica, la notizia della morte di Augusta Belloni, poetessa e pittrice e fotografa sessantaquattrenne; è deceduta in un tragico incidente stradale in autostrada, A26 loc. Castelletto Ticino (NO) nel quale è rimasto gravemente ferito il marito che si trovava al volante, ma le cui condizioni non destano preoccupazioni. Era di ritorno da una clinica dove si era recata per un periodo di riabilitazione e di aggiustamento della terapia per la grave malattia neurologica contro cui lottava da anni; era la mia "partner" poetica, la persona speciale e discreta con cui, per gioco, avevo dato vita al progetto SINAPSI DUE POETI PER UNA POESIA. Oggi sono un po' più solo del solito: ma non sono triste perchè mi restano le nostre poesie e quelle che ho letto e registrato corredandole di immagini, che trovate su youtube.com così come questo video che racchiude alcune tra le più belle immagini che mi ha regalato, solo perchè le pubblicassi a mia volta e potessero godere di un supplemento di vita e di visibilità ulteriori.
Per ora posso solo dirti "grazie Augusta" e "arrivederci", a presto o a tardi toccherà deciderlo proprio a Colui che ti ha rivoluto con sè in qusto modo dannatamente cruento e doloroso. Buon viaggio.
Claudio Montini
Orazio Nullo e tutta Radio Patela

venerdì 28 ottobre 2016

Mentre mezza Italia crolla continua l'arrivo di profughi.

Buonanotte al secchio 
e anche ai suonatori

di Claudio Montini

Siamo niente per l'Europa dei potenti, dice un'amica mia su facebook; sarà...ma non vedo alcuna relazione tra il terremoto e la questione degli sbarchi a getto continuo di migranti e l'infima stima di cui gode l'Italia in seno al consesso delle democrazie al potere nel Vecchio Continente. Certo, non è affatto l'entità politica unitaria sognata da Spinelli e Rossi nell'esilio di Ventotene nel 1943, guarda caso proprio mentre a Teheran e poi a Yalta Churchill, Roosevelt e Stalin si spartivano il mondo intero; da lì bisogna partire per togliere la maschera a questa Europa di bottegai micragnosi e farisei tra i quali, da italiani scellerati e disperati quali siamo, bramiamo e ambiamo di essere annoverati e dai quali aneliamo essere ricompensati per gli sforzi farraginosi di contribuire al bene e alla giustizia mondiale. Siamo garzoni di bottega, sciocchi e volenterosi ma anche bizzosi, pronti a perderci in questioni di lana caprina, come sempre pronti ad esser deboli coi forti e forti coi deboli (il prefetto che avvisa il sindaco alle 16 che per le 17 deve sgomberare un edificio adibito a pubblico ritrovo per la popolazione di una frazione che, finora, non aveva ospitato migranti magari perchè non ritenuta idonea, come lo vogliamo chiamare se non abuso d'autorità?): questo sembra la Repubblica Italiana, l'Italia, gli italiani perchè la nostra classe dirigente, indipendentemente dalla tessera di partito ben nascosta nel taschino interno della giacca e sorvegliata dalla cravatta, ci ha messo molto del suo mestiere e della sua pochezza a far sì che ciò accadesse. In Europa sanno perfettamente che non siamo in grado di identificare chicchessia (non per nulla Provenzano è andato più volte in Francia a farsi operare e curare, Matteo Messina Denaro latita e prospera indisturbato, mentre non abbiamo ancora capito chi abbia messo la bomba alla stazione di Bologna, nè perchè, e tre reclusi a Rebibbia (carcere di Roma) evadono segando le sbarre, calandosi con le lenzuola, lasciando sagome di cartone al posto loro nelle brande): siamo utili solo a concentrare in appositi campi (come quelli ideati dal dottor Goebbels ma meno spartani, per così dire, e senza forni o finte docce), gli emigrati che la mafia mondiale compra e vende dove la fame è compagna di vita per smistarli, con calma, dove più le conviene o dove ci sia maggiore richiesta di organi da trapiantare a facoltosi esseri umani privi di scrupoli, dove servano cavie per cui nessuno si darà pena o giocattoli sessuali usa e getta. Il terremoto, quello che butta giù le case e i palazzi, sotterrando le persone e spogliandole di quei pochi beni che erano le loro ultime intime certezze e sicurezze, è un dettaglio facente parte della categoria dell'imponderabile, un accidente che, in tutta questa strategia continentale e globale, torna buono per distrarre la maggioranza silenziosa altrimenti detta "popolo bue" che, al più, sentenzia o starnazza o pontifica sui social network nella perversa gara a chi spara la castroneria più grossa, saldamente arroccato nella propria poltrona davanti allo schermo del computer di casa e ben lontano da macerie, fame, fumo, freddo, bombe, proiettili, calcinacci e mare in tempesta su un guscio di noce che si sta per rovesciare.

(c) 2016 Testo Claudio Montini
(c) 2016 Immagine Orazio Nullo "Twenty-second century engine"

domenica 16 ottobre 2016

A teatro, realtà e sogno convivono beate: viva il teatro!

Palcoscenico magico

di Claudio Montini

Una serata a teatro non può lasciare indifferenti:cambia la percezione della vita intera e della tua missione su questa terra, anche se stai in platea o su nel loggione. Ieri sera sono stato al teatro Cagnoni di Vigevano (Pavia, ancora per poco...), accompagnavo mio nipote Gabriele che faceva parte della giuria popolare del premio Città di Vigevano (unico ragioniere tra altri ragazzi scelti tra le varie scuole superiori di Vigevano e Mortara), inserito nel novero di manifestazioni previste per la 15° Rassegna Letteraria Città di Vigevano il cui tema era "La realtà vince il sogno?"; per la cronaca ha vinto Simona Vinci (La prima verità, Einaudi) superando Andrea Tarabbia (Il giardino delle mosche, Ponte alle grazie) e Maurizio Maggiani (Il romanzo della nazione, Feltrinelli); sempre per la cronaca, è stato assegnato a Marco Paolini, attore e drammaturgo e scrittore esponente del cosiddetto teatro di impegno civile, il premio alla carriera e ha brillantemente intrattenuto il pubblico con un'assaggio del suo nuovo lavoro; ma io ho assistito. complessivamente, a uno spettacolo piacevole, semplice, pulito e ordinato, dal ritmo serrato e preciso come un'orologio svizzero, quasi magico perchè ha dato volto e voce e carne e ossa a tre autori, a tre scrittori, a tre produttori di cultura che hanno esposto, con naturalezza e senza altezzosità corporativistica, le ragioni e le essenze dei loro lavori riscuotendo un'attenzione altissima e partecipata del pubblico che ha gremito la sala, i palchetti e il loggione. Merito di Bruno Gambarotta che ha condotto la serata con ironia e garbo squisitamente sabaudo e d'altri tempi, merito della bella prova di lettura di Martina De Santis (cimentatasi con passi scelti dai tre libri finalisti), merito di questo teatro d'impostazione tipicamente tardo ottocentesca, col praticabile di legno scuro che mostrava con orgoglio tutte le sue tavole e i suoi anni e l'arredamento che proiettava, chiunque ne avesse varcato la soglia così come chi si trovava sul palcoscenico, in un altra epoca meno frenetica ma assai più elegante, ricca di teste pensanti e non zucche vuote, di buone maniere (su tutte, aspettare che l'altro finisca di parlare prima di replicare oppure obiettare); merito di chi, da quindici anni, si sbatte per organizzare una rassegna letteraria nell'ex capoluogo italiano della calzatura. Peccato che non ci fosse una telecamera di Telepavia, o di Telelombardia o VideoNovara o della RaiTGR Lombardia. Possibile che la cultura faccia così ribrezzo o paura? O forse temono la televisione e il giornalismo in senso lato che, inducendo a pensare con la propria testa, essa potrebbe distrarre dai consigli per gli acquisti il popolo bue?

Ai posteri l'ardua sentenza.

(c) 2016 Testo di Claudio Montini
(c) 2016 Immagine Google Images Database 

lunedì 10 ottobre 2016

Quando cambiano all'improvviso le prospettive di vita

L'amore va oltre una promessa

di Claudio Montini

"Cinque minuti di un amore insegnano più di una vita a correre e cadere", cantavano i Pooh alcuni anni fa; così come la frase "amarvi e rispettarvi nella buona e nella cattiva sorte ", propria del rito cattolico del matrimonio, diventa cogente e imperativa perché è proprio nei frangenti determinati da quest'ultima che si misura la profondità e la forza dei sentimenti che legano, nel senso più benevolo del termine, gli esseri umani gli uni agli altri e, in particolare, un uomo e una donna. Se sei una persona dotata di una briciola di dignità e di lealtà, non puoi sottrarti all'impegno che hai contratto davanti a Dio e agli uomini, nonostante tutto. L'amore e suoi accidenti sono un aspetto maledettamente serio della vita, di questa unica e irripetibile opportunità di fare la differenza calpestando questo sasso dotato di campo magnetico e atmosfera respirabile, lanciato alla deriva nello spazio interstellare. L'autunno per me e Maria Angela è arrivato con un mese di anticipo ed è stato un disastro di proporzioni bibliche, un terremoto vissuto in diretta sull'epicentro e con ipocentro il primo tratto della sua arteria carotidea: il coagulo si è fermato lì determinando un vasto edema cerebrale, inoperabile, con una velocità di espansione fuori dal comune. Soltanto dopo 160 ore dall'evento, avvenuto il 29 agosto 2016 alle 14:15 mentre eravamo a casa (io disoccupato e lei in ferie estive), è stato possibile dichiararla fuori pericolo; nel frattempo, aveva avuto una fibrillazione atriale e una reazione allergica grave a un farmaco cardiologico. Non parla da allora, non muove tutta la parte destra del corpo (è ragionevole pensare che non veda e non senta), ma dopo due settimane in neuroriabilitazione, è sveglia e cosciente, presente a sé stessa e conscia dello spazio e del tempo, impaziente di poter riprendere a parlare e a mangiare liberandosi del sondino nasogastrico con cui, da allora, si assicura cibo e medicinali avendo anche perso capacità di deglutizione. È ricoverata nell'Istituto Neurogico Nazionale Casimiro Mondino di Pavia ed ogni giorno che passa ottiene qualche piccolo successo, compie qualche piccolo miglioramento visibile più a noi che guardiamo da fuori ogni giorno che andiamo a trovarla e darle conforto. Il 4 ottobre 2016, dopo in intenso addestramento con la logopedista e venti giorni di riabilitazione, complice il nulla osta dell'otorinolaringoiatra che ha verificato la ripresa del controllo dell'epiglottide, il sondino nasogastrico è stato rimosso e la fastidiosa pompa che inviava la miscela fluida nutrizionale fino nello stomaco: è finito un'incubo per Maria Angela e anche il suo stato d'animo ne ha tratto giovamento, mentre per noi che viviamo la sua malattia da fuori si tratta di un enorme risultato e di una bella sorpresa. Ora mangia pranzo e cena come tutti gli altri ospiti, ha il suo vassoio e il suo menù, sebbene si tratti di pietanze liquide e dense come passati di verdura e semolino, omogeneizzati di carne e formaggio o prosciutto (come quelli che si danno ai bambini nello svezzamento), frutta omogeneizzata e frullata, bevendo acqua condensata ovvero una gelatina a base di acqua e sali minerali e aromi che rendono più sicura l'idratazione di soggetti con la patologia di Maria Angela. Vederla portare il cucchiaio, con la sinistra, alla bocca e coordinare tutti i movimenti necessari a ingoiare correttamente il boccone, prendendo i tempi giusti e senza fretta come se controllasse con certosina pazienza tutto il percorso del bolo alimentare, vuotare a ritmo costante il piatto fermandosi a respirare e facendo chiaramente capire quando vuole bere o smettere di mangiare, è uno spettacolo che fa bene al cuore mio di marito e a quello di sua madre che, sin dal primo istante, ci è stata vicino non solo spiritualmente ma anche materialmente e ha mancato pochissimi giorni di farle visita. Nel resto degli aspetti della vita pratica, me la sto cavando benissimo dal momento che ho sempre avuto passione per la cucina e mi piace stirare, un po' meno spolverare, ma adoro i tour con la scopa elettrica o l'aspirapolvere; sono oculato nel fare la spesa e cerco di gestire al meglio le scorte e le risorse come qualsiasi brava massaia del secolo scorso. Come faccio a restare calmo in mezzo a questa tempesta? Come ho fatto a superare i giorni in cui la prognosi era riservata e la situazione poteva precipitare da un momento all'altro? Non lo so, non me lo spiego ma neppure me lo domando; ho paura come tutti, ho poche informazioni, mi fido solo di ciò che vedo e mi aggrappo all'ottimismo che esso genera. Sono trascorsi quarantadue giorni da quello in cui ci è caduta questa grossa tegola sulla testa: pur non essendo uno che tenga particolarmente a far pubblicità alle disgrazie, siano esse proprie o altrui, debbo ringraziare le persone che stanno dietro ai cosiddetti social network contacts le quali, inaspettatamente numerosissime e solerti e tenere e pudiche, mi hanno fatto sentire meno solo e rinforzato il morale. Il cervello è un organo del corpo umano tra i più delicati e complessi e misteriosi: ma quando viene tradito dal sangue e dal cuore è come vivere un terremoto di elevata potenza calpestandone l'epicentro, poiché crolla e si cancella tutta la vita precedente insieme alle poche certezze e alle poche conquiste. La Maria Angela che conoscevo e che, con alti e bassi come è naturale che sia nell'ordine delle cose umane, ho sposato e con cui ho condiviso ventitrè anni di vita è finita il 29 agosto 2016 alle 14:15; oggi c'è un'altra Maria Angela che faticosamente cerca di recuperare una sua autonomia, che cerca di affrancarsi dallo stato di malattia, che ha bisogno anche di me per farlo, che vive giorno per giorno e da ciascuno di essi vuole avere risultati positivi e passi in avanti perchè le prospettive per il futuro sono ancora più incerte e confuse di prima di questo evento che, come me, ritiene ingiusto e immeritato.

(c) 2016 testo di Claudio Montini
(c) 2016 Immagine Orazio Nullo "Life different prospects" 

giovedì 6 ottobre 2016

Letti & Piaciuti: Elda Lanza "Uno stupido errore"- Salani, 2016

Elda Lanza
UNO STUPIDO ERRORE
Ed. Salani  2016


La legge è imperfetta per tutti, specialmente per le vittime


di Claudio Montini


La perfezione non è di questo mondo, si usa dire delle cose umane: la letteratura e la giustizia sono tra queste, nonostante millenari sforzi di menti sopraffine e ben superiori alla mia. Infatti basta uno stupido errore a lasciare una vittima senza colpevole e priva del benché minimo risarcimento per la sua malasorte.
Elda Lanza, in Uno stupido errore edito da Salani (2016), pone la questione della coincidenza, eventuale e non scontata, tra verità concreta e verità processuale lasciando al lettore libertà di coscienza e stimolo per una riflessione. Tuttavia, questa non è una imperfezione: anzi è una presa d'atto che certifica, se mai ve ne fosse ancora bisogno, la padronanza magistrale dei mezzi artistici e culturali della scrittrice novantenne, ben più vivace di colleghe con la metà delle sue primavere alle spalle; l'imperfezione, semmai, risiede nel sottotitolo che fa parte del clichè come gli strilloni di stampa riportati, in quarta di copertina, a suffragio della eccezionale qualità del lavoro di colei che è stata la prima conduttrice e autrice televisiva di Mamma Rai, ben prima di Enza Sampò per intenderci, nei cosidetti anni eroici della televisione di stato: questa volta, non è un'avventura dell'avvocato napoletano Massimo Gilardi, ex commissario di polizia a Milano, perchè lui entra nella storia solo per dovere professionale apparentemente sbrogliando e trovando il bandolo di una matassa che il coro dei veri protagonisti ha provveduto a ingarbugliare per nascondere la dinamica dei fatti. A loro volta, i componenti di questo coro di umanità varia ed eventuale nascondono e scoprono verità e realtà che, pur essendo palesi e concrete non solo nella Napoli immaginaria di Elda Lanza, non si toccano e se lo fanno si sfiorano con scintille che mettono a nudo la meschinità del vivere quotidiano: l'aurea regola del quieto vivere e dell'accordo tra le parti appagherà tutto il resto del coro dei protagonisti tranne, appunto, la vittima che rimarrà orfana del proprio sogno per colpa di un malinteso senso dell'amicizia e dell'amore e dell'etica che li dovrebbe guidare.
E' come una tragedia greca nel senso migliore dell'espressione: la Tebe di Eschilo e di Sofocle era tanto vera e fittizia, allo stesso tempo, quanto lo è la Napoli della signora Lanza perchè quello che importa è l'umanità a tutto tondo dei personaggi che mette in scena e fa parlare e agire con uno stile impeccabile e una scrittura elegante, corretta linguisticamente anche nella caratterizzazione, scorrevole e lieve e gradevolissima tanto da arrivare al termine di ogni capito e ogni capoverso senza il benchè minimo affanno o dubbio.
Max Gilardi diventa comprimario di lusso per tutti gli altri personaggi che, proprio come in un coro, tesse la trama della vicenda con la propria voce e coi propri atti e coi propri pensieri intrecciandola a quella altrui: e noi che leggiamo, anzi, vediamo come se fossimo di fronte a un diorama animato, sapendo come sono andate le cose, ci struggiamo impotenti nell'assistere agli sviluppi della vicenda.
Uno stupido errore di Elda Lanza (Salani, 2016) è una bella occasione per tutti di riconciliarsi con la letteratura italiana e per sfatare il mito, assurdo e provinciale, secondo il quale il poliziesco o noir che dir si voglia sia un prodotto di seconda fascia, buono solo per l'intrattenimento popolare a buon mercato: a partire dalla lingua adoperata con elegante rispetto di tutte le regole sintattiche e grammaticali del miglior italiano, comprensibile dalla Punta Hellbronner sopra Courmayeur a Lipari e Lampedusa e da Sappada a Capo Teulada o al Poetto di Cagliari, per arrivare alle domande finale, scritte in corsivo, che chiudono il romanzo, esso assolve egregiamente al compito fondamentale che dovrebbe animare e innervare l'azione e la produzione di chiunque si metta in testa di farsi scrittore o generatore di cultura in genere.
Questo compito è intrattenere con intelligenza, con garbo, buon gusto e proprietà di linguaggio e non rozza improvvisazione, che spesso scade nel pecoreccio; siccome non è mai troppo tardi, o meglio, gli esami non finiscono mai, si aggiunge anche l'opportunità di lanciare messaggi edificanti e stimoli alla riflessione che portino a una evoluzione civile nel senso più ampio del termine; se la moderna televisone e tutto il sistema dei mezzi di comunicazione ha abdicato alla missione pedagogica, rincorrendo solo logiche di profitto commerciale, tocca allora agli scrittori e ai poeti, se non sono stati tutti arruolati dalle case discografiche, il compito di ricreare gli animi disintossicandoli dalla banalità del male e della cattiveria gratuita.

© 2016 testo di Claudio Montini 
© 2016 foto di Orazio Nullo

sabato 1 ottobre 2016

Poesie & poeti di gran classe: Barbara Agradi "Camminando verso..."


CAMMINANDO VERSO....






di Barbara Agradi

Ho camminato con pensieri bui
nel tempo in cui tenebra e luce
sono ancora confusi nell'aria.
Ho camminato seguendo un richiamo:
sono giunta al mare, su quel pontile
a noi tanto caro!
All'orizzonte sorgeva il sole
una coppietta sedeva dove tempo fa sedevamo noi:
per rimirar cotanta bellezza!
In silenzio, poco più indietro siedo anch'io
voglio assaporare il giorno nuovo; inedito...
Respiro avidamente a pieni polmoni.
Quella sferzata di aria salmastra
mi scuote; improvvisamente capisco quel richiamo:
e' il tuo, amore di sempre!
Il sole si alza insieme a quel monito
che lasciasti prima di andartene:
" ogni giorno che nasce e' un pezzetto di vita che se ne va:
vivi bene la tua vita ....assaporala fino in fondo!!
In ogni tua alba; io ci sarò !"
Il sole pare sorridere: fasci di luce dorata
attraversano un mare calmo:
come il mio cuore.
Riprendo il cammino
in compagnia di pensieri luminosi:
l'aurora, non ha sprecato il suo tempo!
(c) 2016 Testo di B. Agradi @ riservati
01/10/2016
(c) 2000 Martin Meyer "Coppia" Google Images Database