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IL SENTIERO DORATO...arriva a Mede Lomellina (PV)

Oltre l'arcobaleno, c'è del bello e del buono!
di Claudio Montini

Che cos'è il sentiero dorato se non quella strada tracciata lassù, oltre l'arcobaleno, di cui cantava Judy Garland nel film The wizard of Oz (1939; in Italia arrivato nel 1949 col titolo Il mago di Oz; il brano era Over the rainbow), trasfigurando tanto il sogno americano teso alla ricerca della felicità e del benessere quanto la strenua ricerca e conquista della terra promessa di biblica memoria? Coloro che assisteranno allo spettacolo IL SENTIERO DORATO, che andrà in scena presso il Teatro Besostri di Mede Lomellina (PV) venerdì 1 giugno alle 20:45, si renderanno conto che c'è molto altro e molto di più della semplice rivisitazione della pellicola della fine degli anni '30 del XX secolo nello spettacolo portato in scena dagli atleti e dagli allievi di Ècole de danse a.s.d. di Zinasco (PV) diretta da Margi Delbò, che cura la regia e si avvale delle coreografie realizzate da Marcello Agazzi, Angela Vacchini, Cristina Defendi e Angela Chiara Nenni. Una volta prenotato l'invito all'ingresso tramite una chiamata o un messaggio al numero 3296495455 oppure una email  a ecolededanse.zinasco@gmail.com (fatelo con un certo anticipo: essendo un ingresso a invito, è evidente che non si prevede servizio di biglietteria last minute...) e accomodatisi in platea, gli spettatori potranno assistere alle evoluzioni sul palcoscenico di bambini di età dai 4 anni in poi i quali, attraverso la gestualità e i movimenti armoniosi del corpo, racconteranno la storia antica e sempre nuova e più che mai attuale della ricerca della felicità. Essi, o meglio l'Ècole de danse a.s.d. tutta, ha preparato questo spettacolo e attraversato la Lomellina per esibirsi a Mede allo scopo di onorare la memoria di Piero Ceriana, già direttore artistico del Teatro Besostri, mancato nel mese di Luglio del 2017; loro dimostreranno che si può stare insieme, imparare insieme anche gli uni dagli altri, faticare insieme contando gli uni sugli altri per realizzare qualcosa di bello e che non fa male per se stessi e per gli altri: perchè l'esibizione su un palcoscenico, ancorchè preparata con rigore e passione, davanti a una marea d'occhi e teste in penombra che ti seguono, non è mai un'atto edonistico o gratuito o egoista ma è un'atto d'amore e generosità verso il prossimo, un 'atto che aiuta a crescere e a maturare consapevolmente. Ogni applauso guadagnato sarà un passo verso il sentiero dorato della felicità: il fragore si attenuerà, certo, svanirà in pochi istanti, forse, ma il ricordo dello spettacolo rimarrà, nei piccoli protagonisti come in quelli più grandi, ad accompagnare i giorni che verranno loro incontro, rammentando che vale sempre la pena impegnarsi nel bello e nel buono che ci porta dritti oltre l'arcobaleno.
© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2018 Immagine condivisa dal post facebook di Margi Delbò/Ècole de danse a.s.d. 

domenica 20 maggio 2018

Elaboratore gratuito, ecologico e ben protetto: il cervello.

Usate la testa...è gratis!
di Claudio Montini
Non è affatto semplice trovare tutti i giorni qualcosa da raccontare: siamo tempestati da nugoli impressionanti di megafoni strillanti ogni sorta di bruttura o nefandezza o proditoria intemperanza dell'essere umano, al punto che evitiamo quasi di ascoltare o di vedere per non cader preda dell'angoscia. Così si finisce di parlare delle solite cose, la politica o il pallone o l'automobile o l'economia, per finire con la scomparsa delle mezze stagioni e delle buone maniere così come dell'educazione e del senso civico. Un momento, parlare è una grossa parola, è grasso che cola tra una sbirciata alle notifiche di facebook o a quelle del gruppo whatsup (o uàzzapp?) cui ci richiama quella sottile piastrella di silicati e poliuretano e altri metalli rari che portiamo con noi anche nei momenti intimi della vita quotidiana. Sarà capitato anche a più d'uno di voi, che mi state leggendo, di scoprire un'amico in lacrime (virtuali poichè esplicitate attraverso quei graziosi disegnini colorati, da usare come caratteri e in luogo delle parole) il quale ha assistito, atterrito, al tuffo stile Acapulco del proprio terminale nella tazza in ceramica nel quale, di solito, lui deposita ben altri conglomerati azotati: il fatto che abbia condivisa la potenziale astinenza da smartphone con la comunità telematica, significa che il tuffatore involontario è stato recuperato e rianimato (non approfondirei i particolari, per decenza: anche perchè rimane il dubbio se l'evento si sia verificato prima o dopo l'uso consueto del manufatto in ceramica...), cosi da riportare la solitudine quotidiana a scorrere sui consueti binari e tornare ad essere il necessario rumore di fondo tra una notifica e l'altra, un messaggino o una foto buffa, un cinguettio o un click qualsiasi. Così il silenzio rotto solo dai nostri passi e dal nostro respiro, come fossimo in una cattedrale; lo stupore di guardarci nello specchio e non ritrovarsi nemmeno somiglianti all'idea che ci eravamo fatti di noi stessi; lo smarrimento di fronte al buio dei giorni a venire e alle macerie che ci siamo lasciati alle spalle, ci pare insolito e, raramente piacevole: tuttavia, queste fattispecie ci fanno meno paura di trovarci in luogo dove non c'è campo, non c'è rete, non c'è connessione poichè proveremmo a risolverla spegnendo e accendendo, forsennatamente, i terminali elettronici maledicendo sottovoce gli dei che sovrintendono alla tecnologia. E se, invece provassimo a spegnerli soltanto? Abbiamo, dalla nascita, un elaboratore potente, gratuito, ecologico e ben protetto in una scatola che non serve solo a portare il cappello o, come nel mio caso, anche gli occhiali.
© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2015 Immagine di Orazio Nullo "Brain Teaser" - Atelier des pixels collection

mercoledì 16 maggio 2018

Extraterrestre, portami via!

Il declino inesorabile del pianeta delle scimmie
di Claudio Montini
Il mondo continua a girare, i bambini a nascere (ma anche a morire nelle maniere più assurde, come è accaduto nella striscia di Gaza, per inalazione di gas lacrimogeno: dico, ma hai un figlio di pochi mesi e vai a fare bordello in mezzo a una azione di guerriglia? Ma dove ce l'hai la testa? E il cuore di madre? Te lo sei venduto? Non di certo a Colui Che Lassù Risiede ma qualche spregevole essere dal cuore di pietra che ti ha riempito le tasche di soldi, da lasciare a chi sopravviverà, in nome della causa e fede comune: il martirio non è più di moda e non serve a nulla da più di duemila anni; chiedi al falegname di Nazareth, che io chiamo Dio e tu profeta, se ne è valsa la pena dal momento che più volte tutto il mondo si è dimenticato l'unico comandamento che ci ha lasciato); i vecchi seguitano a lavorare per mantenere i giovani che continuano a sperare che la loro occasione si possa palesare, la pioggia lasciare spazio al sole che scalda tutti senza distinzioni, poveracci e ladroni, furbi maledetti e onesti sciocchi. Già il mondo continua a girare, i calendari a consumarsi ventiquattr'ore alla volta, la terra morire avvelenata dalla specie animale che si crede superiore ed evoluta. Un menestrello arguto, molto anni fa, in un delirio di creatività o, forse soltanto in una rara e lucida presa di coscienza dei tempi che sarebbero venuti, cantava di un tale che viveva in un abbaino, per avere il cielo sempre vicino e rimirare le stelle; il disegno del povero tapino era quello di sviluppare i poteri della mente ed entrare in contatto con entità cosmiche o altri esseri che abitano e popolano e percorrono l'universo: voleva scappare da questo sassolino dotato di atmosfera e campo magnetico, agganciato da una stella che continuava a bruciare, perchè pensava di conoscere già tutto e di aver già visto tutto. Si annoiava. Un bel giorno la sua richiesta è stata ascoltata ed è stato trasportato in un altro punto della galassia, in un pianeta nuovo di zecca, tutto suo: già, ma svaporata la sorpresa e l'euforia, si rese conto che il suo egoismo non era sufficiente a riempire le sue giornate, la sua conquista era scivolata come sabbia tra le dita perchè non aveva nessuno con cui condividerla. Le guerre e le guerriglie che agitano il nostro pianeta ci stanno spingendo in quella medesima direzione: la tecnologia, che ci turlupina portandoci in casa quel che crediamo sia il mondo con le sue miserie (troppe) e le sue nobiltà (pochissime) non fa altro che agevolare questo declino, ovvero dividerci e annientarci affinchè i veri signori del mondo possano ricostruire tutto a loro piacimento. Un pianeta di scimmie schiave e drogate, ma pettinate e vestite, però pronte a farsi a pezzi per il divertimento di pochi stronzi dal cuore di pietra e di ghiaccio.
© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2018 Immagine di Orazio Nullo "Bitter Goblet"

venerdì 11 maggio 2018

Ai pochi attenti ai segni dei tempi...

Il tempo dei tulipani 
di Claudio Montini
Il culmine della primavera è nel mese di maggio, quando la natura intera da il meglio di sè per proiettarsi verso il futuro risvegliando tutte gli istinti rigenerativi e, perchè no?, riproduttivi di tutte le creature di questo mondo. In quanto esseri umani, dotati di raziocinio o di intelletto o di fantasia, se preferite, capita a volte di pensare troppo o di immaginare voluttuosamente anche le situazioni negative, le fattispecie infauste come la morte e la separazione che essa comporta: per fortuna che abbiamo inventato la poesia e, in subordine, il canto che permettono a chiunque e gratuitamente di esorcizzare questa apparente paura. I poeti, anche quelli da poca spesa come me, sanno anche essere felici e lo sono maggiormente quando scrivono qualcosa di bello e che fa bene alla loro anima e ad almeno uno di coloro che li leggono, li stanno ad ascoltare, che li seguono anche imitandoli. Ecco vi regalo un'altro inedito: Tulipani colorati

Tulipani colorati

Portami un mazzo di tulipani colorati
quando avrai nostalgia dei miei occhi
lascia perdere i turgidi gigli tigrati
che, morendo, ingannano gli sciocchi
spandendo afrori dolciastri e suadenti
d'erbe falciate e pettinate dai venti.
Sai già che non risponderò alle tue domande
e neppure asciugherò le tue attonite guance:
sebbene ciò che resta di me sia permanente,
quel che sono diventato è già più distante,
lontano e avulso da tutti i possibili sogni
disperso in punti di inconoscibili disegni.

Portami dei tulipani dai colori squillanti
ma, bada, che sian recisi allo zenith del sole,
col calice aperto al massimo possibile
come se volessero mostrarsi traboccanti
della sua energia cosmica e siderale.
Dopo tutto, i dettagli sono molto importanti
affinchè il messaggio sia netto e chiaro
a quei pochi attenti ai segni dei tempi:
ogni istante è stato e sarà prezioso e raro
dal momento che poco abbiamo in comune
con il cielo e la terra, l'acqua e il vento.
Siamo cicli e figli di alterne fortune,
come uno scarto o uno scostamento
d'atomi lanciati nel circuito infinito.

Portami, dunque, tanti tulipani gialli e rossi
perchè qui ho pagato gli errori commessi,
perchè non sono più tra i prigionieri,
perchè sono solo un ricordo di ieri.

© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2017 Immagine di Orazio Nullo "Flying seeds"

domenica 6 maggio 2018

Un nuovo inizio: quarto volume de GLI ATOMI, micro romanzi per chi va di fretta.

Sta per nascere un nuovo volume, il quarto per la precisione, della mia personale collana di micro romanzi per chi va di fretta. Non ho la più pallida idea della meta verso cui sono diretto: la narrazione scaturisce dalle mie dita come se fossi in stato di trance cosciente; ad ogni frase, ad ogni periodo che completo con un punto fermo contemporaneamente vengo assalito da una decisa sensazione di deja-vu come se una parte del mio inconscio annuisse e mi rassicurasse sulla bontà e sulla necessità dell'andamento delle cose. Il titolo di questo nuovo "lavoro", titolo ovviamente provvisorio, sarà Maison Anne et Daniel. Vi regalo il primo capitolo e vi invito a visitare https://il-raccontatore.stores.streetlib.com dove troverete tutta la mia produzione.
Claudio Montini  

LA CERIMONIA
di Claudio Montini
Nell'aria c'era odore di caldarroste e di neve pronta a cadere da molto oltre le cime nascoste dalla grigia bambagia che il sole, scalando il versante opposto a quello in cui lasciavamo i nostri passi dietro gli zaini che ci eravamo caricati alla partenza, tentava di accendere o di spostare con la complicità del vento in quota: mi guardai in giro, sbirciando nella penombra senza perdere di vista la sagoma di Victor e i suoi sbuffi regolari, rassicurato soltanto dall'idea che a chiudere la colonna c'era il taciturno Bruno cui era toccato il compito di farmi da balia nel caso in cui cominciassi a perdere contatto. Un compito non scritto e non ordinato da alcuno ma previsto da Roger, quella volta come tutte le altre che alla “cerimonia”, come amava definirla padre Barthelemy, avevano concesso ad un forestiero di prendervi parte: mi ero accorto che era bastata un'occhiata tra loro per accordarsi, così come mi ero reso conto quanto una luce di soddisfazione e d'orgoglio paterno avesse lampeggiato nello sguardo del poderoso valligiano che, ai miei occhi, era la personificazione dell'ideale rustico montanaro, un po' boscaiolo e un po' pastore ma anche scaltro contrabbandiere e leale custode alpino del confine tra terra e cielo, avvezzo a leggere più i segni della natura che quelli d'inchiostro stampato a me tanto cari. Per qualche misterioso motivo, ignoto soltanto a me come venni a sapere da Maurice diversi anni dopo, Bruno mi aveva preso in simpatia e, in un modo tutto suo, mi aveva preso sotto la sua ala protettrice in modo tale che ogni soggiorno da quelle parti mi regalasse ricordi indelebili, da racchiudere nelle storie con cui riempivo i miei quadernetti dalla copertina rossa e nera prima che l'imbrunire cedesse il passo alla notte, dopo un caffè e un genepy. Come un nipote, figlio di un figlio troppo lontano, intuito ma non dimenticato, non perduto ma separato dai volteggi della sorte o dai puntigliosi maneggi dell'orgoglio e delle convenienze sociali che, da giovane scienziato politico, mi ero ripromesso di indagare e scardinare in nome di regole nuove, tutte da scrivere; poi, la montagna ha scremato e limato gli orpelli e messo a nudo i miei limiti, sfidandomi a pensare e respirare e dosare le energie affinché fossero sufficienti per ogni passo, senza perdere di vista la meta che non doveva mai restare celata perchè nessun uomo è un'isola. Quando compresi ciò, io vidi loro e loro videro che ero pronto per la “cerimonia”: restavo pur sempre un forestiero ma, per la frequenza e la regolarità con cui mi rifugiavo in quella vallata per sfuggire al logorio della vita cittadina, era chiaro che non fosse una coincidenza e che c'era un disegno già tracciato da scoprire giorno per giorno tutti insieme. Eppure, le narici erano solleticate da quei due aromi mescolati insieme, neve e caldarroste, mentre percorrevamo un sentiero invisibile e noto a Roger soltanto: la neve era caduta nella notte ed ora era un tappeto di fiori di ghiaccio sciabolato da temerari raggi solari, ruzzolati dall'orlo delle cime davanti a noi, tinto da colori evanescenti e improbabili come ombre colte solo con la coda dell'occhio. Forse si trattava di un'allucinazione per via della temperatura, dell'altitudine, della fatica; forse non avrei dovuto lasciarmi lusingare dal desiderio di padre Barthelemy di poter contare su un resoconto scritto di quella cosa che, negli ultimi eventuali giorni d'ozio che avrebbe speso nell'ospizio per i vecchi preti in pensione, avrebbe riempito il suo cuore del ricordo di quelle belle giornate e non di rimorsi o rosari.

© 2018 Testo di Claudio Montini
© 2017 Immagine di Orazio Nullo